Stefan Merrill Block.

LA TEMPESTA ALLA PORTA.


Titolo originale: The Storm at the Door. 2011
Traduzione di: Stefano Bortolussi.
2011 Neri Pozza Editore, Vicenza.

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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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A casa Merrill, le riunioni di famiglia hanno
un esito obbligato: la messa in scena della mitologia
di Frederick Merrill. Un uomo avventuroso,
tragico, brillante, con un'esistenza fuori
del comune per le figlie. Un donnaiolo, un
alcolizzato dalle passioni maniacali per Katharine,
sua moglie.
I racconti sembrano allora di volta in volta
gloriose pagine di epica o struggenti resoconti
di una vita votata al disastro. Ecco Frederick
che, nella stazione balneare della Costa del
Golfo dove l'uragano Betsy si sta per abbattere,
non si rifugia nell'entroterra insieme a Katharine
e alle ragazze, ma si lega a un albero
per affrontare temerariamente la tempesta faccia
a faccia. Eccolo, invece, ubriaco fradicio,
sproloquiare su un vasto complotto ebraico alla
presenza del banchiere della citt, Samuel
Levine, mentre Katharine gli artiglia la coscia
e ride per far s che nessuno possa avere la certezza
che parli sul serio.
Per Frederick Merrill, tuttavia, la lunga storia
delle cose da lui pensate e fatte non  altro che
una meravigliosa teoria di atti poetici e radiosi.
Persino quella sera, la fatidica sera che gli ha
permanentemente alterato gli anni che gli restano
da vivere su questo pianeta, appartiene
per lui alla pi pura poesia. Annoiato dal grigiore
e dall'ipocrisia di parenti e amici, si  allontanato
da un insulso party in cui non restava
altro che bere, indossando soltanto un
impermeabile. Sulla Route 109 ha aperto l'impermeabile
al passaggio di ogni singola automobile,
per suscitare ilarit o qualche comica
espressione di sdegno. Il giorno dopo si  ritrovato
alla Mayflower Home, l'aristocratico
ospedale psichiatrico dove sono rintanati i
matti dell'alta societ bostoniana. Costretto a
vivere, a soli quarant'anni, la pi assurda e
ridicola condizione per un uomo attraente,
appassionato e intelligente come lui: essere un
matto tra i pi illustri matti della ridente nazione
americana dei primi anni Sessanta.
Negli splendidi giardini della Mayflower si aggirano,
infatti, personaggi di non poco conto:
Robert Lowell, il poeta, pi solenne della sua
solenne poesia, il volto scolpito con una severit
biblica, illuminato da un'ignota, furiosa intelligenza
interna anche quando  in preda al
delirio e si crede Cristo, Milton o Shakespeare;
il professor Schultz, il celebre linguista di Harvard,
che sente una lingua sconosciuta, un
idioma composto di suoni che le cose gli rivolgono
direttamente: la barba del rabbino che
emette un ffff, le tasche strappate che gridano il
loro shruuk -, Marvin Foulds, l'uomo con quindici
personalit diverse che, come disparate voci
di un'unica commedia shakespeariana, vanno
dal poeta francese all'ammiraglio della Marina
militare alla cantante latino-americana
con due noci di cocco sui seni flosci...
La tempesta alla porta  stato accolto al suo apparire
negli Stati Uniti dall'entusiasmo della critica,
che vi ha scorto una splendida conferma
del talento di Stefan Merrill Block, l'autore di
Io non ricordo.
...
L'Autore.
Stefan Merrill Block  nato a Plano, nel Texas.
Laureato alla Washington University di Saint
Louis, nel Missouri, vive ora a New York. Il
suo primo romanzo, grandissimo successo
pubblicato all'et di venticinque anni,  stato
Io non ricordo (Neri Pozza 2008).
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La tempesta alla porta  uno dei libri pi belli
che io abbia mai letto... Block si muove magnificamente
tra realt e finzione, storia e immaginazione,
per giungere a delle verit che sono difficili da accettare:
che l'amore pu fallire, che una mente pu immolarsi,
che la parola a volte pu renderci ancora pi soli
del silenzio. Questo  un libro potente,
affascinante, indimenticabile.
Karen Russell.
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La tempesta alla porta rappresenta per la nostra
generazione quello che Qualcuno vol sul nido del cuculo
fu per gli anni Settanta.
Con la differenza che qui il racconto  reale.
Publishers Weekly.
...
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Indice.
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Dobbiamo essere sempre vigili.
La tristezza della distanza.
Era stata una sua decisione, giusto?
L'immensit inconoscibile.
La volont pi forte.
Ordine a tutto.
Tutti sanno.
Il Paese degli Orrori.
Quella era Katharine.
Vaghe visioni e mezzi sussurri.
Un'altra possibilit.
Il linguaggio parlato dai morti.
Stanchezza o paura?
Nulla sar limitato.
Il peso di tutto.
Silenzio e suoni.
Vasta come il tutto.
Le parole.
Un luogo completamente diverso.
Epilogo.
Che cosa accadde.
Eppure, per qualche istante.
Nota dell'autore.
.
Fine Indice.
...
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...
Sono stato a sentire troppe
parole della musa collaboratrice,
e forse troppo ho tramato a cuor leggero con la mia vita,
senza evitare danno agli altri,
senza evitare danno a me stesso -
per chiedere compassione... questo libro, per met fantasia,
rete fatta dall'uomo per il divincolarsi delle anguille.
Robert Lowell, Delfino
...
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CAPITOLO 1.
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DOBBIAMO ESSERE SEMPRE VIGILI.
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1.
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Ecco la casa nel bosco. La casa, Echo Cottage, affacciata
sulla distesa del lago, un reticolo tremante di luce nel tardo
pomeriggio. Sotto il portico coperto di muschio, un cartello
scrostato ne rivela il nome.
Una veranda grigia come un cielo coperto circonda il cottage,
e nell'angolo pi lontano c' una vecchia sedia a sdraio,
una struttura di alluminio arrugginito che sostiene un cuscino
di plastica verde avocado. Incollata alla plastica, mia nonna
sonnecchia sotto la massa grigio-bruna dei capelli.
L'aria in riva al lago  pervasa da una densa foschia di
insetti, di moscerini sospesi. Di tanto in tanto i miei cugini
squarciano il silenzio denso di ronzii con le loro grida,
afferrandosi a vicenda nell'acqua. Trent'anni prima a
riposare sulla sedia a sdraio era la mia bisnonna; anni dopo
sarebbe stata mia madre ad ascendere a quel trono reclinato.
Ma siamo nel 1989, e ora la sedia appartiene a mia
nonna.
Lei si sveglia, staccando i polpacci dal cuscino con un
suono simile a una ventosa. I suoi risoluti lineamenti del
New England si irrigidiscono, le rughe sottili si tendono.
Le membrane trasparenti delle palpebre si schiudono a rivelare
gli occhi, che riescono a trattenere la luce in un modo
che sembra quasi impossibile, come se le iridi fossero
concave, due geodi azzurri. Mia nonna li sposta sul lago, lo
sguardo imperscrutabile come sempre.
Ecco mia nonna, Katharine Mead Merrill. Che cosa so
di lei? Che sedeva spesso su quella sdraio. Che spesso il pomeriggio
dormiva. Che un pomeriggio d'estate del 1989 si
dest dal suo sonnellino per prendere la spiacevole decisione
che prese.

2.
Katharine ha sognato. Che cosa? Suo marito Frederick. I
dettagli del sogno si perdono nelle interferenze della veglia,
ma permane una sensazione di certezza. Non di rabbia o di
tristezza, ma forse derivata da entrambe. La semplice consapevolezza
di quello che va fatto.
Katharine si rende conto all'improvviso che ci che deve
fare  giusto.
Tuttavia prende tempo. Si alza lentamente; entrando in
casa, si ferma per assorbire la luce diffratta del tardo pomeriggio.
Attraversa il salotto ammuffito e tenebroso, che
sembra sempre offeso dalla luce del sole, un luogo in cui la
notte si nasconde dallo sguardo implacabile del sole estivo.
Entrata in cucina, l'odore di caff stantio la spinge a svuotare
il filtro nella spazzatura. Prende una scatola di biscotti
Lorna Doone dal pensile e se ne infila in bocca uno intero
come faceva da piccola, lasciando che si sciolga sulla lingua.
Negli ultimi mesi, e con frequenza sempre maggiore, manifesta
comportamenti che, se non proprio infantili, di sicuro
sono meno sussiegosi, meno austeri del solito. In questo
giorno d'estate del 1989 Katharine ha sessantanove anni; le
prime tracce del morbo di Alzheimer hanno cominciato a
erodere ai margini le sue azioni e la sua attenzione. Per un
momento, ferma davanti al lavello della cucina a guardare i
miei cugini che si tuffano dal pontile, ricorda la sua certezza,
ma ne ha dimenticato l'oggetto; per un momento crede
di essersi svegliata con la semplice determinazione di fare
una nuotata. Ma no, no, era qualcos'altro; l'idea di nuotare
non riempie lo spazio aperto dalla sua risoluzione.
Ripetendosi che a volte i pensieri dimenticati si possono
ritrovare nei luoghi in cui sono stati formulati, Katharine
decide di tornare in veranda. Subito prima di arrivare alla
zanzariera, per, rammenta la propria decisione e il suo vero
oggetto. Il vero oggetto  nascosto come un ricordo represso,
come la scena di un trauma infantile freudiano, dietro
e in mezzo all'accozzaglia di cose accumulate negli anni,
in qualche angolo sperduto della soffitta. Katharine non lo
prende in mano da un decennio o forse pi, ma spesso  lei
a ritrovarsi sua prigioniera. Il vero oggetto, o la sua idea,
riemerge a volte nei pensieri contro la sua volont, minacciando
di vanificare i progressi ottenuti nel far combaciare
il ricordo che ha di Frederick con le storie che racconta su
di lui. Quando parla del marito con le figlie e i parenti,
tutti ne accettano il ritratto senza un'ombra di dubbio.
Frederick era un alcolizzato, un donnaiolo, un pazzo che
una volta si denud sulla strada che portava in citt. Era un
malato di mente, e lei era quella sana. Era un egoista, e lei
si era sacrificata.
Frederick era un uomo dalle passioni maniacali. Le ha
scritto un gran numero di lettere, oltre a racconti, idee per
invenzioni, brevetti, saggi politici e filosofici. Ha scritto
anche poesie, alcune buone ma per la maggior parte intrise
di terribili banalit sentimentali, espresse pesantemente e in
modo imbarazzante in un inglese elisabettiano. Katharine
riesce a conservare tutte queste pagine nelle scatole riposte
nell'armadio, con lo stesso autocontrollo con cui pu tenersi
vicino il ricordo di lui. Ma il vero oggetto, quel fascio di
carte,  un meccanismo rivelatore. Sepolto ormai da tempo,
continua tuttavia a scandire il suo ritmo esasperante. In
lavanderia Katharine prende una vecchia scala a pioli chiazzata
di vernice e sale al piano superiore.
In cima alle scale del cottage, l'ingresso della soffitta 
una grossa porta che si apre nel soffitto. Il peso della porta,
unito alle abili, quasi acrobatiche manovre che bisogna effettuare
per varcarla, fa s che accedere alla soffitta diventi
un atto gravoso quanto il processo mentale che lo accompagna.
A sessantanove anni Katharine  leggermente ingobbita
e rallentata dall'osteoporosi, ma ha ancora le braccia
forti grazie alla canoa e al nuoto. Si issa, cercando di non
guardare in basso.
Appena entrata ecco la sorpresa, il riconoscimento di
uno spazio alternativo e parallelo, sempre sospeso sopra di
noi: un silenzioso disordine fatto di immutabilit e ragnatele,
il buio contraltare della casa sottostante, sempre piena
di movimento e di luce, di cocktail party e di bambini che
si rincorrono in costume da bagno. Katharine guarda le
cataste pi vicine alla porta: i vecchi dischi, il grammofono
rotto, una scatola di guanti ormai rinsecchiti. Lass, senza
le nostre scelte, le cose si limitano a esistere come sono.
Katharine si interroga sul mistero di cosa sopravvive e cosa
no. Moltissimi oggetti che avrebbe voluto conservare non si
trovano pi l, mentre rimane un gran numero di cose indesiderate.
Sono scomparse quasi tutte le fotografe dei due
anni trascorsi a Boston da ragazza, ma ecco le gambe di una
vecchia bambola cui non era molto affezionata. Katharine
sospetta che la verit della memoria stia nel fatto che anch'essa
funziona in questo modo: se non decidiamo di scartare
e risistemare, inventariare e organizzare, gli elementi
indesiderati continueranno semplicemente a esistere. La
memoria pu essere uno strumento potente, ma dobbiamo
essere sempre vigili, dobbiamo sempre fare delle scelte.
Katharine avanza con cautela sulle travi, sapendo che gli
spazi che le separano, pur sembrando un pavimento, sono
in realt i sottili pannelli di cartongesso del soffitto del piano
inferiore. Una volta, mentre lei dormiva in camera sua,
Frederick, che trascorreva lunghi pomeriggi a frugare nei
recessi della soffitta, era caduto dalle travi, rimbalzando sul
bordo del suo letto e atterrando infine sul pavimento. Poi
si era rialzato, tenendo in mano una cassetta piena di vecchie
decorazioni natalizie. Oh, oh, oh! aveva esclamato.
Buon Natale! Tipico di Frederick.
Katharine sa perfettamente dove trovare ci che cerca, a
circa cinque metri di distanza, in fondo alla cassa che
contiene le cose di Frederick che non riesce a buttare, ma con
le quali non pu nemmeno convivere: l'uniforme della
Marina, una collezione di fiori pressati ed essiccati risalente
ai primi tempi del loro corteggiamento, la scatolina che
un tempo conteneva il suo anello di fidanzamento.  strano
posare le dita su quelle cose. In un primo momento
sembrano soltanto oggetti comuni, ma se prolunga troppo
il contatto sembrano pervasi da una carica elettrica. Cominciano
a trasmettere qualcosa attraverso la punta delle
dita; iniziano a trasferire la loro storia, al punto quasi da
minare la sua determinazione. Cos Katharine continua a
scavare. Scava e solleva e sposta finch, semplicemente,
eccolo l. Per un breve istante anche lui  ridotto alla sua
semplice essenza di oggetto. Dopotutto non  che un fagotto
di inchiostro e carta ingiallita, carta che contiene parole
comuni, come quelle che lei usa quando pensa, scrive, parla.
 strano che questa particolare disposizione di semplici
parole, di lettere scritte con l'inchiostro, possa tormentare i
suoi sogni.
Per un momento pensa che l'intera iniziativa, la sua risoluzione,
sia assurda, per non dire di peggio. Una mancanza
di rispetto, un tradimento. L ci sono soltanto le parole di
un uomo che non vede da pi di vent'anni. Un uomo che
un tempo ha amato, in quella che le sembra un'altra vita.
Arriva quasi a rimettere le carte al loro posto, a lasciare la
soffitta per infilarsi il costume da bagno e godersi il lago nel
suo momento migliore, quando il sole comincia a tramontare.
Ma poi, per un solo istante, si concede di leggere.
E a un tratto nelle sue mani c' un luogo diverso. Lei sa
di non credere sul serio a ci che racconta su Frederick. Sa
di non credere, di non credere sul serio alle opinioni degli
psichiatri, dei suoi parenti, della propria famiglia. Sa di non
essere convinta che le cose siano semplici come altri le dicono
che dovrebbero essere, come lei stessa si dice che dovrebbero
essere: che lei era sana di mente e Frederick era malato;
che lei ha svolto l'eroica, necessaria impresa di salvare la
propria famiglia mentre, nel suo ospedale psichiatrico, Frederick
evadeva dalla realt (le parole usate dallo psichiatra)
scrivendo le cose che ora lei tiene in mano. Sano, folle,
eroico, dissoluto, serio, illuso: sa di non credere, non sul
serio, alle semplici suddivisioni in cui negli ultimi vent'anni
ha organizzato il passato.
Katharine sente tornare la determinazione.
Eppure, mentre scende con cautela dalla soffitta con le
carte in mano, si domanda: perch proprio ora? Perch dopo
tutti questi anni, quando tutto si  pi o meno risolto?
Quando le sorti della famiglia non dipendono pi dal
dramma del suo matrimonio? Perch questa certezza proprio
ora?
Frederick escogitava spesso momenti di catarsi drammatica,
comparendo sanguinante in salotto nel bel mezzo della
notte e pretendendo che si tenesse conto della sua presenza.
In quei momenti, con la sua appassionata urgenza,
lui era sempre pi forte di lei, e per questo Katharine lo
odiava. Ma qui, ora,  arrivata la resa dei conti, solitaria e
silenziosa, cos come ha sempre pensato che sarebbe arrivata
la sua risoluzione. Qualcosa di privato; un momento
riservato.
Le sue certezze sono forse inquinate dal senso di colpa?
Katharine cerca di farsi coraggio. Probabilmente, si dice,
queste pagine non sarebbero utili a nessuno. Probabilmente
il loro potere deriva unicamente da quello che significano
per lei, per lei sola. Probabilmente a chiunque altro sembrerebbero
soltanto la follia che forse sono. E poi, non se
l' forse meritato? Dopo tutto ci che ha sofferto e a cui 
sopravvissuta, non si  forse meritato questo potere?
Tornata nel salotto al pianterreno, Katharine infila la
carta di giornale nella stufa e sistema la legna pi piccola
per accendere il fuoco.
3.
Circa venti chilometri pi a est, lungo il litorale del lago
Winnipesaukee, sono seduto al banco della tavola calda di
Mast Landing e chiacchiero con un uomo in camicia di flanella
e berretto da sci. Fingo che mia madre e mio fratello,
seduti a un tavolo dietro di me, non ci siano. Cerco di non
notare lo sguardo dell'uomo che incrocia quello di mia madre.
Ho sette anni.
Io e David abbiamo aperto un negozio di pietre dico
all'uomo. Vendiamo mica. E quarzo. E pirite. Ma la mica
 la migliore.
La mica? domanda lui.
S, somiglia al vetro. E lei cosa fa?
Pi che altro risponde con una risata, guido il camion
e mangio porcherie.
Lo fa per mestiere?
Ah! Suppongo di s.
Per.
A proposito dice consultando l'orologio, devo muovermi.
E temo che tua madre e tuo fratello si stiano annoiando.
Mi volto verso di loro. Mio fratello dondola allegro le
gambe maneggiando il suo Game Boy. Sembra gradire l'aria
condizionata del locale e i waffles ridotti a una sparsa
poltiglia sciropposa sul suo piatto. Mia madre osserva la
scena, la mia imitazione di un comportamento adulto, con
indefessa adorazione. Capisco che mi trova adorabile, e per
un attimo ne sono infuriato. Ho cominciato a mettere in
scena queste manifestazioni di autosufficienza ogni volta
che se ne presenta l'occasione.
Gi convengo con l'uomo. E io dovrei tornare al negozio.
Sulla via del ritorno, mentre mia madre conduce il nostro
minivan per le curve e le colline della Route 109, ripenso
al camionista, alla strada, alla libert.
Ho deciso cosa voglio fare da grande dichiaro.
Ah, s?
Voglio guidare un camion e mangiare porcherie.
Ah! esclama mia madre. Stefan,  la cosa pi dolce
che abbia mai sentito.
 un'idea da ritardati commenta mio fratello, alzando
gli occhi dalla Leggenda di Zelda. Non guadagnerai niente.
E diventerai grasso.
Svoltiamo dalla strada asfaltata sul sentiero sterrato e
pieno di solchi contrassegnato da un cartello verniciato a
mano, con la scritta Providence Road. Sessantacinque anni
fa, i miei bisnonni conclusero il loro lungo viaggio a cavallo
da Concord percorrendo lo stesso sentiero.
I sobbalzi dell'auto catturano l'attenzione di mio fratello,
che si unisce immediatamente a me nella rituale gara a
chi scorge per primo il bagliore del lago attraverso il denso
fogliame.
Lo vedo! annuncia David.
Non  vero! grido. Bugiardo!
Perch c' quel fumo? chiede mia madre.
Un delicato pennacchio bianco sbuca dal comignolo di
Echo Cottage, appena comparso alla vista. Osservo la strana
forma del fumo, che sembra una parola scritta nel cielo
immacolato della sera. Quasi scritta e subito dissolta.
Hmm mormora mia madre. Non fa un po' caldo per
accendere il fuoco?
Dal parcheggio di terra e aghi di pino percorriamo il sentiero
che scende fino alla porta di servizio del cottage. Io reggo
un numero sovrumano di sacchetti della spesa. Voglio
assolutamente fare colpo su mia madre con la mia forza.
Ma'? fa lei, appena entrata in casa.
Sono qui risponde mia nonna dalla sua postazione vicino
alla stufa.
Mentre mio fratello rovista nei sacchetti alla ricerca di
una confezione di patatine, seguo mia madre in salotto.
(A pensarci bene, la nonna non dev'essere appena arrivata
vicino alla stufa. Oppure si tratta solo di una pura
coincidenza?  un caso che il momento del nostro arrivo
combaci con quello in cui lei accosta le carte alle
fiamme?)
Perch hai acceso il fuoco? chiede mia madre. Cosa
stai bruciando?
Oh, ho pensato di eliminare alcune cose risponde la
nonna, come se stesse semplicemente facendo le pulizie.
Tutti e tre rivolgiamo la nostra attenzione al fascio di
carte che regge in mano. Sul primo foglio si stagliano le
precise curve e volute della calligrafia di mio nonno.
Sono di pap? chiede mia madre.
La nonna si stringe nelle spalle.
Di pap, penso. Il mio appellativo per mia madre 
mamma, ma quello che lei usa con mia nonna  ma'. Una
differenza minima, ma che mi aiuta a dimenticare che mia
nonna  in realt la madre di mia madre, e che mia madre
 stata un tempo, come me, una bambina con due genitori.
Ma pap... pap  il nome con cui mi rivolgo a mio padre.
Pap, come il mio, per assente.
Con i loro ricordi foschi e carichi di timori, mia madre
e le sue sorelle hanno tracciato un oscuro ritratto di mio
nonno: avventuroso, tragico, brillante, il tipico caso di una
vita vissuta in un modo troppo fuori dal comune. Ogni
estate a Echo Cottage, durante quelle che di fatto sono riunioni
di famiglia, lei e le sorelle mettono in scena la mitologia
di Frederick, racconti che sembrano gli equivalenti
famigliari dell'epica troiana, la storia primigenia da cui provengono
tutte le nostre storie moderne.
Una volta, quando la famiglia si trovava in una stazione
balneare della Costa del Golfo e l'uragano Betsy si stava avvicinando,
Frederick non si rifugi nell'entroterra insieme
a Katharine e alle ragazze, ma si leg a un albero per affrontare
la tempesta faccia a faccia.
Una volta, Frederick e mia madre stavano veleggiando
nel Mar Cinese meridionale quando la loro barca si incagli
sulla barriera corallina proprio mentre si scatenava una bufera.
La barriera era frastagliata e popolata di velenosi pesci
palla, mia madre era scalza e le nubi del monsone si avvicinavano
rapidamente. Mio padre abbandon la barca, prese
mia madre in braccio e la trasport per quasi mezzo chilometro
lungo la barriera, fino a raggiungere le acque aperte
da dove poter nuotare fino a riva.
Un'altra volta, dopo una lunga serata estiva trascorsa a
bere con gli amici, Frederick risal Providence Road fino
alla Route 109. L si slacci l'impermeabile e, come l'ubriacone
di una vignetta umoristica, espose le sue nudit al traffico
di passaggio.
Mio nonno, lo so, ha passato qualche tempo in un famoso
ospedale psichiatrico popolato da grandi poeti e pensatori.
Ma era pur sempre un ospedale psichiatrico. Non so se
ammirare o piuttosto temere Frederick e la sua eredit.
Mia madre mi ripete spesso, con la sua tipica aria decisa,
che non sar mai come Frederick, ma lo dice con tale
frequenza che sembra pi un inquieto desiderio che un'affermazione
certa. Quando le sue sorelle e i suoi cugini sottolineano
la mia straordinaria somiglianza fisica con Frederick,
lei si lascia scappare una smorfia. A sette anni ho gi
sviluppato nei riguardi del nonno perduto un interesse che
va al di l della curiosit.
Non farlo, ti prego dice mia madre. Per favore.
Mia nonna si ferma e guarda le pagine. L'imperscrutabilit
della sua espressione non svanisce mai del tutto. Ti
guarda sempre negli occhi per rassicurarti, per essere gentile,
ma avverti comunque una distanza incalcolabile, e ti
chiedi quali possano essere i suoi pensieri nel profondo. Rimane
a lungo in silenzio e guarda. A cosa pensa?
4.
Katharine pensa che la figlia interpreti la sua iniziativa come
un gesto drammatico e non da lei. Ma nemmeno sua
figlia pu comprendere l'importanza del momento, o ci
che l'incenerimento di quelle pagine sembra promettere.
Dai, ma'! A proposito, cosa sono? Lettere d'amore?
Per un istante Katharine pensa a cosa rispondere. Una
frase che non sa di aver memorizzato, una frase proveniente
da una delle carte nelle sue mani, si manifesta all'improvviso
in un angolo semidimenticato della coscienza, oltre la
porta aperta di una soffitta. Le torna in mente, una parola
dopo l'altra. Ci ho provato, pensa. Ho provato a trovare un
senso.
Ti prego, non farlo ripete sua figlia. E se qualcuno in
futuro volesse leggerle?
Katharine vorrebbe poter spiegare. Vorrebbe poter spiegare
tutti i modi in cui si  lasciata ingannare, e la decisione
a cui  finalmente giunta. Ma forse quello che per lei si
 dimostrato vero non lo  per tutti. Forse, se avesse amato
in modo diverso, o fosse stata in grado di pensare in modo
diverso, o fosse stata pi fedele alle proprie visioni, o non si
fosse lasciata abbattere e invadere dalla rabbia, la sua vita
avrebbe potuto essere completamente diversa.
E va bene, hai ragione dice in tono misurato, allontanandosi
dalla stufa e posando il fascio di carte del marito
sulla mensola della libreria. Al posto delle parole di Frederick
aggiunge due ceppi di legno sul fuoco, poi aiuta a sistemare
la spesa. Pi tardi, mentre figlia e nipoti vanno a fare
il bagno, Katharine riprende il suo posto sulla sdraio.
E poi... Quando il fuoco di legna  quasi ridotto a un
mucchio di braci, si alza, rientra in salotto, riprende le
lettere del marito e si siede davanti al fuoco. E questa volta le
brucia tutte.
Per diversi minuti osserva il modo in cui le fiamme trasformano
le parole di Frederick in qualcosa di nuovo, un
pennacchio bianco risucchiato verso l'alto. La trasformazione
 al tempo stesso semplice e impossibile. Un attimo prima
erano parole, pensate e fissate sulla carta; ora sono solo
una sostanza bianca che ascende verso l'alto. Ora potrebbero
essere state qualsiasi cosa.

CAPITOLO II.
LA CERTEZZA DELLA DISTANZA.

1.
Ecco ora mio nonno. Mio nonno, Frederick Francis Merrill,
alla Mayflower Home for the Mentally 111, nel luglio 1962.
Frederick si desta, una versione azzurro pallido di se stesso,
allo stesso modo in cui si  svegliato ogni giorno dal suo
arrivo in questo luogo, quando l'annebbiamento causato
dalla dose di Miltown della sera prima ormai  quasi svanito.
La giornata porter agitazione e confusione come invariabilmente
gli accade ma, almeno per il momento, mentre
dovrebbe dormire ma  sveglio, si sente quasi lucido. Continua
a ripetersi dove si trova. La verit del suo presente
sembra ancora ridicola, impossibile.  ricoverato in un ospedale
psichiatrico, si dice. Ecco ci che  accaduto.
 ricoverato in un ospedale psichiatrico, cos decide,
come fa ormai quasi ogni mattina, di essere quello che l'ospedale
e il suo personale di fissati gli chiedono di essere.
Sono dei fissati, mentre lui  lucido. Giocher secondo le
loro regole e li convincer facilmente. Si ripete che non sar
difficile: si trasformer in un modello di salute mentale, o
in quello che loro ritengono tale, per qualche giorno, per
qualche settimana, per un mese, e a quel punto sar libero.
Si sar liberato di quelle corsie, di quelle stanze, di quelle
pillole, e decider da solo se  sano di mente o no; scoprir
da solo le cause della miserabile esistenza che si  rapidamente
formata attorno a lui.
Le infermiere, donne concrete e sollecite, in molti casi
eredit dei defunti orfanotrofi del New England, sono in
fondo al corridoio, intente ad aprire le porte e ad annunciare
la colazione. Quando bussano alla quarta stanza dopo
quella di Frederick, provocano l'urlo quotidiano, lo squillo
di tromba terrorizzato che segna il risveglio di James
Marshall. James Marshall, l'eroe di guerra con un arto solo, si
scopre ogni mattina privo di tre appendici e grida, come fa
quasi ogni giorno, di fronte all'orrore del suo presente. Con
il procedere delle ore si leveranno molte altre grida provocate
da simili consapevolezze. Nei momenti che precedono
la somministrazione dei sedativi di mezzogiorno, in queste
corsie scrostate echegger un terribile, cacofonico coro.
Mio nonno estrae il suo pacchetto di Pall Mall dal cassetto
del comodino, accende una sigaretta e si drizza a sedere sul
letto. Non pu sapere che il mattino successivo le cose saranno
completamente cambiate.
Fuori dalla finestra le foglie pi alte dei sicomori verdeggianti
ricevono la prima luce. Dalla sua postazione sul
letto, gli alberi, il cielo azzurro e le sbarre alla finestra che li
delimitano sono tutto ci che Frederick  in grado di vedere.
Ma pi in l ci sono altri alberi, un'ammirevole variet
di esemplari, tutti posizionati e piantati sessantacinque anni
prima dal grande architetto del paesaggio Frederick Law
Olmsted, affinch diffondessero la loro bellezza pacificatrice
e trascendente. Oltre il capolavoro di Olmsted, situato
sulla cima di Madhouse Hill a Belmont, la citt di Boston
 una distesa incandescente sotto il sole mattutino. Un singolo
edificio, un enorme grattacielo commerciale quasi
completato, si erge luminoso sopra le strade tortuose contrappuntate
di case a schiera coloniali. Oltre la citt l'ultimo
segno dell'intraprendenza umana, il faro del porto di
Boston,  quasi invisibile nell'abbraccio della nebbia del
mattino. Il mare in lontananza  calmo e aperto, placido e
preciso come la mente di Frederick, almeno per il momento.
Qualsiasi segno di ci che quella sera colpir Boston 
ancora lontano, addirittura alle Bermuda, dove all'improvviso
le onde si gonfiano, esultanti e schiumose, agitate dai
margini di un sistema depressionario di fine estate. Laggi
pesci, balene e testuggini cercano di fuggire verso ovest o si
rifugiano nelle profondit dell'oceano.
Mezz'ora pi tardi Frederick si  alzato e si sta godendo
l'unica passeggiata del giorno senza farmaci. In luglio, il
miasma che trascorre met dell'anno nel Sud degli Stati Uniti
si spinge a nord fino a Boston, e spesso l'aria  isotonica
con i corpi, altrettanto umida e calda, e gli indumenti si
inzuppano per osmosi. Ma oggi la giornata  perversamente
magnifica, e per lui l'idea che perfino l, in cima alla vecchia,
rugginosa Madhouse Hill, possa esistere una bellezza
cos irrefrenabile  quasi un insulto.
Frederick inspira l'aria, mettendo alla prova le catarrose
costrizioni dei suoi polmoni da fumatore, e attraversa il
cortile esterno di Ingersoll House. Ed  qui che una frase gli
si materializza all'improvviso nella mente. Le parole gli vengono
con una prontezza cos spontanea, cos come immagina
che accada ai grandi poeti, che se le ripete pi volte,
pensando che potrebbero rivelarsi preziose, andare a formare
un periodo fondamentale in uno dei molti progetti
letterari a cui intende dedicarsi alla Mayflower. Frederick
pensa: La tristezza di essere sempre distante dalle cose, al di
sopra o al di sotto.
Nel cortile esterno di Ingersoll House trova Marshall,
che sembra aver gi dimenticato l'orrore del risveglio. Sta
svolgendo il suo rituale mattutino sotto il pennone della
bandiera. Indossando come sempre l'uniforme militare,
con l'unico braccio che gli resta esegue ogni giorno l'alzabandiera.
La permissiva direzione della Mayflower, che avr
fine la sera stessa, gli permette da anni di svolgere la sua
cerimonia ogni mattina e ogni sera, sia che piova, che nevichi
o splenda il sole.
Frederick attende che l'uomo incroci il suo sguardo e gli
offre un sorriso. A cinquantanni passati, Marshall possiede
il raro genere di volto di cui gli anni e gli elementi non
hanno fatto che acuire la scabra bellezza. Guardando una
sua fotografia dal collo in su, si potrebbe pensare che quella
faccia sia collegata a un corpo ben proporzionato, con i
muscoli induriti quasi quanto le ossa dalla volont e dalle
prove della vita. Una prospettiva pi ampia, tuttavia, rivela
le terribili assenze: l'uniforme  ripiegata su se stessa e fissata
con spille da balia attorno ai moncherini delle due gambe
e di un braccio. Il modo in cui Marshall ha perduto gli arti
 oggetto di sommessi pettegolezzi e congetture fra gli inquilini
di Ingersoll. Quello che pare certo  che non tutti
siano stati persi in guerra. Il suo primo giorno alla Mayflower,
Frederick ha visto le dita dell'unica mano di Marshall
effettuare un'incursione sulla superficie della testa
calva, cercando i capelli rimasti e strappandoli dal cranio.
L'opinione generale  che in guerra Marshall abbia perduto
soltanto la gamba sinistra. Normandia, cos si dice. Il resto,
apparentemente,  opera sua. Diverse dita della mano sinistra,
ora mancante del tutto, sono state mozzate con la caparbia
pressione di un pezzo di vetro, o almeno questa  la
voce che gira. Il braccio  il risultato di una fuga notturna
sui binari appena fuori da South Station. Per Frederick,
nessuna spiegazione  plausibile su come Marshall abbia
perso la seconda gamba.
Un saluto alla bandiera, soldato? gli domanda.
Sebbene la vista di Marshall, dopo tre settimane di degenza
alla Mayflower, continui a suscitare la sua piet,
anche se non pi il suo ribrezzo, Frederick prova un certo
orgoglio per quel rapporto apparentemente privilegiato,
per il fatto che un eroe di guerra lo consideri un compagno,
un commilitone. In due o tre occasioni lui e Marshall si
sono abbandonati al ricordo dei rispettivi servizi militari
come se si trovassero in un altro luogo, magari in una bettola
nascosta nel vicolo di una citt portuale sferzata dalla
pioggia.
La tensione era insopportabile ha raccontato Frederick
a proposito dei quattro mesi trascorsi come guardiamarina
sulla USS Wonder. E non abbiamo partecipato a una sola
battaglia. Ma passavo ogni notte in coperta, in attesa che il
mondo esplodesse.
Frederick non ha mai rivelato a Marshall la verit su
come si  concluso il suo periodo di leva in Marina, quasi
allo stesso modo in cui  finito il suo impiego alla White
Paper Company, quasi allo stesso modo in cui erano terminati
i suoi promettenti inizi all'accademia privata che aveva
brevemente frequentato da bambino: con una disperazione
senza fine, con idee impetuose e incontrollabili, con drastiche
trasformazioni fisiche.
La correlazione non implica causalit ripeteva spesso
uno dei suoi professori di economia aziendale a Harvard. Il
semplice fatto che due cose accadano nello stesso momento
non significa necessariamente che una sia la causa dell'altra.
S, i suoi crolli (ammesso che meritino un termine
cos preciso) hanno sempre mostrato la tendenza a manifestarsi
in relazione a un aumento delle responsabilit, ma
questo non significa necessariamente che Frederick non
possieda la forza d'animo che le sfide richiedono. A volte
c' qualcosa dentro di lui che prende fuoco o si estingue,
ma i cicli con cui ci si verifica sono qualcosa di separato
da lui, che segue una sua logica interna e inconoscibile.
Du du di du du du du di du duu intona Frederick, soffiando
nel pugno le prime note della Sveglia militare in una
tromba immaginaria. Poi ride, e di solito lo fa anche Marshall.
Ma oggi, stranamente, il soldato non ride. Continua
a fissare la bandiera come se le note canticchiate da Frederick
fossero pi di un'allegra melodia, come se esprimessero
una terribile, lugubre verit. Poi arriva un inserviente,
come ogni giorno, e spinge la carrozzella di Marshall sui
sentieri lastricati in direzione della mensa.
Avanzando verso la Depressione, il prato a forma di anfiteatro
che gli uomini devono attraversare per raggiungere la
mensa, Frederick deve superare un gruppo di mucche, ferme
all'ombra di un olmo. Trent'anni prima, gli  stato detto,
la Mayflower si era allineata alle opinioni pi diffuse del
momento in materia di ospedali psichiatrici. A quei tempi,
i professionisti del settore erano convinti che i pazienti avessero
bisogno di un lavoro regolare, di uno scopo costruttivo
e quotidiano. E cos l'aristocratica Mayflower, come
tutti gli altri ospedali statali dell'epoca, era diventata una
vera e propria fattoria, in cui i matti dell'alta societ bostoniana
si occupavano con scarsi risultati di pollai, giardini e
mucche da latte. Com'era prevedibile, ben presto il personale
si era ritrovato a dover gestire sia i malati di mente che
il bestiame, e il progetto era stato quasi del tutto abbandonato.
Tuttavia la direzione ha tenuto le mucche, lasciandole
vagare in libert come vacche sacre ind per rispetto al
progetto fallito, quasi a non voler ferire la sensibilit degli
psicologi che l'avevano concepito. Alcuni degli inservienti e
delle infermiere pi anziani continuano a dar loro da mangiare
e a rimuovere gli escrementi, e sembrano considerare
la presenza dei bovini come un segno di riguardo nei loro
confronti.
Mentre oltrepassa il punto pi basso della Depressione,
Frederick fa progetti. Si dice che dopo colazione scriver
finalmente la lettera a Katharine. Ci sta pensando da tempo,
ha gi annotato molte frasi sul suo quaderno. Poco importa
che non possa inviarle alcuna lettera, e nemmeno
telefonarle, finch il suo psichiatra non gliene avr concesso
il privilegio. Le scriver, e poi comincer a scrivere per se
stesso, seguendo l'incoraggiamento del suo compagno di
corsia, il celebrato poeta Robert Lowell. Lo far anche con
il Miltown in corpo. Prover, cos come ha gi provato pi
volte, fallendo, a non prendere le pillole; ma anche se dovr
arrendersi ai farmaci, scriver comunque.
Frederick si trova in una clinica psichiatrica e deve ammettere
che, a volte, cade in preda alla confusione e si comporta
in modi che sorprendono lui per primo. Ma ora 
lucido, da molti  definito brillante e a soli quarant'anni 
ancora praticamente un ragazzo, un giovane uomo di talento,
appassionato, entusiasta e intelligente. E attraente,
anche se non esattamente bello: l'attaccatura dei capelli si
sta rapidamente ritraendo dal volto e le orecchie sporgono
talmente che gli piace scherzare sul fatto che, se qualcuno
lo spingesse in uno strapiombo, riuscirebbe a mettersi in
salvo come un aliante, grazie al principio di Bernoulli. Frederick
si ripete che si trova qui soltanto temporaneamente,
per lo stesso motivo che spiega la presenza di numerosi uomini
altrettanto dotati: il fatto che per le persone ordinarie
l'eccesso di intelletto e di passione appare un indice di follia.
Sfrutter al meglio il tempo che passer l. Scriver,
come vorrebbe avere il tempo di fare ma non fa mai quando
 assediato dalle responsabilit della vita fuori dall'ospedale.
Non che pensi di essere finito alla Mayflower per questi
motivi. Frederick sa che  meglio non credere, come a
volte sua moglie sostiene di fare, che tutte le cose accadano
per un motivo. Le cose succedono; sta a noi inventarci una
ragione.
2.
 il mattino del giorno in cui cambier tutto, ma gli uomini
e le donne della Mayflower Home non possono ancora
saperlo. Uno di loro, tuttavia, sosterr in seguito di aver
avuto un brutto presentimento. In cima al versante pi lontano
della Depressione, il professor Shlomi Schultz  seduto
alla sua scrivania di mogano a Upshire Hall, il grande,
vecchio palazzo dei matti. Da anni Upshire Hall  soprannominato
il Club di Harvard: anche se non  mai stato ratificato
ufficialmente, le quattro camere d'angolo al pianterreno,
decorate con uno sfoggio di lusso vittoriano e in grado
di offrire rasserenanti panorami pastorali, hanno ospitato
matti provenienti dall'illustre universit, alla quale
si ispira la grandiosit coloniale georgiana della Mayflower.
Nel rispetto delle tradizioni, anche il professor Schultz  un
ex membro del corpo insegnante di Harvard: era il titolare
della cattedra Mclyre di linguistica prima che la sua schizofrenia
si aggravasse al punto da indurre i colleghi a ritenere
che la sua ricerca non fosse pi semplicemente visionaria,
ma avesse sconfinato nel regno della follia.
Inizialmente, quando il professor Schultz sosteneva enigmaticamente
di aver scoperto un linguaggio sconosciuto, i
colleghi avevano reagito con un miscuglio di curiosit, scetticismo,
gelosia e preoccupazione. Ma quando era diventato
chiaro che tale linguaggio si fondava su suoni che soltanto
lui sentiva, l'avevano indirizzato alla Mayflower, dove
risiede ormai da alcuni decenni. Avendo perso l'intera famiglia
ormai da molti anni, Schultz non  infastidito dalla
propria posizione, non la vive come un'offesa. L, lontano
dalle pretese degli studenti e dai curricula, da presidi e simposi,
pu concentrarsi soltanto sul proprio lavoro. E il lavoro non
potrebbe andare meglio. Ormai per lui quasi tutto
produce un suono, e ogni suono  composto da una variet
di sottosuoni, fino alle nubi urlanti di elettroni attorno ai
loro nuclei.
Di solito Schultz cerca di ignorare le scariche statiche
che provengono di continuo dagli strati superiori dell'atmosfera;
si  abituato al loro sibilo fluttuante e al loro
chiacchiericcio smorzato, allo stesso modo in cui gli uomini
di Ingersoll si sono abituati al continuo cicaleccio del televisore
nell'area comune. Oggi per c' un suono nuovo,
lontano ma insistente, che non pu ignorare.
3.
Il suo stomaco  preparato a ricevere quella sbobba?
Alle sue spalle, a una certa distanza, Frederick sente la
celebre voce con la sua inesorabile gravit. Si volta e si ritrova
al cospetto di Robert Lowell.
Prima di Lowell, i suoi pochi incontri con le celebrit
l'hanno sempre lasciato insoddisfatto. Uno spettacolo per
le truppe di Jerry Lewis a Boston, un viaggio aereo insieme
a Mickey Mantle, una conferenza di Billy Wilder a
Harvard. Non  mai stato capace di conciliare ci che lo
colpiva tanto, in astratto e a distanza, con la persona reale
che vedeva davanti a s. Ma Lowell si  dimostrato l'opposto
dei suoi precedenti incontri con la gente famosa; di persona
 perfino pi solenne della sua solenne poesia. Il volto
 scolpito con una severit al tempo stesso biblica e hollywoodiana,
simile a quello di Kirk Douglas. Nella sua manifesta
follia non vi sono parola o gesto che appaiano immotivati;
ogni suo movimento pu ancora sembrare guidato
da un'ignota, furiosa intelligenza interna. Anche quando
 in preda al delirio e si crede Cristo, Milton o Shakespeare,
tutto sembra far parte della sua poesia, una poesia che sconfina
da una lingua che non riesce a contenerla del tutto e si
trasforma in vita. Pure adesso, in questo semplice scambio
di battute, Frederick (il dinamico, autorevole, brillante
Frederick) si sente un ragazzino allampanato. Si rivede malato,
ridotto a uno scheletro nel proprio letto, mentre cerca
di spiegare se stesso alla madre e ai dottori e si ritrova vergognosamente
a corto di parole.
Frederick sa che una parte della sua ansia al cospetto di
Lowell deriva dall'imprevedibilit delle attenzioni del poeta,
dall'indifferenza che questi manifesta nei riguardi del
suo carisma. A contatto con Lowell, Frederick  turbato
dalla consapevolezza che in confronto al vero, riconosciuto
genio del poeta il proprio genio minore  insufficiente, forse
nemmeno degno di essere definito genio. Vuole essere
coinvolto nelle macchinazioni private di Lowell, essere l'oggetto
dei suoi sforzi creativi, com' accaduto una volta sola,
il suo primo giorno alla Mayflower.
Ha visto il cartello? gli aveva chiesto Lowell quel primo
mattino, tendendo il braccio a indicare uno spazio
vuoto accanto all'ingresso di Ingersoll House.
Cartello? aveva ripetuto Frederick.
Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate.
Chiedo scusa?
L'Inferno di Dante.
Ah.
Lowell aveva fatto un passo indietro, guardando il nuovo
paziente da capo a piedi non tanto per soppesarlo, quanto
per valutarne il problema psichico. Conclusa l'ispezione,
aveva formulato la sua conclusione in latino.
Arma virumque cano.
Frederick aveva osservato per qualche istante l'uomo
che gli stava davanti prima di riconoscerlo. Aveva sentito
parlare dei frequenti soggiorni del famoso poeta alla Mayflower,
ma fino a quel momento, in preda alla vertiginosa
confusione del ricovero, non aveva pensato di poterselo ritrovare
davanti cos, semplicemente, come un altro paziente
del reparto. Quel giorno Lowell era su di giri: mulinava
le braccia nella maglia da marinaio francese, lo
sguardo annebbiato, gli occhi che ogni tanto si rovesciavano
nelle orbite, i capelli ritti sulla testa a formare ciuffi che
sembravano percorsi dalla corrente elettrica, come se fossero
alimentati dall'enorme numero di watt ospitato nel
profondo del suo animo.
Canto le armi e l'uomo aveva tradotto Frederick. Virgilio.
Lowell gli aveva rivolto un sorriso furbo, si era avvicinato e
gli aveva sussurrato a un orecchio: L'ho scritto io.
Come dice?
Per le due ore successive Lowell non aveva permesso a
Frederick di allontanarsi. Con l'alito stantio di chi non si 
lavato i denti gli aveva riempito le orecchie di rapide frasi in
latino e in italiano, mormorando di tanto in tanto che era
grato del suo arrivo, che aveva riconosciuto la sua rara intelligenza,
che Frederick era proprio il genere di persona che
stava aspettando perch lo aiutasse a fuggire in un luogo tutto
suo, dove avrebbe potuto dedicarsi alla sua vera poesia.
In seguito gli altri pazienti avrebbero rivelato a Frederick
che Lowell aveva reagito in modo simile verso numerosi
nuovi arrivi, la cui vera attrattiva era la novit. Una novit
che implicava la possibilit di una revisione. Frederick intuisce
che questo fa parte della condizione di Lowell ma
anche della sua poesia, la continua ricerca di una via di fuga
dal caos che si porta dentro attraverso nuove forme, nuovi
amici, nuovi amori. Lowell pu andare a letto svuotato,
spezzato, troppo esaurito per riuscire a sollevare la spazzola
verso la chioma leonina e poi svegliarsi in preda a una consapevolezza
maniacale, nei panni di un altro, convinto di
essere il vero autore del Paradiso perduto o dell'Amleto o
dell'Inferno, tutte opere che sembra conoscere interamente
a memoria e che reputa bisognose di una revisione.
Frederick capisce tutto questo in un modo che si vergognerebbe
di ammettere di fronte a Lowell. E comunque lui
sarebbe in grado di comprenderlo, con i suoi occhi roteanti
e i suoi manierismi maniacali? Frederick ha avuto molte
donne, e ripensandoci spesso si rende conto che a spingerlo
verso di loro era la semplice promessa di novit. Ne ha
avute una quantit vergognosa, ma non si permette mai di
contarle. Forse, se si concedesse di rifletterci, potrebbe ricordare
cosa, nel corso di quelle sere intrise di bourbon, ciascuna
di loro sembrava offrirgli. Ma quando ci pensa ora,
quando pensa a tutte quelle donne e ai tristi, anarchici atti
che avevano sempre inizio in bar vuoti e solitari, generalmente
le ricorda come un unico corpo, una massa indistinta
di euforia e fallimento, un altro da s collettivo che geme
cupamente sotto di lui mentre la promessa di novit si
disintegra rapidamente nella vecchia, familiare vergogna.
Gli dispiace per Katharine, ovviamente, ma il ricordo delle
altre donne lo riempie di vergogna non tanto per il tradimento
del voto matrimoniale, quanto per quello di una
singola, riconoscibile esistenza che un tempo, con Katharine,
gli era sembrata possibile.
Lowell non aspetta la risposta di Frederick. Procede
verso la sala da pranzo, grigia come un bunker della prima
guerra mondiale. Frederick lo segue e, nella sala vuota
e linda con i suoi anacronistici e lunghi tavoloni di quercia,
apparentemente presi in prestito da una birreria all'aperto
della Germania dell'Ottocento, si trova al cospetto
della scena che gli fa sempre venire in mente gli Eloi che
rispondono alla chiamata dei Morlock in La macchina del
tempo. Uomini e donne intimoriti dai rimproveri e resi
docili dai farmaci, in fila per la colazione. Invariabilmente
alcuni protesteranno, si spaventeranno o si insospettiranno,
o semplicemente si ribelleranno. Lanceranno il loro cibo,
grideranno, si imbratteranno di pudding, prenderanno
a cucchiaiate un altro paziente o un inserviente. Gli altri
sanno che questi pazienti si sono guadagnati una mattinata,
se non l'intera giornata in isolamento, in quella tozza
struttura di cemento in cui Frederick  grato di non essere
mai entrato e dalla quale le grida echeggiano fino ad attraversare
l'intera Depressione. In occasione dei pasti, pi che
in qualsiasi altro momento, Frederick constata con quanta
efficacia la Mayflower riesca a trasformare gli individui in
numeri.
Forse altri assorbono la scena in modo simile. Sospinto
fino al tavolo a cui Frederick siede con il suo vassoio di uova
color dente di leone e carne secca tritata, Marshall osserva
il proprio cibo come se fosse un testo incomprensibile.
Poi alza la testa e fa scorrere lo sguardo nella mensa, quasi
volesse decifrarne il significato. E infine compie quel gesto
che alla Mayflower  diffuso come una scrollata di spalle: si
afferra la testa con l'unica mano che gli resta e comincia a
gridare. Pi tardi, Frederick non avr pi l'energia per socializzare.
Non appena il suo stomaco metabolizzer le pillole
che lo attendono a fine colazione, gli riuscir difficile
formulare una sola frase. Ma ora cerca di blandire Marshall
facendolo ridere.
Questa schifezza non  nemmeno cibo gli dice. 
semplice materia prefecale.
Marshall alza gli occhi e lo guarda con un'espressione un
po' da pazzo, mentre qualcosa di indicibile gli rimane incastrato
in bocca.
Un paziente semicatatonico di nome Stanley, seduto
all'estremit pi lontana del tavolo e intento a consumare
una colazione a base degli unici alimenti che accetta, sorbetto
all'arancia e gazzosa, emette un suono che ricorda
quello di un motore che gira ma non riesce ad avviarsi.
Ritirati i vassoi, viene annunciato il momento delle pillole.
Gli Eloi si radunano. Frederick, che ha giurato a se
stesso che prover a evitare la dose, ha un attacco di panico
alla vista della donna severa nel dispensario e del grosso inserviente
che accanto alla finestrella ispeziona bocche e gengive
per sincerarsi che tutti i farmaci siano ingeriti. Frederick
si ripete che, se vuole avere una minima speranza di
libert, deve fingere di obbedire, e a volte ci significa obbedire
davvero. Si arrende e deglutisce le pillole. Gli sembra
gi di sentirne l'effetto. Ha gi cominciato ad affondare.
Mi ero addormentato bambino, parte della matrice vivente, e
mi svegliai diverso, intrappolato nella minuscola stanza di me
stesso.
Dissi a mia madre che non mi sentivo bene. Come spiegarlo
altrimenti?
Non mangiavo. Vennero chiamati i dottori. Sembrava che
potessi morire. Ma alla fine trovai il modo di continuare. Mangiai
i suoi sughi densi e la sua carne grassa. Cercai di ridiventare
un bambino normale.
Ma da allora, io e il mondo non fummo pi gli stessi.
Per qualche momento passeggero, forse. Una birra in camera
mentre nel corridoio della casa dello studente cresceva la promessa
di una notte brava; il peso della testa di una ragazza sul
mio stomaco; una solitaria sigaretta sul ponte della nave in
mezzo a un oceano vasto e intimo come l'amore.
A volte il mondo sembrava improvvisamente all'altezza dei
miei bisogni. Ma di solito ci stavo sotto, un uomo-scarafaggio
zampettante nel lerciume sotto i sassi per sfuggire alla luce.
Oppure sopra, sicuro e potente come una forza elementare,
come l'elettricit. La tristezza di essere sempre distante dalle
cose, al di sopra o al di sotto.
Frederick osserva le parole che ha scritto sul suo quaderno.
Non sa ancora bene se facciano parte di una lettera a
Katharine o di qualcos'altro. L'inizio di un libro, magari.
Cerca di proseguire, aspettando che si materializzi un'altra
frase, ma non succede nulla. Il Miltown  un fronte caldo e
tranquillo che spazza via le tonificanti tempeste della sua
mente. Si alza dal letto e percorre la stanza in preda a una
piccola crisi di nervi, cercando di allontanare la medicina
dalla propria coscienza con la semplice forza di volont. Ma
le parole sono ingabbiate. Perfino il suo corpo sembra in
trappola.  calata un'invisibile rete molecolare. Ed ecco che
si ripresenta l'eterno interrogativo: come si pu guarire in
un luogo simile, imbottiti di farmaci e abbandonati a lunghe
giornate di vuoto, se l'onnipresenza dei sedativi non
lascia mai il posto alla lucidit?
4.
Il dottor Wallace ripete quello che Frederick gli ha appena
detto.
Arma virumque cano.
Talvolta, guardando il vecchio medico, a Frederick vengono
in mente i primi romanzi di Sherlock Holmes, o le
repliche televisive dei film di gangster con Jimmy Cagney:
il primo impulso che prova  quello di ridere di gusto al
cospetto di una tale, perfetta rappresentazione di un clich,
ma poi riflette sulle origini di quel clich, sul fatto che il
personaggio apparentemente assurdo che si trova davanti 
in realt il progenitore di un archetipo che ha cominciato
ad apparire assurdo soltanto di recente, attraverso un'infinit
di imitazioni. Il dottor Wallace possiede l'intero equipaggiamento
della sua illustre, privilegiata posizione: dalle
toppe sui gomiti all'abito di tweed ai baffi cerati.
Canto le armi e l'uomo dice Frederick. Virgilio.
Capisco dice il dottore. Le dispiace approfondire?
 qualcosa che ha detto Lowell. Non so perch mi sia
venuto in mente. Non significa nulla.
No?
Nah. Cerco solo di occupare il tempo, come lei.
Le armi e l'uomo ripete pensoso il dottore. Un uomo
in guerra.  questo che provava?
Che provavo quando?
Nella sua vita con Katharine e le sue figlie. Le responsabilit.
I litigi. Si sentiva in guerra?
Frederick scrolla le spalle. In passato, nella prima settimana
o forse anche nella seconda, avrebbe discusso con il
dottor Wallace, o almeno tirato fuori una risposta secca e
tagliente. Ma la sua combattivit, per quanto giustificata
potesse essere, non l'ha certo avvicinato alla libert. Non 
che ora stia capitolando, non esattamente. Si  semplicemente
adattato all'apatia del luogo, alla futilit delle proprie
parole e azioni. Ora, in modo quasi antitetico alla sua
personalit, lascia correre molte cose senza commentarle. 
forse questa noia, questa distanza dalla vita, la sanit mentale
a cui gli altri vogliono forzarlo? Quando non sentir
pi nulla lo lasceranno andare?
Fantasmi diagonali, lame di luce polverosa penetrano
dalle veneziane verdi scrostate e aleggiano pigramente dietro
Wallace. Questa luce, che insieme a Wallace sembra entrare
nell'ufficio di Upshire Hall ogni mattina a partire dall'et
vittoriana, potrebbe contenere gli spettri di tutti gli
illustri matti bostoniani che in questa bucolica propriet si
sono impiccati, avvelenati o semplicemente spenti.
Desideroso di abbandonare l'argomento, Frederick sposta
lo sguardo sulla libreria di mogano di Wallace. Sul penultimo
scaffale ci sono circa venti copie dello stesso testo,
scritto dal buon dottore in persona. Fuga: la straordinaria
storia dell'uomo con quindici personalit. Il libro, di cui
Wallace gli ha pi volte negato una copia, descrive quello che,
se non il paziente pi famoso della Mayflower,  di sicuro
il suo caso pi celebre.
Frederick ha visto di rado il soggetto dello studio, Marvin
Foulds; di solito l'illustre matto se ne sta nella sua piccola
baita nel bosco, dietro Upshire Hall. Ma nelle rare occasioni
in cui emerge, attira immediatamente su di s l'attenzione
di tutti gli altri eterei, deliranti pazienti, uomini
e donne, i quali si trasformano in improvvisati paparazzi e
sbirciano tutto ci che possono, spettegolando sulla strana
personalit che Marvin sfoggia quel giorno. Le numerose
identit di Marvin vanno dal poeta francese all'ammiraglio
della Marina militare, ma come le disparate voci di una
commedia shakespeariana a Frederick sembrano tutte condividere
l'impronta estetica di un'unica sensibilit autoriale:
ciascuna  un'identit iperbolica, ciascuna impegnata in
un isterico rapporto con l'assurdo. Frederick si  chiesto
spesso se Marvin riceva una parte dei diritti d'autore del libro
di Wallace, o se la sua ricompensa per essere uno dei
pi famosi psicotici del mondo sia semplicemente il ruolo
di illustre giullare di corte che detiene in quel regno della
follia.
Il fatto  che anche se la vita di ogni giorno pu sembrarci
ordinaria dice Wallace, siamo sempre capaci di
condurre una guerra silenziosa e terribile.
Wallace svolge questo incarico da quasi due decenni, e
ha fatto conoscere alla Mayflower un periodo di agio e
tranquillit: qualit molto apprezzate dal consiglio di amministrazione
dopo la gestione del suo predecessore, un
ambizioso modernizzato re che (come molti altri nella storia
della professione psichiatrica) si era apparentemente
avvicinato alla cura delle malattie mentali per motivi profondamente
personali e aveva finito per togliersi la vita
quand'era ancora in carica. Il consiglio della Mayflower, nel
tentativo di contenere un contagio di tipo tanatologico, si
era affrettato a nominare Wallace, che ha un approccio alla
materia non particolarmente dinamico, un tocco che potrebbe
essere ritenuto fin troppo delicato e il cui principale
difetto  una propensione quasi patologica alla bonomia.
Da circa vent'anni la clinica corrisponde quasi perfettamente
all'immagine che amano farsene i bostoniani benestanti
che depositano l i loro parenti pi scomodi: quella
di un tranquillo, idilliaco luogo di riposo. Gli ultimi dodici
anni, proclama fiero Wallace, ormai prossimo alla pensione,
sono il periodo pi lungo mai trascorso dalla Mayflower
senza un solo suicidio.
Il resto della seduta di Frederick trascorre tra le consuete
banalit fino allo scattare dei secondi conclusivi. Nessun
particolare progresso, ma nemmeno grandi sofferenze.
Bene conclude Wallace, come fa di solito. So che con
il passare delle settimane  difficile non sentirsi frustrati.
Ma cerchi di essere paziente. Cerchi di non perdere la fiducia
in se stesso. Ho visto uomini come lei ottenere ottimi
risultati in questo istituto. Un mesetto o due e sono sicuro
che torner a essere quello di un tempo. Ha solo bisogno di
riposo. E non esiste posto migliore di questo.
Riposo ripete Frederick.
Proprio cos ribadisce Wallace. La mia ricetta  un letto
caldo, una chiacchierata con me tre volte alla settimana,
duecentocinquanta cc di latte e cacao due volte al giorno, e
naturalmente i suoi farmaci.
Porge a Frederick le compresse in un bicchierino di carta
e aspetta che le mandi gi.
5.
Il professor Schultz non ha sempre sentito i suoni che ora
cataloga nella sua stanza al Club di Harvard e che rappresentano
il suo lavoro quotidiano e l'impresa di tutta una
vita. Da bambino, come tutti, dava per scontato che la lingua
dei suoi genitori fosse l'unica esistente. Forse udiva
frammenti sparsi, vaghi sussurri. Magari ruotava la testa
verso un suono che gli sembrava di aver sentito, per poi
rendersi conto di essersi ingannato. Durante l'infanzia felice
a Bolbirosok, in Lituania (o in Polonia o in Germania, a
seconda degli anni e dei punti di vista), forse Schultz aveva
avvertito soltanto alcune avvisaglie di quella lingua nascosta
ai margini della sua percezione. Fu soltanto quando mor
sua madre che riconobbe per la prima volta un idioma
diverso da qualsiasi altro, composto di suoni che le cose gli rivolgevano
direttamente, non offuscati dal linguaggio umano.
Da bambino, Schultz aveva con la madre un rapporto
stretto, che le altre madri invidiavano e gli altri bambini
canzonavano. Erano come i due lobi paralleli di un'unica
mente finch, un giorno di giugno, la met di sua madre
svan all'improvviso. Quel pomeriggio, tornando a casa a
piedi sotto la pioggia, la madre di Schultz attravers distrattamente
la Milavetz, una strada sterrata usata soprattutto
dai contadini e dai loro cavalli; attravers la strada senza
accorgersi dell'automobilista di Vilnius in gita con la sua
ragazza, lanciato all'esplorazione delle strade di campagna
con velocit adolescenziale. Accadde qualcosa di semplice e
stupido: lei venne investita e uccisa.
I suoni cominciarono quasi immediatamente, durante il
funerale: le tasche strappate dei dolenti gridavano il loro
shruuk, la barba del rabbino emetteva un ffff. Schultz non
era preoccupato n per la propria salute mentale n per il
suo udito. Qualunque cosa fossero, quei suoni ricucivano,
almeno temporaneamente, la cesura insopportabile che con
la morte della madre si era improvvisamente aperta fra lui
e il mondo, l'enorme distanza del suo dolore, il gigantesco
silenzio che lo separava dagli altri. Cococo, gli gridavano le
assi di legno di un pavimento. Bliii, diceva la piuma abbandonata
di un corvo. Non capiva ancora ci che udiva; era
semplicemente lieto di udirlo, di avere quella piccola consolazione.
Una mattina, quattro mesi pi tardi, Moshe, suo
padre, non essendo riuscito invece a trovare alcuna consolazione,
usc di casa per recarsi al lavoro nella sua libreria, la
oltrepass, raggiunse la riva del fiume e l'albero sotto il
quale lui e la moglie si erano dati il primo bacio e si impicc
a uno dei grossi rami pi bassi.
Da allora, ogni volta che gli abitanti di Bolbirosok cercavano
di rivolgere la parola all'orfano diciassettenne, la
loro preoccupazione aumentava, poich questi non rispondeva
o lo faceva con parole che non erano esattamente parole.
Ma come poteva Schultz conversare in quella lingua
cos limitata? Il mondo aveva cominciato a parlare con lui;
di giorno in giorno sempre pi cose gli rivelavano i loro suoni.
A ogni passo, i pantaloni gli raccontavano il loro movimento.
Ogni volto solidale gli si rivolgeva con una voce diversa
da quella umana. I capelli di Irit Mendelsohn, la ragazza
che aveva sempre amato a distanza, emettevano una
sfilza di vocali, un suono simile a quello del vento in un
campo d'orzo.
Il caso o il destino volle che nel corso degli anni a venire
Schultz finisse per subire una quantit di perdite, pi di
quante un individuo potrebbe ragionevolmente sopportarne.
Ognuna di esse, tuttavia, sembrava liberare nuovi suoni.
E fu soltanto quando ebbe perduto tutto (i genitori, la
moglie, il paese della sua infanzia, la carriera, la libert) che
cominci a percepire i veri nomi di tutte le cose. Schultz sa
di avere sofferto molto, ma sospetta anche che tali sofferenze
siano state assolutamente necessarie, che se avesse
mantenuto tutte le relazioni umane, con tutte le normali
conversazioni che ne sarebbero derivate, il fracasso avrebbe
oscurato l'altro linguaggio che ora  in grado di catalogare.
L'universo  un testo gli diceva il padre di Irit. Un
testo infinito in cui ogni cosa  scritta con parole vive.
Schultz non ha ancora capito se il linguaggio che percepisce
sia parte di un testo scritto da un'intelligenza superiore
o semplicemente il suono reale e naturale delle cose; non
sa se sia stato il destino o il caso a condurlo fino a quel punto.
Ma sa che tutto ci che gli  accaduto  stato fondamentale
per la sua rivelazione.
Questa mattina Schultz ha concentrato la sua attenzione
sui suoni emessi da ciascuna penna nel vaso, cercando di
cancellare quello che proviene da est. Ma ora si concede di
ascoltare.  come una singola sillaba strillata da un bambino
che stia imparando a dire voglio. UOUOUOUO, dice la
tempesta.
6.
Invece di circumnavigare la Depressione come fanno i senescenti
e i catatonici, Frederick e la sua accompagnatrice,
una delle tante vecchiette intercambiabili, l'attraversano al
centro e risalgono il pendio che porta a Ingersoll. Giunti sul
versante opposto della Depressione, lui chiede di fermarsi
per una sigaretta; l'infermiera acconsente, a patto che gliene
offra una. Sporgendosi verso di lei per accenderla, Frederick
sta attento a non calpestare un grumo di escrementi
freschi sul terreno, l'offerta di una delle vacche sacre.
Sul lato pi lontano della Depressione, Marvin Foulds
sta scendendo dalla sua baita. Oggi, a quanto pare, ha assunto
quella che forse  la sua personalit pi eccessiva, una
cantante latino-americana ispirata a Carmen Miranda e apparentemente
chiamata Mango Diablo. Si  legato un lenzuolo
attorno al corpo molliccio da cinquantenne, ha applicato
le due met di una noce di cocco sui seni flosci e ora
avanza verso la sua seduta quotidiana con Wallace guidando
una conga immaginaria, forse composta dalle sue altre
quattordici personalit. Frederick si volta verso l'infermiera,
che sta osservando Mango con aria neutrale, come se
fosse un melodramma dato alla televisione.
Poi emette un fischio, e il fumo della sigaretta si leva a
spirale dalle sue labbra.
Diamine, questo s che  un bel precedente osserva.
La prossima volta che vado fuori di testa dovr essere pi
creativo.
Un caso affascinante, vero? commenta l'infermiera in
tono piatto.
Mango Diablo scompare all'interno di Upshire Hall e
Frederick si volta verso oriente. Da quell'altezza il panorama
si estende oltre le cime degli alberi e i tozzi, compiaciuti
palazzi di Belmont fino alla sonnolenta ed elegante citt
di Boston. Frederick pensa alla prima volta che i suoi genitori
l'avevano portato a Boston. Non dimenticher mai il
momento in cui l'aveva vista apparire. Da una distanza pari
a quella dalla Mayflower, la citt gli si era mostrata come la
raffigurazione concreta del suo futuro di adulto: un luogo
ricco di industriosit e raffinatezza, pronto a riceverlo. Ma
da l, da quel punto di vista sopraelevato, sembra una citt
diversa.
Frederick osserva l'orizzonte al di l del porto di Boston.
La gloriosa giornata procede in modo spettacolare, ignara
delle moltitudini sofferenti che si semina dietro. Era stata
una giornata molto simile a questa, altrettanto inconsapevolmente
perfetta, a portare al suo ricovero, tre settimane
prima. Il dottor Wallace cerca spesso di parlare con lui di
ci che potrebbe aver condotto a quella notte: delle tensioni,
dei fallimenti, delle frustrazioni causate tanto dal matrimonio
quanto dalla carriera. S, ammette Frederick, forse
sono tutti elementi che hanno contribuito a formare l'intricato
insieme di motivi e spiegazioni che non siamo mai
in grado di decifrare fino in fondo. Wallace e gli altri pazienti
di Ingersoll gli hanno chiesto molte volte di ricordare
quella notte, ma la verit  che Frederick ha poco da dire
al riguardo. La verit  che quella sera il suo comportamento
non gli sembrava pi grave di quelli delle centinaia
di notti che l'avevano preceduta, forse addirittura il contrario.
Come altre sere precedenti, quella era culminata in due
o tre ore cariche di elettricit nelle quali il bourbon usato
per placare la sua agitazione si era combinato con l'energia
che quell'agitazione aveva scatenato.
Nella lunga storia dei suoi stati elettrici, Frederick 
caduto preda di innumerevoli capricci; molte delle cose che
ha pensato e fatto gli sono sembrate (e gli sembrano tuttora,
anche quando  lucido) poetiche e radiose. A volte convinceva
Katharine a indossare un abito da sera e la portava
a ballare. Altre volte arruolava i suoi colleghi per un poker
estemporaneo, che si trasformava rapidamente in un altrettanto
estemporaneo concerto canoro. Quella sera, la sera
che ossessiona il suo presente, non si era trattato che di un
ennesimo capriccio e lui, checch ne pensino gli altri, continua
a trovarlo profondamente spassoso. Annoiato dal grigiore
e dall'ipocrisia di parenti e amici, voleva scandalizzarli e divertire i pochi fra loro che si entusiasmavano di fronte
a certe trasgressioni. Una volta comportamenti simili avrebbero
eccitato perfino Katharine, giusto?
Quella sera, ubriaco, si era ricordato di una delle sue pi
popolari esibizioni ai tempi del college, la volta in cui, nel
corso del secondo anno, si era denudato senza alcun preavviso
ed era passato correndo davanti a tutti gli edifici delle
confraternite studentesche. Elettrizzato e sedotto dal ricordo,
Frederick si era ripetuto, o quasi. Era uscito dal cottage
indossando soltanto l'impermeabile di George Carlyle e
aveva risalito Providence Road fino alla Route 109; l aveva
aperto l'impermeabile al passaggio di ogni singola automobile,
usando il proprio corpo per suscitare ilarit.
L'aveva rifatto pensando che si sarebbe concluso tutto
come vent'anni prima: risate incontrollate e qualche comica
espressione di sdegno. Nel peggiore dei casi, il ricordo
del fattaccio avrebbe forse guadagnato il primo posto, il
mattino successivo, nel suo inventario di rimpianti e malefatte.
Invece il giorno dopo Frederick si era ritrovato diretto
alla Mayflower Home, e aveva trascorso l'ultima ora della
notte e la prima del mattino sul sedile posteriore di
un'auto della polizia dello stato del New Hampshire. Ma
era stato soltanto quando, passata la sbronza, era arrivato
alla Mayflower che ogni istante aveva cominciato a sembrargli
gravido di fosche conseguenze. Perplesso, aveva cercato
di collaborare, di minimizzare, di mostrarsi disponibile.
Credeva semplicemente, anche mentre arrivava alla
Mayflower Home, anche mentre firmava i documenti di
ammissione, che tutto sarebbe stato dimenticato. Non avrebbe
mai immaginato che un gesto insignificante e profondamente
frivolo come l'essersi denudato di fronte a due
vecchiette su una strada di campagna del New Hampshire
avrebbe avuto una risonanza misurabile in anni (anzi, in
generazioni). Come avrebbe potuto? Pochi centimetri di un
impermeabile tesi per un istante nella direzione sbagliata, a
quanto pareva, avrebbero permanentemente alterato gli anni
che gli restavano da vivere su questo pianeta.
Una mucca passa davanti a Frederick e all'infermiera, li
guarda con aria scettica e va per la sua strada. L'infermiera
dice che deve rientrare per il giro di controllo.
Frederick sa cosa l'attende a Ingersoll: un altro annebbiamento
da Miltown, grida maschili, il grigiore unto e fumoso
di un bowling a met pomeriggio. In camera, quando
ormai la sua mente si  adattata a quel luogo, riesce a
sopportarlo. Ma ogni rientro  una replica soltanto leggermente
attenuata del mattino del suo arrivo. Perch  qui
che si trovano adesso: stanno varcando la soglia del reparto,
accolti dalle stesse grida che quel primo giorno gli avevano
dato il benvenuto. Gli stessi catatonici aggrappati agli angoli
della sala comune, ammutoliti o infuriati dai loro suoni
e dalle loro visioni. Lo stesso corridoio dall'aria viziata,
dove le sbarre e le serrature trasformano l'apertura di una
finestra in un'impresa. Gli stessi fumi di sigaretta che restano
incollati agli uomini come la loro follia, sempre visibili,
nocivi, diffusi. Una volta rientrato in camera, ecco lo
stesso peso schiacciante della solitudine, una solitudine che
non  pi soltanto un concetto o una sensazione, ma una
presenza fisica palpabile.  tutto uguale, eccetto la consapevolezza
che Frederick ora possiede e che invece non aveva il
giorno del suo ricovero.
Il mattino in cui aveva firmato i moduli vedeva il suo
ingresso l come un modo semplice, per quanto imbarazzante,
di evitare un'accusa penale. In quel momento gli era
sembrata solo una scelta fra la prigione e qualche giorno in
manicomio. Non capiva, e aveva continuato a non capire
per un'intera settimana, finch Wallace, sotto le sue pressioni,
aveva accantonato le proprie insistenti domande sul
matrimonio e sulla madre di Frederick per dargli una risposta
diretta. Il fatto che fosse stata la polizia a condurlo alla
Mayflower Home significava che Frederick aveva firmato
una versione modificata della richiesta volontaria di ammissione.
Una modifica secondo la quale la sua dimissione
avrebbe richiesto l'approvazione dello psichiatra in capo, il
quale per il momento non sembrava mostrare il minimo
interesse in proposito. Frederick ha consegnato la propria
libert a qualcosa di molto peggio del sistema giudiziario.
Qui il suo psichiatra  giudice e giuria, e il caso in esame
riguarda la sua salute mentale. Quale ricorso pu tentare?
Altri pazienti gli hanno detto che potrebbe fare appello al
consiglio di amministrazione, un gruppo di indifferenti
privilegiati che si rimettono sempre alle decisioni degli psichiatri
da loro assunti. Irritati dall'obbligo legale di partecipare
alle udienze di appello, a quanto pare i membri del
consiglio non fanno altro che dimostrare il proprio fastidio
con una serie quasi ininterrotta di dinieghi.
Frederick  di nuovo assonnato; sente che il Miltown ha
raggiunto gli interstizi del suo cervello e torna a coricarsi sul
letto per il seguito pomeridiano della paralisi farmacologica
mattutina. Per qualche minuto, nonostante i venti milligrammi
di sedativo che gli percorrono le vene, fatica a scivolare
nel sonno. Ogni volta che le sue palpebre cominciano
ad abbassarsi  costretto a sobbalzare a causa di un nuovo
grido lacerante.
7.
 sera. Gli uomini hanno consumato l'ultimo pasto del
giorno. Fra un'ora, durante l'ultimo controllo del turno, le
infermiere dispenseranno la dose notturna, sonniferi a tutti,
mescolati in qualche caso a sedativi pi forti. Per molti
inquilini di Ingersoll questa non  che un'altra notte come
tante; non possono sapere quale orrore li aspetta, un orrore
che cambier in modo significativo la trama della loro esistenza
quotidiana nel reparto. I pi attenti hanno tuttavia
notato che la pioggia ha cominciato a picchiettare delicatamente
alle finestre, oltre le inferriate. Ma nemmeno loro
possono conoscere il grado che verr attribuito alla tempesta
o ci che essa provocher. Le nubi temporalesche si
sono avvicinate con la copertura del buio, furtive come gli
assedianti di Troia, e nessuno nutre il minimo sospetto
dopo quella splendida giornata di sole. Nella maggior parte
dei casi gli uomini sono tranquilli; alcuni addirittura, di
umore insolitamente allegro, stanno pianificando una festicciola
che presto avr inizio nella camera di Lowell, per
celebrare le quattro bottiglie di scotch che alcuni studenti
in visita gli hanno portato in dono.
(Un cocktail party nel reparto maschile di un ospedale
psichiatrico!  cos che vanno le cose in quest'era ormai agli
sgoccioli.)
Il primo fulmine a colpire Belmont parla subito chiaro.
Stanley si produce in una risata maniacale. Lowell dice
qualcosa in una lingua che gli altri non possono capire. Il
ramo di una quercia si spezza nelle vicinanze di Upshire
Hall, il Club di Harvard, dove il professor Schultz percepisce
lo schianto violento per quello che , ma anche con
l'altra sua strana forma di consapevolezza: le esplosioni di
elettricit nelle nuvole in cielo, il grido di ogni singola goccia
di pioggia, i mormorii del vento, simili a quelli di ebrei
immersi nella lettura della Torah, il tutto confuso e a un
volume molto pi alto del normale. Questi suoni quasi assordanti
troveranno presto un'eco nel normale registro
acustico umano. Ma non  questo a turbare Schultz. Non
 questo tumulto a fargli abbandonare la penna per tapparsi
le orecchie, dimenticando che non sono loro a percepire
quei suoni.
Come ogni sera, James Marshall spinge la sua carrozzella
fino al cassetto dello scrittoio che contiene la scatola dove
ripone la bandiera; la prende, se la posa in grembo e poi,
seguendo una rotta precisa, si dirige verso la porta. Avanza
con studiata lentezza, poich qualsiasi movimento inconsulto
farebbe virare la carrozzella verso il muro. Deve agire
con prudenza. Qualcosa di estraneo e insostenibile si 
impadronito di una parte essenziale di lui.
In camera di Lowell, l'ultimo cocktail party dei pazienti
della Mayflower  in pieno svolgimento. Il liquido bruno
delle quattro bottiglie di Glenfddich vecchio di dodici
anni si agita in ciascuno dei quindici bicchieri che girano.
Marvin Foulds, che ha assunto la personalit di Guy DeVille,
un affettato poeta francese (probabilmente omosessuale,
a giudicare dal suo comportamento verso gli altri uomini),
recita Rimbaud a Lowell, che corregge la sua pronuncia.
Alla festicciola sono eccezionalmente presenti alcune
donne, uno speciale privilegio per festeggiare le loro
prossime dimissioni: Ruth, una casalinga piromane di
Wenham, e la bellissima Brenda Logan, il padre della quale
ha brevettato una lega utilizzata nella costruzione degli aeroplani
ad alta velocit e che  stata ricoverata, sembra, a
causa di una prorompente attivit sessuale tardo-adolescenziale.
Il dottor Wallace, che non  presente, non vede la situazione
ironica di Brenda che festeggia i suoi indubbi miglioramenti
bevendo troppo whisky e mettendo le mani addosso, in
quel suo modo esperto e soltanto vagamente lascivo,
a Lowell, a Frederick e agli altri. A parte l'occasionale occhiataccia
quando lei sposta le sue attenzioni da un uomo all'altro
(e l'incomprensibile conversazione di Stanley con
qualche ospite invisibile), il clima  conviviale mentre i
drink eclissano temporaneamente le interminabili, svogliate
giornate dei pazienti.
Fuori infuria la burrasca, l'estate intenta a schiantare e
spezzare. La pioggia cade in orizzontale, a una velocit tale
che  difficile riconoscerla: si potrebbe avvertire soltanto un
vento particolarmente sferzante, rientrare zuppi e soltanto
allora realizzare che  a causa di un diluvio.
Marshall passa in carrozzella davanti alla porta aperta
della stanza dove si tiene la festa. Lo vede soltanto un'infermiera,
la quale per si limita ad ammirare la dedizione con
cui il paziente si appresta a calare la bandiera in condizioni
climatiche cos ostili.  lieta di vedere che indossa il poncho.
Non sa che sotto ha ripiegato il proprio lenzuolo.
Quando Marshall schiude la porta principale  un invito
a nozze per il vento: la porta si spalanca con un botto che
fa sobbalzare e ridacchiare i festaioli, e avrebbe potuto
strapparla dai cardini se non fosse stata rinforzata per maggiore
protezione dei pazienti e del personale. Marshall raggiunge
la rampa e scende.
Mentre si avvicina all'asta, la pioggia scivola lungo la
curvatura del suo cranio. Marshall alza gli occhi: la bandiera
in cima all'asta  quasi invisibile nella tempesta.
Poi, aiutandosi con la bocca, si infila il guanto indispensabile
per maneggiare il sottile e tagliente cavo metallico.
Sebbene sia monco, l'ospedale deve acquistare varie paia di
guanti e sostituirli spesso, poich il cavo ne ha consumati
molti e in diverse occasioni gli ha addirittura tagliato la
pelle in profondit.
Mentre cala la bandiera, Marshall non prova alcuna
paura.  la calma di chi  stato sventrato dai proiettili nazisti
ed  sopravvissuto, oppure soltanto quella di un uomo
che sta rivendicando un suo ultimo potere? Nemmeno il
vento gelido lo fa vacillare, mentre tende il suo unico braccio
per sganciare la bandiera. Ben presto il vessillo  ripiegato
nella scatola che tiene in grembo.
Con la destrezza acquisita negli anni trascorsi con un
arto solo, Marshall trova il gancio che tiene unite le due
estremit del cavo e le libera. Sotto i colpi del vento il cavo
prende improvvisamente vita, inarcandosi lungo l'asta come
un cobra afferrato per la coda. Per poco non gli sferza
la guancia, mancandola di un soffio.
James Marshall, l'Artista dell'Amputazione della Mayflower,
comincia ora a dedicarsi all'esecuzione del suo capolavoro
e bada a non trascurare alcun dettaglio. Con l'unica
mano riesce a far scivolare il cavo nell'occhiello in cima
all'asta e lo lascia cadere accanto a s. Lo fa scorrere fra le
dita guantate fino a trovare i due fermagli a cui devotamente
aggancia e sgancia la bandiera. Estrae il lenzuolo piegato
da sotto il poncho. Usando dei semplici doppi nodi (per
qualche istante si chiede se dovrebbe dedicare pi tempo
alla creazione di un nodo pi complesso, poi decide che
quello sar sufficiente e regger il peso) assicura i quattro
angoli del lenzuolo ai fermagli, due su ciascuno. Ed ecco
che un lenzuolo e un cavo lasco si trasformano in qualcosa
a met strada fra un aquilone e una vela.
Sta pensando alla Normandia? Sta pensando all'assurdit
di essere sopravvissuto com' sopravvissuto, strappandosi
capelli, dita, interi arti per impedire al veleno, al male che
quel giorno l'ha contagiato di raggiungere il cuore? Oppure
pensa ai suoi genitori, la sua sola famiglia, e a come da quel
giorno non siano mai pi stati capaci di guardarlo negli
occhi, distogliendo lo sguardo alla ricerca di un altro ragazzo,
il loro ragazzo, perduto qualche istante dopo il capovolgimento
della sua lancia in Normandia? Oppure si tratta
soltanto di pura arte?  un gesto che non simboleggia
nulla o forse molto, un'espressione dell'inconscio come gli
schizzi di Pollock? Marshall raccoglie l'estremit del cavo e,
quando ne ha recuperato a sufficienza, se lo passa quattro
volte attorno al collo. Ha gi cominciato a sanguinare.
All'interno di Ingersoll, i partecipanti alla festa stanno
intonando le canzoni del disco preferito di Frederick, New
faces of 1952. Waltzing in Venice with you, isn't so easy to
do... Le infermiere si aggirano per le corsie con i loro capelli
bianchi cotonati. Controlli, controlli, controlli, controlli.
In alto sopra la citt di Boston le particelle di umidit
cantano nel temporale di tarda estate. A Belmont, appena
oltre Madhouse Hill, un ragazzino risolve una moltiplicazione;
una giovane paffuta sull'orlo delle lacrime rinuncia
ad attendere la telefonata dell'uomo con cui  uscita la sera
prima; a Beacon Hill una vedova annusa il latte e stabilisce
che  scaduto. Gli orologi ticchettano; la gente dorme, si
bacia, litiga, fa l'amore.
A Upshire Hall, il professor Schultz siede alla scrivania
nella stanza dalla quale verr presto strappato. Sta sentendo
strani suoni come sempre, e cerca di traslitterarli. Ma ora
c' un suono terribile, qualcosa che non pu essere trasformato
in lettere, non quelle che lui conosce.  simile agli
ululati attraverso cui si esprime il dolore in Medio Oriente,
ma  molto pi profondo e infinitamente pi orribile. Il
suono cancella uno dopo l'altro quelli di ogni altra cosa: la
canzone, il ragazzino che fa i compiti, la giovane donna
abbandonata, ogni singola particella di pioggia.
Il vento reclama il lenzuolo con violenza e la carrozzella
rischia di rovesciarsi. Ma ora tutto ci che trattiene il lenzuolo
dalle sue ambizioni di volo  la stretta dell'unica mano
di Marshall. Ha l'aria di essere una cosa rapida e sicura,
come vuole la fisica, e lo sar. Il vento cattura il lenzuolo.
Marshall lascia la presa.

CAPITOLO III.
ERA STATA UNA SUA DECISIONE, GIUSTO?

1.
Ecco mia nonna nell'estate del 1962, ventisette anni prima
del giorno in cui salir in soffitta decisa a incenerire le parole
di suo marito. Katharine  seduta nell'identico punto e
perfino la sdraio con il cuscino di plastica color avocado 
la stessa. Davanti a lei c' il medesimo lago. Poco pi che
quarantenne, Katharine lo guarda con occhi che l'et ha
appena cominciato a velare di azzurro.
Sulla zattera galleggiante ormeggiata a cinquanta metri
da riva, mia madre (che al momento  soltanto una tredicenne
di nome Susie) sta giocando a spintonarsi con le
sorelle pi piccole.  gi agosto. La giornata  stranamente
fresca, un presagio d'autunno: la scuola riprender fra un
mese, e presto la famiglia far ritorno alla casa che si trova
a un'ora di strada pi a nord e comincer a prepararsi per
l'inverno. Ma per ora le figlie pi piccole, con la tipica
indifferenza infantile ai disagi, sostenute dal disperato desiderio
che l'estate non finisca, sguazzano in acqua come se
fuori ci fossero dieci gradi di pi. Al piano superiore del
cottage, la primogenita quattordicenne di Katharine,
Rebecca, ascolta musica scrivendo di qualche o a qualche
ragazzo. La giornata  frizzante e ventosa. Da tre giorni la
superficie del lago  screziata dal bianco delle onde.
 gi agosto. Frederick manca ormai da oltre un mese e
pi di una volta Katharine  stata costretta ad abbandonare
le proprie segrete convinzioni circa il ritorno a casa
del marito. E adesso, di nuovo, deve spostare la data. Ancora
un mese? Due? Soltanto due settimane prima era sicura
che sarebbe rientrato in famiglia entro la fine di luglio.
Ora sa che deve imparare a controllare le proprie aspettative.
Sulla sinistra della veranda due scoiattoli si corteggiano
effettuando guizzi spericolati fra gli alberi. Un refolo di
vento fa cadere alcune ghiande, che picchiettano sul tetto.
Una strolaga, che galleggia con aria apparentemente compiaciuta
fra le onde a cento metri da riva, viene colta da
un'idea improvvisa e scompare sott'acqua. Katharine pensa
a quanto potrebbe essere semplice diventare qualcos'altro:
suo cugino Joseph che risale contento il sentiero, le sue
bambine pazze di gioia sotto il sole, la nuova inquilina della
casa sulla spiaggia dei Bristol con il compagno scandalosamente
pi giovane. Perfino gli scoiattoli che si rincorrono
nel bosco. Per quale motivo, si domanda, dev'essere proprio
quella che ? Come ha fatto la sua vita a diventare cos angusta
e oppressiva? Si chiede se qualcun altro abbia i suoi
stessi pensieri e si domanda se Frederick la capirebbe. S,
pensa.
Subito cerca di correggersi.  questo il pericolo della
malattia di suo marito l'ha avvertita lo psichiatra di Frederick.
 per questo che lei e le sue figlie dovete stare lontane
da lui, almeno per il momento. Frederick  malato, e
parte del suo problema consiste nel dolore che prova nel
trascinarvi nella sua confusione. Lo psichiatra, il dottor
Wallace, somigliava molto al padre di Katharine mentre
formulava le sue sentenze, e attribuire una credibilit professionale
alle idee di suo padre ha rischiato quasi di farla
star male. Ma suo padre porta questa logica pi in l del
dottore. Proprio ieri le ha detto che la soluzione  ovvia: la
malattia di Frederick semplicemente non dovrebbe pi pesare
su di loro, e non solo dal punto di vista finanziario.
Stiamo facendo la carit con il nostro denaro ha detto
suo padre. Con il mio denaro! E non vedo dove questo ci
possa portare.
Dicono che a volte ci vogliono mesi. Anni, in certi
casi.
Anni? E come fai a sapere che stanno agendo nel suo
interesse? Cercano di guadagnarci su come fa chiunque.
Quale altra scelta abbiamo?
Ascolta, Katharine, hai tutto il mio appoggio. Sia tu
che le bambine. Non lascerei mai che vi succedesse qualcosa.
Ma tuo marito... Non devi sforzarti di ragionare con la
sua follia. Devi trovare una soluzione praticabile.
Katharine avvertiva il bisogno di protestare, la necessit
di difendere la Mayflower e il ricovero di Frederick. Ma a
un tratto si  sentita profondamente esausta e non  riuscita
a trovare un'argomentazione valida.
Allora? ha chiesto alla fine suo padre.
Ha solo bisogno di tornare a casa.
Se la pensi cos... Ma non  stata tua la decisione di
ricoverarlo in quel posto?

2.
Era stata una sua decisione, almeno in parte, giusto? Forse
l'idea era venuta prima agli uomini, ai suoi cugini George,
Edward e Herman e ai due agenti della polizia di stato, ma
la scelta ultima era stata in gran parte sua.
Perch negarlo? Era stato un sollievo ammettere, davanti
ad amici e famigliari, davanti alle autorit, l'indescrivibile
afflizione che per anni era stata il grande segreto del suo
matrimonio. Le idiosincrasie del comportamento di Frederick
quando beveva erano ovviamente note anche ad altri:
la sua litigiosit nelle conversazioni, che a volte diventava
quasi fisica, i suoi maldestri tentativi di seduzione, il superficiale
manifesto nichilista di cui lui e il bourbon erano
spesso co-protagonisti (Non esiste che questo, il dolore
della memoria e le bevute per dimenticare). Ma davanti agli
altri Frederick riusciva sempre a occultare quei lati oscuri
grazie alla luminescenza elettrica del suo carisma, della
sua passione e della sua erudizione, e gli altri sembravano
accettare quei comportamenti come le inevitabili eccentricit
della sua brillante intelligenza, scintille vagamente
pericolose proiettate dai suoi poteri.
Soltanto Katharine, o almeno cos credeva, conosceva i
profondi recessi di quell'oscurit, il fatto che cos come
gioie e dolori si generano segretamente a vicenda quella
grandiosit, quell'affabilit, quella disinvoltura avessero un
tetro contraltare. E fossero intimamente legate fra loro, uno
lo specchio delle altre. A volte il Frederick ubriaco, esuberante
e dalla parlantina sciolta si allontanava nella notte e
poche ore dopo rientrava un altro uomo, sobrio e a pezzi.
C'erano un Frederick che rinfacciava a Katharine la mediocrit
delle sue ambizioni estetiche (la sua collezione di stoviglie
Wedgwood, il modo in cui insisteva a vestire le figlie
tutte uguali) e un Frederick che derideva la sua stessa esistenza
(Pulizie, compere, chiacchiere chiacchiere chiacchiere
e a letto, cos l'aveva riassunta una volta), fino a farla
sentire una nullit, meno importante dell'ultimo ubriaco
della citt (il quale, se non altro, poteva vantare una qualche
forma di celebrit). Ma poche ore dopo ecco un altro
Frederick, lacrimoso e accoccolato fra le sue braccia, che la
implorava di insegnargli il segreto della sua semplice bont,
della sua semplice calma. Elettrico al massimo o spento:
forse c'erano molti Frederick, ma si raccoglievano tutti attorno
all'uno o all'altro polo, come limature di ferro calamitate
da un magnete.
Forse la vera debolezza, la vera vergogna di Katharine era
quella di aver fatto di tutto per aiutarlo a nascondere ci
che lui si sforzava di occultare. La mattina gli preparava
interi bricchi di caff per fargli superare il doposbornia.
Quando le sue tirate da ubriaco sconfinavano nell'offesa
(come la volta in cui aveva cominciato a sproloquiare su un
vasto complotto ebraico alla presenza del banchiere della
citt, Samuel Levine), lei gli artigliava la coscia e rideva per
far s che nessuno potesse avere la certezza che parlasse sul
serio. Una volta, ancora steso a letto, piangente, prima di
un'importantissima riunione con il consiglio della White
Paper Company, aveva dovuto abbracciarlo e stringerlo a
s, sussurrandogli una conferma del suo talento. Si era trasformata
nel contrario di Dalila, aveva restituito il potere
virile alla sua testa calva.
Il segreto era diventato enorme e indescrivibile come
l'afflizione che la tormentava. Era una voragine senza fondo
sopra la quale dovevano darsi da fare entrambi, tendendo a
fatica corde e passerelle per cercare di proseguire il cammino
sulla superficie del mondo. A volte il segreto le faceva
credere che lei e il marito fossero spaventosamente soli; e la
solitudine era forse l'aspetto peggiore di quel segreto. Altre
volte, tuttavia, Katharine si domandava se quella non fosse
altro che la realt della vita adulta, un'interminabile impresa
tesa a conservare le apparenze. Di tanto in tanto guardava
le sue amiche sposate, osservava il modo in cui i loro
occhi seguivano i rispettivi sposi con disprezzo o paura o
gratitudine, e pensava: Mio Dio! Segreti dappertutto! Vere
complessit! Fardelli inespressi! In certi momenti riusciva a
credere che, non soltanto per s e per Frederick ma per
chiunque altro, il mondo visibile fosse una fantasia collettiva
a cui tutti aderivano nel tentativo di nascondere le ineffabili
storie dei propri profondi tormenti.
Ovviamente, a volte si domandava come avesse potuto
decidere di sposarlo. Ma poi, in qualche occasione sociale,
veniva sorpresa da una scintilla di ci che Frederick era
stato capace di suscitare quando si erano conosciuti. Katharine
si  rimproverata spesso le proprie decisioni, l'avventata
fretta di voler sposare quell'uomo che in realt non
conosceva affatto. Eppure, di tanto in tanto, si rendeva
conto che nella sua decisione non c'era alcun mistero.
Dopotutto, in un'occasione, il fascino di Frederick (in
grado di sedurre interi salotti) si era concentrato su di lei
come un fascio di radiazioni. Il suo corteggiamento, prima
che partisse per la guerra, aveva significato due mesi di
attenzioni esclusive, di seduzioni senza fine, di abili metafore,
di acuto senso dell'umorismo, di uno sbalorditivo connubio
di intelletto e spirito acuto: Katharine non aveva mai
conosciuto nessuno come lui.
Non c'era alcun mistero nelle ragioni del suo innamoramento;
il mistero era nel perch avesse continuato a stare
con lui dopo gli spaventosi indizi che la parte pi attenta di
lei aveva riconosciuto fin dall'inizio.
Se nera resa conto per la prima volta poche settimane
dopo averlo conosciuto, nel viaggio che avevano fatto insieme
a Chicago, a met strada da San Diego e dal suo periodo
di leva nella Marina. Durante l'ultima sera insieme avevano
avvertito nettamente il peso della partenza imminente
e della guerra. Nel tentativo di divertirsi o comunque di
distrarsi si erano recati in un bar nei pressi di Lincoln Park.
In quei primi mesi le loro serate insieme finivano sempre a
tarda ora, entrambi ubriachi, ma Katharine era convinta
che l'alcol fosse un semplice componente per celebrare il
loro fortunato incontro.
Mentre Frederick beveva il quarto bourbon e poi il quinto,
Katharine annuiva, approvando la sua filippica sull'assurdit
che un uomo che aveva deciso di vivere la propria
vita venisse spedito a morire per gli altri. Cercava di mostrarsi
conciliante, come aveva gi scoperto di dover fare. Ma
quella sera, per la prima volta, l'orazione di Frederick si concentr
su di lei: non pi teorie sull'ignoranza universale
bens su quella di Katharine riguardo a quello che lui aveva
sofferto e a ci che lo aspettava. In strada, davanti al bar,
avevano incontrato un uomo dalla carnagione olivastra e un
accento straniero che Frederick, ubriaco, aveva scambiato
per tedesco. Avrebbe potuto ammazzarlo di botte, se il poveraccio
non fosse riuscito a sottrarsi ai suoi pugni. Quella sera
Katharine si era detta che l'origine di un simile comportamento
era soltanto la paura, a suo modo comprensibile. Che
quello non era il vero Frederick.
Ma poi, pochi mesi dopo la sua partenza, senza alcuna
spiegazione, le lettere di Frederick avevano cominciato ad
arrivare non pi dalla sua nave, ma da un ospedale della Marina
militare in California. Katharine aveva chiesto spiegazioni,
ma si era accontentata in fretta di quella che adesso le
sembra una risposta assurdamente vaga: Sono solo esausto,
cara, scriveva Frederick. E ho perso troppo peso. Ma sono sicuro
che grazie alle tue cure e al tuo amore migliorer presto.
Nelle lettere che gli inviava, Katharine chiedeva:
Qual  la diagnosi?
Quanti chili hai perso?
Ti  gi accaduto prima?
Frederick non rispondeva, limitandosi a pregarla di non
preoccuparsi. Quando le aveva inviato un anello per posta,
lei aveva accettato di sposarlo.
Ma anche il Frederick che era tornato a casa, il Frederick
che lei aveva sposato, si ripeteva, non era il vero Frederick.
Era un altro Frederick, scavato dall'inedia, che spesso passava
le notti a piangere sul letto e a volte anche le mattine.
Un altro Frederick che non seduceva, non capiva, non riusciva
nemmeno ad attraversare una stanza senza inciampare.
Un altro Frederick che sembrava vivere nel mondo come
una mano sinistra che tentasse maldestramente di imitare la
scioltezza della destra. Be', si diceva Katharine, lei non aveva
mai avuto esperienza della guerra, per poteva capire,
come le riviste femminili raccomandavano di continuo alle
mogli dei soldati, che i traumi subiti potessero trasformare
le persone. Quello non era il vero Frederick, quell'uomo
emaciato che si contorceva per la sofferenza fra le lenzuola.
Ma con il suo amore e le sue cure, come le aveva scritto, sarebbe
tornata a riavere quello vero.
Per un certo periodo sembr quasi riuscirci. Se non altro
c'era stata qualche prova del suo successo: gli studi di economia
aziendale a Harvard, la carriera lavorativa. E in qualche
caso la loro vita era stata la perfetta rappresentazione di
una vita perfetta. Avevano avuto numerosi momenti di
grande felicit. Anche dopo tutti i tradimenti e i fallimenti
che erano seguiti, c'erano state diverse occasioni in cui sembrava
che fossero riusciti, per miracolo, a far s che la loro
famiglia superasse indenne, grazie alle funi che avevano teso
insieme, la consapevolezza di lei, l'abisso di lui.
Ma quella sera, poco pi di un mese prima, le funi si
erano definitivamente spezzate.
All'inizio di quella sera di luglio, il comportamento di
Frederick non era stato che la semplice estensione, una lieve
esagerazione del carisma dovuto all'alcol, della sua solita
scoperta notturna di un radioso aldil, rifratto e luminoso,
dietro la lente scura del bicchiere di bourbon.
Il gruppo si era riunito, come faceva ogni sera, nella
nuova baita che Edith e George Carlyle avevano costruito
nella foresta per concedere agli adulti un po' di spazio e di
tempo lontano dai bambini. Come sempre, Perry Como,
Sammy Davis Jr. e Frank Sinatra cantavano dal giradischi.
Erano spesso serate magnifiche, trascorse a ridere, chiacchierare,
a volte addirittura ballare nello spazio nuovo e
odoroso di pino della baita, mentre i rispettivi figli, felici,
sani e numerosi, dormivano tranquilli nella casa accanto.
Nonostante le preoccupazioni e l'incapacit di evitare d'immaginare
possibili disastri, Katharine riusciva spesso a divertirsi.
A volte le veniva in mente che era precisamente
quello, quella prosperit e allegria, il motivo per cui meno
di vent'anni prima molti uomini avevano combattuto ed
erano morti. Lei stessa aveva perduto il suo migliore amico,
il cugino Bud, nell'offensiva delle Ardenne, e suo fratello
Roger soffriva tuttora di psicosi traumatica; ma in quella
casa dalle pareti scure e con quelle persone, quanto meno,
il mondo sembrava essersi ripreso, mantenendo le promesse
fatte alla fine della guerra.
Ovviamente per la gente complica sempre tutto; il
paradiso in terra non  mai sostenibile, neanche soltanto
tollerabile. Cos Frederick aveva cominciato a complicare
tutto. Frederick, in cui l'alcol scatenava un'insaziabile voglia
di conflitto, un desiderio di infrangere le piacevolezze
di un normale incontro sociale e scatenare il dramma, trovava
sempre il modo di provocare litigi fra le coppie sposate.
Con una litania di domande sull'ipoteca stipulata da
Edward sull'isola che aveva appena acquistato irritava Martha,
sua moglie, al punto da portarla a manifestare il proprio
rancore represso nei riguardi dell'intera operazione. O
magari scopriva un piccolo disaccordo politico fra il tenente
generale Pointer e la moglie riguardo alla guerra del Vietnam,
e vi si immergeva brutalmente.
Ah sbottava il generale Pointer rivolto alla moglie, finalmente
si pu rivelare quello che si pensa. Bene! Ho anch'io
qualcosa da dire.
Quella notte, la notte del ricovero di Frederick, avevano
rispettato il copione di un centinaio di altre notti con le
tensioni che si acuivano mentre Frederick sorseggiava il
quarto bourbon. Katharine si domandava a volte se gli altri
potessero scambiare la sua maleducazione e la sua lascivia
per semplice ubriachezza o addirittura per una manifestazione
di fascino, per quanto distorta. Forse, per poter riconoscere
quando a comandare era l'altro Frederick, bisognava
possedere la conoscenza intima di una moglie.
O forse no. Katharine avrebbe scoperto in seguito che
all'inizio di quella stessa settimana, gi all'imbarcadero, gli
uomini - Herman, George, Edward e Pointer - avevano
intrattenuto una lunga conversazione sul modo in cui Frederick
li tormentava ed esacerbava i loro contrasti.
Dovremmo essere preoccupati perch beve troppo, secondo
voi? aveva chiesto George.
Be', io lo sono. Sono maledettamente preoccupato aveva
dichiarato Pointer.
Herman aveva avanzato una teoria: Non  tanto il bere
in s. L'alcol  soltanto un sintomo. C' qualcosa di oscuro
dentro di lui. Ha bisogno di aiuto. Non dimenticate che ha
gi avuto dei crolli. Da bambino, e una volta quand'era in
Marina.
Gli altri avevano annuito.
Quella sera, la conversazione era tornata in mente a tutti
loro quando l'umorismo di Frederick era diventato, come
spesso accadeva, pi volgare. Al quinto bourbon, gli sfoggi
di erudizione e arguzia erano ormai scomparsi. Aveva cominciato
a fare battute sui litigi e sul sesso, battute di cui
sembrava possedere un repertorio infinito: le leggeva da
qualche parte o era la sua mente a produrle quando il bourbon
arrivava agli ingranaggi pi interni? Pi Frederick accelerava
con la parlantina e la gestualit, pi gli altri ospiti rallentavano
e si zittivano. George, il solito paciere, cercava di
ridere, di apprezzare quell'umorismo tagliente, distribuendo
colpetti solidali sulle ginocchia altrui. Dava anche grandi
pacche sulle spalle a Frederick, come a condividerne l'ilarit,
e contemporaneamente cercava di ricondurlo verso il divano.
Ehi, John Winthrop gli aveva detto a un certo punto
Frederick. Di' ai puritani di non fare i musoni.
Ma le facce che lo circondavano non avevano alcuna intenzione
di sorridere.
Cupi, cupi, cupi aveva commentato Frederick, liberandosi
della mano di George con una scrollata di spalle,
voltandosi e uscendo in corridoio.
Non appena lui aveva abbandonato la stanza, Katharine
aveva cercato di dissipare l'atmosfera sgradevole che si era
lasciato dietro. Mi dispiace tanto. Si sta comportando malissimo.
Credo che ce ne dovremmo andare.
Martha intendeva accettare le sue scuse, ma prima che
riuscisse ad aprire bocca era intervenuto George.
Oh, per l'amor del cielo, Katharine, non  tuo figlio.
Devi smetterla di chiedere scusa per lui. Quell'uomo ha bisogno
di aiuto, non di scuse.
Forse s aveva risposto Katharine, senza immaginare
(come avrebbe potuto?) quanto quell'ammissione l'avrebbe
tormentata.
 il maledetto bourbon aveva spiegato. Se solo riuscisse
a non bere.
Dalla sinistra del palcoscenico, Frederick era riemerso
con il costume che segnava l'inizio dell'ultimo atto della serata,
quello che l'avrebbe condotto in un ospedale psichiatrico,
lontano per lunghi mesi da Katharine e dalle sue
figlie. Avvolto nell'impermeabile di George Carlyle, era
rientrato in salotto con aria sussiegosa, le labbra contratte
in una parodia di quello che considerava il bigottismo puritano
dei presenti.
Se qualcuno vuole seguirmi aveva annunciato, vado
fuori a svolgere l'opera del Signore.
 il mio soprabito quello?
Schiudendo l'impermeabile di un centimetro, a questo
punto aveva rivelato una sezione verticale di pelle nuda per
quasi due metri di lunghezza.
Per l'amor del cielo, Frederick!
Lasciatelo fare.
Siamo in mezzo ai boschi, dove volete che vada?
L'avrebbero scoperto con sorprendente rapidit. Frederick
si era incamminato su Providence Road fino alla Route
109, dove i bostoniani in villeggiatura guidavano i loro
mastodonti di cromo e acciaio fra le stazioni balneari in riva
al lago. Giunto all'incrocio fra le due strade, si era messo a
salutare ogni auto di passaggio mostrando i genitali o il sedere.
Dopo soli dieci minuti di esibizione si era avvicinata una
decrepita Ford diretta su Providence Road. Di ritorno da
una cena in paese, le due vedove a bordo guardavano i
familiari tronchi delle betulle e dei pini, i cartelli stradali
fatti a mano, gli animali zampettanti illuminati dai fari. Poi
i fasci di luce si erano posati su Frederick e sulla sua virilit,
che sbucava dalle pieghe dell'impermeabile come un mammifero
acquatico alla ricerca d'aria. Appena giunte a casa, le
due vedove avevano avvertito la polizia, e nel giro di pochi
minuti l'ubriaco seminudo si era ritrovato in stato di fermo.
Era stato tutto cos semplice.
George e Herman avevano suggerito per primi l'idea,
presentandola a Katharine come una soluzione ragionevole:
 la cosa migliore per tutti. L'alternativa  la prigione,
e di sicuro possiamo convincere la polizia.  quello che 
necessario fare, e lo  da un bel pezzo.
Katharine aveva annuito.
Spiega tutto agli agenti l'avevano esortata gli uomini.
Spiega che ha problemi che si porta dentro da tempo.
Spiega che ha bisogno di aiuto. Finalmente, Katharine, ora
ricever l'aiuto che gli serve. Da questa storia verr fuori
qualcosa di buono. George dice che la Mayflower  il posto
migliore del paese, per quelli come Frederick.
Tuttavia, Katharine non riesce ancora bene a capire perch
abbia acconsentito. Pensava davvero che George e Herman
avessero ragione? Le loro opinioni semiprofessionali
(George era un medico condotto laureatosi a Dartmouth,
Herman un avvocato uscito da Harvard) erano state sufficienti
a convincerla? O forse, in modo pi oscuro, non ne
era convinta sul serio, ma voleva in qualche modo vendicarsi?
Oppure sentiva l'attrattiva di una tregua, di un periodo
di lontananza dal suo implacabile marito?
Quando gli agenti avevano riportato Frederick alla baita,
Katharine e gli amici erano riusciti facilmente a persuaderli.
E dopo che i poliziotti avevano dato il loro consenso, a
condizione di accompagnarlo personalmente alla Mayflower,
Katharine aveva spiegato allo stesso Frederick ci
che avrebbe dovuto fare.
In quel momento si era rivolta all'altro Frederick, quello che i loro amici e parenti non conoscevano: sobrio,
distrutto, spaventato. Gli aveva spiegato che era la cosa migliore
per tutti.
Ti faranno visitare da un dottore gli aveva detto, e
tutto sar risolto.
Frederick aveva annuito come un bambino. Come un
bambino, il brillante, grandioso Frederick si era rimesso al
suo giudizio.
Si era fidato di lei.

3.
Le settimane successive, mentre l'idea di una degenza breve
cominciava a disintegrarsi di fronte agli impenetrabili giudizi
dei dottori della clinica, tutti i partecipanti alla serata
avevano cercato di rassicurare Katharine, ripetendole che
continuava a restare la migliore decisione possibile. C' un
motivo se lo tengono dentro cosi a lungo le dicevano. Loro
avevano visto cosa le faceva passare Frederick. Ha bisogno
d'aiuto.
Erano incoraggiamenti dettati soltanto dagli obblighi
dei rapporti di famiglia e di amicizia, ma Katharine aveva
cercato di crederci: quell'ospedale  il migliore del paese,
forse del mondo; gli uomini e le donne che lavorano l sono
professionisti che da decenni studiano, diagnosticano e curano
le malattie mentali. Hanno sicuramente ragione loro.

4.
Hanno sicuramente ragione loro, si ripete ora Katharine vedendo
scorrere il pomeriggio dalla sdraio. Hanno ragione
loro, pensa, arrivando forse a dirlo ad alta voce.  malato.
Con la logica imprevedibile di uno stormo di volatili, le
sue tre figlie si mettono improvvisamente a correre verso
casa. Dalla stanza al primo piano Rebecca le accusa di essere
solo delle bambine, come se fosse una colpa.
Forse Katharine potrebbe essere molte cose, e forse gli
eventi avrebbero potuto svolgersi in molti altri modi. Ma
ci che  accaduto  la sua storia, e Katharine deve essere
quello che afferma di essere. Almeno per il bene delle sue
figlie. Deve separarle quando bisticciano, sfamarle, placare
le loro ire, rassicurarle quando hanno paura. Deve far s che
credano fino in fondo in lei. Lo pu fare, ed  questo che
le consentir di mantenere l'equilibrio e di redimersi: i bisogni
delle sue figlie.
Katharine domanda loro cosa desiderano mangiare ed
estrae dagli armadietti e dal frigorifero l'assortimento richiesto
di vasetti, affettati, formaggi e frutta. Da quando
Frederick  ricoverato fa di tutto per soddisfare le loro semplici
richieste di svago: dischi, film, libri, leccornie. Quando
i suoi famigliari la criticano per l'eccessiva indulgenza lei
offre giustificazioni che cominciano sempre con la stessa
premessa, che attira sempre simpatie: Da quando Frederick
non c' pi.
Da quando Frederick non c' pi dice Katharine, faccio
fatica a dire di no. Da quando Frederick non c' pi,
con loro sento il costante bisogno di riparare in qualche
modo. Con gli estranei giustifica il modo in cui asseconda
le figlie parlando di compensazione, ma esiste anche una
componente di piacere vendicativo. S, Katharine mette in
dubbio la propria decisione. S, a volte viene presa dal panico
per un senso di colpa tangibile come un morso di fame.
Ma nel modo in cui ha reagito a ci che le  accaduto c'
anche qualcosa di innegabilmente gratificante.  fiera della
propria sopravvivenza e di quella della sua famiglia, che in
quell'estate senza Frederick continua a prosperare e a vivere
piacevolmente. E quando lui torner a casa (quando?
Entro la fine del mese, al massimo all'inizio di settembre)
saranno tutte pi forti, lei per prima lo sar grazie a ci che
si  scoperta in grado di fare.
Stai facendo un fluffernutter(1), vero? domanda mia madre
a mia nonna.
Katharine le mostra il barattolo di crema di marshmallow.
Susie, consapevole di quanto la sua felicit sembri rallegrare
la madre, celebra la notizia esibendosi in un balletto.
Devono fare tutte uno sforzo, lo sa. Devono impegnarsi
per riparare quello che suo padre ha rotto.
Katharine ride e le accarezza la testa. Ci sono ancora momenti
di gioia, momenti in cui le sue responsabilit e i suoi
bisogni sono a un tratto perfettamente sulla stessa linea.
Forse, nel suo piccolo,  addirittura un'eroina.  sposata
con un uomo malato, ed  riuscita a non farsi contagiare.
Lui  ancora malato, e lei sta ancora bene. S. Affonda il
coltello nel barattolo.

Note.
1. Panino con burro di arachidi e crema di marshmallow (N.d. T).


CAPITOLO IV.
L'IMMENSIT INCONOSCIBILE.

1.
Il vento scuote le cime degli alberi, la prima avvisaglia dell'autunno
denuda i rami pi alti. L'erba fra i tronchi 
molto bassa;  la prima volta, per quanto possano ricordare
gli abitanti di Belmont, che i prati della Mayflower sono
stati rasati come si deve. Le ruspe abbattono i vecchi capanni,
spianano il terreno per far posto a nuovi parcheggi. Le
mucche non si aggirano pi per Madhouse Hill; ora stanno
muggendo a bordo di un autotreno diretto a sud sulla
Interstatale 95, ignare del loro prossimo futuro di hamburger.
Sono trascorsi due mesi,  il settembre del 1962.
Nei boschi dietro Upshire, le baite recentemente sgombrate,
che fino a poche settimane prima ospitavano i matti
pi abbienti, si preparano a ospitare attivit finora ignote
all'istituto: formazioni pre-professionali o terapie occupazionali.
Nelle loro modeste case di Belmont e Newton le
inservienti e le infermiere - quelle vecchiette gentili ed
efficienti -, licenziate da poco, separate all'improvviso dalla
follia fanno impazzire i loro cari, incapaci come sono di
smettere di servire il pranzo a un'ora stabilita o di controllare
le frequenze delle evacuazioni altrui.
I pazienti, molti dei quali cresciuti e invecchiati nei loro
alloggi privati, sono ora costretti a dividere gli spazi con gli
altri come le matricole universitarie:  uno dei risultati dell'enfasi
data dalla nuova amministrazione all'importanza
dell'ambiente sociale. E cos i corridoi dei reparti sono teatro
di scontri e complotti, e le follie discordanti dei coinquilini
forzati esplodono spesso nella violenza, di rado assumono
la forma di un'amicizia, ma pi che altro generano
altra follia.
Le nuove sale di Upshire Hall che dominano il versante
pi lontano della Depressione sono state sgomberate dagli
occupanti del Club di Harvard. Quello che fino a poche
settimane prima era l'alloggio del professor Schultz  ora
una stanza rivestita di linoleum e ancora odorante dei prodotti
chimici usati nell'edilizia, in cui giovani di entrambi
i sessi, aspiranti inservienti, stanno affrontando un esame
di idoneit, altra idea molto recente. Pi avanti nel corridoio,
imbianchini protetti da mascherine posano il linoleum
sulle assi di quercia ormai marce e dipingono di
azzurro la tappezzeria vittoriana a disegni cashmere. In
fondo, in un locale rimasto quasi com'era, siede il nuovo
psichiatra in capo, l'origine di tutti questi ammodernamenti,
il dottor Albert Canon.
Sulla scrivania di Canon c' la cartella medica di un vecchio
paziente, Stanley Fuller, per il quale un subalterno di
Canon, il mite dottor Higgins, ha suggerito una terapia di
elettroshock. Canon, come al solito, prescriver altri trattamenti.
Prova il discorso che pi tardi si divertir a fare al dottor
Higgins, intercalato da sospiri. So che a volte sembrano
irraggiungibili da qualsiasi linguaggio dir, riferendosi ai
catatonici della Mayflower. Ma le care, vecchie parole possono
fare miracoli.
Canon, imbottito di caffeina al punto da non riuscire a
concentrarsi, posa la cartella sul libro mastro di tela verde,
si volta verso la finestra e osserva Robert Lowell che passeggia
nella Depressione, accompagnato da uno dei nuovi
inservienti arruolati alla Boston University. Si somigliano
tutti, quei giovani irlandesi con i capelli a spazzola, al punto
che a volte perfino Canon fatica a distinguerli.
Negli ultimi tre decenni Albert Canon ha studiato con
attenzione la storia dei successi e dei fallimenti negli istituti
psichiatrici, una ricerca culminata nella pubblicazione di
un testo fondamentale, L'ospedale psichiatrico. Dai dati raccolti
ha tratto numerose conclusioni, ma nessuna  pi importante
dell'esigenza di uniformit, dell'imperativo assoluto
che inservienti, infermiere, dottori e amministratori agiscano
come un tutt'uno. A questo scopo ha formato uno
staff quasi completamente nuovo, assunto personalmente e
di conseguenza fedele a lui. Pi che altro recluta e addestra
i neolaureati della Boston University, giovani bisognosi di
denaro, desiderosi di compiacerlo, sedotti dal fascino oscuro
di poter lavorare in un ospedale psichiatrico e non ancora
corrotti dall'indipendenza di spirito dimostrata spesso,
secondo l'esperienza di Canon, dal personale pi anziano.
In seguito al raccapricciante suicidio dell'eroe di guerra
James Marshall, sia il consiglio di amministrazione che il
predecessore di Canon, quel docile dinosauro di Wallace,
avevano deciso che era finalmente giunto il momento di
cambiare, di introdurre una modernizzazione seria e radicale,
affinch la Mayflower Home potesse mantenere la sua
tanto decantata superiorit. Canon era stato chiamato il
luned nel suo studio a Harvard; quello stesso venerd aveva
gi fatto avere a quasi tutti i membri del personale della clinica
una lettera di encomio con la notizia del licenziamento.
Un brutto colpo, lo sapeva, per le loro famiglie; d'altra
parte, per il bene dei suoi pazienti, sarebbe stato soltanto il
primo di numerosi cambiamenti, revisioni, demolizioni e
sgomberi.
Fuori dalla finestra Robert Lowell, lottando contro il
turbolento clima autunnale, sembra considerare il vento un
affronto personale, una chiamata alle armi. Lo combatte
mulinando piedi e braccia.
Rancore nei riguardi di forze superiori, scriver pi tardi
Canon sulla cartella clinica di Lowell. L'amore negato di un
genitore?
Come un treno che si ferma regolarmente ogni sei minuti,
i pensieri di Canon tornano di nuovo al sesso praticato
la sera prima. Ritiene che il merito della sua prestazione
esemplare possa ascriversi alla recente ondata di benessere
collegata alla riforma. La scena gli torna in mente in una
serie di dettagli: la penetrazione, il modo in cui i seni di lei
si gonfiavano quando inarcava la schiena all'indietro. La
scrivania! Ora che ci pensa,  tutto il giorno che sente un
certo indolenzimento all'osso sacro. Sorride. La sedia di
pelle geme sotto il suo peso.
Canon  stato scelto per rivitalizzare il pi importante
ospedale psichiatrico del paese. E il migliore d'America,
forse del mondo, e lui ne  il direttore. Sar responsabile
della salute mentale di grandi, inquiete intelligenze; la sua
mente guider le loro, uno straordinario onore conferitogli
dalla propriet transitiva, come quando a braccio di ferro si
sconfigge qualcuno che a sua volta ha sgominato un gran
numero di avversari. Il sole si sposta; le carte davanti a lui
s'illuminano. L'interfono ronza, ricordandogli l'incontro
delle undici con la nuova classe di inservienti. Canon si
alza, drizza la schiena davanti allo specchio, espira e va
verso la porta. Il dottor Albert Canon, nuovo direttore della
Mayflower, percorre i corridoi del suo palazzo. Il bosco di
Birnam  arrivato alla collina di Dunsinane. Le cose sono
cambiate.

2.
Duecento metri pi in l, a Ingersoll House, mio nonno 
seduto sul letto con la schiena sostenuta dai cuscini. La
luce del sole penetra obliqua dalle finestre con le inferriate
e colpisce il quaderno su cui lui vorrebbe scrivere. Ma
Frederick avverte ancora il sedativo mattutino nella mano,
come una calamita al contrario che allontana la penna
dalla carta.
Si tira i capelli che gli sono rimasti. Un'ora dopo l'altra,
un momento dopo l'altro sente di infrangere la promessa
che fa di continuo a se stesso: trasformare la sua carcerazione
in un esercizio creativo, prendere ogni singolo, insignificante
momento che passa e scoprire l'arte che racchiude
in s.
La vergogna che abbiamo provocato, l'abbiamo provocata.
Le sofferenze che abbiamo causato, le abbiamo
causate gli ha detto un giorno Lowell. Perch non cercare
di trasformare in arte la nostra storia? Perch non raccontare
cos' accaduto?
In questo momento l'orologio sul comodino ticchetta
con scontrosa insistenza, i tubi dei neon ronzano sul soffitto,
il piede sinistro gli prude all'altezza delle dita e uno
scoiattolo emette versi strani dall'altra parte del muro. Come
trovare una storia in tutto questo, nei momenti che non
fanno altro che passare? Come far s che tanti eventi privi
di senso diano vita a qualcosa di significativo?
Frederick stiracchia i suoi quasi due metri e cambia posizione
sul letto; il pigiama sgradevolmente zuppo di sudore
gli si incolla alla pelle, risultato delle elevate temperature
notturne che ci si ostina a mantenere nel reparto. Nell'angolo
opposto della stanza, ai piedi del secondo letto (rimasto sempre vuoto
fino all'avvento di Canon), il nuovo
compagno di stanza non mostra nemmeno una traccia della
frustrazione creativa di Frederick. La concentrazione del
professor Schultz, chino sulla scrivania dalle gambe d'acciaio,
 instancabile, la sua produzione incessante. Se un
piccione che tuba sul davanzale della finestra  in grado di
proiettare Frederick verso riflessioni totalmente nuove,
Schultz, a quanto pare, non cede alle distrazioni. Risponde
alle domande occasionali di Frederick o alle richieste del
personale, poi si rimette immediatamente a scrivere. Nemmeno
il trasloco dalla sua bella stanza del Club di Harvard
a questo nuovo ambiente spartano sembra avergli causato
particolari turbamenti o disagi.
Quando il dottor Higgins aveva informato gli inquilini
di Ingersoll che sarebbero stati costretti a condividere con
altri le loro stanze, Frederick si era ribellato. In un accesso
di indignazione, era arrivato quasi a convincere gli altri pazienti
a osare qualcosa di simile a un ammutinamento. Ma
nell'istante in cui Schultz si era presentato sulla soglia della
camera, scortato da due nuovi inservienti, di fronte
all'affabilit del professore la sua animosit si era subito
dissolta.
Shlomi Schultz aveva detto quest'ultimo porgendogli
la mano. Mi permetta di dirle che lei ha un cranio magnifico.
Frederick era scoppiato a ridere, e a quel punto aveva
riso anche Schultz.
Dovrebbe leggere Jones del cinquantasei sulla correlazione
fra regione frontale e intelligenza aveva continuato.
La sua infanzia yiddish gravava ogni sillaba di una consistenza
catarrosa. Quella piccola, come dire, protuberanza,
per non parlare della fronte ampia, s? Si vede che lei  un
uomo che capisce le cose. Sar un piacere condividere con
lei questo studio.
Dopo i mesi trascorsi alla Mayflower, Frederick sapeva
che non era il caso di correggere il professore (studio?).
Cos aveva stretto la mano al nuovo coinquilino ed era
uscito dalla stanza per consentirgli di sistemarsi con comodo.
Frederick non pu evitare di sentirsi lusingato dal fatto
che i dottori abbiano deciso che lui e il professor Schultz,
due uomini di brillante intelligenza, potessero essere i compagni
di stanza pi adatti. Nei primi giorni ha ideato e formulato
osservazioni argute, battute sferzanti sull'inettitudine
dello staff e sulle lacune logiche delle nuove regole per
cercare di fare colpo su di lui.
Schultz per gli rivolge a malapena la parola. Risponde
(sempre in modo negativo) a semplici domande del tipo se
sia o meno affamato e replica amabilmente alle studiate
osservazioni di Frederick guardandolo negli occhi, annuendo
e dicendo: Giusto, s, s. Ma immediatamente
torna a dedicarsi al suo lavoro con un'attenzione che non
 n maniacale n spasmodica, ma esprime pura, semplice
concentrazione.
Che dire del lavoro? Frederick ne deve ancora decifrare
lo scopo. Certi giorni Schultz accatasta sulla scrivania una
selezione di libri presi nella biblioteca dell'ospedale. Titoli
privi di qualsiasi apparente affinit: Cime tempestose, una
guida al cribbage, Il cucciolo. Li apre apparentemente a caso,
si china sulle pagine come se ne studiasse l'inchiostro pi
che le parole, borbotta qualcosa fra s e scribacchia frettolosamente
un appunto sul quaderno. Altre volte resta seduto,
chiude gli occhi, rivolge il volto al soffitto come incantato
da un'armonia privata e interiore e poi, colpito da
un'intuizione improvvisa, comincia a scrivere.
Mosso dalla forza irresistibile della curiosit, Frederick
vorrebbe tanto dare un'occhiata ai taccuini del suo compagno
di stanza. Purtroppo per, tranne che nei momenti in
cui non pu scegliere altrimenti (durante i pasti, le terapie
di gruppo e le obbligatorie puntate ai bagni), Schultz 
sempre seduto davanti ai suoi quaderni, oppure se li porta
dietro ovunque vada. Le poche occhiate che Frederick 
riuscito a dare non hanno fatto che accrescere il mistero. Le
parole che ha letto sembrano familiari, ma non appartengono
esattamente alla lingua inglese. Almeno non in modo
riconoscibile.  una stenografa?  yiddish? Schultz era uno
studioso di linguistica; si tratta forse di un'oscura lingua che
preferisce all'inglese? Oppure la sua opera non ha alcun
senso? Magari  pura follia?
Follia: a dire il vero, Frederick non ha mai visto il compagno
di stanza addormentato o svestito. Ci sono momenti,
durante la notte, in cui il professore smette di scribacchiare
e si corica sul letto, ma Frederick lo sente borbottare
fra s, e i suoi farfugliamenti sembrano estranei alle frequenze
umane. Quando il chiaro di luna penetra dalla gabbia
che protegge Tunica, alta finestra e illumina il volto di
Schultz, Frederick cerca di non trasalire vedendo che gli
occhi del professore sono aperti.
Prima di Canon il pranzo era facoltativo. Prima di
Canon, l'evacuazione di intestini e vesciche era una faccenda
privata, non documentata a meno che non ci fossero
precise ragioni cliniche. Ma ora immissioni di cibo ed evacuazioni
sono attentamente registrate. Qualsiasi deviazione
da un sano e regolare espletamento di entrambe le funzioni
pu causare una sorveglianza pi stretta, la nutrizione
forzata e un mondo di sofferenze inflitte da uno degli intercambiabili
ragazzi dai capelli a spazzola. Questi ragazzi sono
oggetto delle antipatie, della rabbia e dell'umorismo
compensatorio dei pazienti fin dal loro arrivo, e a loro volta
hanno immediatamente cominciato a distribuire rampogne
con zelo militante. Due settimane dopo la loro comparsa
Lowell li ha ribattezzati quelli della Crew Crew(1), suscitando
l'ilarit generale. Il nomignolo ha resistito.
Un ragazzo della Crew Crew entra nella stanza e
annuncia che  ora di pranzo. Frederick si alza, pronto a marciare,
apatico e obbediente, fino alla mensa. Concentrato
come sempre sul proprio lavoro, Schultz non ha udito
l'annuncio; l'inserviente si avvicina, gli d un colpetto e
glielo ripete. Schultz si volta e gli rivolge un sorriso affabile.
Molto gentile da parte sua dice, ma non ho fame.
Il pranzo non  facoltativo.
No, il pranzo  un panino, nu? Ah-ah!
Andiamo, professore.
Schultz annuisce come se il ragazzo della Crew Crew
fosse una persona cara e gli avesse appena rammentato che
una mente disciplinata ha bisogno di nutrimento. Annuisce
come a dire: S, certo, hai ragione.
Frederick  irritato dal cambiamento d'aria che lo accoglie
nel corridoio.  irritato dal modo in cui il ragazzo della
Crew Crew si pulisce l'orecchio con il mignolo.  irritato
dai nuovi pazienti in fila nel corridoio, specialmente da
quello nuovo, il grasso, vecchio Bobbie, che si gratta i genitali
ogni volta che vede qualcuno, come se avesse inventato
un nuovo tipo di saluto inguinale. Se non altro oggi  uscito
dalla sua stanza con un paio di pantaloni grigi a coprire
ci che gratta; due giorni prima si era precipitato in corridoio
come un bambino fuggito mentre la mamma gli faceva
il bagnetto, belando yii-haa mentre cavalcava una sedia
e facendo tremare le carni come gelatina. In certi momenti,
come quello presente, Frederick  irritato da quasi ogni
aspetto della totalitaria stupidit di quel luogo.
Ingersoll, come il resto della Mayflower,  stata ripavimentata
e ridipinta. Ma in corridoio Frederick si ferma
davanti all'unica porta che non ha subito i rinnovamenti di
Canon. Il legno  crepato,  priva di maniglia e ha una serratura
arrugginita, corrosa dall'ossidazione. Nasconde le
caldaie? Un pannello dell'elettricit? Frederick non pu sapere
cosa ci sia dietro, ma sembra quasi che il suo scopo sia
proprio quello, come se Canon l'avesse lasciata deliberatamente
cos, una vecchissima porta impossibile da aprire,
quasi a dire: Il passato  qui dentro.
Attraversando la Depressione verso la mensa, Frederick
deve sopportare l'immagine che lo irrita maggiormente: la
convergenza tra i pazienti degli altri reparti e l'indolente
falange di Ingersoll. Abbassa gli occhi sui propri piedi in
marcia.
Alla mensa, la fila per ricevere le sei cucchiaiate di cibo
nei rispettivi scomparti  nettamente pi lunga del solito: 
il risultato del punto d'orgoglio di Canon, un'impennata di
ricoveri nei reparti per giovani di entrambi i sessi affetti da
turbe psichiche.
Uno dei pochi legittimi piaceri, almeno all'inizio, fornito
dall'arrivo di Canon ai pazienti di Ingersoll  stata la possibilit
di vedere finalmente Marvin Foulds nelle vesti di
Marvin Foulds, privo di qualsiasi costume. Ci che una
volta era un diritto  diventato un privilegio e Canon ha
adottato un metodo radicale nei riguardi della malattia di
Marvin, costringendolo a indossare un camice ospedaliero
finch non sar in grado di abbandonare le sue altre personalit
e a parlare con la propria vera voce.
Le pillole arrivano sempre a fine pranzo, senza tralasciare
un singolo paziente n un milligrammo, ma appena si 
seduto Marvin comincia ad agitarsi nell'attesa della dose di
sedativo e domanda agli altri se non converrebbe mettersi
gi in fila. Frederick prova pena per lui. Mango Diablo,
l'Ammiraglio, Guy DeVille erano persone reali per Marvin,
erano amici, famigliari. Negandogli trucchi e costumi,
Canon ha distrutto le sue relazioni pi intime. O forse non
 esattamente questo il motivo dell'attuale stato alterato di
Marvin. Forse, una volta che  stato costretto a indossare il
camice ospedaliero e gli sono state negate le altre personalit,
la sua attitudine mentale  mutata nel profondo, il suo
sguardo si  oscurato, i suoi capelli sono tornati ricci:
Marvin  diventato qualcun altro e ora impersona un matto,
un paziente di nome Marvin Foulds.
Il pranzo trascorre tra pochi e svogliati scambi di parole;
dopodich  la volta delle pillole e dei controlli dei nascondigli
gengivali e sublinguali da parte dei ragazzi della Crew
Crew. Poi il tempo comincia di nuovo a rallentare.

3.
Frederick  segretamente colpito dalla rapidit e precisione
con cui le nuove regole sono state messe in atto. Sono passati
soltanto due mesi dall'arrivo di Canon, e alla Mayflower
regna gi un'efficienza da caserma.
A questo contribuisce il fatto che nella maggior parte
dei casi i pazienti sono stati eccezionalmente docili. In
realt, dopo il suicidio di Marshall gli uomini di Ingersoll
hanno mostrato di gradire la promessa di un nuovo ordine,
oltre al fatto che le autorit superiori abbiano riconosciuto
la gravit della ferita aperta dalla sua morte. Non era
soltanto il dolore per la perdita di un amico. Quello c'era
stato, s: i depressi si erano incupiti, i maniaci si erano scatenati,
chi delirava aveva dato fondo al suo rabbioso repertorio.
No, il terrore pi grande era ci che la morte di Marshall
suggeriva. Imprigionati com'erano (entro i muri della
Mayflower, ma anche all'interno delle loro teste), ecco che
si presentava una gelida, eccitante promessa di liberazione.
Nella cacofonia del caos interiore, una promessa di silenzio.
Nella reclusione, una possibilit di liberazione. In
un'esistenza miserabile e meschina, una possibilit di trasformazione.
Nella storia degli ospedali psichiatrici i tentativi
di suicidio di rado restano isolati; una volta che ha
preso forma, l'idea del suicidio si pu diffondere con la
stessa facilit di uno sbadiglio. I pensieri alla Mayflower
erano oscurati da nuove, spaventose riflessioni. Perfino Frederick
si era lasciato contagiare dal delirio di quel miscuglio
di terrore ed euforia. E cos, quando Wallace aveva annunciato
la pensione anticipata e il nome del suo successore,
il celebre studioso Albert Canon, il dramma del cambiamento,
la possibilit di una compensazione per quell'orrore era diventata una
gradita opposizione a Thanatos.
Nella temporanea confusione creatasi per il passaggio
delle consegne e il licenziamento di gran parte del vecchio
personale, il meticoloso controllo sui privilegi dei pazienti
si era brevemente allentato. Cos, per la prima volta dal
giorno del suo ricovero, Frederick aveva potuto parlare con
Katharine.
Ovviamente si era preparato. Spesso un'ora di riflessioni
dava vita a una semplice frase trascritta sul quaderno in previsione
del futuro colloquio con la moglie. Sapeva bene che
le discussioni con Katharine, all'inizio fondate sulla coerenza
e sulla certezza, potevano deragliare rapidamente in una
sconnessa e aspra stupidit, con entrambi che cercavano di
trasformare il vero contrasto (originato dalla delusione, dalla
scomparsa dell'amore, dalle aspettative disattese, dai bisogni
frustrati) in asserzioni accusatorie e razionali sul pretesto che
era l'oggetto apparente del litigio, spesso di natura finanziaria.
Frederick sapeva che a volte quei confronti riuscivano ad
ammutolirlo; pur percependo la giustezza delle sue posizioni,
diventava incapace di esprimerle. E cos si era impegnato
con diligenza per dar forza alle proprie argomentazioni.
Ne aveva addirittura provati alcuni modelli. Il ragionamento
socratico, per esempio, seguendo il quale avrebbe
formulato una precisa litania di domande che avrebbero
condotto lei a una sola possibile conclusione, come una boccia
da bowling che percorre una corsia prefissata: il fatto cio
che lui non c'entrava nulla con la Mayflower e che, facendolo
ricoverare, Katharine l'aveva tradito. In altri momenti
scribacchiava frasi zuccherose e disperate come nelle lettere
che aveva inviato a Katharine dopo il loro primo incontro,
quando era in mare: una forma di supplica che forse,
pensava, avrebbe potuto convincerla pi di qualsiasi altra
cosa.
Poco dopo la notizia del ritiro di Wallace, Frederick era
riuscito a persuadere l'affabile e tra breve disoccupata infermiera
notturna a concedergli una telefonata. Prima di
comporre il numero si era seduto sulla panca di legno della
vecchia cabina (ora scomparsa insieme al resto delle anticaglie
tardo-vittoriane) e aveva consultato gli appunti, memorizzando
quanto pi poteva e segnandosi mentalmente i
passi pi convincenti. Poi l'aveva chiamata.
Katharine.
Frederick.
Il suono della voce di lei aveva messo istantaneamente a
tacere le sue argomentazioni e le sue certezze.
Ho bisogno di tornare a casa.
Le sue erano qualcosa di diverso dalle solite parole. Provenivano
da un luogo primario, sfuggivano alle normali
barriere del linguaggio.
Frederick.
Era stata una strana conversazione, se cos poteva essere
definita un'alternanza di forme discorsive punteggiate di
silenzi significativi, con Katharine che cominciava a dire
qualcosa e poi si fermava. Se Frederick aveva riempito volumi
di cose da dire, Katharine sembrava essersi esercitata a
parlare il meno possibile, conoscendo bene l'abilit del
marito di inserirsi nelle crepe della conversazione e fare
leva, con l'uso della logica o del sentimento, sulle sue debolezze,
rendendola compiacente in superficie ma furiosa nel
profondo. Questa volta si era ripromessa che non gli avrebbe
concesso di vincere in quel modo. In fondo era lei a essere
sana di mente. I maniaci depressivi possono mostrare
una logica molto persuasiva l'aveva avvertita il dottor Wallace.
Per questo  meglio che non parli con lui finch non
lo riterremo migliorato. E nessuno ancora le aveva detto
che suo marito era migliorato.
Ho gi parlato con il dottor Wallace. Lui non pensa che
tu sia pronto.
Cos'altro posso dire?
Silenzio.
Cos'altro posso dire? Non c'entro niente con questo
posto.
Sono dei professionisti. Non pensi che possano saperne
pi di te?
Riguardo a cosa?
Al fatto che tu stia o non stia bene.
 questo che pensi? Pensi che sia pazzo?
Non ho detto pazzo. Ma, lo sai, le cose sono state un
po'...
Maledizione, Katharine, ti ci metti anche tu?  il mondo
a essere impazzito. Il mondo intero  ammattito, dannazione!
Frederick conosce bene la suscettibilit di sua moglie
verso la rabbia. Katharine  una donna accomodante, e
qualsiasi manifestazione di aggressivit pu sopraffarla. La
rabbia di lui va talmente al di l di ci che  in grado di
esprimere da farle provare la sensazione di aver fatto qualcosa
di sbagliato, di essere nel torto. Ma dopo quasi ventanni
di matrimonio, Katharine sa anche che Frederick ne
 consapevole. In quel momento aveva rammentato (come
probabilmente non avrebbe fatto se Frederick fosse stato l
davanti a lei) che era soltanto una delle sue tattiche. Ci
che aveva detto subito dopo l'avrebbe riempita d'orgoglio per giorni.
 proprio questo che intendo. Le persone non si infuriano
soltanto perch qualcuno non  d'accordo con loro. 
una cosa infantile.
Infantile? aveva gridato Frederick, o quanto meno
sussurrato con l'intensit di un grido, badando a non attirare
l'attenzione della matronale inserviente che gi, nel
corso della sua ultima tirata, gli aveva lanciato un'occhiata
scettica.
In quel momento la sua rabbia non era una tattica, com'era
accaduto di frequente in passato. Spesso, nel corso
delle sue sfuriate, Frederick si sente paradossalmente calmo.
In quelle occasioni, mentre aggredisce con la furia di un
uragano, la sua mente  tranquilla e risoluta come l'occhio
di un ciclone. Ma quella sera, parlando con Katharine, la
sua rabbia si riversava sia all'esterno che all'interno. Tremava,
e aveva dovuto premere la cornetta sulla guancia per
non far scivolare il ricevitore dall'orecchio. Che tu stia o non
stia bene.
Frederick ha ripetuto spesso, sia in privato che nelle sue
conversazioni con gli altri pazienti di Ingersoll, il tipico
ritornello del folle:  il mondo a essere impazzito. Forse.
D'altra parte, perch negarlo adesso? Ma c' qualcos'altro.
Qualcosa che in certi momenti si apre e libera il terrore.
Dentro di lui, in qualche spazio che cerca di non percepire,
c' qualcosa di vasto e indescrivibile, qualcosa che sa di non
poter mai comprendere del tutto. Forse il mondo  impazzito;
forse questo immenso, innominabile caos che avverte
 la verit. Forse la sentono anche altri, la vera incalcolabile
entropia delle cose, e coloro che vengono definiti matti
non fanno che avvertirla pi acutamente.
L'immensit inconoscibile:  un'impenetrabilit che
consuma e cancella, ma  anche qualcosa di radioso e stupefacente,
una parte dell'eterna complessit. Ed  ci che
Frederick avverte essere la causa di tutti i suoi fallimenti.
Ha attirato nel vuoto di se stesso tutto ci che un tempo
sembrava semplice, complicandolo in modo irreversibile.
Di tanto in tanto, in momenti come questo, Frederick lo
intravede nella sua sbalorditiva enormit, con le sue incontestabili
pretese. Ma sa che non deve guardarlo, non deve
prenderlo in considerazione, poich va al di l delle parole
e dei calcoli.  stato per proteggersi da quel vuoto che ha
fatto le cose terribili che ha fatto, gridando, litigando, rifiutando
di nutrirsi, andando con altre donne, bevendo fino a
perdere i sensi, notte dopo notte. D'altro canto, anche tutto
ci che ha vissuto di bello ha avuto una qualche relazione
con quel vuoto. Le conquiste della sua carriera, la nascita
delle sue figlie, le persone che ha cercato di amare: tutto
ci sembrava promettere un sollievo, era qualcosa di buono
e comprensibile da contrapporre a quell'oscura immensit.
Avrebbe voluto dire tutto questo a Katharine. Avrebbe
voluto trovare il modo di farle sapere che soltanto una
volta, solo con lei ha provato qualcosa di diverso, la promessa
di qualcosa di immensamente buono, di immensamente
comprensibile quanto l'incomprensibile. Qualcosa
che avrebbe potuto, se non altro, fare luce su quell'oscurit.
Ma l'oscurit aveva consumato anche quella promessa.
Katharine era riuscito finalmente a dire, non penso
che questo posto potrebbe mai darmi... La voce gli si era
spenta in gola.
Darti cosa?
Non sapeva esattamente come descriverlo. Forse ci di
cui ha bisogno  indicibile come la cosa stessa. Forse il termine
che pi si avvicina  chiarimenti, ma sembra del tutto
insufficiente, un simbolo ridicolmente indegno di quell'infinito
bisogno, una misera parola, chiarezza, simile alla
finta promessa di redenzione su un malconcio cartello di
una chiesa in una strada di campagna. E poi, quali chiarimenti
pensava di poter ottenere? Credeva forse che gli altri
conducessero le loro esistenze come i personaggi di una storia,
gi consapevoli che sarebbe giunta a una conclusione
ricca di significato?
Forse. Di sicuro alcune delle persone che aveva conosciuto
possedevano il dono della sicurezza. George Carlyle,
la sua primogenita, sua madre: Frederick non capiva come
riuscissero a restare sempre se stessi in ogni circostanza. In
qualsiasi momento lui poteva essere pi cose contemporaneamente:
malevolo, amorevole, brillante, ubriaco, visionario.
Tante personalit potenziali che, come i primi baci,
non mantenevano ci che sembravano promettere.
Voglio fare l'amore con te aveva detto, terminando la
frase con una risatina.
Un altro silenzio. Le uscite a sorpresa, specialmente di
natura lasciva, avevano sempre fatto parte del suo fascino
attentamente coltivato. Fino a tempi recenti Katharine provava
un brivido di eccitazione di fronte a quegli imprevisti
proclami di passione, giudicando forse la loro spontaneit
come una prova di esuberanza. Il ricovero aveva cambiato
tutto? Al posto di esuberanza e vitalit vedeva soltanto i sintomi
della malattia di cui l'avevano convinta i dottori? O
forse era soltanto arrabbiata?
Susie ti vuole salutare.
A quel punto le sue figlie avevano preso a turno la cornetta,
affettuose, scoppiettanti, chiacchierone. E ogni voce
aveva aperto in lui una nuova ferita. Tutte echeggiavano la
nostalgia della sua presenza e del suo amore, ma lui provava
una tristezza diversa da quella provata con Katharine;
non la tristezza per la divisione e gli equivoci, ma quella per
il tempo perduto. Ogni volta che una di loro arrivava al
telefono lui rientrava istantaneamente e prepotentemente
nelle loro vite; gli narravano i trionfi e le frustrazioni delle
ultime ore come se fosse semplicemente tornato a casa dal
lavoro e si fosse seduto a tavola per la cena.
Mary Catherine ha baciato Brad sulla bocca, Mrs
Garrett non ci permette pi di fare merenda, le mie ascelle
puzzano di brodo di pollo ma la mamma pensa che sia
troppo piccola per il deodorante, la mamma non fa mai le
lasagne ma i loro piatti preferiti li prepara, ooh ooh pap ti
devo mostrare la tartaruga che ho disegnato, mi fa male la
pancia diglielo tu alla mamma che non posso andare a
scuola, Brad trova strano che mio padre sia in manicomio
ma io gli ricordo che il suo  un ubriacone e va a letto con
la segretaria, quand' che torni a casa?
Tempo, storie, informazioni che passano come tutti i
momenti mancati, come lo scoiattolo che si dedica alle sue
attivit, come i gas nella lampada al neon, come la noncurante,
pigra luce del sole. Ogni cosa l fuori procede nella
propria incommensurabile vastit; ma Frederick  ancora
confinato qui dentro, in un ospedale psichiatrico.

4.
 l'una del pomeriggio. Fuori le nubi continuano a scorrere,
l'erba si schiarisce e muore, gli scoiattoli insistono a rappresentare
i loro guizzanti drammi da roditori. Nella sala
comune di Ingersoll House, alla Mayflower Home, il tempo
 stato suddiviso in programmi. I prossimi sessanta minuti
saranno dedicati alla terapia di gruppo obbligatoria.
Sar Canon, naturalmente, a condurre la seduta.
Il gruppo di uomini seduti davanti a Canon pu essere
analizzato come una famiglia riunita al tavolo della cena:
poteri, alleanze e bisogni sono suggeriti dalle posizioni dei
pazienti. Bobbie siede da solo in prima fila, alzando la mano
dai genitali ogniqualvolta Canon chiede se qualcuno
vuole intervenire. Sistemati in cerchio attorno e appena
dietro a lui ci sono quelli affetti da follia marginale, sette o
otto uomini fra cui Schultz, Marvin, Frederick e a volte,
come oggi, Lowell. Gli altri, i catatonici, gli affetti da delirio
e i pazienti geriatrici, che decorano i corridoi con i loro
corpi immobili e provvedono gli ululati che ci si aspetta di
udire in un manicomio, restano seduti o in piedi ai margini
della scena, come un coro greco. I progressi di Canon
con i catatonici sono lenti, come lui stesso ammette nei
propri appunti. Molti di loro restano fermi dove vengono
lasciati, e per il contributo che danno alla seduta potrebbero
tranquillamente trovarsi sulla terza luna di Nettuno.
Bene comincia Canon. L'ultima volta stavamo parlando
della madre di Stanley e delle sue tendenze all'abuso.
Fra i catatonici, Stanley si distingue per la sua strana
forma di silenzio. Il sessantenne ex studente di Harvard
ogni mattina, appena alzato, senza alcun motivo si sottopone
a una rigorosa vestizione: brillantina nei capelli, vistoso cappello
di feltro cremisi e oro, qualche goccia di profumo
sui palmi, fazzoletto bianco piegato e infilato con cura
nel taschino del blazer. Dopo tutti questi sforzi trascorre il
resto della giornata nella quasi totale immobilit, immerso
nel silenzio. Nel corso dell'ultima seduta Canon aveva parlato
della biografia di un assente, mentre Stanley se ne stava
pensieroso a una certa distanza, impegnato in una fantasia
privata. Chiss cosa vedeva? Magari l'assalto di un esercito
di criceti multicolori.
D'accordo dice Canon, dopo aver verificato che Stanley
non  pi reattivo dell'ultima volta. Perch non passiamo
a lei, professor Schultz?
Schultz alza gli occhi dai suoi quaderni con un sorriso
promettente.
C' un argomento, professore, che dobbiamo ancora
esaminare con il gruppo e mi rendo conto che per lei sar
delicato. Ma penso sia essenziale che l'aiutiamo tutti ad
affrontarlo, in modo che lei possa finalmente tornare a
Harvard, dove so che molti sentono ancora la sua mancanza.
S, s annuisce Schultz.
Lowell e Frederick si guardano socchiudendo le palpebre.
Entrambi sono gi un po' arrabbiati con Canon per
quell'intrusione, quella rivelazione davanti a tutti della storia
segreta di Schultz. Ma sono anche curiosi.
L'argomento di cui parlo, professore,  la sua famiglia.
La mia famiglia? ripete Schultz.
La sua famiglia? pensa Frederick.
Schultz ha gi cominciato a trasformarsi. Di solito gentile
e quieto, alza le braccia di scatto e si copre il volto. Le
maniche di tweed assorbono... cosa? Lacrime? Rabbia?
Paura?
 il passato, professor Schultz, non se lo dimentichi.
Non pu farle pi male di quanto abbia gi fatto. Mi ascolti,
la sua famiglia  scomparsa, ma...
In un attimo Schultz completa la sua trasformazione. Da
quando Frederick lo conosce, le linee del suo corpo (le clavicole,
i femori, i gomiti, la curva del collo) sono sempre
state rivolte all'interno, verso un punto vicino al cuore. Ossessionato
dal proprio lavoro, Schultz l'ha reso una sorta di
grotta mentale, un rifugio. Ma ora, con il semplice riferimento
di Canon alla scomparsa della sua famiglia, il professore
si rivolta come un guanto: braccia, gambe, mento
sono tesi all'infuori in una posa di straordinaria autorit
che, unita alle strane parole che pronuncia, fa inequivocabilmente
pensare a uno stregone.
Acalama Maakala danudfaluuk! sbraita. Bitoola Kistera! aggiunge, prima di ricadere sulla sedia. Si affloscia con
tale abbandono, come un burattino a cui siano stati tagliati
i fili, che senza la provvidenziale presenza di un sostegno
sarebbe finito a terra.
O forse, pi che uno stregone, ricorda un predicatore
pentecostale invaso dal sacro fuoco celeste in un accesso di
delirio linguistico, nella temporanea articolazione di un idioma
inesistente.
Poco dopo, tuttavia, Schultz ha ripreso a emettere i suoi
perenni borbotti.
Lei  uno stronzo di prima categoria dice Frederick in
tono deciso, rivolgendosi a Canon. Peccato che i tedeschi
negli anni Quaranta non potessero contare su di lei. Ma
sono sicuro che un giorno vi incontrerete.
Questo, pensa spesso Frederick,  uno dei suoi veri doni.
Nei momenti di rabbia, quando altri balbettano, quando le
voci tremano e le parole sfuggono, lui trova spesso quelle
giuste.
Ah, Mr Merrill, se vuole partecipare...
Oh, s.
Ohhh, s, ohhh, s ripete uno dei catatonici in tono
profondo, come fosse il baritono di un quartetto vocale.
Quello di cui vorrei parlare  ci che l'ha condotta fra
noi.
D'accordo ribatte Frederick.  stata un'auto di pattuglia
del New Hampshire guidata da un agente che sembrava
frequentare ancora il liceo, forse addirittura un preadolescente.
Alcuni tra i mezzimatti ridono, e il fatto che Lowell sia
uno di loro  lusinghiero e incoraggiante per Frederick. Per
un rapido istante, forse indistinguibile da un colpo di tosse,
sembra concedersi un risolino anche Canon. Ma  probabile
che si tratti di un semplice trucco per mantenere la
presa emotiva sul gruppo, per comunicare che ha colto il
tentativo di humour, ma che in gioco ci sono cose pi
importanti di una bella risata.
So che lei usa l'umorismo per mascherare l'ansia.  un
meccanismo di difesa molto diffuso. Ma vorrei che ci parlasse
degli eventi che hanno portato all'incidente nel New
Hampshire. Delle preoccupazioni dei suoi amici e famigliari.
Del motivo, ad esempio, per cui sua moglie ha pensato
che questo sarebbe stato il posto migliore per lei.
Maledetto... comincia Frederick. Ma lei chi ? Non
 che uno stupido passacarte che ha imbrogliato...
Marvin ha trascorso la prima met della seduta in un
silenzio abbattuto, ma la rabbiosa reazione di Frederick
sembra scatenargli qualcosa nel profondo e comincia a gridare:
udire una componente di passione nella sua voce 
una tale sorpresa che  come se qualcuno avesse sparato un
colpo di pistola in aria.
Voglio i miei vestiti! grida Marvin. Voglio i miei vestiti!
Voglio la mia vecchia casa! Subito! Subito! Subito!
Parleremo dei suoi problemi quando verr il suo turno
dice Canon, senza riuscire a nascondere un certo turbamento.
Subito! Subito! Subito!
Subitosubitosubitosubitosubito ripete il baritono catatonico.
Molte volte, nel corso dei suoi studi, Canon ha sottolineato
l'importanza di non lasciarsi coinvolgere dalle passioni
dei pazienti, di mantenere un tono calmo e misurato.
Anche se pochi, per non dire nessuno, sono in grado di
distinguere le sue parole nel fracasso generale, il dottore
ribatte: Mr Foulds, se non riesce a comportarsi in modo
civile non potr proseguire la seduta insieme a noi, e questo,
come lei gi sa, porter a un'ulteriore riduzione dei suoi
privilegi.
Ho detto subito! Voglio i miei vestiti subito! strilla
Marvin, sfilandosi il camice ospedaliero dalla testa e mostrando
la sua notevole virilit all'intero gruppo.
Canon rivolge un gesto agli zelanti Crew Crew, che calano
rapidamente su Marvin e lo trascinano via per le ascelle.
Non lo si vedr pi fino a tarda sera. Quando rientrer
a Ingersoll dall'isolamento, sar ricaduto nel suo mutismo
e indosser un camice fresco di bucato.
Ma a cosa non si abbasseranno ambizione e vendetta?
Colui che aspira dovr cadere in basso, cos come alto ha
svettato. Lowell riempie il silenzio che segue con Milton.
Oh, professor Lowell, le dispiace contestualizzare la sua
citazione?
Chi vince con la forza, vince solo a met.

Note.
1. Gioco di parole: crew  inteso nel doppio significato di taglio a spazzola e squadra.
Letteralmente Squadra del taglio a spazzola (N.d. 77).


CAPITOLO V.
LA VOLONT PI FORTE.

1.
 l'ultimo venerd dell'estate del 1962. Luned, al termine
del fine settimana di vacanza, la famiglia Merrill far
ritorno a Graveton per l'inizio dell'anno scolastico. Dopo
che la permanenza di Frederick alla Mayflower aveva superato
tutte le scadenze immaginate, questa data, che fino a
poco prima sembrava impossibilmente lontana, era quella
che Katharine aveva indicato alle figlie per il ritorno del
padre. C'era una sorta di logica, almeno agli occhi di
Katharine: lei e le figlie avrebbero trascorso l'estate a Echo
Cottage e Frederick alla Mayflower, ma ovviamente in
autunno si sarebbero riuniti. Sarebbe stato quasi come aver
semplicemente trascorso le vacanze separati. Di ritorno a
Graveton, in autunno, le cose sarebbero tornate com'erano
un tempo, ma per certi aspetti, cercava di rassicurarsi
Katharine, sarebbero migliorate. Frederick sarebbe tornato
a Graveton con loro, e sarebbe stato meglio. Ma il venerd
del Labour Day  arrivato, e suo marito non c' ancora.
E l'una del pomeriggio, e sul lago Winnipesaukee ancora
una volta  una giornata perfetta, abbastanza tranquilla
da fare la gioia delle poche zanzare rimaste e sufficientemente
calda da poter dormire senza coperte. Katharine
siede sulla poltrona reclinabile in salotto e osserva la perfezione
della giornata attraverso la vista cinematografica offerta
dalla finestra che d sul lago. Preparandosi a modo
loro all'autunno, le sue figlie si sono riempite le tasche con
le generose paghette estive (una parte del risarcimento di
Katharine per l'assenza del pap) e sono andate a fare scorta
di cioccolatini e caramelle all'Hansel and Gretel Candy
Shoppe, sul versante opposto di Barvel Bay.
Sono passati pi di due mesi dalla sera in cui Frederick
ha aperto l'impermeabile sulla Route 109, e nell'ultimo
colloquio avuto con Katharine il suo psichiatra  sembrato
voler insinuare che il lavoro  appena cominciato. Suo
marito ha finalmente ottenuto il riposo di cui aveva tanto
bisogno le ha detto Canon, il nuovo medico di Frederick.
Ma dobbiamo ancora affrontare le basi psicologiche della
sua condizione.
Come sempre, Katharine cerca di essere accomodante.
Vuole credere, con la stessa convinzione dei medici di Frederick,
che il tempo e la volont di quei professionisti possano
rimettere in sesto suo marito, come se la sua mente
non fosse che un intricato meccanismo difettoso che soltanto
i migliori tecnici possono riparare. Eppure la prognosi
di Canon e il suo schematico approccio al caos di Frederick
spesso le sembrano assurdi.
Tuttavia, quando Frederick le aveva finalmente telefonato
dall'ospedale, per una volta Katharine non era stata accomodante
n conciliante. Aveva deciso di essere forte, di
condividere la fiducia dei suoi parenti nella Mayflower senza
attenuare il proprio scetticismo. Aveva deciso di essere
forte e lo era stata. Essere riuscita a restare fedele alle sue
convinzioni in quel breve dialogo era forse una vittoria
minima, ma indicativa di una forza pi grande. Aveva preso
una decisione, e almeno per un momento era cambiata.
Nella penombra del salotto di Echo Cottage, Katharine
pensa all'impossibilit dell'immediato futuro. Qui sono
ancora felici grazie alla bellezza di quella casa e al ricco passato
che ha concesso loro tutto questo, ma nel giro di qualche
settimana lei sar una madre sola con quattro figlie in
una cittadina battuta dal nevischio sul versante pi lontano
di Mount Washington. Pensa a Nerone che suona la lira
dando la schiena alle fiamme. Si alza dalla poltrona.
Deve parlare con qualcun altro, qualcuno che possa capire
le sue incertezze. I suoi parenti non fanno che reiterare
una cieca fiducia nei dottori di Frederick, quei dottori
che si rifugiano nel gergo specialistico ogni volta che lei pone
una domanda pertinente. Deve parlare con qualcun altro,
qualcuno che non siano le sue figlie, alle quali sa di dover
ripetere le vaghe certezze istituzionali dei medici.
Il mattino dopo la notte in cui Frederick aveva dato
scandalo sulla Route 109, Katharine aveva svegliato presto
le ragazze. Gli occhi le bruciavano per la stanchezza, la sua
voce era arrochita da una dozzina di sigarette fumate per
placare l'ansia e le sue membra erano impacciate, come se
avesse passato ore a trasportare valigie. Ma una volta fatte
sedere le ragazze attorno al tavolaccio deforme in veranda,
aveva recitato loro un copione pseudo-psichiatrico del tutto
simile a quello che pi tardi le avrebbero offerto gli stessi
dottori di Frederick. Come loro era ricorsa a un tono di
infallibile, sentenziosa ufficialit, assumendo spontaneamente
il ruolo del barbuto professore in poltrona cui Freud
aveva dato vita mezzo secolo prima, un travestimento per
nascondere l'incertezza. Ma non c' forse un motivo se un
linguaggio simile risulta naturale sia a lei che agli psichiatri?
Non  forse la semplice, ovvia verit?
Riunite sulla veranda, assonnate e in pigiama, quel mattino
le ragazze le avevano riservato il genere di attenzione
che di solito adorano negarle. E lei aveva cercato di offrir
loro l'esibizione di cui avevano chiaramente bisogno.
Sapete che pap ha avuto un anno molto difficile. Sono
sicura che vi siate rese conto che non era pi lui. Tutte quelle
sfuriate, tutte quelle notti fuori. Saremmo dovuti intervenire
prima. La verit  che  semplicemente molto stanco,
e cos abbiamo deciso che la cosa migliore per lui sia il
riposo. C' un posto che ha suggerito lo zio George, si chiama
Mayflower ed  vicino a Boston. Non sar per molto,
ma l potr riposare...
Sorprendentemente le ragazze avevano fatto poche domande.
Sembravano ansiose di accettare le nebulose spiegazioni
di Katharine sui motivi per cui la loro famiglia era
implosa mentre loro dormivano. Forse la performance della
madre era riuscita ad alleggerire la notizia, o forse la notizia
stessa era meno scioccante di quanto lei avesse previsto.
Forse le sue figlie avvertivano da anni una sensazione, riguardo
al padre, che quella notizia chiariva e prometteva di
dissolvere.
Le ragazze le avevano creduto, ma sono ormai passati
pi di due mesi da quel mattino e Katharine ora deve continuare
ad assumere la medesima sicurezza mostrata quel
giorno. Deve farlo; lei sola, lo sa,  il ponte che collega il
mondo adulto alle sue figlie, e loro al mondo adulto. E
deve farlo in modo perfetto, pur avvertendo invisibili crepe
nelle fondamenta sotto di s e gli schiocchi di piloni instabili.
Molti dei fallimenti da adulti, pensa Katharine, sono
da attribuire all'insuccesso di questo collegamento a causa
del quale gli adulti restano bloccati, fermi all'et in cui i
loro genitori li hanno delusi.
Quando Katharine aveva solo quattro anni, per esempio,
il dottore le aveva diagnosticato un soffio al cuore, e
per un certo periodo gli specialisti avevano creduto che
non sarebbe arrivata ai diciott'anni. Non dovendo pi
pensare alla maturit della figlia, i suoi genitori si erano
esclusivamente dedicati a soddisfare i suoi desideri, lasciando
che i fratelli e le sorelle si temprassero, com'era
naturale per la loro et, mentre Katharine non faceva che
ricevere doni e attenzioni. Alla fine il battito sincopato del
suo cuore si era corretto da solo, ma la sua infanzia era
rimasta la sua infanzia. E ora si ritrova a dover imitare una
donna adulta, lei che  cresciuta senza dover mai fare nulla
da sola. Viceversa, Frederick le aveva raccontato che,
quando aveva dodici anni, i suoi genitori, schiantati dalla
Grande Depressione, gli avevano spiegato a chiare lettere
che la sua infanzia stava per finire e che il futuro economico
della famiglia sarebbe dipeso in buona parte da lui.
Allo stesso modo in cui Katharine, vergognandosene,  ancora
quella bambina bisognosa e malaticcia, suo marito 
rimasto meschino, turbolento, vittima dei propri malumori,
con la maturit emotiva di un dodicenne.
Perci cosa accadrebbe se Katharine si permettesse di
tradire le sue figlie proprio ora? Jillian ha solo cinque anni;
forse resterebbe per sempre impulsiva, aspettandosi di continuo
che gli altri accolgano e soddisfino le sue pretese. Gli
esperimenti di Louise con la menzogna, normali a otto anni,
potrebbero prolungarsi fino a diventare patologici. Susie
potrebbe non scrollarsi mai di dosso la propria goffaggine
di tredicenne, l'avversione per gli sguardi altrui, le incertezze
sulla validit delle proprie opinioni. L'ironia della quattordicenne
Rebecca potrebbe acuirsi fino a farla diventare
distaccata e arrogante (Katharine non riesce nemmeno a
pensare a ci che Rebecca potrebbe concedere ai ragazzi che
frequenta).
Dottori e parenti sono assolutamente sicuri, ed  questo
l'atteggiamento che deve assumere anche Katharine. Ma se
solo potesse spiegare l'accaduto a qualcuno che non  coinvolto,
forse potrebbe comprenderlo meglio anche lei. Insegnare
diceva la sua insegnante di matematica  il modo
migliore di imparare. Katharine solleva la cornetta del telefono
e controlla il numero sulla rubrica.
Dice s una volta, no tre volte, infine compone il numero.
Ha cominciato appena a udire il segnale di chiamata che
la voce le penetra nell'orecchio.
Pronto?
Ciao, Tat. Sono Katharine.
Katharine?
Perch ha chiamato Tat? Non  certo un'amica. E soltanto
ci che ha di pi simile a un'amica a Graveton. Desidera
davvero confidarsi con una semplice conoscente? Ma
forse il suo scopo non  la ricerca di commiserazione. Si
tratta, pi onestamente, di qualcos'altro: la possibilit di
spiegare le sue azioni e il miserevole stato in cui la sua famiglia
ha concluso l'estate a qualcuno di Graveton prima di
farvi ritorno e prima che la notizia diventi di dominio pubblico.
S dice Katharine. Merrill.
Katharine Merrill? Sei proprio tu?
Tat non fa alcuna fatica ad assumere il tono perfetto. La
sua voce  modulata nel modo giusto, esprime un entusiasmo
che trasmette soltanto gioia, facendola sentire speciale
e al tempo stesso perdonandola per non essere l'amica che
lei vorrebbe che fosse. Spesso, quando accetta di partecipare
a una delle serate dedicate al bridge a casa di Tat, Katharine
viene presa dal panico e all'ultimo istante si aggrappa
alla prima scusa a portata di mano. Per prova invidia
per Tat e le sue amiche. Insieme, raggiunta la mezza et,
incarnano la continuit con ci che sono sempre state. Sono
le stesse ragazze di un tempo, e ridono ancora dei rispettivi
racconti. Ridono dei loro figli allo stesso modo in cui a
scuola ridevano dei ragazzi, dei professori, delle brutte
pagelle. Allevano i figli senza essere troppo diverse dalle
donne che erano prima di farsi una famiglia. Katharine, al
contrario,  stata una giovane donna bramosa di vita sociale
e poi  diventata qualcosa di completamente diverso, una
madre ansiosa, la moglie di un uomo difficile. Non c' da
stupirsi che gli inviti di Tat la gettino nel panico; l'intimit
che regna fra quelle donne la mette sempre di fronte al proprio
fallimento.
Come stai, Tat?
Katharine cerca di infondere l'entusiasmo di Tat nel suo
saluto, ma riesce soltanto ad aumentare il volume della voce,
come se si stesse rivolgendo a una donna anziana.
Non potrei stare meglio. Sono di ritorno da Parigi,
pronta ad affrontare l'autunno.
Parigi?
Il regalo di compleanno di Ron. E che regalo! Quella
citt... Mio Dio, mi sento come se avessi trascorso le ultime
tre settimane dentro un uovo di Faberg.
Katharine ha telefonato a quella semplice conoscente, a
quella donna allegra di cui respinge sempre l'amicizia, e
cosa dovrebbe dirle a questo punto? Dovrebbe rispondere al
viaggio a Parigi di Tat con la propria disperata vicenda? Lo
vede chiaramente: nella cerchia della loro famiglia allargata,
in vacanza su questo tratto di Barvel Bay, i Merrill suscitano
solidariet, e lei  quasi eroica per aver fatto ci che ha
finalmente deciso di fare; ma al di l di Barvel Bay non
sono altro che un fallimento. Per un attimo pensa di lasciar
perdere lo scopo della telefonata. Potrebbe rispondere con
l'allegro racconto di una gradevole estate in riva al lago e
con la vaga promessa di un cocktail party. Ma  gi arrivata
fin l. Perch non rivelare ci che  accaduto? Tanto vale
dirlo, cos potr sperimentare l'efficacia del modo in cui ha
pensato di raccontare la sua storia.
Per me  stata un'estate difficile.
Davvero? Ti prego, dimmi che non  successo niente di
grave.
Cerca di pensare a un inizio a effetto, ma le parole che
le sfuggono sono altre.
Prometti che non lo dirai a nessuno? dice, come una
bambina.
Ma certo, Katharine.
 sorpresa dalla spontanea empatia con cui Tat accetta la
confidenza, come se il fatto che una semplice conoscente la
chiami e la vincoli al segreto non sia per nulla strano. Ma
naturalmente Tat  esperta di certe cose, come Katharine
non potr mai esserlo. Naturalmente la gente le rivela di
continuo i propri segreti.
Si tratta di Frederick comincia Katharine, per poi proseguire
con una maldestra ed edulcorata versione dei fatti.
Non parla della polizia e nemmeno della nudit. Concentra
il suo sconcertante racconto sul bourbon e sulle inquietudini
di Frederick. Ma dopo aver pronunciato il nome
della Mayflower sprofonda in un subitaneo silenzio, consapevole
di tutto ci che il nome Mayflower rivela riguardo al
caos e al delirio, alla follia e al genio, alle grida e alle camicie
di forza.
Be' commenta Tat, non potrebbe trovarsi in un posto
migliore.
Pensano che abbia solo bisogno di riposo e di un po' di
tempo per sistemare le cose.
E tu cosa pensi?
Io penso... comincia Katharine, ma poi si ferma. Cerca
di rispondere ricorrendo a un'altra versione di se stessa,
pi simile a Tat, una persona che pu subire una disgrazia
e trasformarla in una rappresentazione divertente per gli
altri. Penso che un bel ceffone non gli farebbe male.
Trova che il suo tono sia stato quasi perfetto, come Ethel
quando chiama Lucy per lamentarsi. Qualcuno deve dirgli
di darsi una calmata!
Ma Tat non ride come lei si aspettava.
E gliel'hai mai detto? domanda invece.
A un tratto Katharine desidera di nuovo quello che desiderava
prima di comporre il numero di Tat. Vuole essere
vista; vuole mostrarle tutto; vuole aprire il proprio cranio
cosicch Tat possa osservare l'infinito avvolgimento di considerazioni
e riconsiderazioni al suo interno. Prova un'improvvisa
ondata di nausea e gratitudine per la solidariet di
Tat.
Oh, certo risponde. Be', non quanto avrei dovuto,
immagino.
Un ricordo, risalente quasi all'inizio del suo matrimonio,
le torna in mente come le accade quasi sempre quando
pensa alla propria incapacit di mettere di fronte il marito
all'evidenza dei suoi torti. Si apre uno spiraglio, una possibilit
di liberare quel ricordo, di ammetterlo, una volta
tanto, e forse, cos facendo, di disperderne la pungente
pressione. Ma Katharine non aggiunge altro.
Be', se non altro hai parlato chiaro. Brava. Tat scioglie
il silenzio sospeso, poi cambia abilmente argomento passando
alle ultime novit della chiesa e a un altro invito al
bridge. Infine si congeda dalla conversazione con tale tatto
che Katharine si rende conto soltanto dopo aver riagganciato
che  stata Tat, non lei, a porre fine alla telefonata.
Katharine torna davanti alla finestra del salotto e guarda
Barvel Bay, che sembra una cartolina di se stessa. Il ricordo,
suscitato dalla breve conversazione, proietta le sue immagini:
Frederick che bacia quella donna in acqua, Katharine
che vomita nel bosco, la valigia chiusa.

2.
Erano sposati soltanto da due anni e mezzo, e si conoscevano
da tre. In tempi diversi (nel 1962, per esempio) avrebbero
aspettato almeno tre anni prima di sposarsi. Ma quando
si erano conosciuti c'era ancora la guerra e la fine pareva
possibile in qualsiasi momento. Ogni cosa sembrava preziosa;
se si trovava l'amore, lo si doveva prendere al volo,
senza pensarci su. Quando Frederick torn anticipatamente
dalla guerra e spos Katharine, il loro corteggiamento era
stato poco pi che uno scambio epistolare durante il servizio
di leva, che era durato soltanto pochi mesi. Ma si sposarono,
e dopo soli due anni e mezzo si verific la prima
crepa.
Frederick si stava ancora specializzando e, a causa delle
ristrettezze economiche, stavano trascorrendo l'estate a
Echo Cottage, ospiti dei genitori di Katharine. Non c'era
stata molta scelta, ma la sistemazione l'aveva preoccupata
fin dall'inizio. Conosceva gi fin troppo bene l'assoluta
intolleranza di Frederick per le restrizioni. Quando uscivano
per cena si alzava regolarmente quattro o cinque volte
dal tavolo per telefonare, andare in bagno o senza dare
alcuna spiegazione. D'inverno si allargava i maglioni con
furia, fino a sformarli. Non sembrava mai in grado di trattenersi
nel loro appartamento di Cambridge per pi di due
ore di seguito. E quell'estate, trovatosi a dipendere dalla
generosit dei genitori di Katharine, si comportava esattamente
come Katharine aveva temuto.
Spesso scompariva da Echo Cottage per intere giornate.
All'inizio gli esiti di quelle fughe erano apparsi innocui,
perfino deliziosamente eccentrici; sebbene ora il padre di
Katharine lo neghi, a quei tempi Frederick aveva sedotto
anche lui. Rientrava con un rapporto sulle condizioni in
cima al monte Chocorua, o magari rivelava di aver trascorso
la giornata a ridipingere la cisterna dell'acqua nel bosco.
Una tarda sera di giugno Katharine scorse una solitaria
figura che si avvicinava remando su un'imbarcazione scassata
dalla direzione di Nineteen Mile Bay. Il lago era un
perfetto specchio violaceo, disturbato soltanto dalla sagoma
del rematore. Per una ventina di minuti discussero se si
trattasse o meno di lui, finch la figura divenne inconfondibile:
era Frederick. Stava conducendo una piccola lancia
arrugginita con lo scafo allagato, poco pi di una vasca da
bagno, con l'albero che pendeva impotente da un lato.
Per le successive due o tre settimane Frederick si dedic
anima e corpo alla sua lancia. Katharine, che lo controllava,
lo trovava intento a lavorare il legno sul retro della baita,
a martellare sul pontile o a godersi quel poco di navigazione
che la barca era in grado di offrire. In quelle settimane
suo marito cess di lamentarsi con lei delle occhiate di rimprovero
di sua madre o delle silenziose arie censorie da
WASP di suo padre. Spesso veleggiava fino a riva e chiedeva
loro di aiutarlo a mettere alla prova le qualit lacustri della
sua imbarcazione. Ogni volta, a dispetto delle riparazioni,
riuscivano a veleggiare per non pi di cento o duecento
metri prima che il livello dell'acqua nello scafo-bagnarola
salisse precipitosamente; a quel punto, semisommersi,
scoppiavano tutti a ridere. Finch un giorno, verso la fine
del mese, l'albero si spezz in due e Frederick lasci affondare
la sua barca.
Riprese a scomparire per intere giornate, ma Katharine
non nutriva sospetti, non ancora. Ogni giorno si aspettava
che rientrasse da qualche avventura alla Tom Sawyer, portando
con s un nuovo, fanciullesco tesoro. Invece lui tornava
molto dopo il tramonto, blaterando di visite alla tavola
calda e in biblioteca.
Gli psichiatri di Frederick amano parlare di traumi freudiani,
di scene primarie che si imprimono nell'inconscio, di
ossessionanti iconografie infantili. Ma l'immagine che pi
tormenta Katharine, quella che soltanto l'autopersuasione
pu cancellarle dalla memoria, si impresse in modo indelebile
nella sua mente un pomeriggio di quell'estate, in piena
et adulta.
Lei e sua madre erano uscite a passeggiare sulla riva del
lago. Era sabato e la baia pullulava di villeggianti del fine
settimana. Non fu Katharine ad avvistare Frederick al loro
passaggio, bens sua madre. Ma quello non  Frederick?
domand.
Guardando la scena, la preoccupazione iniziale di Katharine
non fu il tradimento. Sulle prime le parve che l'errore
fosse suo. Frederick, immerso in acqua a torso nudo,
stava abbracciando quella donna, quella che aveva affittato
l'Abanaki Cottage. La stava baciando sulla guancia, mentre
il figlio di lei galleggiava accanto a loro. Era una scena apparentemente
naturale: un solido triangolo famigliare, madre
padre e figlio. Sembrava quasi che quella fosse la realt di
Frederick, e che Katharine e i suoi genitori non rappresentassero
che una dimensione alternativa e fittizia. Era la sua
disinvoltura, l'imperturbabile sfacciataggine a rendere la
scena orribile. Frederick, privo di qualsiasi senso di colpa,
stava semplicemente baciando quella donna, senza mettersi
in mostra n nascondersi. La madre condusse via Katharine
per il gomito e pi tardi l'aiut a preparare la valigia
di Frederick. Insieme, nella loro collera condivisa, provarono
un discorso e lo infarcirono di rimproveri arzigogolati,
stigmatizzando la sua colpa da diversi punti di vista:
personale, etico, perfino religioso. Sapevano che nessuna
delle due sarebbe mai riuscita a improvvisare una simile
orazione al momento del confronto. Quel momento inebetiva
entrambe.
Quella sera, quando Frederick rientr, sal le scale, percorse
furtivo il corridoio e apr la porta della camera, Katharine
lo aspettava seduta sulla panca della toeletta con la
valigia chiusa ai suoi piedi. Come temeva, il copione le usc
di mente in un attimo. L'unica cosa che riusc a dire fu:
Vattene. Lo disse una volta, poi un'altra, e continu a ripeterlo
finch Frederick la interruppe, pronunciando semplicemente
il suo nome.
Dopodich guard lei, il pavimento e poi di nuovo lei,
esplorando rapidamente la tattica pi opportuna da seguire.
Potenziali argomentazioni, appelli e scuse gli attraversavano
la mente in modo cos evidente che lei riusciva quasi
a veder scorrere le parole dietro gli occhi. Ma alla fine lui
non disse nulla, e per un attimo a Katharine sembr che
potesse essere davvero cos facile: prendi una decisione e
diventi qualcos'altro. Anni prima aveva risposto alla sua
proposta di nozze per corrispondenza con una lettera dove
aveva scritto soltanto s. Un s l'aveva trasformata da ci che
era nella moglie di lui. Ora poteva dire vattene e un futuro
inconoscibile poteva schiudersi di nuovo davanti a lei.
Per Frederick non se ne and. Il suo volto cedette e il
suo corpo si afflosci sul letto. Si raggomitol su se stesso,
come se la vergogna gli avesse contratto i tendini. Katharine
conosceva le sue menzogne, le sue manipolazioni, le sue
inquietudini, ma non aveva mai visto quel lato di lui, non
esattamente. Non aveva mai guardato suo marito pensando
in modo automatico alla parola patetico.
Devo essere pazzo disse Frederick. Devo essere malato.
Ho bisogno che tu mi faccia guarire.
A quel punto fu Katharine, non Frederick, ad andarsene.
Usc da Echo Cottage e prosegu fino all'imbarcadero.
Mentre cercava di calmarsi, di rammentare almeno una
parte del monologo che lei e la madre avevano preparato,
cos da poter tornare in camera da letto e cacciare il marito,
il fondo di aghi di pino del sentiero la trad e cominci
a ondeggiare. Prima ancora che potesse rendersi conto della
vertigine sent che la sensazione si condensava nel ventre, e
l'istante successivo si ritrov a vomitare fra gli alberi. Fu in
questo modo che scopr di non avere semplicemente un
ritardo nel ciclo. Trascorse una mezz'ora seduta nel bosco in
preda alla nausea, e quando si rialz aveva gi cominciato a
interpretarlo come un segno della giusta decisione da prendere.
Dopotutto, eccettuato il ricordo di quello che aveva fatto
Frederick, tutto il resto era al suo posto. Con Rebecca
che cresceva dentro di lei fecero ritorno a Cambridge, e
Frederick cominci a tornare a casa all'ora prevista. Perfino
la madre di Katharine, che aveva messo per iscritto la sua
rabbia, sembrava ansiosa di dimenticare. E alla fine Katharine
si ritrov ad accampare varie scuse. Un anno o due
dopo la tresca e le furie che aveva scatenato si convinse che
quel primo tradimento non era stato altro che un piccolo
ostacolo, che alla fine avrebbe dimostrato la resistenza e la
trascendenza della loro unione. Dopotutto avevano ripreso
a trascorrere momenti meravigliosi insieme. Con il passare
del tempo Katharine ricominci a ridere di gusto ai giochi
di parole di Frederick, ai suoi tanghi improvvisati in salotto,
alle sue buffonesche imitazioni di Gianni e Pinotto. A
quei tempi il fascino e il senso dell'umorismo di Frederick
non sembravano ancora venati di tragedia; Katharine non
aveva ancora cominciato a considerare il carisma e lo spirito
di suo marito come dei sintomi. Di recente le era capitato
di leggere che, lanciandosi in battaglia, i soldati ridono
a crepapelle. Forse il prolungato potere di Frederick su di lei
era da attribuirsi a un fenomeno simile.
Ma cos'altro avrebbe potuto fare? Forse, perdonando e
fngendo di dimenticare, si  imprigionata con le proprie
mani; forse, se quella sera non si fosse sentita male nel bosco,
gli avrebbe esposto il discorso che si era preparata. Forse
Frederick se ne sarebbe andato per sempre e forse lei
avrebbe avuto una vita migliore.

3.
Guardando il lago, Katharine lascia vagare i pensieri mentre
compie una rapida ispezione dei rami pi alti degli alberi,
in cerca delle prime tracce dell'autunno. Dopo cinque o
dieci minuti trascorsi in contemplazione, un passato corrotto
e un futuro rovinato sembrano eventi impossibili al
cospetto di quella stupenda giornata.
Ci sono stati bei momenti. S, non solo bei momenti,
ma interi anni buoni. E non  possibile che quei ricordi si
espandano e surclassino gli altri? Un bacio la sera in cui conobbe
Frederick, un pomeriggio felice a bordo della sua
barchetta, questo momento, questa vista feconda e perfetta
che ha davanti. La semplice felicit esiste, bisogna circondarsene
e stringerla a s. Con la forza di volont si pu scegliere
di credere in un'esistenza migliore, fino a farla diventare
la propria. Katharine pensa di richiamare Tat e cercare
di spiegarglielo. Spiegarle che lei non  debole, non  soltanto
una donna che si  lasciata influenzare da volont pi
potenti. La volont pi forte  la sua, e ha scelto di credere
che tutto andr per il meglio. Katharine si domanda se Tat
vi leggerebbe un'inclinazione alla trascendenza oppure all'autoinganno.
E gli altri cosa penserebbero?


CAPITOLO VI.
ORDINE A TUTTO.

1.
Allora ridevano tutti, pensa Albert Canon, usando queste
precise parole.  il tardo pomeriggio e lui percorre a grandi
passi la Depressione, deserta e silenziosa.
Allora ridevano tutti. Sono settimane che Canon si ritrova
a pensare queste parole, sentendone la potenza da talismano,
sperando di dar vita alla storia che suggeriscono. In
realt non aveva riso nessuno.
Certo, quando decenni prima aveva cominciato la sua
ricerca sul modo di osservare e misurare empiricamente il
funzionamento degli ospedali psichiatrici, alcuni dei suoi
colleghi avevano espresso un certo scetticismo, chiedendosi
se il caos connaturato a qualsiasi manicomio potesse essere
sviscerato ed espresso in dati, e se la gestione di tali istituti
non fosse pi un mestiere che si imparava in una vita
fatta di piccoli aggiustamenti e migliorie. Ma in verit quegli
stessi scettici avevano poi espresso la loro gratitudine per
le scoperte di Canon. Eppure, nel suo studio nello scantinato
della Memorial Hall di Harvard, l'accademico Canon
si sentiva perennemente assediato dai professionisti del settore:
possedevano lo stesso genere di malriposto e rude
compiacimento dei sindacalisti, e vantavano una superiore
conoscenza di come le cose andavano gestite ai massimi livelli
soltanto perch avevano passato la vita intera in trincea,
scavando a mani nude.
La verit, Canon lo sa,  che le complessit del lavoro
quotidiano in un ospedale psichiatrico possono facilmente
diventare una nebbia di guerra. Come gli alti comandi militari,
gli psichiatri con maggiori responsabilit devono mantenere
una certa distanza clinica, una lucidit empirica. Proprio
oggi, per esempio, il dottor Higgins si  fatto prendere
dal panico di fronte all'impossibilit di calmare Marvin dopo
la sua esplosione nel corso della seduta di gruppo, e ha di
nuovo suggerito l'estremo ricorso alla terapia elettroconvulsiva.
Terapia elettroconvulsiva! Marvin ha bisogno di essere
lucido per affrontare gli avanzatissimi meccanismi di difesa
del suo grave disturbo psicotico. L'ultima cosa che gli serve
 una scarica da centocinquanta volt che gli confonda le
idee. Ma Canon si ripete che nessuno  esente da colpe, in
fondo siamo soltanto esseri umani.  proprio questa consapevolezza,
in realt, il cuore della ricerca che ha condotto e
delle conclusioni a cui  giunto e che ora sta applicando.
Tutti dobbiamo riconoscere la nostra umana fallibilit,
prima ancora che lo facciano i pazienti; manteniamo l'uniformit
e il controllo riconoscendo in che modo siamo
diversi e le cose su cui sentiamo di non esercitare alcun potere.
Canon sa di non essere perfetto. In questo preciso momento,
per esempio, sta percorrendo le corsie di Upshire
nella penombra del crepuscolo per recarsi dalla sua amante.
Ancora per poco, pensa.
Si sente mai in colpa? Non esattamente. No,  proprio
questa la sorpresa della sua prima relazione clandestina. Ci
che prova quando si corica a letto accanto alla moglie  invece
una sorta di ripugnanza. Non che provi disgusto per la
sua amante, per la moglie o per se stesso. Canon, che ha
dedicato vent'anni di carriera allo studio dei motivi psicodinamici
del comportamento umano, cerca di non pensare
a questa oscura repulsione; ma decide di mettere fine al pi
presto alla relazione e alla sensazione che lo attende sempre
subito dopo l'orgasmo, inevitabile come il rilassamento
postcoitale.  lui a controllare la situazione, si dice. Questa,
pensa spesso,  la sua unica vera dote: la capacit di distinguere
sempre la verit dall'illusione e poi di radicare la
prima nella seconda, facendola implodere.
Senza esitare come fa spesso, ormai deciso, Canon apre
la porta dello studio. Presto metter fine a quella storia.
Sar un momento dolce-amaro, pensa, come l'addio di un
soldato all'innamorata prima di partire per un'altra campagna;
nulla, nemmeno una donna, lo distoglier o dissuader
dalla chiamata del dovere.
In un primo tempo, tuttavia, pensa che lei non sia venuta.
Seduto da solo nella stanza vuota, sente sorgere in s
qualcosa di simile alla solita ripugnanza, qualcosa che nasce
dalla repulsione ma  pi sanguigno, una sensazione quasi
identica a quella provata quando Jeff Wittgenstein, suo
compagno di studi al corso di specializzazione di Yale, era
stato nominato professore associato mentre lui era rimasto
un semplice incaricato. Lei non  venuta. Ha deciso per
prima.
C' sempre un equilibrio di potere in queste cose. C'
sempre qualcuno che ha il controllo della situazione. Ed 
sempre lui. Per lei non  venuta. La relazione  finita. Canon
vorrebbe tanto non trovarsi in quell'ufficio con il proprio
fallimento, la propria impotenza. Vorrebbe essere a
letto con la moglie, o perfino a guardare la televisione con
i bambini, ma sa che da questo momento ogni suo gesto
sar appesantito dalle autorecriminazioni. Lei non  venuta.
Lui stava comunque per mettere fine alla storia; qualche
altro incontro e avrebbe sistemato la faccenda. La tresca si
sarebbe conclusa lasciandogli la malinconica soddisfazione
che si era prefigurato.
Nella penombra Canon si intravede nell'antico specchio
dalla cornice dorata appeso accanto alla libreria. Da
circa cinque anni ha adottato una nuova strategia con gli
specchi, usandoli soltanto da vicino e limitandosi a osservare
i dettagli: la scriminatura dei capelli, la grana della
barba, gli spazi fra i denti che sembrano trattenere i rimasugli
alimentari pi di quelli di altre persone. Ha imparato
a osservarsi nei dettagli perch, guardandosi nella propria
interezza, rischierebbe di sentirsi come un malato di Co-
tard, stupefatto alla vista dello sconosciuto che l'osserva
dallo specchio.
Nel profondo, le sue ambizioni ed energie sembrano soltanto
crescere. Si potr anche biasimarlo, ma lui vede il
mondo come lo vedono i giovani: ne nota i difetti, le ipocrisie,
il bisogno di innovazione e vuole essere lui ad apportare
i cambiamenti necessari. In superficie, tuttavia, le sue
sembianze si sono gonfiate e distorte. Ogni poro delle
guance  deformato come un segno di pennarello su un palloncino
gonfio; la carne comincia a penzolare da quella che
un tempo era l'attraente, spigolosa linea della mascella.
Guardandosi nella penombra dello studio, Canon si affloscia
in preda a qualcosa di simile alla solita ripulsa che segue
l'eiaculazione.
Ti piace quello che vedi?
Trasale. Quando si gira di scatto, il suo ventre ondeggia
per la forza centrifuga. Lei  l, seduta sul divano dei pazienti.
Canon non pu fare a meno di sorridere, assaporando il
lento adattamento dei propri occhi al buio che la svela lentamente,
come nella danza col ventaglio del vaudeville.
Pensavo non fossi venuta.
Non avrei dovuto farlo.
No, probabilmente no.
Canon le si  avvicinato, ma non troppo; una delle natiche
del suo deretano sempre pi ampio  appollaiata sull'angolo
del divano. Le tocca una spalla, immerge le dita
carnose nella trama quasi impercettibile dei capelli. La sua
decisione, cerca di ripetersi, la sua risoluzione. Lei  qui e
tu l'avrai, ma presto metterai fine alla storia. La curva della
sua schiena sotto la mano, la bocca che la vuole con un
desiderio pi forte di qualunque brama.
A cosa serve la sua risoluzione? Per un momento, finito
l'atto sessuale, Canon eseguir, come di regola, la rituale
recita mentale sull'immoralit di tutto questo e sulla necessit
di porvi fine, ma la sua determinazione sar falsa come
sempre. Dopotutto queste cose sono pi forti dei ragionamenti
e delle risoluzioni. Pi forti della logica. Ed ecco, di
nuovo, la ripugnanza.

2.
Il volume della televisione  ormai perennemente regolato
su una via di mezzo tra assordante e stordente. Anche chiudendo
la porta della stanza non si pu fare a meno di udirla.
Per Frederick il volume esagerato della televisione  un
altro motivo di tremenda irritazione. Eppure a volte, quando
 solo in camera e sente entrambi i suoni frastornanti di
Ingersoll, la televisione e le grida,  grato di potersi concentrare
sul cicaleccio televisivo. Altre volte, come questa
sera, si siede sul divano insieme ai catatonici e si abbandona
all'ascolto.
Un servizio speciale sul nuovo grattacielo in centro elenca
statistiche accompagnate da alcune riprese aeree. Frederick
rivolge alla televisione una distratta attenzione, finch
avverte una presenza alle sue spalle. Si volta e vede il
suo compagno di stanza, a quanto pare attirato dall'audio:
Schultz, in una delle poche occasioni in cui non lo vede
impegnato a lavorare. Anche Lowell, seduto in un angolo
con una copia del Colosso di Sylvia Plath, riconosce l'eccezionalit
del momento.
 appassionato di architettura, professore? gli domanda.
Di questo grattacielo dovremmo esserlo tutti risponde
Schultz.
Frederick  perplesso da tanta ammirazione. Certo, la
nuova torre  un'impresa architettonica notevole. Notevole
come il loro nuovo psichiatra in capo, con la sua arroganza,
la ferrea sicurezza nella propria imponente novit, senza
alcun rispetto per la storia. Ma per Frederick, cos come,
sospetta, per gran parte degli abitanti del New England, il
grattacielo rappresenta anche una grave irriverenza in vetro
e acciaio nei riguardi di una citt, piena di ghirigori decorativi
e ornamenti coloniali, che si  sviluppata nell'arco di
quattrocento anni e che ancora regala curiose sorprese a
coloro che ne percorrono le strade, per le sue grandi e piccole
stranezze architettoniche. Il grattacielo, realizzato nel
nuovo International Style, si erge sulle eleganti case a schiera,
sui ciottoli e sui lungomare come un enorme dito medio
proteso dalla nuova America postbellica.  la folle visione
di accademici che sognano citt concettuali quasi del tutto
prive di relazioni con i luoghi in cui la gente vive. Frederick
non capisce come Schultz possa amarlo.
Rendendolo di gran lunga l'edificio pi alto del New
England... sta dicendo la televisione.
Schultz osserva, la penna momentaneamente sospesa sopra
il quaderno. Poi il servizio si conclude, la linea passa al
meteorologo e la stilografica del professore riprende a scorrere
alla velocit di sempre mentre lui fa ritorno verso la camera,
rischiando ripetutamente di sbattere contro il muro.
Il pomeriggio cede improvvisamente il passo alla sera -
 arrivato l'autunno, ormai non c' pi dubbio - e gli alberi
fuori dalla finestra diventano ombrosi schizzi a carboncino;
la grandiosit coloniale degli altri reparti si riduce a una
costellazione di fioche lampade al tungsteno. La dose di
mezzogiorno di Miltown ha cominciato a svanire, e Frederick
ha l'impressione che qualcosa in lui si sia improvvisamente
liberato. Riesce a buttare gi due paragrafi prima di
sorprendersi a inciampare sulle parole per l'eccesso di energia
nervosa. Scrive:
Tutto ci che volevo era convincere te e le ragazze che qualcosa
era possibile. Che il duro lavoro e l'amore e la ragione sarebbero
stati sufficienti a trasformare le nostre vite in qualcosa che niente
avrebbe mai potuto sottrarci del tutto. Ho cercato di essere
quello che tu mi imploravi di essere, quello che dovrebbe essere
un genitore. Stabile. Ho cercato di non tradire mai le mie incertezze.
Ricordo una sera, a Graveton, in cui avevo bevuto. Tu avevi
detto alle ragazze che stavo lavorando, ma la verit era che erano
tornate le tenebre, come fanno sempre. E cos avevo cercato di
riempire il baratro nel solito modo vigliacco, con il bourbon.
Non so quando rientrai, ma so che non era un'ora normale.
Avevo avuto un incidente con l'auto ed ero coperto di sangue.
La cosa per non mi sembrava rilevante. Anzi, forse desideravo
il dolore, volevo che eclissasse il resto. Ma poi fu Susie a venire
alla porta. L'apr, e il padre che conosceva era sparito. Al suo
posto c'era qualcosa di mostruoso. Fu la prima volta che mi resi
completamente conto di aver fallito. Lei mi guardava e io mi
resi conto che capiva che non ero in me, che non esisteva un
me.
I due ragazzi della Crew Crew hanno concluso il loro turno
e vengono sostituiti da un ragazzo comicamente indolente
( uno studente part-time di filosofia alla Boston
University e gira quasi sempre con una copia di Significato
del significato nella mano sinistra) e dalla giovane Rita
Weld, l'unico membro dello staff con cui Frederick abbia
una qualsiasi forma di rapporto umano. Perch negarlo? Il
fatto che sia bella aiuta non poco. Forse non bella nell'accezione
comune, non una bellezza da copertina, ma che si
adatta e cambia a seconda dell'oggetto delle sue attenzioni,
mentre la sua espressione riflette con giovanile partecipazione
gli stati d'animo che si  ormai talmente abituati a
gestire in segreto, vergognandosene, da dimenticare che
possano essere vissuti anche da altri.
Ehi, salve!  il saluto di Rita. Oggi sembra pieno di
energia.
Frederick si rende conto che stava misurando a passi nervosi
i pochi metri fra una parete e l'altra della corsia.
Sono solo un po' agitato si sorprende ad ammettere.
Non so perch. C' qualcosa nell'aria, stasera.
A differenza dei freddi, stupidi Crew Crew, che sembrano
l soltanto perch bisognosi di un impiego e ansiosi di
esercitare il potere garantito dal loro ruolo, Frederick sospetta
che Rita si trovi alla Mayflower per l'altro motivo.
Lei appartiene a una diversa tipologia di assistente sanitario,
molto pi diffusa nella precedente amministrazione e
alquanto comune, da quel che lui ricorda degli aspiranti
psichiatri conosciuti ai tempi dell'universit, nella psichiatria
in generale. Rita, pensa,  qui per entrare in contatto
con la follia. Forse per imparare qualcosa dalla malattia
mentale ma anche, cosa pi importante, per imparare a tenerla
a distanza.  per questo, pensa Frederick, che l'infermiera
migliore, ed  anche per questo che non rester l
per molto.
 fortunato dice Rita posandogli una mano sulla spalla,
come se quello fosse il solito modo in cui il personale
tocca i pazienti. Presto potr mandar gi la pillola che la
metter KO.

3.
La chiamata dei Morlock, la fila per la sbobba, una cena
silenziosa e repellente. E poi le pillole, con le loro irrefutabili
pretese soporifere.
Un'ora dopo mio nonno  tornato a letto e l abbassa
gli occhi sulla propria pietosa immagine. I pantaloni del
pigiama sono forniti dall'ospedale, le calze sono slabbrate
sulle punte delle dita. Una visione patetica, da moribondo.
Dovrebbe presentarsi un prete per amministrargli l'estrema
unzione. Queste non sono le gambe, questi non
sono i piedi di un uomo che ha vissuto met della sua vita,
al culmine delle proprie responsabilit. Sono le gambe di
un invalido.
Fuori dalla finestra i corvi emettono versi in lontananza.
Sopra gli alberi i pipistrelli tracciano parabole squittendo
nel crepuscolo, infuriati per l'assenza di mosche. Le gocce
di condensa sui vetri anticipano la nebbia che domani caler
su Boston, un preavviso dell'inverno.
Dietro ogni cosa c' una richiesta di attenzione, ciascuna
 gravida di oscure implicazioni. Di fronte alle
oscure implicazioni di tutto, perfino delle gocce di condensa
sul vetro, Frederick deve pensare ad altro.
Guarda il professor Schultz, che come sempre borbotta
fra s. Sono giorni che Frederick ci riflette su;  arrivato
addirittura ad annotare potenziali approcci sul quaderno,
complicate domande di linguistica e semiotica con cui
potrebbe persuadere il compagno di stanza a condividere
qualcosa del suo forse folle, forse brillante progetto e,
chiss, magari addirittura di se stesso. Ma ora Frederick
dimentica gli appunti e gli rivolge una domanda diretta.
Shlomi, posso chiederti a cosa stai lavorando?
Oh, pi che altro esperimenti.
Capisce che Schultz ha inteso dargli una risposta seria,
e si chiede se avrebbe mostrato la stessa disponibilit
senza il suo intervento nel corso della terapia di gruppo
quel giorno.  fiero della propria piccola ribellione contro
Canon, e gli piace pensare che, prima di quel pomeriggio,
Schultz sarebbe stato ancora pi evasivo, limitandosi
ad agitare le mani e a esclamare: Oh, lavoro, lavoro!
Esperimenti su cosa, di preciso?
Oh, be'... fa Schultz voltandosi verso di lui. Frederick
lo scruta in volto, alla ricerca di qualche traccia della
precedente disperazione. Forse  ancora l. Forse, ma lui
non riesce a vederla dietro il vivace, quasi fanciullesco
entusiasmo del compagno di stanza. Forse Canon non si
sbaglia, quanto meno a proposito di Schultz e delle sue
rimozioni.
Presto sar pronto a fornire una spiegazione ufficiale
e completa spiega Schultz. Per il momento posso solo
dire che  un tentativo di combinare linguistica e antropologia.
Una sorta di scavo verbale, s?
A quel punto torna a dedicarsi al suo quaderno. Come
un bambino esausto che si addormenta appena viene
messo a letto, lui riprende subito il lavoro.
Frederick ripensa alla sua esplosione durante la seduta
di terapia. Lo rivede mentre si erge come uno strano
stregone e si domanda se davvero sia in grado di evocare
visioni, se adesso, scribacchiando e borbottando, non stia
facendo proprio questo. Forse, si dice, la visione  quella
della sua famiglia. Forse dovrebbero lasciarlo tutti in pace
nel suo rifugio, un rifugio che agli altri sembra folle ma
che a lui permette di sovrapporre un altro mondo, dove si
parlano strane lingue, all'insopportabile realt del tempo
che passa, lasciando dietro di s il caos e perdite irreversibili.
Frederick chiude gli occhi e si sforza di scacciare il Mil-
town e il sonnifero dalla propria coscienza, fingendo che il
secondo guanciale, quello stretto fra i gomiti e le ginocchia
piegate, sia sua moglie. Per un momento sembra quasi riuscirci,
e una gioia malinconica si intrufola ai margini della
sua coscienza.

4.
C'era un che di ironico, ammetteva Schultz (o meglio aveva
ammesso, quando ancora simili considerazioni lo interessavano),
nel fatto che fosse riuscito ad ascendere alle
vette rarefatte dell'accademia senza avere nemmeno il diploma
dell'umile yeshiva di Bolbirosok. Quando suo padre
si era trasformato in un macabro frutto penzolante dall'albero
in riva al fiume, mancavano pochi mesi alla fine dei
suoi studi. Da allora il volume del linguaggio segreto di
Schultz era cresciuto di giorno in giorno, tacitando le normali
parole dei suoi studi. Ma lui aveva primeggiato sui
compagni cos a lungo e in modo cos spiccato che alla
yeshiva aveva accumulato un certo bagaglio accademico,
sufficiente, aveva concluso il comprensivo rabbino, per una
laurea presa in anticipo. Il rebbe aveva falsificato la media
dei suoi voti e alla cerimonia di laurea, quando a Schultz
era stata attribuita la lode, i suoi compagni di studi avevano
dovuto trattenersi, imponendosi di rammentare gli orrori
che l'avevano colpito, per tacitare la gelosia e l'amarezza.
L'anno successivo alla laurea, tuttavia, Schultz non aveva
suscitato ulteriori invidie: si era rinchiuso nel piccolo studio
sul retro della libreria, che ora era sua, anche se solo
sulla carta. In realt era diventata il dominio dell'ex assistente
part-time di suo padre, l'anziana vedova Abrams,
che aveva abbandonato il semipensionamento per occuparsi
del negozio e del suo farfugliante erede. Deragliando
di rado dal breve tragitto fra la scrivania e il letto, il giovane
Schultz richiedeva ben poche attenzioni a livello pratico.
Tutto ci che poteva fare, comunque, la vedova Abrams
lo faceva, preparandogli i pasti che lui consumava a met

o solo per un terzo e cambiandogli le lenzuola molto pi
spesso di quanto fosse necessario. Sembrava esserci, per
l'anziana donna, una relazione inversamente proporzionale
fra gli oneri fisici e quelli emotivi imposti da Schultz.
Preoccupata per lui, rimpiangeva di non poter fare di pi
con le sue mani. Ma Schultz non aveva quasi bisogno di
nulla, dopo aver ridotto la propria esistenza a una semplicit
pi che monastica. Mentre i suoi ex compagni gozzovigliavano
e bevevano e in generale combinavano il genere
di guai di cui le vecchie generazioni vanno fiere a met,
l'intera vita del giovane Schultz era ormai confinata ai
diciotto metri quadrati dell'ufficio sul retro del negozio, da
cui a volte la vedova Abrams lo udiva parlare la sua lingua
priva di senso. Un universo privato racchiuso in un magazzino.
Se non altro legge ancora rispondeva la vedova, quando
qualcuno si informava sulle condizioni di Schultz. Ma la
verit era che ci che vedeva somigliava di rado alla lettura.
Era vero che Schultz sedeva davanti ai libri, ma spesso era
chino su di essi al punto che le sue ciglia ne sfioravano sicuramente
le pagine. A volte accostava un lato della testa al
volume come se stesse leggendo con le orecchie, invece che
con gli occhi. E la cosa pi inquietante di tutte era che sezionava
i tomi con un tagliacarte e appendeva le pagine alle
pareti della stanza. Quando la vedova Abrams apriva la
porta le pagine frusciavano in sequenza, come le scaglie di
un mostro mitico e indescrivibile. Sembrava che Schultz
stesse dando forma a qualcosa di vivo, una creatura-stanza
che un giorno o l'altro avrebbe preso vita e divorato tutti e
due.
La vedova chiese aiuto ai suoi concittadini, e loro fecero
ci che poterono. Il Mohel, Isaiah Kogen, appartenente alla
generazione che credeva ancora a cose come il malocchio,
esegu una partecipata serie di rituali. Marion Levine, matriarca
della famiglia pi abbiente di Bolbirosok, giunse alla
conclusione che il ragazzo avesse semplicemente bisogno di
una famiglia e lo invit pi volte a varie escursioni con la
propria. Ma mentre i suoi figli adolescenti bevevano vino di
nascosto, raccontavano poco probabili avventure sessuali e
si rincorrevano nei boschi, Schultz se ne stava semplicemente
seduto come un Buddha sulla coperta da picnic,
borbottando verso qualsiasi cosa si ritrovasse davanti. I giovani
Levine pregarono la madre di non invitare pi quello
strano ragazzo, e presto lei capitol. La vedova Abrams consult
ovviamente anche il medico del villaggio, ma gli sforzi
del dottor Dreyfuss si rivelarono infruttuosi come quelli
di chiunque altro. Schultz, con i suoi febbrili entusiasmi,
aveva sempre avuto una temperatura basale elevata, caratteristica
che il dottor Dreyfuss interpretava come il sintomo
di una febbre persistente. Aveva visto febbri provocare deliri
simili anche in altri e concluse, nel suo tipico modo
pseudoscientifico, che l'organismo di Schultz dovesse aver
scambiato il dolore per qualcosa di invasivo, per un'infezione
da combattere. Prov diverse soluzioni per abbattere la
febbre di Schultz - panni freddi, lunghe immersioni nel
fiume Bobir, dosi radicali di aspirina -, riuscendo a ridurre
temporaneamente la temperatura, ma senza mai far cessare
i farfgliamenti. Da parte sua, Schultz non approvava n
disapprovava i trattamenti: erano eventi esterni, irrilevanti,
eclissati da ci che lo impegnava nel profondo.
Il dottor Dreyfuss, se non altro, fu abbastanza umile da
riconoscere il fallimento. Convoc cos un giovane psichiatra
di Vilnius, il quale intavol con Schultz una parvenza di
colloquio, il massimo che si potesse ottenere da due persone
che parlavano lingue incompatibili. Dopo l'incontro, il
medico fece molta fatica a chiarire alla vedova Abrams la
differenza fra malocchio e schizofrenia.
Molti fra gli abitanti di Bolbirosok, tuttavia, accettavano
la condizione di Schultz come qualcosa di tragico, ma a
suo modo naturale. Parecchi tra loro erano abbastanza vecchi
da rammentare come la carestia del secolo precedente
avesse portato in superficie le rimarchevoli variet del dolore.
Sapevano che le perdite irreparabili potevano rendere
cupi, perversi, estatici, psicotici. La sofferenza era l'inondazione
che trasformava in un orrido precipizio qualsiasi stranezza
albergasse in una mente. Molti accettavano i borbotti
di Schultz come una strana manifestazione del dolore,
convinti che il ragazzo avesse soltanto bisogno di tempo.
Soltanto Reb Menachem Mendelsohn, l'eccentrico studioso
della Torah, contemplava una spiegazione pi ambiziosa
per le strane ossessioni e i mormorii di Schultz. Incuriosito
dal comportamento del ragazzo, un pomeriggio si
rec alla libreria. Sua figlia Irit, da sempre interessata al suo
complicato e cupo compagno di studi, lo accompagn e
finse di curiosare fra gli scaffali lanciando occhiate furtive
all'interno della stanza foderata di fogli, dove suo padre,
seduto per terra, cercava di parlare con Schultz.
Reb Mendelsohn gli rivolse molte domande, domande
che Schultz non poteva udire. Lo studioso credette di decifrare
qualche episodico tentativo di risposta, ma il ragazzo
non si rendeva nemmeno conto di parlare. Eppure i suoni
che provenivano dalla sua bocca avevano il potere di farlo
rabbrividire. Che cos'era, non pot fare a meno di chiedersi
Mendelsohn, a farlo tremare in quel modo? Era la semplice
piet per quel povero ragazzo in preda al suo dolore,
escluso dalle parole come un animale? Oppure erano i suoni
in s? Ci che il ragazzo borbottava non aveva palesemente
alcun senso, eppure ciascuno di quei suoni sembrava
echeggiare nel profondo del cranio di Mendelsohn, come
quando i fedeli intonavano lo Shema in sinagoga.
Puoi provare a spiegarmi cosa vuoi dire? Senti delle
voci? Riesci a udirmi? domandava lo studioso. Schultz lo
guard e poi, in modo apparentemente casuale, liber una
poderosa esplosione di sillabe, come se dentro la sua laringe
si nascondessero le campane di una chiesa. Al termine
del colloquio Mendelsohn lo invit a casa propria non
appena si fosse sentito un po' meglio, e Schultz in risposta
abbozz quella che sembr una scrollata di spalle.
Reb Mendelsohn si punt le mani sulle ginocchia, si alz
e usc dalla stanza rivestita di scaglie cartacee. In piedi dietro
di lui, Schultz ne osserv una versione deformata allontanarsi
al di l del vetro incurvato della finestra. Il locale
principale della libreria emetteva come sempre il suo
Fu allora che la vide. Apparteneva al suo passato, l'altro
territorio che aveva abbandonato, popolato da individui
che non gli somigliavano pi. L'altro territorio: sapeva, a
livello astratto, di provenire da l, ma sentiva di avere gi
trascorso un'intera esistenza da esule nel suo nuovo mondo.
Ma la visione di Irit, la ragazza che un tempo aveva amato,
era una porta che si spalancava su una soffitta interiore. L
dentro, scopr con sorpresa, erano ancora conservate le
complessit del suo passato. E in quel momento gli sembr
possibile recuperarlo.
Non aveva bisogno di parole tratte dalla lingua pi vera,
quella che parlava solo a lui. Ne esisteva una sola, sufficiente
a esprimere ci che provava. Ed era una parola ordinaria.
Irit disse, e lei si volt.

5.
Giunto a met di Madhouse Hill, Canon percorre al volante
della sua Ford Edsel la strada serpeggiante che dal suo
grandioso ospedale scende agli squadrati prefabbricati postbellici
della Belmont in cui vive la media borghesia. Questo
momento della sua serata ricorda molto l'effetto delle prime
molecole di Miltown che raggiungono le coscienze dei suoi
pazienti: l'euforia della giornata svanisce con sorprendente
rapidit. Ora non  pi il capo della Mayflower,  soltanto
un uomo in giacca e cravatta che torna a casa dal lavoro. Sul
versante opposto di Belmont, dove il terreno riprende a salire
(gli hanno detto che d'inverno, quando gli alberi saranno
spogli, da l potr vedere il suo manicomio), Canon arriver
alla sua nuova abitazione. La casa sar fiocamente illuminata
dalle lampade che sua moglie ha voluto: lampade Tiffany,
gradevoli all'occhio ma in grado di offrire soltanto una penombra
da pub. Nel vederlo sua moglie mostrer la solita
indifferenza, rivolgendogli un cenno del capo mentre legge
un romanzo o  impegnata in una conversazione telefonica.
Lui si mostrer gentile, domandando in tono gioviale come
pu contribuire alla cena. Lei lo guarder di traverso. Si renderanno
entrambi conto che le sue manifestazioni di cortesia
hanno il solo scopo di dimostrare una presunta benevolenza;
pur non avendone la certezza, sua moglie dovrebbe
essersi ormai accorta che c' un'altra. I bambini dimostreranno
scarso interesse per lui, indipendentemente da ci che
potr fare per soddisfare i loro desideri. Ha portato qualche
regalo? Possono guardare la tiv dopo aver finito i compiti?
D loro il permesso di stare svegli fino alle dieci? Nel suo
ufficio in cima all'alta collina, Canon  sempre attento e
deciso. Ogni problema  identificato, classificato, soppesato
e affrontato in modo da giungere a una rapida risoluzione.
Ma a casa le intenzioni rimangono inespresse, le motivazioni
sono sconcertanti e le discussioni sempre, sempre inquietanti.
Le fioche lampade Tiffany, le occhiatacce di sua moglie,
i bambini che litigano per un nonnulla. Anticipando tutto
questo, Canon ripete l'atto di trascendenza mentale che ha
perfezionato da quando ha assunto la direzione della Mayflower.
Come quando giace lontano da sua moglie, nel letto
coniugale che ormai condividono raramente, come quando
lei gli ordina di guardare (di sopportare) Il Club di Topolino
insieme ai figli, Canon cerca di essere silenziosamente
produttivo, di riflettere sui potenziali problemi della giornata
e sul modo di risolverli. Pensa al modo in cui Truman,
nel reparto dei pi giovani,  riuscito a usare un coltello
della mensa per riprendere le proprie automutilazioni e
decide di valutare l'eventuale uso di posate di plastica. Pensa
alle eterne seccature causate dalle arrugginite tubazioni
vittoriane di Upshire e si domanda se non sarebbe pi sensato,
dal punto di vista economico, rifare l'impianto idraulico
da cima a fondo.
Canon pensa a mio nonno. Per far s che i risultati che
otterr alla Mayflower vengano riconosciuti, sa che dovr
occuparsi personalmente della raccolta di prove empiriche.
Fin dal suo arrivo sta cercando un piccolo gruppo di pazienti
(quattro o cinque al massimo) da utilizzare come
esempi emblematici nella ricerca che al termine del suo primo
anno di direzione pubblicher sul New England Journal
of Medicine. Anche se quasi tutti i pazienti vengono seguiti
dagli psichiatri di livello inferiore assegnati a ciascun reparto
(Higgins si occupa di quello maschile), Canon condurr
personalmente le terapie individuali dei prescelti. In questo
momento decide di far entrare Frederick Merrill nel gruppo
selezionato, e resta immediatamente colpito dalla propria
ingegnosit: Frederick Merrill (che forse  un maniaco-
depressivo come ha diagnosticato Wallace, ma pi esattamente
potrebbe trovarsi sul crinale fra nevrosi e psicosi)
sar un affascinante soggetto di esame proprio a causa della
natura ambigua della sua malattia. Canon intuisce anche che
la proposta far presa sul narcisismo che ha individuato essere
uno dei sintomi primari del disturbo di Merrill e disinnescher
il comportamento antisociale cui tipicamente d origine,
rendendo l'ambiente pi positivo anche per gli altri.
V,ambiente sociale, il mantra di Canon. L'ambiente sociale
 il vero scenario della terapia. E questo che i suoi predecessori
e colleghi non riescono a vedere chiaramente; ed 
proprio questa consapevolezza che garantir a lui una posizione
duratura nella storia della psicoterapia. Gli psichiatri
possono passare solo un tempo limitato con i loro pazienti.
Alla fin fine, il successo con un paziente dipende dagli altri
pazienti, da un'atmosfera sociale produttivamente terapeutica.
Ma quest'atmosfera non si crea per caso. Il grande compito
dello psichiatra in capo  controllare, modellare, addirittura
manipolare ogni aspetto delle vite dei pazienti, fino a
dare forma all'ambiente pi salubre. Canon sa che  possibile
che gli inservienti e le infermiere lo considerino esagerato.
Tuttavia bisogna tenere presente ogni singolo dettaglio.
Con enorme forza di volont, profonda attenzione, decisioni
meditate e disciplina rigorosa, i malati di mente possono
essere guariti.  possibile formulare una complessa,
elaborata equazione con un'unica soluzione possibile.
Canon  fermo a un semaforo a quattro o cinque isolati
dalla base della collina. Nello specchietto retrovisore riesce
appena a distinguere le luci di Upshire. C' una tale quantit
di dettagli da considerare e valutare... Le ore della giornata
quasi non sono sufficienti. E cos decide: mentre sua
moglie lo ignorer sparlando di lui al telefono con le amiche,
mentre i suoi figli non faranno che chiedere, chiedere,
chiedere, lui passer mentalmente da una stanza all'altra, da
un paziente all'altro, cercando i difetti ed eliminandoli. Ci
vorr una dose immensa di concentrazione e volont, ma
lui cercher di mettere ordine a tutto.


CAPITOLO VII.
TUTTI SANNO.

1.
La chiesa, il suo semplice spazio bianco, la sua rarefatta
atmosfera puritana. Il pastore Hank James, che rispecchia
l'austero tema dell'edificio con la sua testa di radi capelli
bianchi e con il sermone, che in una lingua arida racconta
di peregrinazioni nel deserto. Di fronte a lui, a gruppi di
quattro, cinque e sei persone, madri e padri con le rispettive
progenie, tutti nei semplici vestiti della domenica. Nella
parte anteriore della chiesa, a due file dal pulpito, la famiglia
che un giorno sar la mia: nonna Katharine, le zie Rebecca,
Louise e Jillian e mia madre, Susie. Mio nonno  assente.
Quando Katharine alza la testa per una frazione di
secondo, durante un'altra recita del Padre Nostro, intercetta,
dall'estremit opposta della fila, quella che interpreta
come un'occhiata indagatrice da parte di Donna Littleton,
la migliore amica di Tat. Suppone che non sia affatto casuale.
Seduta con la famiglia accanto a quella di Donna, Tat si
accorge dell'occhiata e sembra pensare la stessa cosa. Non
riesce a nascondere il panico e cerca di attirare l'attenzione
dell'amica sul programma che tiene in mano.
 la prima domenica di ottobre. I fedeli della chiesa
congregazionalista di Graveton si alzano e si siedono, recitano
preghiere e chinano la testa ripetutamente fino al momento
paventato da Katharine, quello in cui, sulle note del
coro, si dirigono nell'atrio per il t con pasticcini che la
chiesa offre la prima domenica d'autunno di ogni anno,
un'occasione per ritrovarsi e parlare dell'estate appena trascorsa.
E cos  finalmente arrivato il momento della verit. I sospetti
e le voci troveranno conferma. Il capo della loro famiglia
 assente, e ora lo sanno tutti. Tutti gli altri padri ci
sono; tutte le altre famiglie sono riemerse dalle rispettive
estati, prosperose, intatte e pronte a rimettersi al lavoro. 
ottobre ormai, Frederick manca da tre mesi e Katharine
non si concede pi il lusso di pensare alla data del suo possibile
ritorno.
Katharine e le figlie percorrono lentamente la navata
centrale della chiesa fra le altre famiglie nei loro abiti autunnali.
La famiglia Merrill non indossa nulla di nuovo,
visti i costi della Mayflower e l'interruzione del reddito di
Frederick. Il lavoro  ripreso e sono cominciate (o almeno
cos sembra a Katharine) le occhiate curiose e critiche e i
pettegolezzi.
Si rende conto che non pu pi continuare a nutrire
rosee previsioni. Non  possibile sapere quando Frederick
torner; evidentemente, la sua permanenza alla Mayflower
 qualcosa di pi di un riposo. Per non riesce ancora a
pronunciare quelle parole, quelle che gli opuscoli della
Mayflower evitano con cura allo stesso modo in cui le pubblicit
delle pompe funebri eludono la parola morte. Non
riesce ancora a dire psicosi, mania depressiva, follia. E cos ha
cominciato a cercare altri termini. Cosa c' fra la stanchezza
e la pazzia? Katharine ha individuato l'espressione esaurimento
nervoso, che finora ha usato soltanto con Tat quando
l'ha incontrata dal droghiere. Suppongo si possa definire
un esaurimento nervoso le ha spiegato, nel tentativo
di chiarire la sua precedente telefonata, e intimandole di
nuovo il segreto. Ma Tat ha chiaramente infranto la promessa.
Perch la famiglia Merrill fa appena in tempo ad
arrivare nell'atrio, e Susie a indicare i biscotti a sua madre,
che il pastore James si avvicina deciso, tralasciando il resto
del gregge. Le ragazze, incuriosite dalle sue attenzioni, si
dispongono in cerchio attorno alla madre.
Buongiorno! esordisce il pastore. Come ci sentiamo
stamattina?
In modo paradisiaco risponde Rebecca, fiera dell'ironia
piuttosto erudita che ha cominciato a ostentare nell'ultimo
anno.
James sorride e guarda le ragazze con un'espressione al
tempo stesso critica e benevola. Forse  lo sguardo di un padre,
ma di un padre diverso dal loro. Eccitate per il nuovo
anno scolastico?
Elettrizzate risponde Susie.
E lei come sta? domanda il pastore a Katharine. Ho
saputo che ha passato un'estate... difficile?
Katharine si stringe nelle spalle e pensa a come spiegare
l'accaduto. Semplicemente non ci riesce; non c' nulla,
nell'atrio di quella chiesa e in mezzo a tutti quegli amici e
vicini e alle sue figlie, che possa esprimere ci che lei vorrebbe
esprimere nel modo pi indolore. Cos si limita a
fare un sorriso malinconico mentre cerca qualche altro innocuo
argomento di conversazione: la preoccupazione per
i voti in matematica di Susie? Lo spauracchio dell'inverno?
Una riflessione sul sermone appena sentito?
Pap si sta solo riposando interviene Susie.
James sorride. Proprio quello di cui ha bisogno, ne sono
certo.
Susie tiene fisse le labbra in un sorriso fiero, ricambiando
l'occhiata materna con un'espressione di ostinata solidariet.
Ma a un tratto sul volto di sua madre vede qualcosa
di sorprendente, una vergogna nascosta fra le sopracciglia
contratte, che le fa spegnere il sorriso.
Katharine pensa che le figlie sappiano molto pi di
quanto lei ammetta con se stessa. Stanno solo recitando le
parti che sanno di dover recitare nella storia che lei cerca
di inventare, la finzione di una vita e di una famiglia migliori
di quanto non siano in realt. Katharine non  riuscita
a mantenere le distanze fra la verit e le sue ragazze.
Rivede il volto di suo padre, la sua altezzosa sicurezza.
Anni prima, dopo un Natale in cui Frederick, ubriaco, era
uscito di casa reggendosi in piedi a malapena, lui l'aveva
avvertita: I bambini capiscono pi di quanto non si creda.
Ma certo che capivano. Certo che le sue figlie capivano,
ogni volta che lo udivano bussare a mezzanotte passata e lo
vedevano sulla soglia di casa, che udivano le sue parole
sdolcinate o malevole, che notavano i lividi o addirittura il
sangue. Capivano ogni volta che il padre tornava a casa a
cena gi iniziata, puzzolente di bourbon, insieme a un invitato
a sorpresa, uno dei suoi amici ubriaconi o una donna
sconosciuta. Capivano la triste verit di ci che lo affliggeva
quando, sbronzo e volubile, borbottava contro chiss
quale astratto persecutore e se la prendeva con chiunque gli
si avvicinasse, superando la soglia dei rimproveri e abusando
verbalmente di loro, vituperandole per la loro ignoranza.
E pi che da quello che Frederick faceva, le bambine
avevano capito la verit sul padre da ci che non faceva:
dalle sue lunghe assenze, dai viaggi d'affari che si protraevano
per settimane, dalle interminabili notti passate fuori,
dai fine settimana trascorsi altrove, dall'apparente insofferenza
verso la propria casa. Il tenace sorriso di Susie rivela a
Katharine che le figlie hanno creduto alle sue allegre semplificazioni
soltanto per amor suo.
Katharine ha passato anni a nascondere ci che suo
marito voleva occultare, ma le ragazze hanno capito ugualmente.
Ha cercato di offuscare, quando  ormai chiaro che
avrebbe dovuto affrontare il problema. Ma in tutta la durata
del suo matrimonio ha osato farlo in due sole occasioni.
La prima quando, insieme a sua madre, aveva adornato
la propria rabbia di parole nobili e preparato la valigia;
la seconda non pi tardi della scorsa primavera. In quell'occasione
non c'era stato alcun monologo preparato in
precedenza. Le parole, irrefrenabili, erano venute fuori da
sole.
Un marted sera del maggio precedente, Frederick non
era ancora rientrato da un viaggio d'affari a Pittsburgh.
Alle due del mattino, con le ragazze che dormivano nelle
rispettive stanze e Katharine a letto, intenta a stendere l'amaro
elenco dei tradimenti di suo marito, la Oldsmobile
di Frederick aveva imboccato il vialetto d'accesso colpendo
il cordolo del marciapiede con un parafango. Katharine
non era andata alla porta ad accoglierlo, non gli aveva intimato
di salire piano le scale per non svegliare le figlie. Lui,
barcollando, era entrato nella camera da letto ancora illuminata
e aveva rivolto alla moglie un singolo, triste cenno
di riconoscimento, come se sulla via del ritorno non fosse
stato affatto sicuro che quella realt, quella famiglia che
aveva di nuovo tradito, esistesse ancora. Quando si era
coricato sul letto, aveva spento la luce e si era girato su un
fianco, Katharine aveva percepito l'odore di un'altra donna.
E all'improvviso tutto era venuto a galla: gli anni di silenziosi
rendiconti e recriminazioni avevano trovato espressione,
e la rabbia che aveva dentro si era finalmente
proiettata fuori.
Come fai? era esplosa. Come fai a mentirmi di continuo
e in modo cos stupido? Credi che sia un'idiota? Pensi
che non sappia? Come puoi mentire in modo cos banale?
Come puoi essere tanto patetico? Io so tutto, Frederick. Lo
so. Lo so. Lo so. So come si chiamano. So tutto di loro.
E per la prima volta aveva nominato le Innominabili, le
scellerate Aman del loro matrimonio. Sheila della banca.
Peggy Maxwell. Irene Mills. Devo continuare?
Mentre Katharine elencava i suoi tradimenti, Frederick
era rimasto perfettamente immobile, raggomitolato su se
stesso e in apparenza indifferente alle accuse. Era ubriaco,
probabilmente dormiva. E cos Katharine aveva fatto ci
che non avrebbe mai osato fare: aveva infilato la mano
nelle fauci del leone, toccando il marito ubriaco in modo
tutt'altro che gentile. L'aveva fatto girare verso di s con
tutte le sue forze, aspettandosi una reazione rabbiosa e
chiedendosi se, per la prima volta, l'avrebbe colpita. Perfino
quella avrebbe potuto essere una paradossale vittoria:
la sua crudelt si sarebbe finalmente manifestata in qualcosa
di visibile, la propria privata sofferenza avrebbe generato
un pubblico livido.
Invece lui aveva reagito in modo lucido e composto.
Nessuna messa in scena della sofferenza, nessuno spettacolo a sostenere i suoi dinieghi.
Katharine, io ti amo moltissimo, ma questa non sei tu.
Tu hai scelto di non vedere le cose. Di non vedere quelle
donne, allo stesso modo in cui da molto, molto tempo non
vedi pi me. Tu vedi solo quello che vuoi vedere. Tu, con la
tua rosea visione del mondo. In me c' qualcosa di sbagliato,
lo so, ma tu non vuoi vederlo. Perch pensi che abbia
bisogno di loro?
Come fai? era stato tutto quello che lei era riuscita a
rispondere. Come puoi amarmi cos poco?
Io ti amo enormemente.
Non posso pi vivere cos aveva dichiarato Katharine,
ed era sincera.
Frederick era andato a dormire nella camera degli ospiti,
ma pi tardi era tornato e l'aveva svegliata. Accesa la
lampada sul comodino, lei aveva visto che i suoi occhi avevano
perduto la lucidit di prima e ora guizzavano meccanicamente,
a scatti, come quelli di un uccello.
Cosa c'? gli aveva chiesto.
Hai ragione aveva risposto lui. Le dir di andarsene.
A chi?
Alla donna al piano di sotto. Non voglio nessun altro.
Voglio solo te. Glielo dir.
C' una donna di sotto? aveva domandato Katharine.
Ma gi sapeva che in casa non c'erano altre donne. Era capitato
di rado che la febbrile energia di Frederick, sotto l'effetto
deformante del bourbon, l'avesse portato a costruirsi
simili scenari, e Katharine non aveva cercato di riportarlo
alla realt. In quel momento aveva pensato alla semplice
parola che ora si sforza di non ammettere: follia. Non c'era
altro modo di spiegare la situazione.
Frederick era sceso al pianterreno, barcollando come un
sonnambulo nel buio. Aveva acceso le luci in tutte le stanze,
cercando di espellere una presenza immaginaria. Dopo
aver controllato due volte ciascun locale si era rivolto a Katharine,
in preda non all'inquietudine per la sua allucinazione
e nemmeno alla confusione, ma alla gioia.
Se n' andata!
Ah, s?
Andata per sempre. Aveva chiuso gli occhi con forza,
ponderando sul significato di quelle parole. Adesso siamo
soltanto noi. D'ora in avanti. Te lo prometto.
Ecco fino a che punto Katharine si  permessa di illudersi:
fino a pensare che quella decisione, seppur derivata
da un'allucinazione, potesse essere autentica.
Quella notte Frederick era nella sua versione peggiore,
ubriaco e in preda a una crisi maniacale. Ma aveva anche
ragione. Quella notte aveva creduto di vedere una persona
inesistente, ma a suo modo l'aveva fatto anche Katharine.
Ora le sembra di aver trascorso tutto questo tempo ad
amare e cercare di afferrare non il vero Frederick ma un altro,
uno spirito burlone che ogni tanto prende possesso del
corpo di suo marito e ci rimane abbastanza a lungo da regalarle
qualche momento di dolcezza o sollievo, un'amorevole
settimana o due, il tempo necessario a mantenere viva la
sua convinzione che lui esista.
Se non altro ora, pensa Katharine, le cose sono chiare.
Con l'assenza di suo marito non c' pi alcun falso Frederick
che possa distrarla, nessun imbroglione che possa riorganizzare
il passato secondo le esigenze del proprio affetto
e delle proprie necessit.

2.
Il pastore annuisce. Se mai avr voglia di parlare...
Forse vuole rendersi utile, ma Katharine capisce anche
che  una persona ordinaria a caccia di pettegolezzi e di un
contatto con la vaga celebrit che quel disastro le ha conferito.
Katharine vede il pastore non come lo vede dai banchi
della chiesa, un'eterea saggezza incarnata in un volto che
potrebbe essere stato dipinto da John Singer Sargent; lo vede
come una semplice persona che respira il suo marcio
respiro, con migliaia di oblunghe dentellature al posto dei
pori e lunghi denti da carnivoro. Vede Tat che, sul lato
opposto della sala insieme a Donna, la guarda come potrebbe
guardare un piatto che le viene servito prima che le sue
amiche abbiano ordinato, con una fame che deve fingere di
ignorare. A un tratto Katharine desidera solo allontanarsi
da quella chiesa, da quella gente.
Rivolge un cenno di saluto al pastore James, ignora Tat
e dice alle ragazze che  ora di andare. Sebbene non abbiano
ancora assaggiato la torta e non vedano le amiche dall'inizio
dell'estate, loro la seguono senza protestare.
Uscite dalla chiesa salgono sulla Ford Country Squire di
famiglia. Nella quiete dell'abitacolo, immerse nel suo odore
conosciuto, non dicono nulla mentre Katharine percorre le
strade che portano a casa.
Mia madre e le sue sorelle guardano scorrere la cittadina,
le scritte degli sconti d'inizio anno scolastico dipinte
sulle vetrine, l'autunno che gi tinge i rami pi alti degli
alberi.
Vostro padre ha avuto un esaurimento nervoso dice a
un tratto Katharine, sorpresa per prima dalle sue parole. Se
qualcuno ve lo chiede, potete rispondere cos.
Sul sedile anteriore, Susie si volta verso di lei.
Ha solo bisogno di un po' di riposo la corregge.
Lo spero. Ma non possiamo pi mentire a noi stesse.
Ha avuto un esaurimento nervoso.
C' un buio nel quale Katharine si  voluta addormentare,
un'oscurit di cui ha intravisto soltanto i margini, i
punti in cui era alterata e quasi visibile in rosee diffrazioni.
Ha distolto gli occhi da quell'oscurit, in cui suo marito s'
infuriato e ha pianto, ha discusso e scopato. Ma adesso
capisce: possiamo anche insistere nelle nostre rosee visioni,
ma la notte arriva sempre, e nasconde ci che nasconde. E
non c' alcun modo ottimistico di guardare quel buio.
Katharine ha quattro figlie e un marito in manicomio.
L'inverno  alle porte e il denaro sta per finire. Il suo matrimonio
 fallito, lo sanno tutti ormai, e lei non ha veri amici.
I suoi parenti hanno voltato le spalle prima a suo marito
e adesso lo stanno facendo anche a lei. Non pu pi
essere diversa da come evidentemente la vedono gli altri.
Eppure... Katharine ora pensa al suo segreto. Pensa a
un'altra conversazione che ha avuto la settimana prima e
che non ha rivelato a nessuno. Pensa a tutto ci che questa
conversazione potrebbe promettere, rovinare o sistemare.
Distruzione e creazione, ciascuna custode del segreto dell'altra,
ciascuna la forma segreta dell'altra.


CAPITOLO VIII.
IL PAESE DEGLI ORRORI.

1.
La pioggia  insistente, cade da cinque giorni di fila. L'autunno
bostoniano, che pu lasciare spazio sia a ondate di
caldo che a tormente di neve, sembra aver dato la precedenza
a quello vero: pioggia rinfrescante, visioni meno nitide
degli edifici di mattoni rossi, colori accesi del fogliame
nel pallore della luce del giorno.
Forse a causa della quiete atmosferica o della gradita calma
seguita alla realizzazione dei cambiamenti pi drastici
imposti da Canon, la maggioranza dei pazienti della Mayflower
sembra aver accettato uno degli obiettivi pi ambiziosi
del nuovo direttore: una tregua dal caos, l'ordine, la pace.
Sono passati quasi tre mesi dall'arrivo di Canon e ormai,
in mensa, la maggior parte del cibo compie il semplice tragitto
dal vassoio alla bocca e di rado finisce in giro. Nei
bagni dagli specchi di metallo sono trascorse settimane dall'ultima
volta che un paziente ha aggredito un inserviente
con munizioni disgustose.
Bobbie, il cui tormento sembra manifestarsi nella forma
di un diabolico doppelgnger interiore, non rimprovera pi
il proprio doppio con la violenza di un tempo, ma si limita
a implorarlo in tono sommesso: Ti prego, ti prego, smettila
di farmi il solletico, laggi mi prude da morire. Sembra
addirittura che i catatonici abbiano ridotto le loro eterne,
intermittenti esplosioni verbali.
Nel corso delle ultime settimane Schultz ha adattato le
proprie fatiche quotidiane al rigore del nuovo programma,
presentandosi di buon grado ai pasti e alla terapia senza manifestare
ansia n distrarsi dal lavoro, che prosegue alla stessa
velocit di sempre.
Lowell  gi di corda da due settimane e la sua partecipazione
ai pasti e alla terapia di gruppo richiede non pochi
sforzi da parte della Crew Crew: il grande poeta implora
di essere lasciato alla sua disperazione in posizione
orizzontale recitando i propri versi: Io stesso sono l'inferno;
/ qui non c' nessuno.
Perfino Marvin, su cui i pazienti, lo staff della Mayflower
e l'intera comunit psichiatrica hanno sempre potuto
contare per le rappresentazioni teatrali della psicosi, sembra
aver abbracciato fino in fondo quello che appare ora il suo
unico ruolo, Marvin Foulds il Depresso. Ha perduto l'espressivit
che un tempo gli animava il volto, e ora si lascia
condurre da un appuntamento all'altro. Non mostrando
pi le sue strane personalit, spesso sembra non averne
alcuna.
Nella tetra quiete pomeridiana di Upshire Hall, mio
nonno sta per terminare una delle tre sedute settimanali di
terapia individuale con Canon. Pur avendo immediatamente
accettato la proposta di diventare uno dei casi di studio
della Mayflower, per le prime due o tre settimane  stato
guardingo e poco collaborativo. Soltanto alla quarta settimana,
quando Canon, arrivato a un punto morto, ha cominciato
a delineare ci che il suo paziente avrebbe dovuto
fare per essere dimesso, Frederick ha mostrato segni di cedimento
e lo psichiatra ha imparato a rendere pi malleabile
la sua rabbia e la sua intransigenza.
Di solito Canon cerca di non parlare di dimissioni con i
pazienti. Vuole che si pongano l'obiettivo di una guarigione,
non di un ritorno alla loro vecchia esistenza. La guarigione
dalla causa del loro ricovero  il risultato pi eclatante,
la libert solo un gradevole beneficio secondario. Ma
con Frederick ha capito di dover modificare la regola, facendogli
apparire la libert come la classica carota appesa al
bastone. A questo ha contribuito il fatto che, nel caso di
Frederick Merrill, il potere di Canon  praticamente assoluto;
come gli ha ricordato chiaramente, soltanto il suo
parere professionale pu farlo dimettere e, prima di ottenere
ci che vuole per se stesso, Frederick dovr ottenere ci
che Canon vuole per lui. Surrettiziamente, all'interno di
questo rozzo schema comportamentale, lo psichiatra guarir
il suo paziente.
Non c' nient'altro che vorrebbe condividere? domanda
Canon indicando il quaderno che gli fa portare a ogni
seduta, la raccolta di pensieri che gli chiede ripetutamente
e invano di leggere.
Sono pi che altro sciocchezze risponde Frederick con
una scrollata di spalle. Tentativi di trovare il modo giusto
di dire le cose.
Anche Canon scrolla le spalle.
Sa conclude poi, come dice quasi a ogni seduta, penso
davvero che stiamo cominciando a fare progressi.
Frederick osserva il modo in cui la pioggia leggera confonde
il panorama della Depressione fuori dalla finestra,
poi si volta verso Canon.
Una stima indicativa? domanda, tentando una risatina
suadente.
Dipende tutto da lei, naturalmente. Ma secondo me
sar a casa per Natale.
Frederick annuisce. Si dice che la prossima volta dovr
impegnarsi di pi sia nella terapia di gruppo che in quella
individuale, non per arrivare a una vera svolta, ma per simulare
il genere di svolta che Canon potr accettare. Sa che
lo psichiatra non gli ha rivelato nulla di nuovo. Si  limitato
a ripetere le facili conclusioni di Wallace, non ha fatto
che riversargli addosso le idee poco ispirate e di seconda
mano dietro cui si trincerano gli psichiatri nelle loro universit.
Silenziosamente, e solo nel suo diario, Frederick
continua a dirsi che Canon  un illuso, anche se forse usa
un linguaggio meno severo di prima: da ideologo deficiente
 passato a stupido pedante.
Le sedute con Canon, adesso che ha imparato a reprimere
la propria animosit in vista della liberazione, non sono
del tutto sgradevoli. Cercare di analizzare le sue domande
per arrivare alla risposta ottimale  una sorta di sfida, di
rompicapo. L'obiettivo nascosto, la libert, viene nominato
di rado; ogni parola  soppesata per ottenere ci che Frederick
desidera.  un processo non dissimile da quello di
sedurre una ragazza recalcitrante.
Bene, pu tornare in camera sua. Progressi, Mr Merrill.
Ottimi progressi.
Frederick annuisce di nuovo.

2.
Mentre il ragazzo della Crew Crew lo scorta attraverso la
Depressione, Frederick cerca di elaborare il linguaggio per
descrivere la sua svolta, il paragrafo che spiegher, agli occhi
di Canon, l'intero dilemma esistenziale del suo paziente.
Quello di cui ho bisogno dir  capire che cerco costantemente
di compensare l'amore e l'approvazione che mia
madre non mi ha mai dato con altre forme di amore e approvazione.
Le mie tresche ne sono una palese manifestazione,
cos come le difficolt al lavoro quando le cose non
vanno come spero. Col tempo e con l'amore della mia famiglia
devo arrivare a capire che il mio valore non dipende
dagli altri. Io amo me stesso! Vedo raggi di sole e arcobaleni!
Frederick capisce bene questo ragionamento parzialmente
sensato e le conclusioni a cui aspira. Di tanto in
tanto arriva addirittura a trovarci frammenti di verit. Ma
in privato continua a prendersi gioco della sua intrinseca
ingenuit, una visione della condizione umana cos semplice
da suscitare quasi tenerezza. Nel suo profondo c' il caos,
questo Frederick lo sa, ma un ospedale psichiatrico non 
n sar mai il luogo giusto per lui. Forse potrebbe trovare il
modo di spiegarsi ai margini della sua coscienza, in quel
luogo di terribile bellezza che a volte raggiunge quando 
eccitato, quando le idee si susseguono con rapidit. Forse l
potrebbe trovare le parole per tutto, il modo per spiegare a
Katharine, alle ragazze, a se stesso perch certi giorni il
mondo gli sembra semplice, tangibile, addirittura compiacente,
mentre altre volte la tristezza degli eventi di tutti i
giorni (un dolore allo stomaco, l'incapacit di Katharine di
coccolarlo, l'assenza di un dolce nel freezer, gli orologi che
insistono a contare i secondi) lo induce a pensare di farla
finita. E perch tutto ci che sembrava promettere una trasformazione
- la sua carriera, le idee per i brevetti, gli innumerevoli
primi capitoli e i versi sparsi, e pi di ogni altra
cosa il rapporto che lui e Katharine avevano agli inizi - alla
fine non riesce mai a bastargli. Non c' quasi traccia, in ci
che davvero lo affligge, del confortevole teatrino freudiano
della prima infanzia con sua madre. Per Frederick sa che,
se cercasse di spiegare a Canon che il proprio tumulto 
incompatibile con quei semplici scenari freudiani, quest'ultimo
lo interpreterebbe come un semplice rifiuto della terapia
e un grave passo indietro.
L'unica a cui Frederick rivela queste riflessioni  Rita,
l'infermiera di notte, alla quale tutti gli uomini di Ingersoll
si sono affezionati ma che con lui ha sviluppato un rapporto
speciale.  diventato, pensa Frederick, non un rapporto
fra infermiera e paziente, o fra assistente e assistito, ma una
vera amicizia. Rita e Frederick si ritagliano ormai regolarmente
una mezz'ora abbondante per conversare durante il
turno notturno di lei. E spesso a parlare  proprio Rita,
rivelando a Frederick cose che il resto del personale non
oserebbe mai dire ai pazienti: descrizioni intime della sua
educazione e della sua famiglia, aggiornamenti sulle notizie
dal mondo, reali e non filtrati come quelli che si ricevono
dalla televisione nella sala comune. Arriva perfino a confidargli
i dettagli dei suoi amori falliti con i coetanei. In cambio
Frederick ha cominciato, nelle ultime due o tre settimane,
a dire ci che pensa nel modo pi semplice possibile,
senza le dissimulazioni che deve adottare con Canon e
perfino con gli altri inquilini di Ingersoll.
Non lo so le ha detto giusto ieri sera. A volte pare che
vada tutto bene. Sembra tutto normale, e questo non 
affatto normale. Poi, all'improvviso, qualcosa cambia. Il motivo
pu essere una sciocchezza. Magari ho bevuto troppo e
alzo la voce con una delle ragazze. O magari Katharine non
ce la fa pi e mi fa dormire nella camera degli ospiti. O
magari non succede niente, non c' alcun motivo. Sia come
sia, a un tratto si apre una sorta di botola. Una porta nascosta.
Come Alice quando precipita nel Paese delle Meraviglie,
capisci? Tranne che il mio  l'opposto del Paese delle
Meraviglie.  il Paese degli Orrori.
Pur sapendo che  stato Canon a portarsi dietro Rita da
Harvard, non nutre mai il sospetto che queste conversazioni
siano quello che alcuni degli altri pazienti di Ingersoll
insinuano, probabilmente spinti dalla gelosia: che siano
cio un abile stratagemma di Rita per accumulare la classica
moneta di scambio del manicomio (i suoi veri pensieri,
la sua vita interiore) da rivendere a Canon in cambio di rispetto
o promozioni. Frederick si fida di lei, e tanto basta.
La loro  un'amicizia nata forse, come tante - almeno cos
gli piace pensare -, da un'inespressa attrazione romantica.
La sfida di cercare di soddisfare Canon, la possibilit di
essere dimesso e le conversazioni con Rita:  stato soltanto
questo a rendergli sopportabile ogni singolo giorno delle
ultime settimane.
Frederick ha appena superato la prima porta di Ingersoll
insieme al ragazzo della Crew Crew quando all'improvviso
viene colto dal panico. Si tasta automaticamente
le tasche, ma sa gi che non  l. Ha dimenticato il suo
quaderno.
Il diario di Frederick: il custode del suo scetticismo, delle
sue sconfessioni delle idee di Canon, del suo palese disprezzo
e, peggio ancora, della sincera confusione di cui parla
soltanto con Rita. Se Canon lo legge, saranno vanificati gli
sforzi delle ultime settimane. Ci vorranno mesi, se non
anni, per convincerlo che non pensa davvero quello che ha
scritto su quel quaderno.
Cazzo! esclama Frederick, rivolto al ragazzo della Crew
Crew. Cazzo. Devo tornare indietro.
Chiedo scusa?
Ho lasciato qualcosa nello studio di Canon.
Lasciato qualcosa?
Il mio diario. Ne ho bisogno. Devo tornare indietro.
Lo riprender domani.
No, ne ho bisogno adesso.
Spiacente, amico. Domani.
Nei momenti di assoluta necessit, quando altri esitano,
spesso Frederick trova le parole giuste. Con la stessa facilit
con cui un'argomentazione coerente nasceva all'improvviso
dal nulla nel bel mezzo di una lacrimosa disputa da ubriaco
con Katharine, ora una semplice menzogna prende
forma da sola nel vuoto di necessit che si  appena spalancato.
Il dottor Canon mi ha detto di trascrivere i sogni ogni
mattina e confrontarli con quelli del giorno prima. Se domattina
non potr farlo, dovr spiegargliene il motivo, la
ragione per cui non ho potuto tornare a riprendere il quaderno.
La generazione precedente di inservienti e infermiere
non si sarebbe certo lasciata ingannare dalla palese menzogna
e gli avrebbe negato il permesso di tornare nello studio
di Canon, se non per deferenza verso il capo almeno per
ricordargli che il potere era nelle loro mani. Ma il ragazzo
della Crew Crew, poco abituato agli inganni dei pazienti, 
in preda a un dilemma: il protocollo, la sacra scrittura di
Canon, dev'essere violato in un modo o nell'altro. O il paziente
far un imprevisto ritorno nello studio del dottore,
oppure non sar in grado di svolgere il lavoro che il dottore
gli ha assegnato. Il ragazzo della Crew Crew conosce, grazie
a una dozzina di riunioni del personale, l'importanza
della posizione di Frederick nel ristretto elenco di casi esaminati
da Canon, e per questo immagina che la violazione
della seconda regola causerebbe punizioni pi severe di
quella della prima. Accusa Frederick di essere un rompiscatole
e consulta il proprio orologio.
E va bene si arrende. Ma dovr chiederglielo lei.

3.
Frederick trova la porta socchiusa, ma l'interno dello studio
di Canon sembra immerso nel buio. Il ragazzo della Crew
Crew lo sta aspettando alla reception, sperando di evitare
un faccia a faccia con Canon, pur sapendo che probabilmente
arriver comunque. Frederick teme di essere arrivato
troppo tardi, che lo psichiatra sia gi tornato a casa con
il suo quaderno e l'intenzione di passare la serata a leggerlo.
Gi comincia a cercare di immaginare l'orrore di ci che
 accaduto, di misurarne le incommensurabili conseguenze.
Ma allo stesso modo in cui i contenuti del quaderno non
riescono a descriverle, gli risultano impossibili da comprendere
nella loro complessit.
Frederick bussa delicatamente alla porta, poi la apre. Fa
un passo nella stanza, e a un tratto il pavimento cede e una
voragine gli si apre sotto i piedi. In un primo istante pensa
automaticamente: Ladri! Due corpi si muovono frenetici
nell'angolo pi lontano dello studio, guizzando nel buio
impenetrabile. Frederick si aspetta un colpo o un proiettile,
sente fremere la pelle in previsione dell'impatto, finch
uno dei corpi parla con la voce di Canon.
Fuori. Vuole uscire di qui? dice, pi una domanda che
un ordine.
Scusi, scusi ribatte istintivamente Frederick, ma non si
volta verso la porta, non subito. Il bisogno di trovare il diario
 impellente quanto quello di fuggire. Non prende consapevolmente
la decisione;  il suo corpo a compiere i cinque
passi scricchiolanti verso la poltrona su cui preferisce
passare le sedute (il divano gli sembra decisamente banale)
e ad afferrare il quaderno, che scopre con gioia ancora posato
sul tavolino accanto.
Fuori! Ora  diventato un comando.
Frederick ha poco tempo per riflettere mentre obbedisce,
precipitandosi verso la luce diffusa dalla reception. Tuttavia
riesce a domandarsi: La moglie? Un'amante? Entrambe
le risposte gli sembrano impossibili. Ha ormai oltrepassato
la porta, ma si volta per chiuderla. Ed  a questo punto,
dando un'ultima occhiata alle sue spalle, aiutato dalla luminosit
sahariana dei neon che Canon ha fatto installare in
corridoio, che vede la sua faccia fare capolino dietro la
schiena nuda di Canon. Vede il suo volto, che riflette l'incredulit
di quello di Frederick. A un tratto la botola pu
spalancarsi. Rita.

4.
Fuoco. Il bianco, l'azzurro, il rosso del fuoco. Niente,
ora, oltre al fuoco. Niente pi avidi scoiattoli, niente orologi
ticchettanti, niente storia, niente Katharine, niente
figlie, niente fallimenti, niente aspirazioni o conquiste.
Niente pretese di passato o futuro, niente confusione nel
presente. Soltanto una conflagrazione devastante. Per il
momento non c' alcun Frederick.
Terapia elettroconvulsiva, l'ultimo residuo della pseudoscienza
vittoriana che Canon  tanto fiero di aver eliminato.
O quasi. La terapia verbale e l'ambiente sociale sono gli elementi
pi importanti, ma Canon si ripete che uno scienziato
non deve permettere al proprio metodo preferito di non
tener conto dei dati irrefutabili, e la verit  che l'elettroshock
pu dare buoni risultati.  difficile capirne le ragioni,
ed  convinto che non abbiano a che fare con un riallineamento
di tipo elettrico, bens con il trauma. Una versione
sintetica ed elettrificata del trauma infantile che fa salire alla
superficie della coscienza ci che prima era sepolto nelle
profondit del subconscio. Da non usare se non nei casi pi
gravi. Soltanto in tre occasioni Canon ha dato l'ordine a
Higgins, che  rimasto l'unico nella clinica a saper usare
quello strumento primitivo: per un ragazzo di North Webster,
per una donna schizotipica di South House che non la
smetteva di coprirsi di lividi, e ora per Frederick Merrill.
Dopo che Canon e Rita si erano precipitosamente rivestiti
ed erano tornati nei rispettivi uffici, Canon aveva agito
d'impulso, senza riflettere troppo. La cosa pi importante,
lo sapeva, era contenere la situazione. Non appena si era
calmato a sufficienza da riuscire a parlare, aveva preso in
mano il telefono.
All'arrivo di Higgins, Frederick era rientrato nella sua
stanza a Ingersoll da meno di quindici minuti. L'inserviente
che l'aveva accompagnato nello studio di Canon non sapeva
cosa avesse visto, ma osservando il suo passo tremante
aveva intuito che dovesse essere accaduto qualcosa di grave.
Aveva gi cominciato a preparare il discorso con cui avrebbe
spiegato ai genitori e alla sua ragazza come fosse riuscito
a perdere il suo primo vero impiego.
Higgins, un uomo nervoso che non sembrava mai sapere
cosa fare di preciso con le mani, era sempre lieto di ricevere
un ordine diretto da Canon. Cos si era presentato, forte
dell'incarico ottenuto, al cospetto del preoccupato inserviente,
sollevato ora dall'annuncio che Canon aveva ordinato
un'urgente applicazione di terapia elettroconvulsiva in
seguito al comportamento profondamente inquietante
manifestato da Frederick durante la seduta terapeutica.
L'inserviente, con l'aiuto dell'altro ragazzo della Crew
Crew che stava giusto per terminare il turno, aveva trascinato
Frederick lungo il corridoio esattamente come entrambi
avevano visto fare al cinema, tenendolo per i gomiti
per poter reprimere qualsiasi ribellione. Ma Frederick non
aveva mostrato alcuna animosit. In quel momento voleva
soltanto capitolare, promettere, essere lasciato al suo silenzio.
Quando erano entrati nella stanza e aveva visto i lacci
e gli strumenti modellati per intervenire sul corpo umano
in quel modo orribile e brutale, aveva perso il controllo
della vescica.
Lo shock  finito, portandosi via la memoria. Quando
Frederick si risveglia, un'ora dopo, sente che qualcosa gli 
penetrato dentro e l'ha scavato con una forza brutale, rimpiazzando
ci che c'era con una presenza sorda e fluttuante.
La dislocazione interna ha la meglio su quella esterna.
All'inizio, gli interrogativi riguardano pi il chi che il dove.
 soltanto quando Canon entra nella stanzetta bianca,
facendo penetrare la luce dei neon della corsia, che Frederick
comincia a ricordare chi  e poi a capire dove si trova.
 ricoverato in una clinica psichiatrica chiamata Mayflower.
Si trova nell'edificio che ospita i pazienti pi problematici,
quelli che devono essere separati dagli altri. Questo
 il suo psichiatra, il dottor Canon, e ha fatto qualcosa.
Che cosa? Qualcosa che ha a che fare con la parte di lui che
 stata scavata via, una parte che pu essere benigna o maligna,
ma che di sicuro  fondamentale.
Come si sente? domanda Canon.
Non mi sento... comincia Frederick, ma non riesce a
concludere la frase: anche le parole sembrano essere state
sostituite da un sordo sibilo di tranquillizzante elettricit.
D'altra parte, forse la risposta che ha dato  abbastanza
esplicita.
La stanza non contiene altro che un materasso sul pavimento
e le imbottiture alle pareti; per questo un inserviente
ha seguito Canon con una sedia, su cui ora il dottore
prende posto. Frederick, steso sul materasso, non sa come
interpretare la figura di Canon appollaiata sopra di lui. Il
volto del dottore sembra rivolgergli una domanda a cui non
sa rispondere. La sua espressione sembra un'accusa a cui
non sa come reagire. Si copre gli occhi con l'avambraccio e
si gira verso il muro.
Ricorda... comincia Canon. Poi prova di nuovo: Ricorda
cosa le  accaduto?
Cosa mi  accaduto ripete Frederick.
 stato sottoposto alla terapia elettroconvulsiva. Non
ricordare  normale.
Elettro...
 un metodo radicale, riservato ai casi pi gravi.
Frederick torna a girarsi verso il dottore. No, non 
un'accusa questo strano, nuovo aspetto del volto di Canon,
e non  neanche esattamente una domanda.  qualcosa che
non ha mai visto prima. Lo sguardo carico di aspettativa, il
pizzetto carezzato nervosamente, il labbro inferiore mordicchiato:
 incertezza.
Rita. A un tratto Frederick ricorda, la sua confusa coscienza
riporta alla memoria il viso di lei catturato dalle luci
al neon del corridoio.
In futuro Frederick torner pi volte su questa conversazione,
passer intere giornate a sondarne le alternative
possibili, ci che avrebbe potuto dire e che magari avrebbe
portato a risultati migliori. Incertezza: avrebbe forse potuto
usarla contro Canon? Se lo avesse minacciato, invece di ritrarsi,
sarebbe riuscito a guadagnare la libert grazie al ricatto?
No. Il suo istinto in quel momento, concluder,  stato
perfetto. Dopotutto lui era l'unico testimone: chi gli avrebbe
creduto?
Ora ricordo dice Frederick.
Ricorda... ricomincia a dire Canon. Capisce perch
non ho potuto fare altro che sottoporla a questo terribile
trattamento?
S.
Nessuno dei due aggiunge altro. Il momento viene stiracchiato
dalle opposte tensioni, come la superficie di un
tappeto elastico.
S ripete Frederick. Capisco.
Canon gli studia il volto per un lungo momento. Poi,
all'improvviso, l'architettura del suo volto cede, rendendo
necessario il sostegno delle mani.
Le cose sono molto pi complicate di quanto pensi
dichiara. Il fatto che una persona lavori in questo posto
non significa che non possa avere problemi personali.
Frederick vorrebbe alzarsi dal materasso e colpire Canon
fino a ridurlo al proprio livello di stordimento. Vorrebbe
abbracciarlo e dirgli: Ha visto? Siamo tutti imperfetti. Io
non pi di lei. S, anch'io ho deviato dalla retta via come
lei. Ha visto? Siamo tutti soggetti a forze che non riusciamo
a spiegarci fino in fondo. Vorrebbe rinfacciargli con
rabbia i lunghi mesi che ha gi perduto a causa delle sue fissazioni.
Per Frederick sa che Canon non pu permettersi queste
rivelazioni. No. Tutto ci che Frederick pu fare per
riprendere il cammino verso la libert  restituire a Canon
il suo semplice rapporto dottore-paziente, sul quale insiste
cos tanto. Perci dice qualcosa per cui in seguito si congratuler
con se stesso, giudicandolo un risultato notevole
per uno che  stato appena narcotizzato, sottoposto a elettroshock
e scaraventato in isolamento. E che ha perso Rita.
Stavamo facendo progressi riesce a dire attraverso il
ronzio della propria mente svuotata. Ma penso che ora potremo
farne ancora di pi.
Bene. Mi fa piacere che la pensiamo allo stesso modo.

5.
Per la prima volta Canon ha licenziato uno dei suoi nuovi
acquisti, l'inserviente che, violando il protocollo, aveva permesso
a Frederick di fare ritorno nel suo studio: un'ottima
scusa per eliminare l'unico altro (mezzo)testimone. Rimane
il fatto, pensa, che il ragazzo ha infranto le regole, e in un
luogo come questo le regole sono tutto.
In L'ospedale psichiatrico, il suo trattato divenuto ormai
un classico, Canon spiega in modo diffuso come una leadership
forte debba saper mettere in conto le peggiori conseguenze
possibili. Per questo ora pensa: Lui parler. Nonostante
ci che afferma, parler. Gli crederanno?  probabile
che non lo faranno nemmeno i suoi compagni di
Ingersoll. Ascolteranno il suo racconto, spargeranno la voce,
ma ciascuno di loro ricorder quanto a Frederick piaccia
minare l'autorit di Canon. Eppure anche le dicerie potrebbero
rivelarsi dannose, un'accusa simile potrebbe provocare
una reazione entropica e a quel punto, come Canon ha
ripetutamente osservato in altri istituti, il caos potrebbe
diffondersi con la sua tipica, furiosa determinazione.
Canon torna nel suo studio, in cui aleggia ancora il vergognoso
ricordo di Frederick sulla soglia che lo sorprende
insieme a Rita. Parler, pensa. O forse no. E in ogni caso,
nessuno l dentro gli crederebbe. Non del tutto, almeno.
Gli unici che potrebbe convincere si trovano ben oltre le
mura della Mayflower. Nelle due conversazioni che ha avuto
con lei, Canon ha avvertito che Mrs Merrill  dubbiosa
quasi quanto il marito riguardo alla necessit del suo ricovero.
Una delle regole pi inflessibili, quando si cerca di riportare
alla ragione i pazienti maniacali,  quella di non permettere
mai che i loro deliri vengano presi sul serio. Qualsiasi
idea, con il passare del tempo e la giusta dose di indifferenza,
finisce per avvizzire.
 per il bene dell'ospedale, per tutto ci che Canon spera
di dare ai suoi pazienti, ma anche per il bene di Merrill.
La sua terapia, si dice ora, sta procedendo meno positivamente
di quanto avesse sperato. In verit avverte ancora
una patina poco sincera e conciliatoria nelle confessioni di
Merrill, sente che forse Frederick Merrill non crede davvero
che quello sia l'unico modo per riavere la propria salute
mentale, la propria famiglia, la propria vita.
Il freudiano Canon, che crede nella terapia della parola,
ha fatto scorrere l'elettricit in un paziente. Ma non  forse
vero che, quando la terapia giunge a un punto morto, come
chiaramente nel loro caso, gli studi suggeriscono che la
terapia elettronconvulsiva pu rivelarsi profondamente utile?
S. C' ancora molto lavoro da fare. Merrill deve continuare
la terapia finch i suoi deliri non saranno avvizziti.
E poi c' Rita. Il provvedimento amministrativo sar
semplice e ovvio: la trasferir a South Webster, un reparto
femminile.  stato imprudente, forse un errore di valutazione,
averle permesso di essere l'unica donna assegnata a
Ingersoll. Era lei che l'aveva voluto: Ingersoll ospitava il suo
mito letterario, Robert Lowell, e un tempo era stato ricoverato
l anche John Nash, il genio matematico. Ma Canon
non pu pi assecondare l'infatuazione di Rita per la poesia
e per il genio. Ora ha problemi ben pi gravi.
Non si  nemmeno voltata, pensa. Quando  fuggita dal
suo studio, non si  girata a guardarlo.  stato un gesto di
chiusura? Non si  voltata. Si  limitata a coprirsi come Eva
cacciata dal giardino dell'Eden, pensando soltanto alla propria
vergogna.

6.
Due altre applicazioni di terapia elettroconvulsiva, un'altra
notte in isolamento. Una confusa percezione del dolore, l'elettroshock
ha avuto il riguardo di cancellarne quasi del
tutto il ricordo. Sono passati due giorni e Frederick  grato
di essere tornato a Ingersoll.
Qualunque fossero le intenzioni di Canon, c' una conseguenza
non voluta: le scariche hanno schiarito le idee al
suo paziente. Se soltanto pochi giorni prima Frederick stava
affondando nella nebbia psicologica che spesso precede le
oscure, infinite distese della depressione, ora  di nuovo
pieno di energia. Il suo corpo  sfiancato dai disagi, dai dosaggi
dei farmaci e dall'ansia, ma una volta rientrato in camera
avverte di nuovo intensificarsi le proprie percezioni.
Un uccello serale tuba fuori dalla finestra; l'aria mossa dal
ventilatore a soffitto gli tocca la pelle; il suo compagno di
stanza scribacchia le sue strane idee. Le grida attutite di
Marvin Foulds, quattro porte pi in l, non sono pi un
trascurabile rumore tipico di un manicomio; ora attraversano
la notte e lo penetrano in profondit, diventando una
fonte di agonia. Frederick sta riacquistando la propria energia,
ma  un'energia difettosa.  come l'illuminazione di
Times Square: elettrica e luminosa ma anche sporca, appannata.
Le striature di lerciume sembrano per contrasto
pi evidenti.
Frederick accoglie con gioia il familiare velo chimico del
dosaggio serale che cala sulla sua coscienza, lieto di abbandonare
le luci e le ombre sempre pi intense.  felice
che dopo i centocinquanta volt che hanno invaso la sua
mente, dopo le quarantadue ore in isolamento, dopo i due
giorni trascorsi a pensare che il suo periodo alla Mayflower
 diventato di nuovo interminabile, l nel Miltown e nel
buio appaia il volto della sua Katharine, che gli sta dicendo
qualcosa.
Cosa? cerca di chiederle. Cos'hai detto? La voce di
lei  smorzata, ma Frederick sa che ci che deve dire  importante.
Pi forte dice. Qui c' troppo rumore. Ho detto che
c' troppo rumore! Troppo!

7.
Il compagno di stanza di Schultz ha spento la luce. Come
sempre, invece, Schultz non si sente affatto stanco. Come
potrebbe? Ormai  cos vicino.
Quando Schultz aveva diciott'anni, il mondo aveva ripreso
a mantenere il silenzio. O quanto meno lui aveva
imparato a coesistere sia con la lingua umana che con l'altra,
quella pi vera. Gli abitanti di Bolbirosok, nella loro
semplicit, sorridevano quando cercava di fare conversazione.
L'altro linguaggio continuava a chiamarlo, ma lui
sapeva che, se avesse voluto ottenere l'amore di Irit
Mendelsohn, non avrebbe potuto avvicinarla borbottando in
una lingua sconosciuta. Per amore avrebbe dovuto parlare
come parlava lei.
Bolbirosok era un luogo all'antica e in certe cose vigevano
delle regole. Schultz sapeva che l'unico modo per arrivare
a Irit era attraverso suo padre. Cos, l'estate prima della
sua partenza per l'universit di Vilnius, accett l'invito di
Reb Menachem Mendelsohn, fingendosi incuriosito dai
suoi strani studi sulla Torah. In realt puntava soltanto alla
vicinanza con Irit, con il pretesto dei colloqui con Reb
Mendelsohn. E in questo senso ottenne grandi successi,
poich Irit era degna figlia di suo padre e ne condivideva gli
interessi. Ogni volta che si recava da loro, Schultz veniva
condotto nello studio, dove padre e figlia sedevano e contrassegnavano
i rotoli della Torah con la penna rossa.
La Torah che abbiamo non  la Vera Torah gli spiegava
Mendelsohn. La Vera Torah  andata perduta, ma  celata
nel testo che ci  stato dato. La Vera Torah ci risulterebbe
illeggibile, poich era scritta nella lingua che and
perduta alla caduta della torre di Babele. Spetta a noi, il
Popolo Eletto, riportarla in vita.
Reb Mendelsohn e Irit gli mostrarono il modo in cui
cercavano strani collegamenti numerici fra i caratteri ebraici,
come provavano a pronunciare le parole ebraiche cercando
in esse una rivelazione della lingua vera e perduta.
La Vera Torah ribadiva Reb Mendelsohn non  soltanto
un testo, o perlomeno quello che normalmente consideriamo
un testo. La Vera Torah  l'universo, o meglio lo stampo
da cui  stato tratto. La lingua della Vera Torah  l'opposto
di quella che consideriamo una lingua. Non sono le
parole a cercare inutilmente di descrivere le cose, ma le cose
stesse (tu, io, Irit, questa casa, Bolbirosok, il mondo intero)
a cercare inutilmente questa lingua vera e perduta. La divisione
e l'incompletezza che proviamo  data da tutte le cose
che aspirano alle parole che ci hanno formato, ma che ora
abbiamo perduto. Quando questa lingua rinascer sar
tikkun olam, cio l'universo verr riparato.
Quando Reb Mendelsohn e Irit gli dicevano queste cose,
sia loro che Schultz fingevano di provare una curiosit puramente
intellettuale; nessuno menzionava la ragione vera
dell'invito, vale a dire la lingua che parlava solo a Schultz.
Lasciavano che quella verit, come la vera lingua perduta,
rimanesse nascosta dietro le parole che pronunciavano.
I paralleli fra la strana condizione di Schultz e la lingua
descritta da Mendelsohn potrebbero sembrare inquietanti,
ma ancora oggi, seduto alla sua scrivania alla Mayflower
Home, Schultz non sa se i suoni che percepisce abbiano
un'origine divina o siano una semplice verit nascosta dell'universo
fisico, come le leggi della meccanica di Newton
o la relativit di Einstein. Non lo pu sapere, ma spera che,
una volta che il linguaggio sar completo, una volta che il
suo lavoro sar ultimato, la risposta gli apparir chiara.
Tuttavia a volte Schultz rimpiange di non aver detto a
Reb Mendelsohn l'intera verit riguardo ai suoi suoni privati;
probabilmente il grande studioso avrebbe capito. Forse
sarebbe addirittura stato orgoglioso di dare sua figlia in
moglie a un uomo tanto dotato. Comunque Reb Mendelsohn
aveva conosciuto un'altra forma pi comune di orgoglio:
quello derivante dal fatto che, dopo tutte le loro conversazioni
su testi e linguaggi, Schultz fosse andato all'universit
con il solo desiderio di studiare linguistica, di seguire
studi che l'avrebbero portato a specializzarsi con una tesi
che avrebbe rivoluzionato la materia. Con la moglie Irit al
fianco, prima a Vilnius e poi a Cambridge, Schultz ha condotto
ricerche che hanno sconvolto i canoni degli studi linguistici,
ricerche volte alla determinazione di ci che 
essenziale e comune a tutti i linguaggi, di ci che tutti i linguaggi,
e di conseguenza tutte le menti umane, richiedono.
Ricerche che, capisce ora Schultz, non erano che le basi con
cui preparare il campo, il mondo, ai suoi veri studi: gli studi
sul linguaggio fondamentale, l'unica vera lingua a cui tutte
le lingue inferiori del mondo vanamente aspirano ad assomigliare.
Sar pure il linguaggio fondamentale, ma lo si impara
come tutti gli altri. Una volta che si  acquisito un vocabolario
sufficiente e si sono afferrati i principi fondamentali
(l'etimologia, le coniugazioni, la sintassi e la grammatica),
le frasi possono cominciare a uscire dalle labbra. Soltanto
la settimana scorsa, durante la terapia di gruppo, per
esempio, le parole che gli sono venute in un inaspettato
istante di passione hanno espresso proprio quello che volevano
esprimere. Hanno svolto in pieno il loro compito,
anche se per un solo momento. Per un momento ci sono
state una parte del nome di lei, una parte del suo volto, e
lei... ma Schultz non pu ancora permettersi di pensarci.
I suoi bisogni personali non sono la cosa pi importante.
Per esempio, Schultz sa che la gente lo crede pazzo. Sa di
trovarsi in un manicomio, ma queste percezioni diventeranno
irrilevanti quando gli altri si renderanno conto della
reale portata della sua opera.
D'altra parte non si crogiola nell'importanza del ruolo

che gli  stato assegnato. Lui non  che uno strumento,
una sorta di torre di ricezione umana. Semplicemente, per
ricevere questa verit c'era bisogno di un uomo come lui,
formatosi alla lunga tradizione di studi linguistici della sua
gente, un uomo che ha perso tutto e che pertanto, come
un vero bodhisattva, non si aspetta nulla.
Attorno a lui, ciascun mattone di Ingersoll House emette
un sospiro basso, svolgendo ottusamente il proprio compito.
Fuori, ogni particella atmosferica (O,, H20, C02)  un
fioco, inimitabile soprano, e ciascuna modula un suono
simile a un ah, che a sua volta pu essere ulteriormente suddiviso
in sottoparticelle, alcune delle quali contribuiscono
alla a e altre alla h, fino ad arrivare alle vibrazioni delle lunghezze
d'onda alla base di ogni cosa, modulate su note diverse
ma tutte, come i mistici vedici hanno capito molto
prima che esistessero gli ebrei, costituite dal suono Om. Al
di l ci sono i pianeti e le stelle, le galassie che nascono e
quelle che muoiono. Schultz riceve tutto, e tutto si aggiunge
al variegato coro con una tale rapidit che non fa in tempo
a differenziarlo e a trascriverlo. Arriva tutto insieme a
formare un suono identico a quello della pi piccola lunghezza
d'onda, om, ma a un volume potente. Orni
Schultz distoglie il volto dai suoi quaderni, inclina la
testa verso la porta chiusa, verso la trama sonora della notte
in quell'ospedale. Da qualche parte, non lontano, un accendino
emette un vivace galuuup. Un accendino che  stato
lasciato cadere mentre un inserviente licenziato (kanuua)
fuma rabbiosamente una sigaretta (caruuu) nella corsia
principale di Ingersoll (buuluu).
C' una mano, dm, che fa scattare l'accendino con un
allegro motivo in mi bemolle. Iiii. La mano regge la fiammella
accesa, drr-iii, e compie un lento arco a rientrare
verso il camice ospedaliero, drr-iii-hu. Huu-iiii canta il camice,
armonizzando con la fiammella. E poi il suono del
corpo, uno strillo che si staglia sul basso ronzio della notte
e percorre in fiamme la corsia, un chiii gutturale che aumenta
di tono.
I suoni degli altri uomini che si svegliano di soprassalto.
E la voce, la voce che pronuncia quel nome terribile, l'inverso,
la negazione di om.  una voce tremenda, la voce familiare
che  quella della morte, e Schultz cerca di ripetersi
che la voce-morte pu distruggere, ma anche creare.
Nascita e morte: cose complesse, nessuna delle quali  semplicemente
nascita e semplicemente morte, ciascuna che
contiene in s l'altra. La voce-morte sta parlando e Schultz
avverte che il cambiamento sta arrivando, che presto il suo
progetto giunger a compimento.

8.
 soltanto dopo che hanno domato il fuoco, dopo che uno
degli inservienti di notte  accorso armato di coperte, che
gli uomini riescono a calmarsi a sufficienza da comprendere
cos' accaduto. Nel fumo che aleggia ancora dopo la partenza
dell'ambulanza, gli inquilini di Ingersoll concludono
che non  stato un incidente. La realt dell'accaduto  tanto
sbalorditiva quanto evidente: Marvin Foulds, il celebre
creatore di Mango Diablo, dell'Ammiraglio, di Guy 			 
e di moltissimi altri, si  inventato l'ennesima identit
e, vedendosi negato l'accesso al suo vecchio guardaroba, ha
indossato un nuovo costume e una nuova personalit. Dal
camice obbligatorio, con l'aiuto di un accendino, ha ricavato
un costume di fuoco. Dalle ceneri dell'ospedale che la
Mayflower  stata fino a tempi recenti, l'ospedale perduto
che tanto aveva fatto per alimentare la sua crescita creativa,
Marvin  risorto nei panni del suo personaggio pi audace,
la Fenice. Il vendicatore. Il nuovo ruolo potr anche essere
durato poco, il costume potr anche essere stato distrutto
dopo pochi istanti dalla creazione, ma gli uomini hanno
visto la Fenice, cos come Schultz ne ha udito il nome. Nelle
corsie di linoleum odoroso di ammoniaca del manicomio
di Canon, un suono, un'idea, la messa in scena del principio
di entropia. La Fenice sar anche finita in cenere, ma
ci che l'ha fatta nascere non far che diffondersi come il
fuoco.


CAPITOLO IX.
QUELLA ERA KATHARINE.

1.
 il Columbus Day del 1962 e mia nonna  di nuovo a
Echo Cottage, intenta a ritirare i materassi di crine dalla
veranda chiusa al primo piano e a trasferirli per l'inverno
nella camera da letto sulla facciata. Questo fine settimana
sar l'ultimo dell'anno a Echo Cottage, e Katharine ha una
lunga lista di faccende da sbrigare. Negli anni precedenti si
facevano aiutare da una donna di servizio del paese, ma con
Frederick alla Mayflower i risparmi di famiglia si sono ridotti
in modo allarmante, costringendola a fare tutto da
sola. Katharine si muove rapida, spuntando il suo elenco;
vuole sbrigarsi per raggiungere le figlie e i cugini a bordo
della Pea-quod, la vecchia barca di famiglia, reliquia di un
passato pi prospero, che sta solcando le onde spumeggianti
del lago.
Fra le zanzariere della veranda chiusa e la vasta distesa
del lago increspato dal vento c' una cortina di autunno,
uno sfrenato divisionismo creato dalle foglie.  un luogo
comune, Katharine lo sa, dire che l'autunno  la sua stagione
preferita; eppure nel corso del fine settimana si  sorpresa
spesso a cantarne le lodi. Forse  un luogo comune anche
parlare dell'autunno in senso figurato, del modo in cui le
cose raggiungono il loro massimo splendore poco prima di
finire. Tuttavia Katharine non pu fare a meno di pensare
che, in questi giorni, l'atmosfera a Barvel Bay sia molto simile
a una temporanea ripresa dell'euforia estiva, intensificata
e resa vertiginosa dalla presenza dell'autunno, dalla
consapevolezza che per un lungo periodo non si far pi
ritorno a Winnipesaukee.
Un risveglio passeggero, un rossore autunnale per distrarsi
dall'affievolirsi della luce, giorno dopo giorno. Lei e
suo padre litigano ormai quasi quotidianamente per i soldi.
I parenti, tutti gli uomini che quella notte di quasi quattro
mesi prima si erano mostrati cos fiduciosi nei riguardi della
Mayflower, che si erano alleati con Katharine e con la terapia
di Frederick, sembrano ora aver sposato la posizione di
suo padre. Proprio stamattina il tenente generale Pointer e
George Carlyle si sono presentati sul portico, dove Katharine
e suo padre discutevano della possibilit di trasferire
Frederick in un ospedale meno caro, e con discrezione
hanno appoggiato la tesi paterna.
Frederick sembra ancora lontano da un possibile ritorno
a casa; il padre di Katharine sembra vicinissimo al giorno in
cui si rifiuter di sganciare altri soldi; le sue figlie hanno
cominciato a domandare, in toni sempre pi preoccupati,
quando sar di nuovo a casa il loro pap. Per il momento 
un bel fine settimana, ma non durer.
Togliendo e piegando le lenzuola, Katharine pensa a un
altro autunno in senso figurato. Pensa a quella particolare
sera a Boston, un anno dopo che lei e il suo grande amore
dell'adolescenza, Lars Jensen, si erano lasciati. Quella sera,
senza nemmeno preavvisarla con una lettera o una telefonata,
Lars si era presentato alla sua porta. Era stata l'ultima
volta in cui erano stati insieme, ma nell'altro senso della
parola insieme era stata anche la prima. Privi di un futuro,
quella notte si erano concessi inedite libert.
Per a conti fatti non erano proprio cos privi di futuro,
non del tutto.
Katharine ha un segreto. Quattro settimane fa, a met
settembre, Lars Jensen l'ha chiamata. Lars Jensen, a cui per
una sola volta lei si  data completamente. Un giorno,
mentre le ragazze erano a scuola, il telefono ha preso a
squillare e dopo aver risposto lei ha udito la voce di un uomo
cos lontano dalla vita che si  costruita da essere diventato
quasi un'astrazione, il personaggio di un film visto
molto tempo prima.
Era forse venuto a sapere cosa le era accaduto, ora che
viveva a Exeter, a due ore di distanza? Ha chiamato proprio
quando lei era ormai sprofondata nella disperazione, quando
non riusciva pi a immaginare una via d'uscita dalla situazione
in cui si trovava, quando aveva cominciato a capire
che la sua era diventata una di quelle famiglie fallite di
cui si chiacchierava in ogni salotto di Graveton. L'ha chiamata,
e lei ha parlato. Lui non le ha chiesto nulla, limitandosi
ad ascoltare. Molte volte, nel corso di quelle due ore di
conversazione, Katharine si  ammonita di non rivelare
troppo, ma alla fine gli ha raccontato tutto: gli ha parlato
delle proprie ambizioni frustrate, delle ansie per le figlie,
della situazione finanziaria disperata. Gli ha perfino parlato
di Frederick, gli ha detto tutto di lui. Dal canto suo, Lars
non le ha rivelato molto della sua vita. Le cose con Anna
non vanno bene ha dichiarato tranquillamente, ma se
non altro ho un lavoro stabile, che non potrebbe andare
meglio.
Dietro quelle poche parole le stava offrendo ci che Katharine
pensava? Lars era uno dei tre avvocati di Exeter, con
guadagni modesti e modeste aspirazioni. In confronto alle
grandiose ambizioni e alle vertiginose ascese e cadute di
Frederick, la semplice, stabile esistenza di Lars le sembrava
uscita da un libro di fiabe, l'immagine che un bambino
potrebbe farsi dell'et adulta prima che questa gli si riveli
pervasa di inevitabili insoddisfazioni. Sarebbe possibile, si 
chiesta Katharine (ma non seriamente, non del tutto),
prendere una semplice decisione e trasportare la sua famiglia
in quella vita fiabesca?
Dopo quella prima conversazione, ogni volta che Lars ha
chiamato, Katharine ha accampato scuse per non parlare:
commissioni da svolgere, pietanze sui fornelli, programmi
con le amiche. Poi, un pomeriggio in cui le figlie erano a
scuola, lui l'ha fatto di nuovo, dando cos inizio a un dialogo
clandestino che da quattro settimane si sussegue a intervalli
quasi regolari, una o due volte la settimana.
Katharine sa che non dovrebbe permettersi altre fantasie
e che, giunta a questo punto, deve contare su di s, non su
Frederick e di sicuro non su Lars. Ma allora perch insiste
con quelle conversazioni clandestine? Forse, riflette, lo fa
non perch sia attratta da Lars, ma dal segreto in s. Per
molto tempo ha nascosto la verit su Frederick agli amici e
ai famigliari, o quanto meno ha cercato di farlo, di attirare
su di s quell'oscurit, di costringerla dentro se stessa per
lasciare emergere soltanto una luce rosea. Ma ora Katharine
ha un segreto tutto suo. E una piccola cosa, forse si riveler
insignificante, ma possiede un potere che appartiene solo a
lei.
Katharine si  costruita una vita di concessioni e accomodamenti,
ma  giunto il momento che siano gli altri a
concederle qualcosa. Sa che ogni giorno, a Exeter, Lars
aspetta la sua telefonata. Com' possibile che questo la faccia
sentire in colpa, che si senta tacitamente obbligata nei
riguardi di quell'uomo che probabilmente sta cercando di
sedurla e sottrarla a suo marito? Pu aspettare, si ripete.

2.
Katharine, nel guardaroba, sta versando la naftalina nelle
tasche delle giacche. Quando ha finito si ferma nella camera
da letto, pensando al compito successivo. Guarda la cornice
d'argento divisa in tre parti sulla toeletta, un regalo di
anniversario di Frederick. C' passata davanti centinaia di
volte,  sempre stata un oggetto come tanti altri. Ma ora,
chiudendo il cottage per l'inverno, la prefigurazione della
nostalgia invernale per quel luogo la spinge a prendere la
cornice e a osservare le fotografie che suo marito aveva
scelto per celebrare i primi quindici anni del loro matrimonio.
La parte sinistra mostra Frederick ai tempi dell'accademia
navale, con l'uniforme e lo sguardo romantico e limpido,
un'immagine che fin da quando lui gliel'aveva donata
le aveva sempre dato la terribile impressione di raffigurare
un morto. La parte destra contiene la fotografia, scattata un
anno prima, in cui le ragazze, messe di tre quarti e in ordine
di et e altezza, formano una sorta di scala verso la vita
adulta: Jillian ride, Louise arrossisce, Susie fa la timida,
Rebecca ha l'aria decisa. Tra le foto del marito e delle figlie
c' l'immagine di Katharine che Frederick ama pi di tutte,
con la sua pelosa pelliccia nera, ritratta a Boston durante il
breve intervallo di tempo fra l'infanzia e l'entrata in scena di
Frederick. E facile per Katharine dimenticare che quel tempo
sia esistito. Quella donna, quegli anni a Boston: un tempo
quella  stata lei. Ora pu sembrare vanitosa e autocelebrativa,
quella fotografia di Katharine impellicciata, truccata
e illuminata per un futuro alla Ingrid Bergman, quando
in realt non  diventata altro che una delle tante casalinghe
ansiose che si occupano delle faccende di tutti i giorni.
Per quella era Katharine. Per un brevissimo periodo
non  stata n una figlia spensierata n una madre consolatrice,
bens una giovane attraente di nome Katharine Mead,
che viveva in una citt e si spostava in altre per il suo lavoro
di consulente di moda dei grandi magazzini. Era costantemente
corteggiata. Ai balli, nei pub e perfino nei ristoranti
gli uomini si presentavano di continuo. Allora le sembrava
di avere un immenso potere. Matrimonio, carriera e
famiglia: quando fosse giunto il momento sarebbero stati
suoi, e lei avrebbe potuto farne ci che voleva. Ma ora si
rende chiaramente conto di essersi sbagliata. Ha scambiato
il potere del suo stato di ragazza nubile per una forza ben
pi grande. In realt, ha scoperto, quello  stato il tempo in
cui ha esercitato il potere pi grande, un'ellissi nella sua trasformazione
da pacificata a pacificatrice. La fotografia potrebbe
ormai sembrare un segno di vanit, ma Katharine si
dice che non ritrae lei ma un'altra Katharine, che non si 
mai manifestata del tutto. Decide di portare la foto con s
a Graveton.
Rovescia la tripla cornice a faccia in gi e sgancia i fermagli
di rame che fissano la parte posteriore. Toglie la lamina
di legno e rimane a bocca aperta. Come quando incontr
Bea Davis nelle affollate strade di Boston, una vecchia
amica d'infanzia di Concord trasformata in una giovane
donna. O come in quell'istante in cui ha risposto al telefono
come tante altre volte e ha sentito la voce di Lars Jensen.
Una prova che il tempo, che pu sembrare soltanto impegnato
a disperdere e a cancellare, conserva anche una propria
continuit. Perch sul retro della fotografia c' la calligrafia
di suo marito. Una nota datata 4 giugno 1944, che
lei non ha mai visto prima.
Quella, dunque, era la fotografia di Katharine che Frederick
aveva portato con s in mare. Due giorni prima del
D-Day, aspettando gli ordini a bordo della sua nave, lui
aveva scritto:
L'unica vera amica, l'unica compagna fidata e l'unica vera donna
che abbia mai conosciuto. Se tutto il mondo fosse come te, tesoro,
le guerre finirebbero e questa separazione non sarebbe necessaria.
Ti amo pi di ogni altra cosa, dolcezza, sempre.
4 giugno 1944
Non gliel'aveva mai mostrata. Perch? Forse non aveva mai
avuto l'intenzione di fargliela leggere; forse era semplicemente
qualcosa che aveva scritto quella notte in preda al
panico, una lettera da farle avere in caso di morte.
Era giovane ed era innamorato, cos come lo era lei.
Avevano amato e rimpianto a distanza le rispettive idealizzazioni.
Frederick, rivolto a una Katharine inventata, aveva
fantasticato di un altro mondo in cui la loro separazione
non sarebbe stata necessaria. A quei tempi non potevano
sapere che l'amore che immaginavano richiedeva proprio
quella distanza. Durante il suo turno di guardia notturna,
nell'oceano di un mondo che stava per esplodere, cos'altro
gli restava se non quella visione falsa e romantica? Quale
altra scelta se non quella di crederci?
Katharine posa la propria immagine e guarda invece
un'altra fotografia in una cornice accanto al trittico, scattata
il giorno del loro matrimonio. Ancora in uniforme, a
braccetto con la sua sposa sotto una volta di spade sguainate
dai commilitoni, Frederick  quasi scheletrico a causa
della strana anoressia che non  mai riuscito a spiegarle
fino in fondo. Ma dalle caverne delle orbite i suoi occhi
brillano mentre guarda... cosa? Il fotografo, ovviamente,
ma anche, dato che  il giorno del loro matrimonio, un
futuro apparentemente sicuro, un passato circoscritto, tenuto
fuori da ci che avrebbero costruito con la loro indefessa
volont e le loro attente premure. Seguendo la tradizione
dei pellegrini del New England, insieme si sarebbero
stabiliti nella nuova terra delle loro nuove esistenze;
insieme avrebbero creato una vita, cos come nella sua
immaginazione gli artisti creavano la loro arte, qualcosa
che proveniva da loro e che per questo motivo esprimeva la
loro essenza.
Frederick era tornato prima del tempo dalla sua nave e
aveva cercato di realizzare una versione leggermente meno
idealizzata della propria fantasia, un intero mondo tessuto
intorno a Katharine, mentre la guerra infuriava ancora.
Katharine guarda di nuovo la sua foto. Davanti c' il ritratto
di una giovane donna impellicciata, ancora libera e
sicura che i suoi pi grandi poteri siano ancora racchiusi nel
futuro. Dietro c' quello che Frederick aveva scritto alla sua
idea di Katharine, che avrebbe realizzato la sua utopia. Katharine
rimette a posto la foto fra quelle del marito e delle
figlie, e si fa una promessa. Aspetter una settimana: se a
quel punto la situazione sar ancora insopportabile, chiamer
Lars e accetter di vederlo. Poi scende a svuotare gli
armadietti della cucina.


CAPITOLO X.
VAGHE VISIONI E MEZZI SUSSURRI.

1.
Nella sua stanza alla Mayflower Home, mio nonno scrive:
IDEA PER LIBRO: una storia per bambini con un amabile orso cristiano,
ironicamente chiamato Ors Fedeli, che impartisce lezioni
di morale ai bambini. Infinite possibilit di sfruttare il marchio.
IDEA PER BREVETTO: sviluppare e perfezionare un metodo per
utilizzare i rifiuti cartacei fibrosi nella produzione di coperte.
Forse cercare investimenti indipendenti, visto che probabilmente
gli idioti della White Paper non si renderanno conto delle possibilit
di guadagno.
IDEA PER SAGGIO: UNO STUDIO ANALITICO SU COME IL GENIO
VENGA RARAMENTE RICONOSCIUTO DAI SUOI TEMPI, OVVERO: I
PEZZI GROSSI DELLA WHITE PAPER POSSONO ANDARE A FARSI
FOTTERE CON UN PALETTO ARRUGGINITO.
Fuori, nel tardo pomeriggio, gli alberi assorbono l'autunno
in toni accesi. Sopra i tetti di ardesia e l'estetica componente
arborea di Madhouse Hill, le oche canadesi, in formazione
a V, starnazzano disgustate, rivolte a sud come a
voler indicare la direzione che qualsiasi essere sano di mente
dovrebbe seguire per fuggire dall'inverno in arrivo. Nella
citt che si stende da Belmont al mare gli spazzacamini
vanno di casa in casa, gli occhi che brillano nei volti sporchi
di carbone e le tasche gonfie. Nei sobborghi settentrionali
i vetrinisti pensano ossessivamente alle cornucopie traboccanti
e ai grassi tacchini che dovranno dipingere sulle
facciate degli empori. Come sottofondo di ogni scena, trasportando
qualcosa da una all'altra, c' la presenza costante
del vento autunnale, un vento che sfoltisce le cime degli
alberi, che agita la superficie del porto di Boston trasformandola
in una calligrafia rabbiosa, che fa gemere le inferriate
alle finestre di Ingersoll House.
Ed ecco mio nonno, per il quale il vento sembra soffiare
come se non fosse ostacolato dai muri che lo isolano dall'esterno.
Un pensiero lo percorre rapido, poi un altro e un
altro ancora, ciascuno ritemprante ed eccitante, ma pochi
hanno il tempo di fermarsi. La sua mente  in movimento
come le figlie che, nel giardino di casa, trecento chilometri
pi a nord, cercano di agguantare al volo le foglie rosse
degli aceri.
RICORDARE: la prossima volta che torna l'apatia, che un giorno
mi sentir di nuovo in questo modo.
UNA DOMANDA PER KATHARINE (DA CONSERVARE PER LA PROSSIMA
DISCUSSIONE): io e il mondo non soffriremo forse una perdita
incommensurabile con la mia resa all'equilibrio?
CONSIDERARE: il motivo per cui l'ascensione a questo stato
coincide con tutto ci che  accaduto. Canon e Rita. Gli elettroshock.
Marvin. Questa energia ha in qualche modo bisogno di
quelle tenebre?
UNA CARRIERA ALTERNATIVA: considerati i miei studi, i miei precedenti
militari e la mia abilit con gli enigmi, di sicuro potrei
essere utile alla CIA. Dove si presenta la domanda? Bisogna forse
preparare un curriculum in codice Morse, e usare poi una torcia
elettrica puntata sull'ufficio del direttore?
Forse Frederick ha ragione; forse i tristi eventi degli ultimi
giorni hanno generato questa elettricit, allo stesso modo di
plumbee nubi temporalesche. L'intensit del momento,
per,  sicuramente dovuta anche al mancato effetto del
Miltown, a cui stasera Frederick  riuscito a sottrarsi. In
uno qualsiasi dei precedenti novantasei giorni dell'amministrazione
Canon, l'idea di saltare una dose sarebbe stata del
tutto illusoria; ma il vento che ha preso a soffiare dalla notte
in cui Marvin ha trasformato il proprio camice in un costume
infuocato sembra aver percorso le corsie della Mayflower
in modi pi elusivi, portando scompiglio tra il personale
e i suoi protocolli. A tutti coloro che l hanno trascorso
abbastanza tempo da potersene ricordare, gli ultimi
giorni fanno pensare al periodo di vaga anarchia intercorso
fra Wallace e Canon.
Nonostante le smentite dello staff, alle dodici del giorno
successivo all'autoimmolazione di Marvin la notizia si era
gi diffusa al di l di Ingersoll House, provocando incessanti,
insistenti domande da parte delle donne di South
Webster e degli adolescenti di North Webster e South
House. Gli uomini di Ingersoll ipotizzavano perfino che gli
esiti della sortita incendiaria di Marvin potessero essere
descritti dai telegiornali della zona, ma dopo una qualsiasi
catastrofe, locale o mondiale, la visione dei notiziari  vietata
per non turbare inutilmente i pazienti. Tuttavia, che la
notizia sul famoso paziente della Mayflower che si  dato
fuoco abbia superato o meno le mura dell'istituto, a Mad-
house Hill non si parla d'altro.
Diteci dov'!
Chi? risponde la Crew Crew.
Marvin, teste di cazzo! Marvin Foulds. Marvin!
La Crew Crew nega di saperlo e rifiuta di rispondere,
mentre assiste alla trasformazione di un nome in un grido
di battaglia.
Un ospedale psichiatrico ripeteva di continuo Canon
ai nuovi inservienti e infermieri durante i corsi di orientamento
 come un cavo dell'alta tensione. L'unit dello staff
 la messa a terra. Pensate alla psicosi come a una potente
carica elettrica sempre attiva, anche quando non sembra
cos. Se noi non agiamo come un tutt'uno, il cavo si spezza
e diffonde ovunque le sue scariche. E a quel punto concludeva,
con uno svolazzo teatrale delle mani che aveva perfezionato
nel corso di una carriera di convegni accademici,
scoppia l'incendio.
E a quel punto scoppia l'incendio: usava quelle precise
parole, senza sapere che sarebbero state profetiche.
Il povero, sconvolto, erudito Canon. Benintenzionato e
ambizioso, a pochi mesi dalla conquista della direzione ha
gi trovato un altro caso a sostegno della sua ipotesi. Perch
 stato proprio Canon, il grande riformatore, a non presentarsi
al lavoro il mattino dopo l'atto incendiario di Marvin.
Sua moglie ha telefonato in ospedale dicendo che era malato
e poi non ha pi risposto alle febbrili chiamate dello staff.
 possibile, si sono domandati il personale e poco dopo gli
stessi pazienti, che Canon sia crollato cos facilmente?
Qualunque siano i motivi di Canon, in sua assenza la
corrente psicotica ha avuto una decisa impennata. Frederick
ha scritto:
UN'OSSERVAZIONE. Spesso una cosa riproduce se stessa. L'amore
genera amore, la crudelt genera altra crudelt. Il caos, una volta
scoppiato, d origine al caos.
Questa sera, subito dopo che i pazienti si sono seduti per la
cena, le ragazze di South House hanno dato vita a una vera
e propria battaglia a colpi di pezzi di cibo: cottage cheese
spalmato sulle cicatrici delle aspiranti suicide, fagiolini
intrecciati ai capelli delle schizofreniche, borderlines ricoperte
di cioccolato. La Crew Crew, ovviamente,  intervenuta.
E intervenuta, s, ma per la prima volta  sembrata
vagamente coinvolta dall'eccitazione della ribellione.  intervenuta,
ma lentamente. Ha separato le ragazze, ma non
si  curata di nascondere le proprie risate complici. In pi
di un'occasione  rimasta a guardare un'anoressica colpita
in piena faccia da un budino.
Pi tardi, nella quiete seguita alla tempesta gastronomica,
come ogni sera uomini e donne si sono messi in fila per
la loro dose di farmaci, alcuni letteralmente impazienti, altri,
come Frederick, intenzionati a tentare le solite evasioni.
Frederick Merrill ha recitato l'infermiera del dispensario
nel suo tono da stenografa. La cerimonia le  sembrata
la solita: Frederick ha teso la mano, lei gli ha consegnato il
bicchierino di carta con le pillole e lui si  voltato verso i
due della Crew Crew incaricati di assicurarsi che tutti i pazienti
ingoino il farmaco prescritto.
Andiamo, ragazzi. Che ne dite di saltare una sera? Ho
bisogno di schiarirmi le idee.
Di cosa si lamenta? ha ribattuto uno dei due. Ha idea
di quanto costino quelle blu gi in strada?
La strada, ha pensato Frederick. Sapeva che quei ragazzi
erano passati direttamente dalle comodit dei loro prefabbricati
di periferia a quelle degli alloggi universitari. E che
strada sarebbe? avrebbe voluto chiedere. Shady Elm? Ma a
un tratto, avvertendo uno spiraglio, ha lasciato perdere il
proprio segreto disprezzo. Perch non provarci?
Non ha formulato l'offerta, quanto meno non a parole.
Sapeva che, se l'avesse fatto, loro avrebbero rifiutato. Ha
semplicemente premuto il bordo del bicchierino con il pollice,
piegandolo verso l'interno, e se l' portato alle labbra
lasciando che le pillole si fermassero sotto la piega. Poi l'ha
accartocciato e l'ha riconsegnato ai due della Crew Crew,
che gli hanno ispezionato la bocca vuota. Allontanandosi
ha sentito l'inizio delle loro proteste, che per non sono
continuate. Alla fine i ragazzi hanno scelto il sotterfugio,
come il loro nuovo complice.
OVVIO: pi che una presunta malattia o il trauma del tentato
(riuscito?) suicidio di Marvin,  molto probabile che sia l'ansia
per Rita a trattenere Canon a casa.
IMPOSSIBILE: Rita pu davvero desiderare quel flaccido smargiasso?
Pu davvero amare Canon? D'altra parte, per quale altro
motivo lo toccherebbe?
IDEA PER BREVETTO: identificare e isolare l'odore che certi vecchi
devono evidentemente emettere per attrarre giovani donne
come Rita. Imbottigliare e vendere nei grandi magazzini. (O
forse no: diventerei sicuramente ricco, ma probabilmente si scatenerebbe
l'anarchia generale.)
Mentre annota i suoi pensieri, per la prima volta da mesi
mio nonno si crogiola nel proprio stesso fulgore, la forma
pi vera di s, molto pi vecchia e al tempo stesso molto
pi giovane del Frederick di mezza et che spesso si limita
a ciondolare in pigiama ostruendo il passo al vero Frederick.
Quello pi vero si fa ora sentire da un luogo al di fuori
delle solite, soffocanti e difficili domande e dall'attenzione
problematica del Frederick normale. Prima ancora di rendersene
conto sta addirittura affrontando la rara impresa di
tentare una conversazione con il suo compagno di stanza.
Stasera mi sento un po' come te dice. Sento di potermi
finalmente concentrare.
E per il tuo trucco con le pillole risponde Schultz.
Come fai a saperlo?
E l'unica spiegazione. Te lo leggo negli occhi, s? E chiaro
come il loro colore.
Ah, suppongo di s... comincia Frederick. Ma su di
te le pillole non sembrano mai avere effetto.
Certo che no conferma Schultz con un sorriso. Un
ebreo sa come nascondere le cose.
Davvero? Come?
Appena prima della guerra, il dentifricio non era facile
da trovare. Ehi, non ti dico che male alle gengive.
Detto questo, si produce in un gioco di prestigio vagamente
rivoltante. Spalanca la bocca come per lasciar passare
una possente vocale, poi infila dentro le dita e rimuove
la dentiera che Frederick non sapeva che portasse.
Quando sciamo finalmente ahhivati in Amehica, tutti i
denti sciupehiohi mi hanno tolto prosegue, le parole distorte
in mancanza del contributo dei denti superiori. Ma
Hahvahd mi ha pagato una dentieha da he.
Qui fa un gran sorriso. Frederick pensa che forse sia
proprio quell'aspetto del suo volto, quei denti regolari e
candidi, a conferirgli il minimo di credibilit che viene negato
agli altri schizofrenici. Sdentato, Schultz sembra davvero
un pazzo.
Sciolo che c'eha un phoblema. O meglio, un'idioscinchascia.
Di sciolito ascpetto che tu te ne vada o ti addohmenti
phima di togliehli, ma adescio sciamo complici nel
scegheto, nu?
Schultz rovescia la dentiera, rivelando una piccola cavit
in cui sono infilate due pillole. Se la picchietta sulla mano
e fa cadere le pastiglie. Le guarda perplesso.
Con quescte pillole non hieshco a concenthahmi. E la
concenthascione  la coscia pi impohtante.
Ma cosa ne fai?
Ah, aha molto pi fascile nella casha di phima. Qui ho
dovuto imphovisciahe, s?
Si rimette la dentiera e mostra un sorriso fiero e consapevole.
Si porta ironicamente un dito alle labbra, poi preme
una mano sulla gamba della scrivania e l'altra sulla sua
superficie e separa i due pezzi di qualche centimetro, rivelando
l'interno cavo della gamba d'acciaio.
Frederick si avvicina alla scrivania, scruta nella cavit e
scopre un capolavoro di dissimulazione. La gamba  quasi
completamente piena di coloratissimi prodotti farmaceutici.
Centinaia di pillole. Nella nascente anarchia della Mayflower
i farmaci sono gi una moneta molto preziosa, e l
c' una vera, insperata fortuna.
Presto devo trovare modo di eliminarle. Schultz ride
picchiettando le nocche sul tavolo. O di infilarle in altre
gambe.

2.
In generale, nei primi mesi dell'amministrazione Canon,
lo staff  riuscito a nascondere ai pazienti le notizie potenzialmente
pi pericolose. Spesso i rapporti che avrebbero
suscitato non poco interesse (gesti suicidi, atti sessuali,
narcotici trovati negli uffici del personale) sono stati interamente
nascosti ai pazienti e addirittura a gran parte dello
stesso staff. Sebbene siano trascorsi due giorni dal tentativo
di suicidio di Marvin Foulds, e lo psichiatra in capo
non sia ancora tornato, le regole da lui stabilite, per quanto
sotto assedio, resistono ancora. Come Schultz con la sua
scrivania, anche le truppe di Canon si producono in un'efficace
impresa di occultamento.
Perch c' stato un altro tentato suicidio, un episodio
che verr tenuto nascosto agli uomini di Ingersoll, alle
donne di South Webster, alle ragazze di South House. Ma
forse il termine  un po' esagerato per descrivere l'accaduto.
Forse  l'inefficacia del gesto a farlo sembrare una notizia
che non vale la pena di diffondere. Di sicuro, ai pochi
che sono venuti a conoscenza del fatto, sembra che il ragazzo
- uno dei nuovi ricoverati a North Webster - abbia
fatto in modo che il suo precipitoso tentativo fallisse. O ha
voluto fallire, pensano, oppure la sua decisione di morire 
stata cos improvvisa che non ha avuto il tempo di studiare
un piano decente.
Un automobilista di passaggio l'ha trovato, apparentemente
privo di sensi, avvolto nelle lenzuola con le quali
aveva cercato di impiccarsi al palo di quercia che sostiene
il cartello indicatore della Mayflower Home, gi
su Mill Street. Il tentativo era fallito, ma il successo della
sua fuga gi dalla collina con le lenzuola in mano 
forse la rappresentazione pi efficace del caos generale.
In realt il ragazzo non aveva mai perso conoscenza. Forse
voleva soltanto saggiare l'assenza di sapore della morte,
ed era rimasto disteso sotto il cartello, avvolto nelle lenzuola,
cercando di non muoversi o non respirare.
Guardava invidioso gli alberi che sfoggiavano la loro
modesta brillantezza di fine stagione sullo sfondo implacabile
del tardo pomeriggio. Qui potrei essere felice, pensava.
Potrei essere un albero, un arbusto, un filo d'erba. Potrebbe
essere piacevole sentirsi passare vicino la gente, guardarla passare
tutto il giorno. Forse quello che voglio  non morire. Forse
quello che voglio  semplicemente non essere umano. Serrando
gli occhi con forza, cercava di costringere il proprio corpo
a mettere radici.
Tuttavia le possibilit del suo futuro arboreo sono presto
svanite. Le auto della polizia e le ambulanze chiamate dall'automobilista
hanno squarciato la triste quiete pomeridiana
con le loro strida maniacali, portando via il ragazzo
alla velocit dettata dall'emergenza e negandogli il desiderio
di immobilit. Mettetemi gi chiedeva lui, ripetutamente
e inutilmente. Vi prego. Lasciatemi qui, sul ciglio della
strada.

3.
Quando arriva la telefonata del Mass General Hospital, la
centralinista della Mayflower la passa a Higgins, che ringrazia
il responsabile di turno del Pronto Soccorso. Poi
deposita la cornetta sulla forcella, esce dal suo ufficio, attraversa
rapidamente il campus e varca le tre porte di South
Webster in cerca di Rita. Lei si trova nella sala comune del
reparto femminile, intenta a parlare con una delle sue
nuove pazienti, che ha in mente di scrivere un'opera lirica.
Le chiede di scusarla ed esce insieme al dottore per sentire
cosa vuole.
Mentre Higgins le spiega l'accaduto, Rita si chiede cosa
possa indicare il fatto che, in assenza di Canon, Higgins si
sia rivolto a lei prima che a chiunque altro. Di sicuro il
resto del personale l'ha vista parlare con Canon con un'intimit
e una frequenza insolite. Forse Higgins pensa semplicemente
che lei riesca a farsi ascoltare da Canon. Forse,
grazie alla sua familiarit con il capo degli psichiatri, lei 
diventata di fatto la numero due dell'ospedale, e la sua
risposta a una situazione  pi determinante di quella di
Higgins, il numero due per diritto. Questo tacito aggiustamento
gerarchico pu significare che la gente l sa tutto?
Forse sarebbe meglio cos; il pensiero  vertiginosamente,
oscuramente eccitante. Quanto spesso ha immaginato
anche lei, nei due anni di tira e molla della loro relazione
(santo cielo, gi due anni?), la libert di rinunciare finalmente
alla vergognosa segretezza che entrambi hanno gelosamente
conservato?
 probabile, pensa Rita, che girino voci e sospetti. Lei
e Canon, quasi incapaci di parlare della situazione fra loro,
non l'hanno rivelata a nessuno. Ma ci sono altri modi in
cui una consapevolezza del genere si diffonde; due amanti
emettono una sorta di nube ormonale che viene recepita a
livello preverbale. Una cosa passionale come la sua storia
con Canon non pu essere tenuta segreta in eterno, giusto?
Rita cerca di tranquillizzare Higgins che  molto agitato,
non smette di toccarsi i capelli, sembra irraggiungibile dalle
sue parole. Una chiazza rossa si irradia dal naso, come se il
resto della faccia fosse diventato improvvisamente allergico
a quella rosea protuberanza. Rita avverte, grazie ai mesi trascorsi
a prendersi cura di uomini altrettanto agitati, che ha
semplicemente bisogno di un tocco amichevole. Posa una
mano sulla spalla del vecchio dottore, massaggia la carne
molliccia di quello che un tempo era stato un bicipite e gli
dice che parler con Canon. E che nel frattempo dovranno
cercare di non diffondere la notizia.
Possiamo essere molte cose, pensa Rita. Una ragazza di ventiquattro
anni con scarsa fiducia nella psichiatria moderna
pu improvvisamente diventare la massima autorit del pi
importante ospedale psichiatrico del paese.
Forse, si  detta a volte, si sta dimostrando degna di questo
ospedale, di questa posizione, proprio perch non la
desidera, non vi ha mai aspirato. Immune da qualsiasi ambizione
o da possibili critiche, si mantiene lucida.
Per non si trova qui soltanto per Albert, pensa ora, e
continuer a farlo per anni. Anche se ovviamente era stato
proprio Albert Canon ad attirarla alla professione, lusingandola
con le sue smodate attenzioni durante il corso di
Psicologia dell'Anormale a cui lei si era iscritta soltanto per
soddisfare i protocolli curricolari della Radcliffe. Un giorno,
la terza settimana del semestre, Albert le aveva chiesto
di trattenersi dopo la lezione per parlare della sua prima
prova scritta. Rita si era preparata alle critiche ma, non
appena gli altri studenti si erano allontanati, Albert le aveva
rivolto un sussurro eccitato, lodando la sua intelligenza e
chiedendole se avesse mai pensato a una carriera nel campo
della psicologia. Pi lei mostrava di gradire le sue lusinghe,
pi i complimenti di Canon diventavano iperbolici; era
arrivato a dichiarare che, se lei avesse scelto un'altra professione,
sarebbe stata una perdita incalcolabile per l'intero
mondo della psicologia.
Con il passare dell'estate e l'arrivo dell'autunno, i loro
incontri dopo le lezioni si erano fatti pi frequenti e appassionati,
e Rita aveva cominciato a lasciarsi modellare dalla
visione di lui.
Sull'onda dell'adorazione intellettuale, Albert riceveva
tutto ci che usciva dalle sue labbra come se lei non facesse
che svelare verit nascoste che altri avevano cercato di
scoprire per un'intera carriera, senza riuscirci. Quando, per
esempio, Rita aveva rivelato la tendenza a incolpare gli altri
per i suoi fallimenti, anche se poi giudicava chiunque altro
responsabile dei propri, Albert aveva osservato che si trattava
di uno dei principi di base della cognizione sociale, un
concetto che gli psicologi sperimentali avevano impiegato
anni a descrivere. Quando Rita gli aveva parlato delle proprie
contraddizioni, dell'incapacit di vedere se stessa come
vedeva gli altri, usando lo stesso metro, lui le aveva descritto
le eccitanti nuove teorie sulla costruzione dell'identit
affermando che, se avesse deciso di impegnarsi in quel campo,
il suo originale punto di vista avrebbe potuto stimolare
grandi conquiste a livello teorico. Albert trasformava le sue
idee astratte e ambivalenti in certezze: un grande conforto
per Rita, che a ventidue anni si sentiva indecisa su quasi
ogni cosa.
Incertezza. Rita avvertiva di continuo le pressioni di forze
opposte, la simultaneit di argomentazioni a sostegno e
contro una tesi, e le era sempre sembrato di volere tutto:
essere pura e indegna, fare l'amore con i ragazzi e resistere a
tutti loro, unirsi ai comunisti e agli anarchici e lanciare invettive
contro i rampolli cresciuti negli agi e nel privilegio
che finivano per definirsi comunisti e anarchici. Voleva fare
impressione sui suoi pratici genitori con un'applicazione
concreta della laurea diventando avvocato; voleva scrollarsi
di dosso le aspettative della famiglia e andare in Marocco a
scrivere poesie. Voleva sposarsi giovane, farsi una famiglia,
avere successo nei modi pi classici; ma bramava anche la
solitudine assoluta, la vita ridotta all'osso, la possibilit di
decidere le cose da sola.
Spesso si domandava come facessero i suoi compagni di
studi a parlare del loro futuro con tanta sicurezza. Si domandava
se qualcuno le avesse davvero, quelle certezze, o se
tutte le esistenze non fossero che un punto intermedio fra
due impulsi opposti, che veniva spostato di continuo.
E poi c'era Albert. Non solo sicuro di s, ma sicuro di
tutto ci su cui lei non lo era. Sicuro addirittura riguardo
all'incertezza di lei. Questa indecisione di cui parli sempre
le diceva, met come amante e met come terapista,
questa paura di non essere nessuno... Quello che non riesci
a vedere, e che a me risulta abbondantemente chiaro, 
che si tratta soltanto del fardello di avere un'intelligenza
ricettiva e profonda.  precisamente questa capacit di considerare
tutti i punti di vista che ti far diventare uno dei
nostri migliori terapisti.
I nostri migliori terapisti: come se Albert facesse parte
del consiglio direttivo di una societ esclusiva.
Ma ormai sono passati due anni e, nonostante tutte le
grandiose visioni che Albert le ha illustrato, Rita conosce i
limiti del suo amante cos come conosce la ruvidezza delle
sue mani e i peli che gli spuntano sulle spalle. Per esempio,
sebbene lui continui stupidamente ad asserire il contrario,
Rita sa che Albert non lascer mai la moglie e non render
mai pubblico il loro legame. Non per mancanza di amore
verso di lei, o per una moralistica fede negli inviolabili vincoli
del matrimonio, e di sicuro non per devozione verso la
moglie. Semplicemente, Albert non rivelerebbe mai questo
o un qualsiasi altro segreto in grado di minare la sua posizione,
di causargli imbarazzo o, peggio, di ostacolare le sue
ambizioni.
Nel corso del tempo, l'affetto di Rita per Albert  diventato
l'opposto di ci che provava all'inizio, due anni prima.
Adesso, quando Albert le parla illustrando le sue ormai familiari
ambizioni e certezze, a Rita non sembra molto diverso
da un bambino che sogna di diventare un atleta o un
supereroe: nel suo ottimismo, nella sua grandiosit intravede
una sorta di ingenua purezza, che per non  sufficiente
a farle continuare la loro relazione, a farle occupare quella
strana posizione in cui non si  mai sentita a proprio agio.
No, la verit  che Rita  affascinata da qualcos'altro, da
ci che la psichiatria cerca di eliminare. Perch certi individui
possono sopportare guerre, carestie e tragedie come
l'Olocausto mentre altri perdono la ragione in un
mondo privo di problemi, in cui la gente dice cose che non
sempre sono vere? Perch alcuni sono cos inorriditi dal
semplice silenzio da aver bisogno di compensarlo con profonde,
intricate allucinazioni? E perch i poeti sono spesso
pazzi?
La poesia, ha scritto la settimana scorsa nel suo diario,
 prometeica. La follia  il fuoco che la poesia riporta al
mondo.
Rita si sente vicina a capire qualcosa di essenziale sulla
follia e su se stessa, sulla follia e su ci che essa nasconde.
Un'intimit con il caos, non soltanto nella sua posizione,
ma anche nella sua relazione. C' qualcosa di compulsivo
nella sua vicinanza alla catastrofe:  questo il motivo
per cui ha continuato a stare con un uomo che di tanto in
tanto - adesso, per esempio - le suscita ribrezzo.
Ribrezzo. Quando Frederick era entrato nello studio e
li aveva sorpresi insieme, Rita non era riuscita a scorgere
l'espressione del suo viso, stagliato in controluce sullo
sfondo del corridoio, ma su quell'ovale scuro aveva proiettato
la propria ripugnanza, e aveva assorbito la vergogna
della scena attraverso gli occhi immaginari di lui. E nei
giorni successivi la vergogna non aveva fatto che intensificarsi.
Dopo la sua fuga dallo studio, Canon non era andato
a cercarla, non le aveva comunicato personalmente il
trasferimento al reparto femminile. Aveva lasciato a Higgins
il compito di trasmetterle l'ordine, come se lei fosse
una qualsiasi impiegata. Vigliacco.
E pur non sapendo tutto, pur ignorando che Canon ha
imposto a Frederick non una ma tre sedute di elettroshock,
quest'atto, pur ignobile, non provoca la sua furia quanto il
trasferimento. Quella che Rita prova  pura e semplice vergogna
per il ruolo avuto in ci che  accaduto a Frederick,
per la sua relazione con un uomo capace di cose simili. La
vergogna per la codardia di Canon si combina con la vergogna
per il loro rapporto; quante volte avrebbe voluto
recarsi da Frederick a Ingersoll e implorare il suo perdono.
Ma cosa avrebbe potuto dirgli? Non  qualcosa di razionale
e di spiegabile a parole, quella relazione, quel suo bisogno
di restare l. E la cosa pi vergognosa di tutte  il suo
bisogno di Canon. Prova ripugnanza, ma anche un innegabile
bisogno: l'esempio concreto di due anni (mio Dio!) di
ambivalenza.
Ora per ci sono cose pi importanti a cui pensare. Nei
due giorni di assenza di Canon, alla Mayflower si  rotto
qualcosa. E cominciato tutto con il primo vero orrore a cui
lei abbia assistito in quell'ospedale, quando uno dei pazienti
pi affascinanti, tormentati e gentili di Ingersoll ha trovato
un accendino e ha commesso qualcosa di inconcepibile.
( una semplice coincidenza il fatto che sia accaduto
poco dopo che lei  stata allontanata da Ingersoll? Canon
potrebbe avere ragione almeno in questo, nel fatto cio che
il minimo sconvolgimento nel sistema di attenzioni e autorit
pu essere devastante per i pazienti?)
E sebbene Marvin sia stato ricoverato, come da protocollo,
al Mass General, sebbene lo staff, come da protocollo,
abbia negato e offuscato, Rita ha visto il caos tendere le
cuciture che Canon aveva diligentemente cercato di fissare
con le sue regole. E adesso un altro tentato suicidio, per
quanto poco convinto. Pur lasciando perdere se stessa, la
relazione, Frederick e il proprio disagio, si dice Rita, la Mayflower
ha bisogno di un capo.
Rita conosce fin troppo bene le debolezze di Canon. Sa
per esempio che pur nella sua vergogna per essere stato scoperto
da Frederick, e nelle oscure conseguenze delle sue reazioni
puerilmente esagerate, sta semplicemente aspettando
che la sua amante vada a convincerlo che la sua presenza 
assolutamente necessaria.

4.
Pensi ci sia qualcosa che avresti potuto fare diversamente?
Cosa stai insinuando di preciso?
Niente, mi chiedevo solo se non credessi che forse avresti
dovuto agire in modo diverso.
Niente affatto. Niente affatto! Come avrei potuto fare
diversamente? Diversamente? Come, diversamente?
Albert aveva detto semplicemente Lara Canon, gi
stanca della conversazione. E sempre cos stanca sua moglie,
sempre cos disinteressata. A volte, anche se non lo direbbe
mai esplicitamente e di sicuro non passerebbe a vie di fatto,
Canon prova il vergognoso, subitaneo impulso di scuoterla
per le spalle e schiaffeggiarla, per suscitare qualche reazione.
Cercavo solo di suggerire aveva aggiunto poi nel tono
ironicamente formale che assume sempre in risposta agli
sfoghi emotivi di Canon, come se i loro dialoghi venissero
registrati per essere in seguito usati in tribunale (a Canon 
venuto in mente che l'idea possa non esserle del tutto estranea),
cercavo solo di suggerire che, se non potevi fare altro,
non hai alcun motivo di rammarico.
Rammarico? Non si tratta di rammarico. L'altra sera ho
visto qualcosa di orribile, Lara. Qualcosa di inconcepibilmente
brutto. Sono turbato, cara. Rammarico!
Povero caro aveva detto lei, come se il marito si stesse
lamentando di una normale giornataccia in ufficio: un inserviente
insubordinato, qualche difficolt nella raccolta
dei finanziamenti per il nuovo parcheggio. Perch non riusciva
a capire? Lui era andato in ospedale e aveva visto uno
dei suoi pazienti con il volto a brandelli, lembi di carne
penzolanti, carbonizzati e ancora puzzolenti di bruciato.
Povero caro!
Il mattino seguente, dopo essersi vestita per il tennis e
aver preparato i pancakes per i ragazzi, Lara era risalita al
primo piano e aveva trovato il marito ancora a letto, sveglio
ma immobile.
Non vai al lavoro? gli aveva chiesto.
Come faccio? aveva risposto lui. La sua faccia. Cristo,
Lara, la sua faccia!
Ma non hai gi visto cose orribili in guerra?
A volte Canon dimentica di aver infiorato i propri racconti
di guerra. S, era stato inviato in Europa come aveva
sostenuto, ma non si era mai spostato dall'Inghilterra, non
aveva mai lasciato la stanzetta in cui visitava i soldati. Il
suo compito in quella stanza era assicurarsi che gli ufficiali
di medio rango fossero pronti a combattere; le sue responsabilit
non andavano molto al di l di una serie di
comuni test psicologici. In realt era poco pi di un infermiere:
effettuava i suoi controlli di routine allo stesso modo
in cui le infermiere sondavano, esaminavano e vaccinavano
le reclute prima che tornassero a combattere. Non
aveva lavorato, come invece racconta, con i soldati rientrati
dal fronte, traumatizzati da vicende che facevano sembrare
irrilevanti le nostre normali frustrazioni. Nella storia
che aveva narrato alla moglie agli inizi del corteggiamento
(in quel momento voleva soltanto fare colpo su di lei, non
aveva considerato che avrebbe dovuto convivere per sempre
con quelle invenzioni) si era tratteggiato come una sorta di
creatura angelica che percorreva decisa la rovina dei campi
di battaglia e riconduceva alla luce gli uomini smarriti nel
loro oscuro terrore.
Bene aveva concluso Lara. Se non andrai pi a lavorare,
dovrai cominciare a dare una mano in casa. Abbassati
gli occhi sul grembiule che stringeva fra le dita, l'aveva lanciato
al marito traumatizzato, informandolo che quel giorno
gli avrebbe insegnato a preparare il polpettone.
Sorprendendo se stesso, Canon aveva accettato gli ordini
di Lara come un bambino punito dalla madre. Nel
pomeriggio, ancora in preda a quello che, aveva detto a Lara,
potrebbe essere un lieve episodio psicotico indotto dal
trauma, era stato mandato a prendere i bambini all'allenamento
di calcio, cosa che aveva eseguito dopo aver circumnavigato
il suo manicomio appollaiato sopra Belmont.
Rientrato a casa, aveva preteso che nessuno rispondesse al
telefono che insisteva periodicamente a squillare, spiegando
che semplicemente non era pronto a tornare al lavoro, non
ancora. Poi la cena era trascorsa senza che nessuno facesse
domande, nemmeno i bambini, neppure quando lui aveva
versato una lacrimuccia.
Soltanto in un lontano futuro Canon arriver a pensare
che forse l'accettazione di tanti oltraggi abbia rappresentato
per lui una forma di penitenza. Dopotutto era un uomo
che era stato sorpreso con l'amante, anche se soltanto da
un paziente.
Al termine della cena, appellandosi ai risultati di una recente
visita medica, sua moglie gli aveva negato il dolce.
E ora eccolo qui, il grande riformatore della Mayflower
Home, seduto a rimuginare sul pavimento accanto ai figli
mentre i nuovi membri del Club di Topolino recitano i
propri nomi in televisione.
Povero Canon! Forse  vero che sta esagerando il trauma
soltanto per una sorta di compensazione della sua vergogna.
Per  anche vero che ha dovuto affrontare la vista del
volto di Marvin, lucido di sangue e cenere. E poi c' stata
la telefonata di Clarence Winthrop, presidente del consiglio
di amministrazione della Mayflower, terrorizzato all'idea
che il caso pi famoso della clinica potesse incontrare una
fine cos atroce poco dopo che il consiglio aveva affidato la
carica pi alta ad Albert Canon.
Winthrop e il consiglio di amministrazione. Canon sa
bene, dopo una lunga carriera ai piani alti del mondo accademico,
cosa c' in gioco per quegli uomini. Visto l'ammontare
di cognomi importanti fra i pazienti della Mayflower,
una cattiva gestione da parte del consiglio potrebbe
avere conseguenze disastrose per il futuro accademico e politico
dei suoi membri. Marvin Foulds non era morto, ma
ci era arrivato talmente vicino che Canon ha dovuto sudare
un'ora, al telefono con Winthrop, per dissuaderlo dal
convocare una riunione di emergenza del consiglio. E molto
semplice, pensa ora Canon. Un altro accendino lasciato
cadere, un altro coltello rubato e i membri del consiglio
potrebbero rovinargli la carriera nel maldestro tentativo di
salvare le proprie.
Suona il campanello. Canon grida alla moglie che andr
lui ad aprire.

5.
Ed eccola l. All'inizio Canon  preso dal panico alla vista
dell'amante sulla soglia di casa, pensando che sia venuta
per un chiarimento definitivo, ora che sono stati scoperti.
A volte si diverte a spaventarsi da solo immaginando le
parole che Rita rivolgerebbe a sua moglie: Ero una sua
studentessa, Mrs Canon, e in un primo tempo desideravo
soltanto avvicinarmi alla sua mente. Ma a un certo punto
la brama si  trasformata in qualcos'altro, qualcosa di pi
grande, e penso che lui ne abbia approfittato. So che tutto
questo  terribile per lei e per la sua famiglia, ma ho pensato
che dovesse sapere che io lo amo, Mrs Canon, che
io...
Dove sei sparito? chiede Rita.
Avevo bisogno di staccare, tutto qui. Tu non l'hai visto,
Rita.  stata la cosa pi terribile che abbia mai...
Canon  sempre stato fiero della propria incessante capacit
di considerare ogni possibile reazione, interpretazione
e passione. Ma in questo momento, di fronte alla sua
amante sulla porta di casa, la possibilit di un motivo molto
pi vero di quello che ha addotto con sua moglie e adesso
con Rita lo colpisce con una forza che di solito  tipica
delle rivelazioni divine. Semplicemente, Canon ha avuto e
ha tuttora paura di quello che avrebbe potuto dirgli Rita.
 successa una cosa dice lei.
Hanno sempre avuto un che di indegno tutti quei segreti
e quegli inganni, ma ora che la vergogna  giunta a conoscenza
di qualcun altro, anche se si tratta di un semplice
paziente, diventeranno insopportabili. Lei se ne andr. Cos'
che pu tenerla legata a lui? Canon sa che negli ultimi
mesi si sono entrambi accorti di un affievolimento della
passione. L'atto sessuale stesso, mai insoddisfacente, di recente
ha cominciato a tradire un che di meccanico. Forse 
meglio cos, ha cercato di ripetersi Canon. Dopotutto,
quante volte ha gi deciso di lasciarla? Meglio vivere in superficie,
come raccomanda ai suoi pazienti, esporsi parlando
esplicitamente dei propri bisogni. Certo, meglio chiudere
la faccenda e vivere onestamente. Eppure, contemplare
un futuro senza Rita... Il pensiero genera l'opposto dell'amore,
suscita paura.
Lo so risponde Canon. Lo so. Ma non vedo perch
debba per forza cambiare qualcosa. Intendo questa... questa
cosa che abbiamo.
Non si tratta di quello dice Rita.  qualcos'altro.
Mentre gli spiega l'accaduto, Canon la vede attraverso
una strana lente, come quando certe immagini, per esempio
il volto di Marvin Foulds l'altra sera, possono sembrare
scatti fotografici, quasi che Canon fosse un bambino intento
a sfogliare un libro che illustra il suo possibile futuro. In
quel momento particolare, Rita  bellissima. Hanno bisogno
di te gli dice.
Sono passati solo due giorni prosegue, e guarda cos'
successo.
Questa attenuazione, questo affievolimento si possono
superare ma, prima di arrestare la fuga della passione, bisogna
individuarne la fonte. Il fatto di essere stati scoperti da
Frederick  soltanto un ostacolo; la vera perdita giunge da
qualche altra parte, da un luogo che conserva un esasperante
mistero.
E io ho bisogno di te ribatte Canon.
La stessa Rita non riesce a spiegarsi le proprie motivazioni.
Lo fa per l'ospedale? Per il bene di Canon? Per amore?
Si sorprende, disgustata, a rianimarsi mentre prende la
mano di Canon e gli d una veloce stretta con le dita.
Canon estrae di tasca un pacchetto stropicciato di Lucky
Strike. Abbattuto com', l'ha comprato quella mattina e ora
gli sono rimaste due sole sigarette. Sua moglie odia vederlo
fumare. Ne accende una e sente il vapore caldo accarezzargli
i polmoni. La sua lingua assapora la lenta esalazione.
D'accordo, d'accordo bisbiglia. Domani. Torno domani.
Nella sua mente sta gi ansiosamente rivedendo i protocolli.

6.
Nelle rare occasioni in cui dorme, i sogni di Schultz parlano
ancora una lingua successiva alla Caduta, l'yiddish della
sua giovinezza. Il suo mondo onirico non  mai un purgatorio.
I sogni sono un paradiso o un inferno.
Schultz e Irit erano riusciti a evitare la guerra, ma per
poco. Erano scampati agli orrori che altri raccontavano,
orrori a cui sembrava impossibile credere finch tutti i resoconti
non li avevano ripetutamente confermati. Il primo
giorno nel confortevole appartamento di Cambridge offerto
da Harvard, Schultz si dest alla luce radiosa del sole. La
moglie dormiva accanto a lui. Il ventre di Irit aveva appena
cominciato a rivelare la convessit della gravidanza. Fin dall'inizio
la gestazione le aveva fatto perdere il controllo dei
gas, e quel primo mattino a Cambridge Irit si svegli con
una scoreggia. Balz a sedere sul letto per lo spavento, mentre
Schultz ridacchiava fra s. Non  nulla le disse in yiddish,
solo un brutto sogno. Lei guard il nuovo, sconosciuto
appartamento, poi torn a coricarsi nel sole. Sorrise,
gli baci la mano e disse: Entra una bella luce qui. Schultz
si strinse a lei e durante l'ora successiva fecero l'amore.
In questo momento, immerso nel suo breve sonno fra le
lenzuola inamidate della Mayflower Home, Schultz sta facendo
l'amore con la moglie, al sicuro nella stanza assolata,
la guerra lontana e impossibile, il futuro, loro figlio, intento
a crescere fra le frizioni dei loro corpi.  un paradiso.
Poi arriva l'inferno, ma sulle prime non si presenta come
tale. In preda a un radioso benessere postcoitale, Schultz e
Irit escono di casa. Fuori dal loro bozzolo soleggiato, tuttavia,
non c' la nuova, sconosciuta citt di Boston, bens il
paese da cui Harvard li ha aiutati a fuggire, la Bolbirosok
della loro infanzia prima della guerra. Incontrano i soliti
volti familiari, Kogen, il Mohel. Il droghiere, Shmuel
Block. Menachem Mendelsohn, il padre di Irit. Diretti al
Caff Hadassah per la colazione, Irit e Schultz salutano agitando
la mano. Sono contenti e inconsapevoli; c' cos tanta
bellezza da assorbire, stamattina, che non hanno bisogno
di fare conversazione. Eppure... Guardando meglio quei
volti e quei corpi familiari, Schultz si rende conto che sono
tutti feriti.
Dapprima sembrano semplici gonfiori rossi, punture di
insetti, nel peggiore dei casi foruncoli: sulle mani di Kogen,
sulle guance di Block. Un puntino di sangue sulla camicia
di Reb Mendelsohn. Proseguendo con Irit verso la tavola
calda, Schultz vede che le ferite si allargano e si moltiplicano,
come se stesse guardando un filmato al rallentatore in
cui gli abitanti di Bolbirosok vengono crivellati di proiettili
invisibili. Tutti quei volti, le facce della sua infanzia, lo
guardano come per chiedergli aiuto. Ma Schultz  distratto
dalla mano della moglie che lo strattona con un'urgenza
diversa, e volta le spalle agli abitanti di Bolbirosok nell'istante
in cui questi soccombono alle loro ferite, accasciandosi
a terra uno dopo l'altro.
Questa  la versione onirica di ci che Schultz ha immaginato,
e ha cercato di impedirsi di immaginare, ogni giorno
da allora. Tutti quei corpi, tutti quei volti squarciati
dalla morte.
Facendo leva sulle sue capacit, attraverso l'universit di
Vilnius la facolt di Linguistica di Harvard era riuscita a
procurare a Schultz e alla moglie un visto di uscita quando
ormai documenti del genere erano diventati impossibili da
ottenere, neppure pagando. Ne erano nate molte discussioni:
all'inizio Schultz e Irit avevano declinato l'offerta, ma la
gente di Bolbirosok (i genitori di Irit in modo particolare)
aveva obiettato che un rifiuto sarebbe stato non soltanto
stupido, ma una grave mancanza di rispetto per gli altri,
che potevano soltanto sognare la fuga.
Se restate disse loro il padre di Irit, non farete pi
parte di questa famiglia.
Cos partirono. Se ne andarono, ma con l'intenzione di
tornare. Progettavano di fare ritorno al paese quando le cose
fossero migliorate, ma le cose non fecero che peggiorare
e peggiorare ancora. Presto le loro lettere cessarono apparentemente
di giungere a destinazione.
La piccola comunit di esuli ebrei a Cambridge condivideva
la speranza di pagare il viaggio per l'America ai propri
cari, ma era ormai diventato impossibile inviare il denaro.
L'unico sistema, convenivano tutti, era tornare laggi con
enormi quantit di denaro e determinazione, e sperare per
il meglio. Fu proprio quello che Schultz decise di fare: sarebbe
tornato a Bolbirosok per salvare una generazione della
famiglia di Irit, mentre lei restava in America a generarne
un'altra.
Forse fu la tensione, forse il puro caso. Una mattina,
quando mancavano soltanto due settimane alla prevista
partenza di Schultz, Irit trov il marito nel vicolo dietro casa,
immerso in una conversazione con i ratti fra i cassonetti
dell'immondizia. Su consiglio dei consulenti medici di
Harvard lo port alla Mayflower e, mentre lui passava una
settimana in osservazione come aveva consigliato il suo medico,
lei part. Non fece altro che prendere il posto del marito.
Senza dire una parola a Schultz se ne and, sapendo
che lui aveva bisogno dell'aiuto di quei medici e che non le
avrebbe mai permesso di andare da sola. Part per Bolbirosok
nascondendo in valigia una fortuna in valuta tedesca,
quella che aveva ancora un certo valore.
Quando finalmente Schultz riemerse momentaneamente
dalla Mayflower, era gi tutto finito. Passarono mesi, poi
anni senza notizie attendibili o una corrispondenza di qualsiasi
tipo, prima di poter capire cos'era accaduto.
Come gi in precedenza, come dopo la morte dei suoi
genitori, gli oggetti tornarono a rivolgersi a Schultz con pi
forza, comunicandogli le loro parole consolatrici. Un paesaggio
sonoro che Schultz non poteva pi fingere di ignorare.
Di l a poco i suoi colleghi di Harvard lo riportarono
alla Mayflower, e da allora non era mai pi uscito.
La mia testa ha qualcosa che non va dice Irit in yiddish
nel sogno di Schultz. Non mi sento molto bene.
Schultz pu vedere la lesione che si gonfia in mezzo alla
fronte di sua moglie. Si apre rapidamente, rivelando cranio
e cervello, ma Irit non sembra comprenderne la gravit.
Forse dovrei farmi vedere da un dottore.
No, no dice Schultz, ma la ferita si allarga, fendendole
il cervello.
Irit cerca di parlare yiddish, ma a mano a mano che i lobi
del suo cervello si separano comincia a farfugliare, emettendo
suoni che sembrano imparentati con il linguaggio
che ossessiona Schultz. Lui per non pu concentrarsi su
ci che dice, non pu fermarsi a riflettere sulle sue parole.
Lo squarcio si allarga ancora di pi, penetrandole il cervello e arrivando a rivelare la parete posteriore del cranio. Irit
ora ha le convulsioni; sul suo volto  dipinta la paura, e presto
avr un collasso. Schultz allunga le mani verso la moglie,
come se posandole su di lei potesse impedire alle ferite
di aggravarsi ulteriormente, ma non riesce a raggiungerla.
Cerca di avvicinarsi, di correre verso di lei, ma a ogni
sforzo la distanza che li separa non fa che aumentare. Si
proietta in avanti, ma lei  ormai cos lontana che il suo
volto  a malapena riconoscibile, e la ferita le ha gi attraversato
la testa aprendo un foro di luce in mezzo alla fronte,
una macabra variante del puntino rosso degli ind.
Ho paura dice lei, un attimo prima che Schultz si svegli
di soprassalto nell'attrito delle lenzuola inamidate dell'ospedale.
Per l'ennesima volta, Schultz si ripromette di restare
sveglio il pi a lungo possibile.

7.
Tu e le ragazze siete tutto ci che sia mai riuscito a farmi mantenere
una sembianza di normalit, scrive mio nonno in un
altro esitante tentativo di lettera alla moglie. Ora, senza di
voi, divento duro come il ghiaccio o mi dissolvo in vapore.
Vapore, pensa Frederick. In questo momento si sente cos.
La sua coscienza  diffusa. O forse  pi una radiazione,
la scarica di un'eruzione solare. Sa di essersi gi sentito cos
in precedenza, ma la familiarit della sensazione non gli 
mai di conforto. Scarica dopo scarica, non riesce bene a
capire se ne  eccitato o terrorizzato. Pensa ai vagabondi che
si aggirano per il parco di Boston in preda ai vaneggiamenti
della sindrome di Gerusalemme. Si alza dal letto, esce
dalla stanza e percorre avanti e indietro il corridoio, ma il
movimento del suo corpo non fa che creare altra energia,
ogni passo una spinta ulteriore all'altalena di una mente che
sembra ormai sul punto di volteggiare oltre l'asta che la
sostiene. Si posa una mano sul cuore per misurarne i battiti.
Katharine. Vuole soltanto stringersi a lei. Vuole aggrapparmi,
come ha gi fatto, per non farsi trascinare in quel
luogo periferico, pieno di vaghe visioni e mezzi sussurri,
che a volte gli parla.
Il silenzio del corridoio sembra in qualche modo pi
sonoro, come se un oscuro potere facesse ronzare le pareti.
Frederick pensa ai suoni privati che ossessionano il suo
compagno di stanza.

8.
Arriva la cena, poi altre pillole. Tornato a letto, Frederick
sente che il Miltown ha cominciato a confondergli i pensieri
e annota un semplice ricordo:
Ci baciammo. Poi andammo a piedi dalla USO al porto, idea
scioccamente romantica in una serata cos fredda. Ci fermammo
al di qua di una rete metallica, con le navi che ostruivano la vista
del porto a eccezione di sottili lembi d'acqua oleosa su cui si
rifletteva la luna. Questa volta ti avvicinasti, e io venni preso letteralmente
alla sprovvista. Poi cercai di reagire e di essere all'altezza
della situazione.
Denunciando la propria irrequietezza, Frederick chiede una
seconda dose di Miltown, che il ragazzo della Crew Crew
gli concede. Rimane disteso a letto per un'ora o due, cercando
di aiutare il tranquillante - un'oscurit che si forma
alla base della sua soffocante atmosfera - a traghettarlo nel
puro buio del sonno farmacologico. Ma dopo un'altra mezz'ora
 ancora agitato, e continua ad avvertire quel senso di
terribile minaccia. Interrompe le annotazioni di Schultz e
gli chiede un paio di pillole dalla riserva nella gamba del
tavolo.
Prendile pure risponde Schultz. Ma sai bene che questa
roba confonde le idee.
Pieno di riconoscenza, Frederick manda gi prima tre,
poi quattro pillole, e finalmente si ritrova sull'altro versante
di un breve sonno (o meglio di una perdita di conoscenza)
svegliandosi a tarda sera con un cielo dello stesso colore
blu-nero dei corvi che volteggiano. Si drizza a sedere sul letto
mentre un ragazzo apre la porta, fa il suo controllo e la
richiude.
Frederick attende che il cattivo presentimento di prima
si allei alla sua insonnia. Ma i minuti passano senza che
nulla accada. La luminosit delle cose si  offuscata. Ora ci
sono soltanto le lenzuola inamidate, la matita del suo compagno
di stanza che gratta, un ragazzo che svolge la sua
ispezione, le mura di blocchi di calcestruzzo che ospitano la
sua insignificante realt. Quando il suo stato cambia, pu
farlo con la massima rapidit.
Frederick, spesso cos sprezzante nei riguardi dei dottori
e delle loro vaghe diagnosi, si concede un po' di conforto
ripensando al nome che  stato dato alla sua condizione.
Mania depressiva, pensa.  questo che significa. Le componenti
chimiche del suo cervello oscillano prima da una
parte e poi dall'altra. Solo che in questo momento ci che
prova non sembra avere nulla di scientifico. In questo momento
sembra una cupa rivelazione. Frederick sa di essersi
illuso, cos come fa chiunque, da qualsiasi parte, quando si
abbandona alle proprie fantasie. I suoi entusiasmi, i suoi capricci,
le cose che ha scritto non sono stati che rumore per
coprire questa condizione. Ma ora sar abbastanza forte da
vedere le cose chiaramente, cos come sono. Mio nonno
guarder in faccia il buio, anche se il buio non fa che espandersi,
anche se cancella tutto il resto.


CAPITOLO XI.
UN'ALTRA POSSIBILIT.

1.
Non ci sono pi soldi, Katharine.
Nel silenzio che segue questa affermazione, Katharine
immagina suo padre in quel preciso momento, nella sua
casa vicina all'oceano, intento a guardare la nebbia che arriva
a inghiottire il capanno sulla spiaggia ai piedi della collina.
Il suo pi grosso problema, a parte il marito pazzo
della figlia,  dove acquistare l'aragosta per la cena. Katharine
invece  qui, una donna sola in una casa di assicelle
di legno sul versante opposto di Mount Washington,
mentre l'inverno sta cominciando a farsi sentire e le pigne
ghiacciate colpiscono le finestre. Ha portato il telefono sul
tavolo della cucina, la cui impiallacciatura sta cominciando
a consumarsi per l'intensit del suo lavoro, per l'impresa di
cercare di tenere in piedi la propria famiglia. Mia madre e
le sue sorelle sono a scuola, e mia nonna ha ripreso un'attivit
che fa di tutto per mantenere invisibile alle figlie.
Siede al tavolo con il suo primo album di buoni premio
S&H aperto davanti. Pi tardi passer ore di noia a cercare
di far rientrare le spese nella cifra dell'assegno governativo,
lei che da bambina chiamava la servit suonando un
campanello. Come ci si pu aspettare che sappia affrontare
tempi come questi? Il nevischio ha cominciato a cedere il
passo alla neve; la finestra pi vicina sta rapidamente diventando
un rettangolo opaco.
Katharine e suo padre restano in silenzio. Il frigorifero
verde rumoreggia; le lampadine ronzano nella lampada di
vetro colorato sul tavolo; i caloriferi gemono e tossiscono.
Fuori, un ramo si stacca e sfila davanti alla finestra come in
un teatro delle ombre.
Katharine sa che solo centocinquanta chilometri pi a
sud, dove i suoi genitori vivono sulla costa, il tempo  drasticamente
diverso. Deve sopportare la terribile morsa dell'inverno
mentre i suoi ne percepiscono soltanto una traccia,
portata a terra dalle brezze marine.
D'altra parte, che diritto ha di aspettarsi che soffrano
quanto lei?  una pretesa irrazionale, lo sa, pensare che i
nostri genitori debbano condividere e infine riscattare le
nostre pene.  irrazionale, cerca di ripetersi, considerare il
loro benessere come un'offesa personale. Per quale ragione
dovrebbe aspettarsi che suo padre abbandoni gli agi e le sicurezze
che si  garantito con una vita di duro lavoro per
l'impresa apparentemente senza fine di contenere il caos di
Frederick? In fin dei conti, con tutte le sue ambizioni e i
suoi fallimenti, Frederick deve aver gi consumato almeno
un terzo dei risparmi dei suoi genitori. Non dovrebbe essere
grata a suo padre per quello che ha gi dato, invece che
offesa per ci che ora le nega?
Be', non esattamente obietta.
Invece si, Katharine ribatte suo padre. Al momento
abbiamo ci che basta per mantenerci. Cosa vuoi che diventiamo,
dei senzatetto?
Le lacrime le formano un groppo in gola. Katharine
piange di rado, ma ci sono certi eventi, certe persone, che
sembrano aggirare il modo normale in cui reagisce al mondo
e penetrarle direttamente nelle cavit sinusoidali.
Per un momento la sua rabbia divampa, ma cambia
obiettivo.  furiosa non solo con suo padre, ma anche con
Frederick. Frederick, il genio tormentato! Gli  concesso di
crollare, ma continua a ispirare rispetto. I cugini di Katharine
parlano ancora della sua tormentata intelligenza. Cosa
accadrebbe se fosse lei, Katharine, a concedersi simili debolezze?
Perch anche a lei vengono in mente pensieri non del
tutto razionali; anche lei, a volte, trova insopportabile la
vita che fa.
Ascolta continua suo padre. La situazione non  disperata.
Non lascerei mai che succedesse qualcosa n a te n
alle ragazze. Ma lui non sta migliorando, almeno non in
quell'albergo di lusso.
A un tratto Katharine vede letteralmente rosso. Per un
istante immagina di schiaffeggiare suo padre. Il mattino
successivo al ricovero di Frederick, quando aveva chiamato
i genitori, lui non si era forse compiaciuto del proprio
animo nobile, dichiarando che avrebbe fatto s che Frederick
ricevesse le cure migliori e che a Katharine e alle sue
nipoti non venisse a mancare nulla?
 a questo che servono i soldi aveva detto.
In quel momento, quella catastrofe aveva dato un senso
ai suoi anni di prudenza e di piaceri negati. Non trapelava
forse una sfumatura di soddisfazione a stento repressa, nella
sua voce, quando aveva chiamato Katharine per parlare delle
carte ricevute dalla Mayflower, carte che avrebbero garantito,
se lui avesse continuato a pagare, che sua figlia restasse
separata da quell'errore di marito?
Non  affatto un albergo, pap.
Tuo marito  malato dichiara suo padre. Ma forse ci
di cui ha bisogno non sono gli agi della Mayflower, ma la
dura realt di un ospedale pubblico. Un ospedale che, se me
lo consenti, non saremmo costretti a pagare.
Il riferimento all'ospedale statale, che ormai suo padre
infila ogni volta nel discorso, fa riemergere quella faccia: la
faccia di Oakey, la faccia dello scemo del villaggio (perch
bisogna dire le cose come stanno). Da bambino, Oakey era
stato l'elemento di disturbo della loro tranquilla cittadina,
un supercattivo per gli standard della placida Graveton, con
una breve carriera criminale che includeva due ponti bruciati,
una dozzina di conigli impiccati agli alberi del cortile
della scuola e il polpaccio di un insegnante rovinato per
sempre per avergli appiccato il fuoco a una scarpa. A diciassette
anni Oakey era stato condotto al Kirkbride State
Hospital dopo aver espresso, tramite quindici sassi lanciati
contro la finestra della camera da letto di Molly Mitchell, il
proprio malcontento per il fatto che la studentessa del
secondo anno del liceo di Graveton non avesse ricambiato il
suo amore. Tre settimane dopo, quando era tornato a Graveton,
le sue spalle curve da adolescente si erano raddrizzate,
i suoi indumenti neri da beatnik avevano ceduto il posto
a pantaloni cachi e camicie col colletto e il suo volto ribelle
si era afflosciato nel sacco informe che da allora avrebbe
continuato a pendergli dal cranio. Lo stato del New Hampshire,
valutati i costi e i benefici di una psicoterapia a lungo
termine contro quelli della semplice applicazione di un
punteruolo da ghiaccio al lobo frontale, aveva optato per la
lobotomia.
 peggio della morte, pensa Katharine. In un certo senso,
ci che lo stato fa a coloro che non riesce a capire  peggio
di un omicidio.
Lo sai cosa fanno in quei posti, se crei troppi problemi?
Ti infilano un punteruolo nel cervello.
Non penso che sia vero, comunque non sempre. E poi,
da quanto ho letto, sono procedure che hanno ottenuto
notevoli successi. C'era un articolo sul Globe che parlava di
un giovane...
Non voglio discutere sui meriti della lobotomia. Ti sto
solo chiedendo di aiutarmi.
E a un tratto la rabbia si trasferisce al mio bisnonno.
Una furia cos immacolata che per dieci, quindici secondi
non riesce nemmeno ad aggrapparsi alle parole. Il mio
bisnonno balbetta per alcuni lunghi istanti prima di trovarle:
Aiutarti? Aiutarti? Devo forse ricordarti tutto quello...
Quando poco dopo riagganciano, d'accordo sul fatto
che  meglio per entrambi darsi una calmata, non  stato
deciso ancora nulla. Smetter semplicemente di pagare? si
domanda Katharine. E a quel punto cosa accadr? Frederick
 stato consegnato alle autorit ospedaliere dalla polizia di
stato; potr tornare a casa soltanto quando i suoi dottori
decideranno che  pronto a farlo. Senza i soldi di suo padre,
Katharine sa che potr soltanto finire nelle grinfie della
sanit pubblica, che ha gi pronti i suoi punteruoli.
Fallimenti e fardelli a parte, non merita almeno che sua moglie
lo difenda?
Non pu esserci un'altra possibilit? Non si potrebbe
convincerli tutti - dottori e infermiere, psichiatri e polizia
- che si sbagliano? Chi ha detto che la loro concezione di
sanit mentale  quella giusta?
Sono proprio questi i ragionamenti che secondo il dottor
Canon, come secondo molti altri, possono essere deleteri
per i progressi della persona amata. Ma non  forse cos
che funziona l'indottrinamento, la resa totale delle proprie
opinioni a un'autorit superiore che non bisogna mai mettere
in discussione?
D'altra parte... si ripete dubbiosa Katharine. D'altra
parte, in qualche modo devono avere ragione loro. In quell'ospedale
ci sono alcune fra le menti migliori del paese. Il
poeta Robert Lowell e il matematico John Nash, fra gli
altri, hanno scelto la Mayflower per i loro crolli nervosi.
No, no, certo che hanno ragione, ribadisce, prendendo
una scatola di biscotti Lorna Doone dalla dispensa e addentandone
uno. Le sue bevute, le sue donne, le sue invettive,
il mancato marinaio reso emaciato dall'anoressia nel letto
di sua moglie.  malato.
Katharine guarda il telefono e considera se fare o meno
la telefonata che oggi stesso, pi volte, si  ripetuta che non
far.
Nel corso delle ultime settimane ha parlato spesso con
Lars Jensen. L'ultima volta ha quasi pianto e ha detto cose
che le riesce ancora difficile ammettere.
Lars ha chiesto di nuovo di vederla. Non ho alcun secondo
fine ha giurato.
Lei ha gi rifiutato quattro o cinque proposte di incontro,
ma in modo sempre meno convinto. Lars si mostra
sensibile, ma  anche tenace. Avverte una possibilit, cos
come Katharine. Sentono entrambi che basteranno un altro
paio di conversazioni, contrappuntate dalla gentile persuasivit
di Lars.
Perch Katharine comincia a domandarsi per quale motivo,
di preciso, gli stia resistendo. Frederick ha avuto moltissime
altre donne; non  semplicemente patetica quella
sua fedelt a un'idea che il marito ha chiaramente abbandonato
da anni? Dopo soli due anni e mezzo di matrimonio,
quando aveva scoperto la prima delle relazioni di Frederick,
Katharine non aveva mai preso in considerazione la
possibilit che ora sta considerando. Lars non ha mai posseduto
il fascino di Frederick, ma lei ha cominciato a pensare
a cos'altro di pi durevole avrebbe potuto darle in
un'altra vita possibile, ormai svanita. Katharine sa che Frederick
ha avuto molte altre donne, ma sa che per lei una
relazione avrebbe un significato del tutto diverso. Frederick
gettava via le sue donne come fossero carta da stracciare
dopo aver preso appunti. Nel tentativo di riscrivere se
stesso scriveva su di loro, finch l'ispirazione si spegneva o
un'altra idea portava la sua attenzione in una direzione diversa.
Un bacio a un ballo quasi vent'anni prima, e Katharine
non ha pi baciato nessun altro. Non pu raccontarsi
frottole su cosa significherebbe rivedere Lars.
Questa situazione si pu ancora risolvere, pensa, salendo le
scale verso il bagno al primo piano. Frederick deve semplicemente
tornare a casa.
Katharine non deve usare il water, ma si siede comunque.
Ha soltanto bisogno dello spazio ridotto e della quiete di
quella stanza. Inspira l'odore del dentifricio e un vago sentore
di muffa; pensa alla perdita sotto il lavandino. Esamina
le minuscole piastrelle del pavimento; riflette sull'impossibile
pazienza necessaria per posarle una accanto all'altra. Il suo
matrimonio sta fallendo e si sta presentando la possibilit di
un nuovo futuro. Ma il suo passato (la semplicit di un
tempo, la vita che a volte era quella che desideravano) non
merita forse almeno un'altra battaglia?
Forse hanno ragione i dottori.  probabile che abbiano
ragione. Per lei deve vederlo con i suoi occhi. La terapia di
Frederick, le hanno spiegato sia Canon che Wallace, richiede
una totale separazione dalla sua solita vita, l'assenza di
qualsiasi contatto finch non sar pronto. Ma sono ormai
passati mesi dalla loro unica, breve conversazione. Non dovrebbero
quanto meno concederle di parlare un'altra volta
con suo marito?

2.
Questo, solo questo, pensa Canon.
Rita si sta dimenando contro di lui sul divano riservato
ai pazienti. Canon si sente tutt'uno con lei; stanno parlando
un insensato, lascivo linguaggio con le due lingue.
Quando il telefono inizia a squillare, Canon decide immediatamente
di ignorarlo. Sotto di lui, Rita rallenta leggermente,
e al quarto squillo gli parla in una lingua normale.
Non dovresti rispondere?
Non ora dice Canon.
Potrebbe essere importante.
Se lo , richiameranno.
Il telefono ammutolisce, ma solo per un istante; subito
dopo riprende ostinato a squillare.
Cristo! impreca Canon.
Devi rispondere.
Mentre si stacca da lei e arranca verso il telefono, vede
Rita afferrare l'uniforme.
Merda sussurra.
Potrebbe essere un'emergenza insiste lei.
S? bofonchia Canon nella cornetta, voltandosi verso
la finestra. Katharine Merrill?
Com' ovvio, riesce a convincerla. Dopo aver ostinatamente
insistito con la centralinista e con Higgins, quando
Katharine riesce finalmente a parlare con Canon non ricorda
pi se abbia chiamato per implorare la dimissione di suo
marito, per parlare con lui o soltanto per farsi rassicurare da
Canon.
Ma certo, capisco dice lui.  naturale che sia tormentata
dai dubbi.  uno degli elementi della malattia di
Frederick, questa capacit di instillare il dubbio negli altri.
Con la voce persuasiva e autorevole che ha perfezionato
in anni di studio e in mesi di esercizio, Canon si mantiene
sul vago pur senza deludere le speranze, come fa il biglietto
dentro un biscotto della fortuna cinese. Nemmeno io mi
aspettavo che sarebbe rimasto qui tanto a lungo. La condizione
di Frederick  molto pi complessa di quanto credessi,
ma ormai non dovrebbe mancare molto dice. Non
manca molto, ne sono sicuro.
In questo momento non  il successo di Canon che conta.
O meglio, non  importante adesso, dal mio punto di
vista, a cinque decenni di distanza. Per la storia della mia
famiglia l'evento fondamentale non  questa conversazione,
bens ci che accade nelle sue immediate vicinanze. Una
semplice consapevolezza si fa strada nella donna che si sta
infilando la biancheria intima sul divano. Da dove  seduta,
Rita riesce a udire il tono disperato di Katharine. Non
le sue precise parole, ma il modo in cui le pronuncia. La
voce di Mrs Merrill trasmette la propria angoscia e la riversa
nella ricettiva vergogna di Rita. Forse, aveva cercato di
convincersi Rita, il suo inesplicabile bisogno di Albert era
una giustificazione sufficiente. Ora per pensa a Frederick,
e volta la schiena ad Albert.


CAPITOLO XII.
IL LINGUAGGIO PARLATO DAI MORTI.

1.
Ciascun paziente del reparto ha un nome diverso nella lingua
che si rivolge soltanto a Schultz. A differenza che nelle
lingue fallaci, non esistono due nomi uguali. Quello di Canon
 simile ai suoni prodotti da uno stomaco affamato.
Quello di Frederick  una nota acuta, un diesis con un
basso che pulsa sotto, un suono che Schultz non  ancora
riuscito a riprodurre con la bocca.
E strano come i nomi altrui gli si manifestino per caso e
all'improvviso; Schultz non ha ancora decifrato del tutto lo
schema che forse seguono. E ragionevole pensare che la
rivelazione di certi nomi sia il risultato della loro vicinanza
fisica o della loro costante presenza in sottofondo. Il presidente
Kennedy (un grugnito pensoso) o Krusciov (una specie
di colpo di tosse prolungato). Ciascun paziente del vicino
reparto dei ragazzi contribuisce con il suo lamento al
miagolio continuo emesso dal palazzo. Ma come pu accadere
che altri nomi apparentemente casuali (un droghiere
di Back Bay che non ha mai conosciuto, un operaio edile
in citt, una venditrice di guanti di un grande magazzino di
Danvers) raggiungano improvvisamente la sua percezione?
Perch gli parlano, questi nomi vivi, rivelando tutt'a un
tratto l'appartenenza a uomini e donne che non ha mai
incontrato? E perch, di recente, hanno cominciato a parlare
anche i nomi dei morti? Thomas Edison (lalaaa),
Lincoln (ca-uula), l'omonimo dell'ospedale, il mercante
John Mayflower (haaaahaaa).
Dal cimitero di Belmont, ai piedi della collina, a volte si
leva il coro dei nomi dei morti, un suono per una strana
coincidenza simile al fruscio che di solito al cinema accompagna
le scene girate nei cimiteri.
Schultz si rimprovera perch di tanto in tanto dirotta i
propri studi su interessi personali, ma non pu fare a meno
di perlustrare la possibile matrice sonora del nome di lei,
della sua Irit assassinata. Ahim, non l'ha ancora sentito.
Non per intero, almeno.
Se i nomi dei morti gli possono parlare, questo complica
ulteriormente l'annosa questione delle origini di quel
linguaggio. Il fatto che lo parlino anche i morti non d credibilit
alla teoria della Vera Torah in cui credeva Reb Mendelsohn?
Un testo dettato dall'universo, scritto di continuo
da un Supremo Autore? A Schultz piace considerarsi
un uomo di scienza, ma si sente sull'orlo di qualcos'altro.
 segno di coraggio o di stupidit credere in ci che non si
pu sapere con certezza?
Di norma, Schultz  sempre stato scettico riguardo al
kitsch, agli sproloqui della Bibbia e alle sue idee, cos come
lo era da bambino a Bolbirosok, quando studiava la
Torah.
Mi sta dicendo domandava al rabbino Grossman che
Baruch HaShem pun quest'uomo, Onan, per aver versato
il suo seme? Non so quanto tempo passi a parlare con
i miei coetanei, rabbino, ma seguendo questa logica non
dovrebbe essere rimasto un solo ebreo in tutta la Lituania.
Nel corso degli anni ha per caso cominciato a rivedere
le sue posizioni? Forse  stata in gran parte l'influenza di
Irit, quel suo costante contestualizzare i temi del presente
nel discorso biblico, che lo metteva in imbarazzo di fronte
ai loro amici di Harvard che disapprovavano la tenacia
della sua fede e ribattevano citando Kant, Marx, Nietzsche.
Eppure Schultz crede poco alla Torah, non a livello
letterale, quanto meno. Ha sempre visto quel libro come
una serie di metafore, distanti dalla verit delle cose allo
stesso modo in cui le lingue parlate dall'uomo sono lontane
dalla vera lingua. Ma forse, in questo senso,  tutto
vero. Ci che non pu essere conosciuto da coloro che sono
sprovvisti di questa forma di percezione dev'essere spiegato
in modi che tutti possano capire. Sebbene Schultz
non abbia ancora compiuto il proverbiale salto nel buio
della fede, un pensiero lo stimola: forse ognuna delle storie
della Torah  modellata su un'altra storia pi vera, che
pu essere narrata soltanto nella vera lingua ormai perduta.

2.
Nulla. Non c' nulla che non dobbiamo sapere.
 luned mattina e Canon ha convocato tutto il personale,
perfino quello delle cucine, per una riunione di emergenza.
Gesticola con aria drammatica, parla in toni veementi,
non si siede mai, si produce in un'esibizione forse
inconsciamente ispirata a quella di Alee Guinness nel Ponte
sul fiume Kwai.
Dobbiamo prevenire gli incidenti dice. Dobbiamo
cercare, ogni giorno, in ogni cassetto, sotto ogni materasso,
affinch nemmeno il caso possa concedere a un paziente la
possibilit che quell'accendino ha dato a Mr Foulds. Dobbiamo
sapere tutto. Perfino quello che i pazienti portano
dentro le scarpe.
A questo punto della riunione, gran parte del personale
intraprende un'attivit immaginativa che ovunque accomuna
i pazienti degli ospedali psichiatrici e chi si prende cura
di loro: con una dose sufficiente di volont e creativit,
quale oggetto pu ritenersi del tutto sicuro? Quale non
potrebbe mai essere usato da un uomo o una donna decisi
a farla finita? Se uno volesse, potrebbe accartocciare e ficcarsi
in gola le pagine di un libro; oppure affondarsi una
penna nell'orbita oculare; oppure ancora sfondarsi il cranio
contro un muro.

3.
I ragazzi della Crew Crew, barbari intorno alla ventina o
ancor pi giovani, saccheggiano una stanza dopo l'altra applicando
le nuove direttive. Non si fermano se gli occupanti
stanno dormendo o sono impegnati in qualche attivit
privata; si limitano ad avvicinarsi alle scrivanie dei pazienti
come se fossero le loro e poi perlustrano ogni cassetto, sollevano
ogni libro tenendolo per la copertina e lo scuotono,
nel tentativo di far uscire la potenziale merce di contrabbando.
Queste cose non vi appartengono fa notare Schultz ai
due ragazzi impegnati a scuotere i suoi quaderni.
I ragazzi non rispondono, si guardano e si scambiano un
sorriso arrogante. Osservando la scena, Frederick formula
un pensiero che trascriver pi tardi nel suo stesso maltrattato
quaderno: La storia delle catastrofi  popolata da giovani
come questi, legittimati da leader con ideologie spaventose.
Dovremmo rallegrarci che impugnino soltanto cartelle cliniche
e relazioni, invece che pistole.

4.
Gli uomini di Ingersoll sono riuniti per la terapia di gruppo
e la seduta si apre con le sonore rimostranze per le retate
della Crew Crew. Canon cerca di eludere le domande, rigirandole
ai suoi pazienti (Ma perch l'autorit la infastidisce
tanto?), finch le proteste del gruppo si risolvono nel familiare
grido di battaglia, un coro di furiose domande e invettive
sulla sorte di Marvin Foulds.
Nel nome del cielo, perch non ci dite cos' successo...
Pur non unendosi al coro, Frederick sorride.  lieto di
questa cacofonia, che per un momento  pi forte della sua
sofferenza.
Qualcosa in Canon giunge quasi in superficie, ma lui riesce
a bloccarlo. Incrocia le gambe e osserva la scena con la
discreta imitazione di un'espressione serena. Estrae le sigarette
dal camice bianco, ne accende una e ne aspira una lunga
boccata in stile Bogart. Poi rivolge un gesto ai ragazzi
della Crew Crew, che si fanno avanti e allontanano uno per
uno i contestatori mentre lui, in mezzo a quel frastuono,
consulta i propri appunti e formula i normali interrogativi
terapeutici: Bobbie, forse sarebbe pi produttivo parlare
del suo senso di alienazione...  soltanto negli istanti finali della seduta, quando Lowell, Stanley, Bobbie e tre catatonici
sono stati fatti uscire, che riesce a farsi sentire.
Mr Merrill dice, guardando Frederick negli occhi per
la prima volta dalla notte dell'isolamento. Oggi come si
sente?
Frederick gli rivolge un sorriso imperscrutabile.
Bentornato risponde.
Canon deve trattenersi di nuovo. Poi, ancora una volta,
si dedica al suo ben collaudato atto di trascendenza.

5.
Frederick ha sperimentato varie manifestazioni dell'insonnia.
C' l'insonnia estatica, quando l'universo  troppo luminoso,
elettrico e chiassoso per consentire il sonno. C'
l'insonnia del terrore, la possibilit di un orrore incombente
che pretende un'incessante vigilanza, un'attenzione febbrile
e inestinguibile. E poi c' quest'altra insonnia, simile
alla seconda ma in qualche modo pi archetipica, l'insonnia
nella sua forma pi pura.  dovuta alla mancanza di
significato di ogni cosa, compreso il sonno. Ogni oggetto,
ogni stanza, ogni persona, tutto  gravido di una promessa
di decadimento. La mente viene tenuta sveglia per gli stessi
motivi per cui viene tenuta in vita, cio in modo arbitrario.
Un caso della natura, un ammasso di elettroni che anima
l'inanimato per un certo periodo, alimentando una fievole
fiammella tremolante giorno e notte, fino all'inevitabile
spegnimento.
Ogni cinque minuti la porta si apre con un monotono
annuncio (Controllo), che sembra, in un senso che Frederick
 troppo esausto per afferrare fino in fondo, un'oscura
metafora esistenziale. Cos resta disteso a letto mentre
il suo compagno di stanza continua a scribacchiare, e
il buio del soffitto  l'unica verit. Non ha importanza,
vorrebbe dire a Schultz. Sano o malato di mente, quello che stai facendo non ha importanza. Vai a letto. Desisti.
Desisti.
All'improvviso la contemplazione del buio sopra di lui
viene penetrata dalla luce, una lama pi ampia di quella che
entra durante i controlli di routine della Crew Crew. Frederick
si volta e sul vano della porta vede Rita, la mano sollevata
in un saluto. Schultz alza appena gli occhi dal quaderno
e le rivolge un amichevole: Salve, arrestando per un
solo istante il movimento della penna. Rita si avvicina al
letto di Frederick e si siede.
Guarda chi c' dice Frederick.
L'ho svegliata?
Cosa vuoi?
Per un momento Rita non dice niente. Si guarda le mani,
come se stesse cercando di trovare la configurazione ottimale
delle dita.
Io... be', prima di tutto sono venuta a dirle che stanno
trasferendo Marvin dall'ospedale alla nostra infermeria. Sta
meglio.
Non che Frederick non sia lieto della notizia, ma a causa
dell'insonnia la rivelazione sembra appartenere a un luogo
che si  lasciato alle spalle.
Mi fa piacere.
Meglio, ma le ustioni sono...
Per sempre.
Terribili.
C' un lungo silenzio, ma non  il silenzio che Rita aveva
immaginato mentre si dirigeva verso la stanza di Frederick.
Non  il silenzio teso in cui lei non riusciva a trovare le
parole per spiegarsi, per scusarsi di ci che Frederick aveva
visto e dei traumi che la sua ridicola tresca gli aveva causato.
Quelle scuse, almeno per il momento, sono state assorbite
da qualcos'altro, un'oscurit che Frederick irradia e che
 potente quanto la fluorescenza dei neon nel corridoio.
Rita  sempre stata particolarmente ricettiva nei riguardi
degli stati d'animo altrui; le energie del prossimo la colpiscono
con la precisione di palle da biliardo.
A volte pensa di essere poco pi di questo: non una persona,
ma una semplice membrana permeabile che assorbe il
linguaggio, le passioni, le tristezze altrui. Gli altri sono se
stessi, lei invece ne  un amalgama. La disperazione di Frederick
 cos totale, talmente illimitata e inesprimibile,
come una macchia soffocante d'olio nero che si riversa sulle
sue percezioni che, quando si decide a chiedere scusa, per
Rita il semplice atto di parlare  un sollievo.
Volevo anche dirle che mi dispiace.
Frederick rimane zitto. Per sentire almeno il conforto
della propria voce, Rita riprende a parlare:  solo che con
Albert... non lo so. E cominciata quando avevo solo... so
che impressione pu fare, ma ci sono molte cose di lui che
lei non pu sapere. Avrebbe dovuto conoscerlo prima. So
che lui non vuole... insomma...
Dall'oscurit davanti a lei, dal punto in cui Frederick
assume una forma umana sotto le coperte, emerge la sua
voce.
Non ha importanza. Succede. Ti capisco.
Rita tradisce una risatina. Succede.
Frederick emette un grugnito, o forse  soltanto un respiro.
Ha chiamato sua moglie. Ero... nello studio, e lei ha
chiamato Canon. E preoccupata.
Katharine?
S conferma Rita. Katharine.
Katharine. Non  che il nome penetri l'acquitrino mentale
di Frederick, o che la notizia lo incoraggi in qualche
modo. Per nel mezzo di quella palude, con i suoi alberi
secchi dall'aspetto malevolo, i suoi gas malsani che ribollono
di continuo dalle torbide profondit, il nome di lei  la
promessa di una casa, laggi, in lontananza. Una porta con
la calda luce di una singola lampadina che si riflette sul
pantano. La palude  tollerabile se uno vi si abbandona, se
si inginocchia nel suo marciume e attende che formuli le
sue inevitabili rivendicazioni. Ma ci che la luce della casa
lontana promette, al contrario,  straziante. Katharine.
Quell'insonnia  un'assenza di emozioni, o forse un'agonia
ridotta alle sue pi piccole componenti. Ma il nome di Katharine
 pura emozione, anche se in questo momento 
solo una tortura. Frederick si drizza a sedere per la prima
volta da ore e si ritrova a implorare Rita.
Non lo dir a nessuno. Non glielo puoi spiegare? Non
sono arrabbiato con nessuno dei due. Certo che capisco.
Chi meglio di me potrebbe capire? Ma devi dirglielo. In
questo momento c' qualcosa di oscuro, come una spossatezza
irresistibile. Questa oscurit... non lo so. Semplicemente
non lo so. Gli spiegherai che non dir nulla e non
m'importa? Gli dirai che me ne devo andare? Che devo
uscire di qui? Che Katharine  l'unica...
Rita si sorprende ad annuire in risposta agli appelli di
Frederick, ma i suoi cenni non sono di intesa (sa che perfino
per lei sarebbe praticamente impossibile convincere
Canon di una cosa simile), bens di comprensione. In questo
momento anche lei conosce la sofferenza di quella casa
in lontananza, della sua promessa troppo distante.
L'unica...? domanda.
Non sono sicuro di quale sia la parola giusta.

6.
Il mattino seguente. Una rara giornata autunnale con il sole
che splende senza filtri e sorprende tutti con l'annuncio che
il tepore  ancora possibile, invogliando i bostoniani a trascorrere
un ultimo fine settimana con il maglione sui laghi
e sui monti a nord, dove c' la possibilit che il bel tempo
resista.
Sta di nuovo cambiando anche Frederick? Tornando dalla
colazione, avverte un intenso, indefinibile bisogno. 
un'esigenza strana, priva di un oggetto; per un attimo crede
addirittura che sia l'annuncio di uno starnuto o di un singhiozzo,
ma nessuno dei due prende forma. E un bisogno
situato fra le cavit sinusoidali e le labbra, come il desiderio
di un bacio, ma Frederick capisce che nemmeno un bacio
immaginario lo soddisferebbe. Possiede un'allarmante estraneit,
come una forma sconosciuta di fame.  come una
fame, ma sembra anche avere qualcosa a che fare con la violenza.
Frederick contrae il volto mentre la fila di pazienti
sale verso Ingersoll House, ma la sensazione cessa soltanto
quando  entrato, scacciata da altre considerazioni.
Dalla sua posizione, quasi in fondo alla fila, viene a sapere
dopo gli altri della nuova decisione di Canon. Quando
entra nell'atrio di Ingersoll scopre che una qualche rivelazione
ha ridotto tutti al silenzio, con l'eccezione di Stanley
che grida le sue insensatezze coprendosi la bocca con le mani.
Gli uomini si chinano curiosi su un lettino sistemato
subito dietro il divano. Si sporgono in avanti e si ritraggono,
come una muta di cani che cerchi di mangiare un pasto
troppo caldo. Frederick si avvicina al lettino, ma ha gi intuito
cosa vedr. Sotto i tubicini delle fleboclisi e le bende
insanguinate che gli coprono gran parte del viso c' Marvin.
L'occhio scoperto  chiuso: in preda alla vergogna, sta
fingendo di dormire.
In quel preciso momento, come una recita che comincia
soltanto quando tutto il pubblico  presente ( stato Canon
a programmare la cosa?) il dottore dell'infermeria, Wilkins,
entra facendo svolazzare i lembi del camice e scattare la
penna a sfera, seguito a ruota da un'infermiera con un cestino
arancione e un rotolo di garza sterile.
Wilkins si china verso l'orecchio di Marvin e gli si rivolge
nel tono alterato con cui spesso i giovani parlano ai vecchi.
 ora di cambiare le medicazioni, Mr Foulds! esclama,
abbastanza forte da far echeggiare le parole fino in fondo
al corridoio.
Marvin emette un mugolio appena udibile mentre l'infermiera
comincia a disfare i bendaggi partendo dai piedi.
Alla vista dello stinco, colorato dalle ustioni in un poroso
rosso fragola, Frederick si sorprende a parlare.
Ma perch diavolo  qui? Non dovrebbe essere in infermeria?
Il dottor Canon ha reputato che fosse in condizione di
tornare al reparto risponde Wilkins. La cosa pi importante
 che nulla ci distolga dalla terapia psichiatrica di Mr
Foulds, specialmente ora.
Frederick, come molti altri, sospetta che il vero scopo di
Canon sia un altro. Anche senza farsi vedere, per il momento
 riuscito nel suo intento. Cos come Marvin l'incendiario,
il martire ribelle, risultava irresistibile per gli altri pazienti,
questo Marvin ormai spento sembra ora disgustarli.
Per il resto della giornata e per tutta la sera gli uomini restano
confinati nelle loro stanze mentre la sala comune rimane
vuota, animata solo da una televisione cicalante e da uno
psicotico ustionato nel suo letto solitario.

7.
 cos semplice, scrive Frederick nel suo quaderno. Un salto,
uno squarcio, un grilletto premuto.  questo che i dottori non
capiscono. La ridicola semplicit. L'eleganza.

8.
Lo sguardo di Robert Lowell  tornato a rimettere a fuoco
le cose. Reduce da una settimana di giornate su di giri, il
poeta ha ripreso a osservare ci che lo circonda. Ed  lui a
escogitare il piano.
Il pomeriggio successivo un ragazzo della Crew Crew
apre la porta della stanza di Lowell, controlla e sussulta alla
vista di pi della met dei pazienti di Ingersoll.
Seminario di poesia spiega Lowell.
Davvero? Sta leggendo qualcosa di nuovo? chiede entusiasta
il ragazzo. Il potere della fama di Lowell  giunto
fino a lui.
Spiacente risponde Lowell.  riservato ai pazienti.
Per la prima volta da giorni, gli uomini di Ingersoll ridono
insieme. Perfino Frederick, addossato all'angolo come
un catatonico, avverte il piacere delle risate, dei bisbigli,
della complicit.
Cos come per ogni altro dettaglio della loro giornata,
ci sono regole anche per i cibi che i pazienti possono riportare
in camera dalla mensa. Fortunatamente per il piano di
Lowell, la frutta fa parte degli alimenti concessi: tre frutti
a testa, ma non prima che lo staff abbia controllato che la
buccia di ogni singolo frutto sia intatta e che non si intenda
usarlo come mezzo di contrabbando. Cos quella sera i
pazienti di Ingersoll tornano in camera con le scorte consentite,
suscitando soltanto una punta di sorpresa nello staff per l'improvvisa passione nei riguardi della frutta
fresca.
Pi tardi, quando si riuniscono nella stanza di Lowell, il
poeta trova il modo di ottenere l'effetto desiderato usando
una collezione di matite, la coperta cremisi che gli ha portato
sua moglie e le grosse conchiglie che Stanley ha potuto
tenere in camera sua come ricordo del fine settimana di
sei anni fa, trascorso con il nipote a Cape Cod.
Aspettano che sia notte fonda, quando gli inservienti
meno se lo aspettano e la scena potr fare pi effetto. Alle
tre in punto, mentre i due ragazzi della Crew Crew stanno
leggendo negli uffici amministrativi, quasi tutte le porte di
Ingersoll si aprono e gli uomini si riversano nella corsia. I
ragazzi della Crew Crew sobbalzano di fronte alla strana
visione dei loro matti sbucati fuori come apparizioni notturne.

9.
Uno dei due afferra Frederick per un braccio. Che succede?
Venite pure a vedere risponde lui. I due ragazzi si
scambiano un'occhiata dubbiosa, posano i libri e lo seguono.
Silenziosi, a eccezione di qualche risatina, i pazienti formano
un cerchio attorno al lettino. Lowell si ferma davanti
alla testata, si china e bisbiglia qualcosa all'orecchio di
Marvin.
Miss Diablo dice. Miss Mango Diablo,  ora di andare
in scena.
Marvin si sveglia con quanto di pi simile a un sobbalzo
il suo corpo ustionato riesca a esprimere. Soltanto la
punta delle dita della mano destra, la mano sinistra e l'occhio
destro sono liberi dai bendaggi. Alla vista degli uomini
radunati attorno a lui, sgrana l'occhio buono.
Cosa? Che c'?
Lowell si volta verso i volti eccitati e sorridenti.
Abbiamo una sorpresa per te.
Una sorpresa?
Certo.
Devo essere un mostro. Una mummia mormora Marvin.
Un morto vivente.
Frederick pensa a quanto siano vere quelle parole, morto
vivente.
Non  cos terribile riesce a dire.
Poi Marvin chiude l'occhio e parla.
Qualsiasi cosa abbiate in programma dice, prima
posso chiedervi un favore?
Naturalmente risponde Lowell.
Voglio che guardiate sotto le bende. Io non l'ho ancora
fatto, ma voglio che voi vediate, voglio capirlo dalle vostre
espressioni. I dottori mi guardano soltanto come un
paziente.
Come tutti i presenti, nemmeno Frederick  riuscito a
impedire alla propria immaginazione di completare nei
modi pi orribili il ritratto che i bendaggi nascondono. Sta
quasi per pregare Marvin di ripensarci, ma poi guarda
Lowell, che gli rivolge un cenno d'intesa. Marvin solleva la
mano sinistra intatta verso il lembo della benda all'altezza
della tempia, ma in quel momento Bobbie grida: Aspettate!
Un momento. Non  pericoloso per le ustioni? Non
faranno infezione o qualcosa del genere?
Ho paura anch'io dice Marvin, poi comincia a disfare.
 un'operazione lunga, e le lente orbite tracciate dalla
sua mano non fanno che accrescere l'orrore. Con un grido
spaventoso l'ultimo strato di garza si stacca, rivelando la
ferita che ha occupato il posto del suo volto. Esiste una
visione pi orribile di una faccia ustionata, delle sembianze
ridotte a una massa di bolle coagulate in un intruglio
rosso e nero? Dapprima sembra impossibile, il trucco
per un mostro hollywoodiano. La maschera di un mostro,
ma ben pi spaventosa di qualsiasi cosa Hollywood sia
mai stata in grado di inventare, con la realt di quell'unico
occhio sperduto in una simile rovina. Che gli uomini
rimangano a bocca aperta o meno, che esclamino qualcosa
o restino zitti, per Marvin non fa differenza: ha recepito
il loro orrore, un orrore che rende muto quel momento.
Ho bisogno che mi uccidiate dice Marvin. Ho bisogno
di morire. Come? Come? Come? Come posso essere
questa cosa, questo mostro? Non so nemmeno come essere
me stesso.
L'unico occhio aperto comincia a lacrimare, facendo colare
le proprie secrezioni salate sulle ustioni. Poi Marvin
grida, un suono primario che potrebbe essere, a voler credere
a Schultz, una parola della vera lingua.  il vero nome
dell'angoscia, e schiude la pura angoscia nelle sue infinite
profondit. Gli uomini la vivono insieme in uno spazio silenzioso
e inconoscibile, sconfinato come le loro condizioni.
Le loro condizioni, definite da un nome ma incommensurabili,
indecifrabili, non adatte a questo mondo.
Forse, pensa mio nonno, si trovano davvero dove dovrebbero
essere.
Per Frederick cerca di rammentarsi che ora sono l per
una buona ragione. Faranno quello per cui sono venuti, e
per il momento, questo momento, sar sufficiente. Torna
a guardare Marvin, intento a rimettere delicatamente le
bende sul volto devastato.
Ti abbiamo portato una cosa gli dice. Poi rivolge un
gesto a Lowell, che infila la mano nel sacco della biancheria
ai suoi piedi ed estrae la loro creazione: un reggiseno
fatto di conchiglie e lacci da scarpe, la coperta di Lowell
trasformata in una passabile gonnellina e il capolavoro, un
torreggiante copricapo di frutta.
Sotto le bende, il volto di Marvin sembra mutare espressione.
Gli uomini lavorano con gesti delicati, facendogli
indossare il surrogato del costume sottrattogli da
Canon.
Oh, ragazzi borbotta e grugnisce Marvin; poi prende
fiato e riesce a eseguire un verso o due di Bananas is my
business prima di esaurire la riserva d'aria. Gli uomini applaudono.
Quando l'applauso si spegne, i ragazzi della Crew Crew
cercano di intervenire. Va bene dicono, intuendo che
Canon non gradir la trovata. Tornate tutti nelle vostre
camere.
Oh, non ancora risponde Lowell. Gli uomini si voltano
verso di lui, incuriositi da quella variante inaspettata al
programma. Signori, se permettete, ora vorrei leggere una
cosa che ho scritto.
La Crew Crew fa per protestare, ma Frederick si  preparato.
Infila le mani in tasca, poi le tende verso quelle dei
due ragazzi sempre pi infuriati, depositandovi due tovagliolini
accartocciati, contenenti ognuno venticinque pillole
di Miltown prese dalla scorta di Schultz. Protetti dal
loro potere istituzionale, a volte gli esponenti della Crew
Crew sembrano una forza disumana. Una pura, ottusa volont
maschile. Ma altre volte, ricorda Frederick, non sono
altro che ragazzi. Entrambi guardano ci che Frederick ha
lasciato nelle loro mani e sgranano gli occhi come bambini
a cui siano appena state donate delle caramelle, increduli
della propria fortuna. Poi si riprendono e cercano di
fare i duri con Lowell e con gli altri, ma poco dopo battono
in ritirata nel loro ufficio.
E cos, poco dopo le tre del mattino, nella sala comune
di un manicomio, davanti a un pubblico di schizofrenici,
borderlines e maniaco-depressivi, Robert Lowell legge una
poesia tratta dai suoi Life Studies.
Seduto alla sua scrivania in fondo al corridoio, Schultz
si volta verso gli uomini. Per una volta smette di indagare
il suo universo sonoro e si limita ad ascoltare Lowell.
RISVEGLIO IN AZZURRO
L'infermiere di notte, un fagiolo dell'Universit di Boston,
si scuote dalla gran confusione della sua testa insonnolita,
poggiata sul Significato del significato.
Vien gi accosto al muro del corridoio.
Azzurro giorno
fa pi tetra la mia tormentata finestra azzurra.
Corvi girovagano sul canale pietrificato.
Assenza! Il mio cuore si tende
come se un arpione aggranfiasse a morte.
(Questa  la casa per i malati di mente.)
A che serve il mio umorismo?
Sogghigno a Stanley, sprofondato ora nella sua sessantina,
gi terzino della squadra di Harvard serie A,
(fu mai possibile?)
che serba ancora la corporatura d'un ragazzo ventenne,
mentre sta a mollo, una pertica
con i muscoli d'una foca
nella sua vasca lunga,
esalante un vago odore di piscio dalla tubatura vittoriana.
Maestoso profilo granitico col berretto da golf rosso,
portato tutto il giorno, tutta la notte,
egli pensa solo alla sua figura,
a dimagrire con sorbetti e gazzose -
meno capace di parola d'una foca.
 cos che sorge il giorno nell'ala Bowditch del McLean:
le lampadine di notte incappucciate fanno emergere Bobbie,
Porcellian del '29,
una copia di Luigi XVI
senza la parrucca -
olezzante e rotondo come un capodoglio,
mentre gira spavaldo in costume adamitico
e cavalca le sedie.
Queste figure vittoriose di spacconi si fossilizzarono da giovani.
Fra i termini del giorno,
ore e ore passano sotto i capelli a spazzola
e la strizzatina d'occhi da scapolo non proprio sciocca
degli infermieri cattolici.
(Non ci sono pazzi discendenti
dal Mayflower nella Chiesa Cattolica.)
Dopo una robusta colazione alla New England,
peso duecento libbre
stamani. Gallo del pollaio,
vado impettito col maglione a collo alto da marinaio francese
davanti agli specchi di metallo per radersi,
e vedo l'incerto futuro diventare chiaro
nelle facce tirate, indigene
di questi soggetti patologici di razza,
con il doppio d'anni e met del mio peso.
Siamo tutte vecchie conoscenze,
ognuno di noi possiede un rasoio bloccato.
Robert Lowell


CAPITOLO XIII.
STANCHEZZA O PAURA.

1.
 preoccupazione o semplice spossatezza? Sembra che, ogni
volta che batte le palpebre, a Katharine si apra davanti a un
tratto un nuovo stato onirico, suggestioni di colori e volti e
suoni, anticipazioni di possibili sogni. La membrana fra
conscio e inconscio  diventata improvvisamente porosa.
Forse, pensa, la follia non  altro che la stanchezza portata
all'estremo.
Katharine si trova nella penombra del suo salotto di
Graveton, seduta sulla poltrona di Frederick come faceva
lui: sigaretta in mano, la casa silenziosa e tranquilla, il caos
confinato nella sua testa. Ma a differenza di quello di Frederick,
il suo terrore  motivato.
L'orologio ticchetta sulla mensola del caminetto; Katharine
si impedisce di guardarlo. Si tratterr dal controllare
l'ora il pi a lungo possibile, ma conosce gi la terribile
verit: la mezzanotte dev'essere gi passata da tempo. Al
piano di sopra, tre delle sue quattro figlie sono gi a letto,
ma Susie non  ancora rientrata.
Cos come Katharine ha preso il posto di Frederick in
poltrona, le ragazze hanno assunto il ruolo del padre come
origine delle crisi in famiglia. La settimana scorsa Rebecca
 tornata a casa all'alba da una serata con Jeremy ( in castigo,
ma essendoci soltanto sua madre a far rispettare la legge,
l'efficacia della punizione  pari a quella di uno spago che
cerchi di ancorare a terra un aereo a reazione). Ieri Louise,
per rinforzare l'argomentazione secondo la quale non aveva
bisogno di studiare per l'esame di matematica, ha sottolineato
il punto sfondando a calci la porta della sua stanza.
Perfino la piccola Jillian, la settimana prima, si  nascosta
nello sgabuzzino dei cappotti e ha fatto fuori una scatola di
cioccolatini, con la frenesia di un drogato di fronte alla dose
appena comprata. E adesso Susie, portatrice di pace come
Katharine e complice delle sue rosee visioni,  in ritardo di
pi di due ore sull'orario stabilito. Possibile che anche lei
stia sfidando le regole di Katharine come hanno cominciato
a fare le sorelle? Oppure si tratta di qualcosa di pi grave?
Katharine aspira una lunga boccata dalla Lucky Strike,
trattiene il fumo, lo soffia fuori. L'unica luce in salotto
penetra indecisa dalle impressionistiche finestre di vetro
colato. Katharine guarda la neve cadere, la tormenta che
tinge il lampione stradale di arancione pallido.  una neve
d'inizio stagione, rada e pesante; ha sostituito la pioggia soltanto
alle otto di stasera, ma sul davanzale della finestra si 
gi formato un cuscino bianco. Dov' finita sua figlia?
Nauseata dalla nicotina e dalla preoccupazione, Katharine
spegne la sigaretta nel posacenere di Frederick. I vapori
che le sono penetrati negli indumenti le provocano un
conato.  un odore metonimico di fumo stantio, il tanfo
della capitolazione di Frederick alle proprie compulsioni,
l'olezzo che aleggiava al mattino insieme al suo rammarico,
il veleno che fuoriusciva ancora dai suoi pori.
Katharine chiude gli occhi per un momento e subito il
suo subconscio le proietta vaghi detriti sul fondo delle palpebre.
Volti, o quasi. Colori, o quasi. La voce di Susie, o
quasi. Il riposo, il sonno sembrano promettere l'opposto di
ci che dovrebbero fornire.
Sto impazzendo anch'io, pensa Katharine. Sono imprigionata
anch'io.
Imprigionata, ecco la parola giusta. Una reclusione pi
indefinibile di quella di suo marito, ma non meno reale.
Quale crimine ha commesso? Forse, come sostengono
gli altri, anche Frederick  privo di colpe, forse semplicemente
non pu farci nulla. Ma se non altro nel suo caso ci
sono incidenti precisi, scelte che avrebbe potuto non fare,
impulsi che Katharine crede ancora (ingiustamente, forse?)
che lui avrebbe potuto reprimere, se solo ci avesse davvero
provato. Avrebbe potuto evitare di affogare la parte migliore
di s nel bourbon, una sera dopo l'altra. Avrebbe
potuto evitare di indossare l'impermeabile di George Carlyle,
di mostrare le proprie nudit alle auto di passaggio.
Katharine ha fatto esattamente quello che chiunque le
avrebbe consigliato di fare, e questo  il risultato: un'ansiosa
madre di mezza et impazzita per la preoccupazione che
fuma una sigaretta dietro l'altra nel salotto vuoto di una casa
che non pu pi permettersi.
La nevicata  giunta al punto di saturazione;  come la
Via Lattea, formata da una tale quantit di particelle che
sembra un'unica, spettacolare trama. Katharine pensa alle
corde che durante l'inverno i fattori pi a nord legano fra
le case e le latrine all'esterno per arrivare da una porta all'altra
senza perdersi durante una tormenta. Ogni anno due o
tre di loro dimenticano di farlo e muoiono assiderati a pochi
metri dalla porta di servizio. Lei cosa dovrebbe fare a
questo punto?
Va in cucina e compone il numero di Lars. Non pensa
a quello che dir, a ci che gli chieder. L'idea stessa del
telefono che suona a casa di Lars, di un'altra persona che
aspetta di ricevere la sua chiamata,  un enorme sollievo,
un salvagente telefonico. La settimana prima, Katharine si
 finalmente arresa alle insistenze di Lars, ma a una condizione.
Si sarebbero incontrati, ma soltanto di l a un mese.
Era il suo modo di accettare e al tempo stesso non farlo,
fissando la data con un mese di anticipo e poi informandolo
che fino ad allora non avrebbe pi parlato con lui, per
essere sicura che era proprio quello che voleva fare. La mia
capacit di accontentare il prossimo  infinita gli ha detto
con un'eloquente consapevolezza di s che l'ha colpita al
punto da spingerla ad annotarla sul diario, una dichiarazione
a tesi per la propria esistenza. Devo essere sicura che
 ci che voglio. Che non lo sto facendo semplicemente per
farti felice. Mancano ancora tre settimane alla data stabilita
e Lars ha rispettato la sua parte dell'accordo, almeno
finora. Quando lo sente rispondere, Katharine si fa prendere
dal panico e riaggancia.
Sono passate pi di due ore e mezzo. Dovrebbe richiamare
Lars e chiedergli aiuto? Dovrebbe telefonare ai genitori
delle amiche di Susie? Ma quali amiche? Katharine ha
avuto una tale quantit di pensieri, durante l'autunno, che
non sa nemmeno i nomi di alcune delle ragazzine con cui
vede sua figlia tornare da scuola. Dovrebbe avvertire la polizia?
Katharine raggiunge l'armadio nell'atrio, prende il visone
(un regalo del Frederick dei tempi migliori) e lo indossa
sopra la vestaglia. Infila i piedi negli scarponcini guarniti di
pelliccia, lasciando esposte ampie, candide parti di gamba
nuda.

2.
Fuori, le forme familiari di Graveton si sono trasformate in
un sogno nebuloso. A Katharine ricordano il calco in gesso
delle prime scarpine di Rebecca, da cui era stata ricavata la
replica in bronzo. Resa astratta dalla neve, Graveton sembra
allestita per riprodurre una replica di se stessa.
La nevicata si interrompe per un istante, durante i primi
passi di Katharine fuori dalla porta. Poi, come se la sua
entrata in scena avesse rinfrescato la memoria alla tormenta,
riprende con tale forza che le poche decine di centimetri
di visibilit diventano improvvisamente qualcosa di intimo,
uno spazio mobile di vari punti statici. Katharine
avanza istintivamente nella direzione di Main Street, lungo
quello che sembra il marciapiede ma potrebbe anche essere
la strada. Susie le aveva detto che sarebbe andata a cena
da Archie's, nella direzione opposta, ma a questo punto Archie's
dev'essere chiuso ormai da ore. Katharine non riflette
su dove andare,  il suo istinto a portarla verso il centro
delle cose.
Nel vuoto arancione fra le strane repliche di neve delle
case, Katharine si perde. La neve che racchiude il lampione
 sempre pi luminosa, e quando lei batte le palpebre vede
ancora, nella sua stanchezza o paura, quei quasi rossi e quasi
blu e quasi gialli, colori forti che appaiono e subito svaniscono.
Arancione incandescente, accenni di altri colori e
all'improvviso, con un bagliore, il bianco della neve attorno
a lei.
I fasci dei fari si avvicinano con una velocit che sembra
letale, ma poi le passano accanto e scompaiono. Katharine
cerca di capire se si  trattato di un incontro quasi fatale per
lei o semplicemente di un'auto di passaggio.
Nello spazio, ha detto John Glenn al telegiornale di
qualche sera prima, non c' un sopra e un sotto. I nostri
concetti di luogo sono legati alla forza costante della gravit.
E Katharine ha l'impressione che una forza costante,
che l'ha tenuta legata alla terra, alla sua casa, alla sua citt,
alla sua famiglia, abbia perso vigore, e che lei potrebbe essere
ovunque. Sua figlia potrebbe essere ovunque, magari
travolta da due luci sorte dal nulla cos come forse stava
per capitare a lei. Sotto la neve ci sono strade e marciapiedi
e case, c' ancora la solita geografia, ma in questo momento
non sembra esistere niente pi avanti.
Passa un'altra auto, meno spaventosa della precedente, e
Katharine si rende conto dell'immagine che deve offrire,
con la neve che le incolla i capelli al cranio, la vestaglia e la
pelliccia che si gonfiano e premono il cotone della camicia
da notte sul corpo. Una pazza. Rabbrividisce e si rende
conto di sentire un terribile freddo.
Davanti a lei, il diluvio arancione comincia a tornare
bianco. Due luci sorgono lentamente, due coni che si
espandono. Sulle prime pensa che un'auto non pu giungere
da quella direzione, ma poi capisce che deve aver raggiunto
un incrocio. Alpine Street? Park? Cerca di decidere
da che parte andare per evitare l'auto in arrivo, o forse farebbe
meglio a restare dov'?  impietrita, paralizzata come
un cervo accecato, finch le due luci gemelle abbandonano
i loro fasci paralleli. I fari si staccano, l'auto diventa strabica.
Quando i due fasci mettono a fuoco lei e si fermano,
Katharine trattiene il fiato, mentalmente o fisicamente. Poi
le luci ruotano verso l'alto e illuminano i volti di Susie e
della sua amica Jacquelyn, in modo cos subitaneo che 
come se i fiocchi di neve fossero coriandoli in mezzo ai quali
un prestigiatore le ha fatte apparire.
Mamma? fa Susie. Lei e Jacquelyn abbassano le torce
elettriche e si avvicinano.
Susie dice Katharine, come a voler confermare la realt.
Teme che potrebbe scomparire al primo battito di ciglia,
sostituita da un'esplosione cromatica, dalla vaga traccia di
un volto qualunque.
Per la visione resiste. Susie e Jacquelyn condividono ora
lo spazio con Katharine, tutto ci che c' al di l delle particelle
e dei tremoli, come se fossero entrate nella scena di
un film muto, colorata da una finta alba arancione.
Cosa ci fai qui, mamma?
Katharine vorrebbe dire alla figlia quanta paura ha avuto,
e come quella paura abbia generato qualcosa. I quasi
colori, i quasi suoni. Per normalizzare la situazione alza la
voce. Nei pochi momenti di vera rabbia, di solito la potenza
della sua voce arriva quasi a intimorirla, ma ora sta soltanto
imitando un rimprovero materno.
Susan, doveri finita? Ti stavo cercando. Dove sei stata?
La risposta  ovvia: le bocche delle due ragazzine sono
arrossate dai baci, e il tanfo di sigaretta, scomparso quando
Katharine  uscita dal salotto, si sente di nuovo. Baci e sigarette,
dunque. Probabilmente nella galleria del teatro municipale;
Katharine sa che a volte, di sera, i ragazzi vi si rifugiano
a quello scopo. Dovrebbe sgridare sua figlia, metterla
in castigo. C' un semplice copione da seguire, una predica
sulla pericolosit dei ragazzi, sull'impulsivit, sulle occasioni
rovinate.
Mia madre, come mia nonna (e come me), sembra fatta
di una materia che ha la stessa frequenza del grido umano;
su di lei la collera ha il medesimo effetto dell'acuto di un
soprano su un bicchiere di vino. Tuttavia Susie dev'essersi
accorta della forzatura nella furia di Katharine. Non si fa
piccola e non sembra sul punto di crollare,  soltanto sbigottita
e confusa.
Mamma, stavo solo... Stavamo solo... finendo di cenare.
Stavamo tornando a casa. Devo aver perso la cognizione
del tempo...
Gli oscuri futuri che ci si aprono continuamente davanti,
l'unica retta via che non dovremmo mai abbandonare:
Katharine sa cosa dovrebbe dire a sua figlia.
Andiamo, Jacquelyn dice invece, tornando al suo tipico
tono dolce e affettuoso. Ti accompagnamo a casa.
Nevica che  un piacere osserva Jacquelyn, mettendo
alla prova la ritrovata mitezza di Katharine.
Katharine si volta a guardare la neve e rimane cos a lungo,
pi del dovuto. Chiude gli occhi e vede ancora i montaggi
generati dalla stanchezza. Quando torna a guardare
Susie, lei le rivolge un'occhiata di apparente riconoscimento.
Non  un'espressione di solidariet o di scuse, solo un
semplice desiderio di accettazione.
In questo momento, nell'assenza di spazio della neve,
sembra che potrebbero andare ovunque, che potrebbero
non tornare a casa, che potrebbero liberarsi della cittadina
e della storia che la neve ha sepolto. Al pensiero di quella
libert, Katharine quasi sussulta.
Cavolo, si fa fatica a capire dove siamo osserva Susie.
Forse c' un modo semplice e giusto di andare avanti che
Katharine potrebbe comprendere, se soltanto si concentrasse.
Forse esiste una direzione giusta e chiarificatrice appena
al di sotto delle cose, come i colori che riesce quasi a vedere,
i suoni che riesce quasi a udire, un'infrastruttura coperta
dalla neve.  possibile, ma Katharine non sa pi quale
sia. L'unica cosa che sa  che, a questo punto, pu soltanto
tradire le proprie decisioni e i propri programmi o continuare
a esserne imprigionata. Katharine non pu pi sopportare
quella prigione; in quel momento, mia nonna sa
che tradir suo marito.

3.
Il mattino dopo mia madre si sveglia presto, due ore prima
dell'alba, come le capita spesso in quei mesi di assenza del
padre. Suo padre soffre di una sua forma di insonnia, tesa
e agitata fino al mattino successivo, e Susie teme le possibili
implicazioni di quel problema che hanno in comune.
Da un certo punto di vista, tuttavia, ritiene che la propria
particolare insonnia sia pi crudele di quella del padre,
poich la costringe ad affrontare l'ora pi solitaria e indesiderata,
quando non  pi notte e non  ancora giorno. Durante
una lezione di lettere Susie ha letto una poesia intitolata
L'ora della puzzola, e ripensa spesso a quel titolo mentre
si aggira per la sua stanza in quei momenti che si addicono
soltanto alle creature della notte che zampettano l
fuori. Ora si alza dal letto e percorre in punta di piedi le assi
di pino del pavimento, silenziosa come l'ora della puzzola
pretende che sia.
Quieta, procedendo con passi ovattati, Susie pensa a sua
madre in mezzo alla strada, con la camicia da notte innevata
che sventola sotto il visone. Illuminata dalle due torce,
sembrava che avesse deliberatamente puntato a un effetto
spettacolare. Se avesse avuto in mano un coltello a serramanico
sporco del sangue del marito fedifrago, l'immagine
sarebbe stata completa. Sua madre, una donna eterea e
tranquilla, sempre in grado di assorbire gli abusi altrui come
se fosse a prova di proiettile, si era improvvisamente trasformata
in una tormentata eroina drammatica. Susie si
porta le mani ai capelli, vergognosa al pensiero che la goccia
che ha fatto traboccare il vaso sia stata la sua spensierata
disobbedienza.
Si domanda come abbia potuto essere cos egoista. Ma
forse non  tutta colpa sua. Sua madre, dopotutto, ha incoraggiato
le autoindulgenze delle sue sorelle; a volte avevano
avuto l'impressione che quel lassismo fosse la giusta
compensazione per il fatto di avere un padre in manicomio.
Susie sapeva di dover tornare entro una certa ora, ma
sapeva anche che le sorelle avevano gi infranto quella regola,
subendo poco pi di un tiepido rimprovero. In generale,
sembra che quello che sua madre desidera sia che loro si
divertano.
E Susie si stava divertendo, in quel teatro vuoto. Mentre
l'ora del rientro passava rapida, aveva fumato una sigaretta
con Dickie Clayton, un secchioncello che aveva creduto
capace di una trasformazione alla Clark Kent con la semplice
rimozione degli occhiali di tartaruga. Quando la sigaretta
si era ridotta a un mozzicone, Susie, disinvolta come
Ava Gardner, l'aveva schiacciata fra le file di sedili imbottiti
e aveva sfilato gli occhiali a Dickie. Ma il volto che le si
era presentato non era quello che sperava; senza l'ingrandimento
delle lenti, gli occhi di Dickie si erano ridotti a due
sottili, profonde fessure, e la sua espressione era divenuta
simile a quella di un vecchio a quattro zampe, intento a tastare
il terreno alla ricerca di una pillola caduta. Per Susie
l'aveva baciato comunque, il suo terzo bacio in assoluto, e
la bocca di Dickie si era aperta con ardore nella sua. Un
luogo privo di preoccupazioni, in cui avrebbe potuto non
pensare alla sua famiglia.
Quando le loro labbra si erano separate, Dickie aveva
abbassato la testa e l'aveva guardata battendo le palpebre,
timido come una ragazzina.
Sai... aveva detto.
S?
Volevo chiederti una cosa.
Cosa? aveva chiesto Susie in un tono che, secondo lei,
avrebbe favorito quella che sembrava la conclusione inevitabile
della frase: vuoi essere la mia ragazza?
Come sta tuo padre?
Era quello il motivo, la ragione per cui perfino un secchione
come Dickie Clayton l'aveva baciata? A scuola tutti
sembravano sapere dove si trovava suo padre, e alcuni avevano
addirittura aggiunto quell'informazione al loro malvagio
arsenale di colpi bassi. Il marted precedente, vedendo
Susie che saltava da una panchina in cortile, quello stronzo
di Tom Neuberger aveva esclamato: Guardate! Qualcuno
vol sul nido del cuculo!
Susie non risponde mai alle domande dei coetanei; imita
il contegno della madre e, come nel caso di sua madre,
il mistero che la circonda  cresciuto, donandole una sorta
di tragico fascino.  possibile che Dickie l'abbia invitata al
teatro e l'abbia baciata per quel motivo? Pensava forse che
quel bacio gli avrebbe garantito le sue confidenze, credeva
di poter scoprire i segreti di Susie Merrill che incuriosivano
tutti? Oppure era lei a essere paranoica? A quel punto
Susie aveva accarezzato la guancia di Dickie come se fosse
un cucciolo e aveva detto a Jacquelyn che era ora di andare.
Non possono pi mentire a loro stesse, come dice sua
madre.
E se suo padre non guarisse pi? O se tornasse a casa e
combinasse qualcosa di ancora pi grave? Se fosse malato
sul serio e continuasse soltanto a peggiorare?
Forse non possono pi mentire a loro stesse, ma cos'altro
possono fare? Per la loro famiglia  l'ora della puzzola, e
Susie vorrebbe dire a sua madre: Cos'altro possiamo fare, se
non andare avanti cos?
La settimana prima, durante l'ora di storia, Susie ha visto
un servizio del cinegiornale sul Mahatma Gandhi. Dobbiamo
essere il cambiamento che vorremmo vedere ha
detto Gandhi. Susie sa che molti, suo padre pi di chiunque
altro, considerano sua madre ingenua e sciocca, ma lei
ha ormai tredici anni,  praticamente una giovane donna,
e sa di doverla aiutare, di doverla convincere a trovare
motivi di speranza. Sta tutto in come vedi una cosa, pensa Susie.  questo che
la rende vera oppure no. Suo padre non  un matto rinchiuso
in manicomio,  soltanto un uomo esausto in un luogo
di riposo chiamato Mayflower. Le ha trattate in modo orribile,
ma era cos stanco. Susie sa che anche lei, quando 
spossata,  in grado di provare cose di cui non si crederebbe
capace: rabbia, meschinit, capricci. E non devono scordare
che pap non  soltanto il problema che  diventato: 
anche il famoso animatore di serate, il celebre avventuriero,
il campione di sci d'acqua, il gourmet del cibo grottesco ed
eccitante - maialini da latte interi, stormi di piccioni farciti.
Un tempo, le amiche e le cugine di Susie le confessavano
di essere spesso gelose del fatto che potesse vivere ogni
giorno a fianco di quel grande intrattenitore.
Suo padre ha reso la famiglia enormemente felice, checch
ne pensi o ne dica ora la gente. Altri potrebbero considerarla
una cosa puerile, ma Susie sa che credere richiede
molto pi sforzo che cedere alla disperazione.
S, pensa Susie, questo  tutto ci che pu fare, che tutte
loro possono fare. Un tempo sua madre ci credeva, lo sa; un
tempo sua madre parlava di s usando quasi quelle precise
parole. Susie deve riuscire a farglielo credere ancora. E se
anche suo padre non dovesse pi tornare, o dovesse tornare
soltanto per rovinare tutto di nuovo, dovr continuare a
crederci.
Mia madre ha soltanto tredici anni, ma sa che le cose
sono meno semplici di quanto possano apparire. Da lontano
l'et adulta pu sembrare una fertile pianura, ma alla
fine potrebbe non dare alcun raccolto, rivelandosi soltanto
un labirinto di giunchi creato da un antico dio burlone,
ormai scomparso. D'altra parte, forse l'ingenuit di Susie 
un vantaggio. Forse la sua inesperienza le consente di vedere
come dovrebbero essere semplici le cose, se soltanto la
sua famiglia si applicasse nella ricerca di una vita migliore.
Io non verr al mondo prima di altri vent'anni, ma mia
madre sta gi pensando alle sue personali modifiche, al modo
diverso in cui si comporter quando si tratter della sua
famiglia, quando si tratter di noi.
Nella speranza che queste risoluzioni possano calmare i
suoi pensieri, Susie torna a letto e cerca di costringersi a
dormire. Quando capisce di non riuscirci, guarda fuori
dalla finestra. Ha smesso di nevicare e, mentre il cielo si
rischiara e si tinge di un color grigio-marciapiede, lei cerca
di capire se il tempo si sia rasserenato oppure no.


CAPITOLO XIV.
NULLA SAR LIMITATO.

1.
Dal cielo sopra Belmont le nubi gonfie liberano la grandine,
che cade su Madhouse Hill e aggredisce le finestre di
Upshire con una percussione dissonante. Negli alberi intorno
gli scoiattoli guizzano, intenti a soddisfare le loro
esigenze autunnali: l'accoppiamento, la scorta di ghiande,
la raccolta di legnetti da riporre nelle tane in cui passeranno
la stagione ormai prossima. Nelle gallerie sotto Upshire
il gas brucia e sospinge il vapore nel calorifero, che sferraglia
nello studio del capo degli psichiatri, una presenza piccola,
ma invadente come quella di un cucciolo irrequieto.
Mio nonno siede davanti al suo psichiatra, che  anche suo
giudice e carceriere. Il diario di Frederick  tra le mani di
Canon.
La grandine, l'autunno, gli scoiattoli, ogni cosa va avanti,
mentre Frederick, un uomo stempiato in maniche di
camicia e calzoni spiegazzati, si trova all'interno di un ufficio
di mogano pieno di ninnoli vittoriani, silenzioso prigioniero
processato per aver tentato di essere sincero.
Io e il mondo non soffriremo forse una perdita incommensurabile
con la mia resa all'equilibrio? legge Canon
sul quaderno di Frederick.
Venuto a conoscenza che il suo piano di usare Marvin
come un monito per gli altri gli si  ritorto contro, causando
la ricomparsa di Mango Diablo e la lettura poetica
di Lowell, Canon ha emesso un ordine che, l'ha capito
subito, avrebbe dovuto dare molto tempo prima. Certo,
sa che la terapia della scrittura pu servire;  vero che la
parola scritta pu far emergere importanti rivelazioni dalle
profondit altrimenti indecifrabili dell'inconscio. Ma la
scrittura pu essere anche (ora Canon si rende conto che
per molti pazienti di Ingersoll in effetti lo ) una fuga,
un'attivit che distrae dalla verit a cui la terapia cerca di
arrivare. E cos, il giorno successivo alla lettura della poesia
di Lowell, Canon ha ordinato agli inservienti di sequestrare
tutti i quaderni e le carte dei pazienti. Sapeva che gli
uomini di Ingersoll avrebbero protestato e ne aveva previsto
la collera. Come si era aspettato, quando la Crew Crew
ha eseguito il saccheggio letterario loro si sono ribellati a
suon di pugni, oltre che a parole. Ma lui spiegher che
anche questo  stato fatto allo scopo di ottenere il risultato
pi ambito: far s che i suoi pazienti vedano chiaramente
la verit. Che la vedano senza che alcun apporto dell'immaginazione,
che alcuna metafora la nasconda. Che
vedano la realt sfigurata di un corpo ustionato, non l'astrusa trascendenza della poesia di Lowell.
In ogni caso  stato il quaderno di Frederick, colui che
conosce il suo segreto, che Canon ha letto per primo e in
modo frenetico. E, come temeva e si aspettava, eccolo l,
con parole inequivocabili, il segreto che per due anni si 
tanto sforzato di tenere nascosto. Rita pu davvero desiderare
quel flaccido smargiasso? Pu davvero amare Canoni
aveva scritto Frederick. D'altra parte, per quale altro motivo
lo toccherebbe? Parole esplicite, scritte in un quaderno che
chiunque avrebbe potuto leggere.
Non saprei risponde Frederick. L'ho scritto molto
tempo fa.
Sono le nostre parole a definirci, giusto?  con le parole
che possiamo dare realt a qualcosa.
Frederick si affloscia nella lustra poltrona di pelle e cerca
di chiudersi di nuovo in se stesso. Tenta di circondarsi
della sua oscurit ottundente e depressiva, del nichilismo
che rende sopportabili i giudizi di Canon - oltre che i mesi
e mesi di reclusione e il fardello economico che promettono
di diventare per la sua famiglia - rendendoli un semplice,
ulteriore esempio dell'assurdit delle cose. La grandine
che sferza la finestra, uno scoiattolo che scivola via
dall'atto dell'accoppiamento e si schianta a terra, un uomo
imprigionato a tempo indefinito in un manicomio per aver
intravisto un rapporto sessuale: nulla di tutto ci, in fin
dei conti,  spiegabile. Sono cose che semplicemente accadono.
Frederick ha la sensazione che, per riportarlo a Ingersoll,
sar necessaria tutta la forza della Crew Crew.

2.
In Lowell il furto dei quaderni scatena le fiamme dell'inferno,
tanto da fargli quasi decidere di abbandonare l'ospedale.
Dopotutto  uno dei ricoverati volontari, dotato di un
potere che Canon non pu sottrargli. Ma il poeta vuole lo
scontro, vuole smascherare l'errore palese e assoluto del capo
degli psichiatri, usando la propria eloquenza, la propria
reputazione e la propria rabbia per restituire ai compagni
tutto ci che gli ha sempre reso possibile sopportare la sua
sfuggente, elettrica oscurit.
Schultz, dal canto suo, sorprende tutti mostrando un'apparente
indifferenza alla perdita dei quaderni. Ma per lui
ci che ha scritto fa parte dello studio. I quaderni di per s
non sono importanti; ad avere valore sono le parole che gli
hanno permesso di imparare. I suoi scritti sono come un
manuale della Berlitz abbandonato, ora che  arrivato nel
luogo sconosciuto e si  ritrovato a parlarne in modo quasi
fluente la lingua. Ci che gli resta da imparare, lo apprender
grazie all'esperienza diretta. Con o senza i suoi quaderni,
il suo lavoro  quasi finito.
Quando Canon si presenta alla seduta pomeridiana di
terapia di gruppo, sfoggiando la consueta calma e soddisfazione,
le proteste esplodono all'istante.
Dove sono i nostri quaderni? chiede Lowell in tono di
forzata cortesia, ma vibrante di passione. Abbiamo il diritto
di scrivere.
Lo scritto di dirigere! strilla Bobbie, compiaciuto della
protesta o forse dell'omofonia del suo gioco di parole.
Poi, davanti alla cerchia degli svitati della Mayflower
(tutti intenti a tormentare, a grattare, a incolpare gli oggetti
delle loro psicosi e nevrosi), Lowell recita la sua protesta,
alzando di tanto in tanto una mano decisa, in una posa che
a Frederick fa pensare a una variante vagamente folle di una
figura di Norman Rockwell.
Ho accettato con pazienza tutti i suoi illusori stratagemmi
dichiara. Ma questo, questo non  un gesto di
semplice, stupida tirannia come gli altri. Questo, spero che
se ne renda conto,  semplicemente pernicioso. Senza i nostri
diari, che cosa ci rimane? Le sue mani si macchieranno
di sangue.
Lowell prosegue enumerando celebri scrittori (Hemingway,
Woolf, Zweig) che si sono tolti la vita quando hanno
capito di non poter pi scrivere, e citando diversi poeti sull'imperativo
assoluto della scrittura (Se non scrivo per liberarmi
la mente, impazzisco -. Byron). Canon ascolta con interesse
accademico, sfoggiando un'attenzione puramente razionale,
senza tradire alcuna reazione a parte la curiosit.
Alla fine, quando la voce di Lowell si fa grave, facendo
ricorso alla propria eredit puritana (Tutto ci che accadr
se lo dovr portare nella tomba, e allora si render conto di
quello che ha fatto), Canon lo interrompe con il tono di
un collega impegnato in una disputa esclusivamente accademica.
Le sue conoscenze letterarie sono straordinarie dice.
Non c' da stupirsi che le universit la paghino per condividere
la sua erudizione. Ma spero comprenda che io sono
pagato per la mia preparazione, per le mie conoscenze. Se
non riesce a fidarsi del mio giudizio, non vedo come potr
mai fare progressi.
Lowell apre la bocca, ma non trova le parole. Ridotto al
silenzio dalla collera, il poeta fa per lanciarsi contro il dottore.
Intervengono ovviamente due ragazzi della Crew
Crew, che lo riportano alla sua sedia e lo costringono a riprendere
posto nell'uditorio di Canon, tenendogli premute
le mani sulle spalle. Gli altri lanciano grida di protesta,
di solidariet, di paura o di sfida. Canon lascia che il tumulto
si acquieti. Sa che non gli conviene cercare di rispondere
a tono, provare a sovrastare le voci dei suoi pazienti. Alla
fine, con l'aiuto dei due membri supplementari della Crew
Crew che ha convocato per quella sessione prevedibilmente
burrascosa, viene ristabilito l'ordine e con esso una sembianza
di quiete, con l'eccezione dei catatonici che continuano
a bisticciare con i rispettivi interlocutori interiori,
chiunque siano.
Non capisce, professor Lowell riprende Canon, quanto
sia egoista da parte sua turbare il lavoro che queste persone
devono svolgere?
Lo psichiatra  fiero di questa uscita improvvisata, il cui
successo  dimostrato dal silenzio di Lowell. La conseguenza
del rimprovero, tuttavia,  il silenzio non solo del paziente
problematico, bens di tutto il gruppo. Canon ne avverte
lo sdegno a livello fisico, come una folata di calore in
pieno viso.
Tuttora determinato a trasformare le piaghe autoinflitte
di Marvin in un ammonimento, Canon ha voluto che il lettino
dell'ustionato venisse sistemato all'interno del cerchio
formato dal gruppo. Finora Marvin non ha aperto bocca,
immerso forse nel sonno. Ma a un tratto dal silenzio teso
sorge una voce roca e lancinante come il sibilo di un fiammifero
spento nell'acqua.
Non capisce dice Marvin dal suo letto che l'unica cosa
che rende sopportabile tutto questo  la fuga?
Per un attimo Canon resta muto come tutti i presenti.
Fra tante proteste e accuse  questo, il quasi-sussurro del
grande ustionato, a volgere apparentemente la situazione a
vantaggio dei pazienti. Ricontestualizza, si ordina Canon,
citando L'ospedale psichiatrico. E, se non funziona, cambia
argomento.
E lei come si sente, professor Schultz?
Con il sorriso sereno del bodhisattva che osserva una farfalla,
Schultz si volta verso il dottore.
Io?
Ho dato un'occhiata ai suoi quaderni, professore. E,
francamente, ci sono molte cose che non capisco. Molte
cose che mi preoccupano. Ma a volte ho visto che parla
della moglie scomparsa. Irit?
Canon si aspettava forse, si domanda Frederick, che
Schultz reagisse in modo diverso? Oppure l'ha fatto apposta,
un'altra delle sue stupide esibizioni? Nell'udire quel
nome, il volto di Schultz viene pervaso da qualcosa di incontenibile,
mentre un suono irrefrenabile prorompe dalle
sue labbra.
Si pu non dar credito al professor Schultz. Lo si consideri
solo uno psicotico, si riducano pure le sue teorie alla
semplice schizofrenia. Per allo stesso modo in cui Marvin
ha urlato la propria angoscia la notte in cui gli uomini di
Ingersoll gli hanno fatto visita, il grido primigenio di
Schultz conferisce vita collettiva a ci che  dentro di lui.
Stanley si mette a piangere; perfino Frederick, nascosto nel
suo nichilismo, avverte il bruciore delle lacrime. Schultz
pronuncia il vero nome del dolore, un dolore non causato
solo da quello che lui ha perduto, ma esteso a tutto ci che
 stato perduto dagli uomini di Ingersoll: la vecchia Mayflower,
alla quale  stata sovrapposta quella distopia. Le
altre vite da cui sono stati esiliati.
Schultz non si rende conto che la Crew Crew lo solleva
di peso e lo riporta in camera; per pi di un'ora smarrisce
la cognizione del tempo. Il tempo, per il momento,  frammentario
come la memoria.

3.
L'ospedale  lo stesso, ma  anche diverso.  il 1962, ma 
anche il 1945. Un amico di Harvard, un antropologo, 
venuto a prendere Schultz per accompagnarlo al funerale
simbolico che, secondo il dottor Wallace, potrebbe forse
aiutarlo a chiudere i conti con il passato. L'antropologo lo
conduce in una sala buia e odorosa d'incenso, dove gli
amici hanno appeso tutte le fotografie di Irit che sono riusciti
a trovare nello studio di Schultz. Alcuni cercano di parlare
con lui, ma le loro voci non riescono a sovrastare l'altra
lingua. Schultz non cerca, come faceva in passato, di ignorare
le parole rivolte solo a lui. Al contrario, sta cercando il
nome di lei nell'altra lingua, ma trova soltanto quello umano,
Irit. Davanti a una lapide nel cimitero ebraico di Wakefield,
una lapide su cui  inciso il nome di sua moglie, una
lapide che segna soltanto un pezzo di terra, un rabbino recita
il Kaddish. Schultz per non lo pu udire. Con profondo
dispiacere del rabbino, Schultz non lo pu recitare. Tutta
quella morte non fa che far esprimere meglio l'altra lingua.
Schultz ha perduto tutto, e nel vuoto lasciato da questo
tutto si riversa l'altro linguaggio. Sua madre, suo padre.
Kokowa, Seekowa. I genitori di Irit. Hakenda. Makoola. I
loro nomi sorgono all'unisono con quello del villaggio perduto
di Bolbirosok: Choogama! Choogama!
 il 1945, ma  anche il 1962 e il 1935. I micetti miagolano
nel bel mezzo della Depressione; la vedova Abrams
emette il suo fischio. Il nome del compagno di stanza di
Schultz echeggia dal corridoio; la cittadina scomparsa di
Bolbirosok continua a cantare il proprio nome. Choogama!
Choogama! L'atmosfera contribuisce con il suo acuto Ah, le
stelle al di sopra con il loro Om.
E a un tratto, in questo istante, tutti i suoni convergono
nella voce che ha parlato il giorno del suicidio di James
Marshall e la notte della Fenice. La voce-morte si fa sempre
pi forte, come eccitata, come un pubblico in attesa della
prima esecuzione di un musicista famoso. Poi scende il silenzio,
e loro sono tornati.
Ookalay. Belooka.
Sono in qualche modo diversi, ma non c' dubbio che
siano loro. Ookalay. Irit. E Belooka. Finalmente, per la
prima volta, Schultz vede suo figlio. Suo figlio  qui con lui,
a Boston.
Belooka. Il suo Isaiah.
Ookalay! Belooka! Sono qui, ma solo per un momento.
Lui ne pronuncia i nomi, e loro tornano per l'istante in cui
parla, ma poi svaniscono insieme agli echi delle parole.
Ookalay! Belooka! Il vocabolario potr anche essere quasi
completato, potr anche avere tutte le parole necessarie, ma
ora Schultz si rende conto che, per portare a termine il progetto,
dovr compiere il salto nel buio che la sua Irit faceva
senza mostrare dubbi, con semplicit, continuamente. Sapere
non basta; dovr anche credere.
 il 1962, ma  anche il 1935. Schultz siede con Irit e
Reb Mendelsohn nello studio di legno dall'aria indistruttibile.
Reb Mendelsohn legge alla figlia e al futuro genero la
storia di Babele dalla Torah. E D-o scese a vedere la citt
e la torre costruita dai figli degli uomini. E D-o disse, ecco,
essi sono un popolo solo e hanno una sola lingua; questo 
il principio delle loro imprese: e ora nulla di ci che riescono
a immaginare di fare sar loro vietato. Schultz ha
deciso.

4.
Per concedere un po' di tempo da solo al suo compagno di
stanza, Frederick trascorre il resto del pomeriggio nella
Stanza del Silenzio in fondo al corridoio, molto simile a
quella in cui ha trascorso tre giorni di isolamento, ma priva
di imbottiture alle pareti e chiavistelli. Ma forse non si 
rifugiato qui soltanto per il suo compagno; forse desiderava
semplicemente il silenzio e la solitudine di quelle quattro
mura. Com' riuscito, si domanda, disteso sull'unico
materasso della stanza, a essere tutto ci che  stato, padre,
marito, uomo d'affari? Riassumere anche uno solo di questi
ruoli gli appare al momento improbabile quanto l'idea
di legarsi una pietra al collo e gettarsi da un ponte senza annegare.
Nemmeno le mura di quel manicomio e le assurde
regole di Canon e della sua Crew Crew riuscirebbero mai a
essere una prigione pi assoluta e inviolabile della soffocante
cella rappresentata da se stesso. Forse  meglio che
Canon gli abbia sottratto il diario: in questo modo potr
finalmente abbandonare l'illusione di potersi davvero spiegare.
Meglio anche non poter pi scrivere; pure le parole
sono finti rifugi, ripari di fortuna ridotti a pezzi in un deserto
senza fine.
Frederick si sveglia, sorpreso di scorgere la luce del crepuscolo
alle finestre del corridoio. Deve aver dormito almeno
quattro ore.
Davanti alla porta della sua stanza si ferma, esitante.
Dall'interno non giunge alcun suono; si aspetta di trovare
Schultz immerso in uno dei suoi rari sonni o, pi probabilmente,
nel suo lavoro, intento a prendere appunti mentali
in assenza dei propri quaderni.
Quando entra lo trova invece in preda a un impeto di
entusiasmo. Il professore gli si avvicina a grandi passi;
quando il suo sguardo acceso incontra quello di Frederick,
e le sue mani gli stringono le braccia, Frederick  sorpreso
come se avesse visto un paraplegico alzarsi dalla carrozzella
per andare in bagno.
 giunto il momento che io racconti com' andata. Mi
ascolterai, nu?
Frederick non vuole rischiare di rovinare il momento
con la sua risposta, cos si limita ad annuire.
E vero quello che lui dice della mia Irit.  vero che se
n' andata. Ma c' una cosa che lui non sa, una cosa che
non sa nessuno, e adesso te la dir. Un segreto, s?
Schultz torna alla scrivania, apre il cassetto centrale e
prende la vecchia fotografia incorniciata di una graziosa
giovane donna dalla pelle olivastra che sorride in Harvard
Square.
Questa  la mia Irit, s? dice, picchiettando sul vetro
l'unghia screpolata. Una bellezza.
Molto bella conferma convinto Frederick.
Che il suo nome sia benedetto, sono ormai quasi ventanni.
Accidenti! esclama Frederick. Subito dopo si rimprovera
per la reazione, ma in realt non esiste una risposta
adeguata. Fino a poco prima, il solo nome di Irit scatenava
i parossismi maniacali di Schultz. Come pu ora parlarne
cos tranquillamente?
Stringendo la cornice con entrambe le mani, Schultz
tende le braccia e allunga la foto verso il volto di Frederick.
Devi guardare molto bene la pancia della mia Irit, s? La
si potrebbe scambiare per un eccesso di dolci, ma te lo dico
io, la mia Irit era magra come una matita.
Osservando meglio l'immagine, Frederick riconosce l'inconfondibile
gonfiore. Ripensa alla volta in cui, facendo l'amore
con Katharine, aveva avvertito la prima prova inconfutabile
della loro futura famiglia, l'evidenza solida e crescente
di ci che il loro amore aveva creato.
Un bambino?
Mio figlio conferma Schultz annuendo.
Tuo figlio?
Il mio Isaiah dice, e per un istante restano entrambi in
silenzio.
Il mio Isaiah.  sopravvissuto.
Isaiah. A un tratto sembra materializzarsi una terza presenza,
una presenza pi grande di loro, pi grande della
stanza stessa. O meglio non una presenza, piuttosto un
vuoto. Non soltanto il vuoto della moglie e del figlio perduti
da Schultz, ma il vuoto di tutto ci che  stato perso,
un vuoto che contiene anche Katharine, Jillian, Louise,
Susie, Rebecca. Tutto ci che  necessario e invece  scomparso.
Non l'ho detto a nessuno. Quando lui torna a Boston
io non lo vedo, perch mi trovo in questo posto. Sono qui,
e non so cosa dirgli. Gli anni passano. Cosa dire? Mi vergognavo.
Mi vergogno.
Silenzio.
Il mio ragazzo riprende Schultz. Lui vuole vedermi,
ma io non posso permetterglielo. Non in questo posto.
Frederick e Schultz si guardano negli occhi, sgranandoli
di fronte all'idea temeraria. Una possibilit, che Frederick
non si  mai concesso di analizzare, si presenta all'improvviso.
Katharine, pensa. Le mie ragazze. E un'idea folle,
lo sa. Con ogni probabilit si concluder in modo terribile,
con una sentenza definitiva da misurare in anni. Ma ora
che Canon ha letto il suo diario, la sua permanenza in quel
posto  diventata comunque interminabile, e quest'idea, se
non altro,  qualcosa di diverso dal nulla che lo aspetta. In
fin dei conti, che alternative ha?
Mio nonno annuisce.

5.
Ti sei mai chiesto cosa ci sia dietro la porta chiusa? domanda
Marvin.
Frederick ha accostato una sedia al lettino e ha confidato
a Marvin, e solo a lui, quello di cui ha cominciato a parlare
con Schultz.
E sorpreso che Marvin, che anche un altro abbia pensato
alla porta priva di maniglia in fondo al corridoio e alla
sua serratura arrugginita.
Non so perch abbiano smesso riprende Marvin, ma
molto tempo fa, quand'ero ragazzo, ci portavano l sotto.
Questo posto  pieno di gallerie sotterranee. Ogni edificio
ne ha una, e sono tutte collegate fra loro. Era cos che d'inverno
ci si spostava da un palazzo all'altro. E strano. Da
quanto ricordo, allora gli inverni erano pi rigidi. Ma non
pu essere vero.
Gallerie? domanda Frederick. Prima di Canon, rammenta,
di tanto in tanto le inservienti pi anziane si scambiavano
qualche battuta salace sulle gallerie. Ma lui credeva
che si riferissero al nome di un pub nei paraggi o a qualche
nascondiglio sotterraneo in cui, insieme alle infermiere,
bevevano di nascosto un bicchierino fra un turno e
l'altro.
Gallerie ripete Marvin. Collegano tutti gli edifici.
Questo con South Webster. La mia vecchia casa con la mensa.
La mensa con una porta oltre il cancello d'ingresso.
Ah.
Un tempo, anni fa, vivevo da solo in quella casa. Prima
che facessero continui controlli, quando potevamo ancora
girare come volevamo. Avevamo addirittura le chiavi!
Davvero?
Non so se capisci. Chiavi. Avevo le mie chiavi ripete
Marvin. Quando mi hanno cacciato di casa, ho seppellito
una cassetta.
Frederick sorride.
Non garantisco niente, ma la serratura di quella porta
sembra piuttosto vecchia, giusto?
Frederick quasi non riesce a trattenere una risata di giubilo.
S, sembra proprio vecchia conferma.

6.
Mettere le mani sulla cassetta  stato semplice, molto pi
facile di quanto Frederick si fosse aspettato. Canon potr
anche aver emesso nuove regole, ma non ha arginato lo
stato di progressivo rilassamento che ha avuto inizio in sua
assenza. Ogni giorno i pazienti commettono ormai mille
piccole trasgressioni: pillole fatte scivolare nelle maniche,
cibi proibiti portati in corsia in cambio di qualche Miltown
di contrabbando, perfino (gira la voce) un paio di visite
coniugali a South Webster, pagate con chiss quale moneta.
Non appena Frederick aveva saputo della cassetta di
Marvin, i suoi pensieri erano corsi subito ai propri impegni
quotidiani, alla ricerca di un punto debole. Forse avrebbe
potuto chiedere un permesso speciale per una passeggiata,
ma nella migliore delle ipotesi gliel'avrebbero concessa soltanto
se un altro paziente fosse andato con lui, e solo sotto
la diretta supervisione di un accompagnatore. La possibilit
migliore, aveva riflettuto, si sarebbe presentata passando
davanti al vecchio cottage di Marvin - al momento in fase
di laboriosa trasformazione in un edificio in cui svolgere la
terapia artistica e artigianale - durante il ritorno dalla cena.
All'andata la Crew Crew era sempre all'erta, pronta a eventuali
esplosioni dei pazienti, irritabili perch affamati. Ma
dopo cena il tragitto diventava spesso una tranquilla passeggiata,
con gli uomini ormai sazi e narcotizzati. Nelle
ultime settimane, i ragazzi della Crew Crew avevano cominciato
a fumare e ridere fra loro. In un'occasione, Frederick
li aveva perfino sorpresi a passarsi una fiaschetta.
Con la copertura del buio e la Crew Crew sempre pi
rilassata e negligente,  stato facile per Frederick (che era
riuscito a mantenersi lucido infilandosi furtivamente le pillole
nelle narici) approfittare di un loro momento di distrazione
e nascondersi dietro un albero.
Cos la Crew Crew e gli uomini di Ingersoll proseguono
la loro lenta processione verso il reparto, mentre Frederick
resta indietro. Osserva due ragazzi della sicurezza che pattugliano
il lato della Depressione. Sa di non avere molto
tempo.
Si avvicina al punto indicato da Marvin, la pietra angolare
sud-occidentale del cottage. Si accuccia e la sposta con
una pressione della mano. Ed eccola l, in una cavit: una
cassetta di latta per il pranzo con sopra un'arrugginita,
commovente immagine di Carmen Miranda. Frederick se la
posa sulle cosce e l'apre scoprendo, come promesso, un
mazzo di chiavi, un grosso rotolo di banconote da venti
dollari e un terzo oggetto, a proposito del quale Marvin l'aveva
costretto a fare un giuramento.
Nella cassetta c' qualcos'altro gli aveva detto. Me la
port mio padre quand'ero ragazzo. Cosa pensava che avrei
fatto con quella? Non posso nemmeno pensarci. Be', la vedrai
tu stesso. Per, ti prego, lasciala l e rimetti la cassetta
al suo posto. Promettimelo.
D'accordo.
Promettimelo, o non ti dir dov'. Quando la vedrai
vorrai sbarazzartene, ma devi promettere di lasciarla al suo
posto. Promettimelo.
Te lo prometto aveva detto Frederick, ma ora sta pensando
di tradire l'impegno. Si tratta, come avrebbe dovuto
immaginare, di una pistola. Frederick pensa alla mano sinistra
ancora intatta di Marvin, a cosa potrebbe fare con una
pistola non appena sar in condizione di recuperare la sua
cassetta.
Esamina l'arma da fuoco che apparteneva all'esercito.
Non ne impugna una dai tempi del suo fallimentare servizio
navale, e il peso lo sorprende.
Non ci ha mai pensato, non sul serio. S, a furia di non
mangiare  quasi morto d'inedia, e si  ubriacato al punto
che nel tornare a casa in macchina perfino i rettilinei erano
una sfida. Ma ogni volta che ha sentito parlare di un suicidio
ha pensato:  da vigliacchi! con lo stesso immediato
automatismo per cui la bellezza esagerata lo spinge a dire: 
insulsa! Forse, riflette ora, non si  sbagliato: forse tutti devono
attraversare lo stesso malfermo ponte sospeso sulle stesse
rapide, ma molti hanno la forza di non guardare di sotto.
D'altro canto, magari lui  stato un codardo a prostrarsi
cos spesso al cospetto della morte sperando che fosse lei a
sferrare il colpo letale. Ma ora ha in mano quella pistola e
pensa:  cos semplice.
Il traffico rumoreggia e sibila alla base della collina. I
fiori autunnali riescono ancora a sbocciare nel giardinetto
sotto i bovindi del cottage. Il chiaro di luna, bluastro e
intenso, proietta le ombre ultraterrene di una notte da film.
L'erba moribonda gli bagna i pantaloni. Queste cose non lo
stanno sovrastando, non lo schiacciano con il peso della
loro presenza. E non sono ai suoi piedi, apparentemente
assemblate in modo da offrirgli qualche rivelazione. L seduto,
con quella pistola in mano, per la prima volta da molto
tempo Frederick si sente a un bivio.
E cos semplice. Ti punti la pistola alla tempia e premi il
grilletto. La legge della statica continuer. Ci saranno ancora
nascite, vite, morti. Ancora chiari di luna e fiori e ragazze
e famiglie. Ancora amore e risentimento. Ma con una
semplice pressione sul grilletto le vedrai in un modo diverso
e inconoscibile.
In realt non fa sul serio. Vuole soltanto gustare la possibilit,
sapere di averne il potere. Fa girare il tamburo della
rivoltella finch uno dei proiettili scompare dietro la canna.
Poi se la preme sulla tempia, avvertendo la pressione del suo
bacio metallico. Qualcosa dentro di lui accelera.
Gli tornano in mente alcune parole, un pensiero comune
ma incontestabilmente vero. Ho fallito, pensa. E a un
tratto ecco ripresentarsi quello strano bisogno, quel bisogno
che non  uno starnuto, un bacio e nemmeno un singhiozzo.
Frederick sposta la canna della pistola verso il punto
del suo volto che sembra chiamarla.
Se anche riuscisse a scappare, a raggiungere Katharine e
le sue figlie, riuscirebbe a convincere la moglie che il suo
posto  di nuovo con lei? Riuscirebbe a persuaderla a parlare
con chi di dovere, Canon, la polizia, il consiglio della
Mayflower? Quante altre volte l'ha gi convinta del suo
pentimento, delle sue rinascenti ambizioni, della sua lucidit,
per poi fallire di nuovo? Ha fallito a ripetizione, nei
modi pi banali. Ha pensato soltanto a ci che gli promettevano
l'amore di Katharine, l'amore delle figlie. Per la
promessa era reciproca, e lui non l'ha mantenuta. Non a
causa delle sue ambizioni frustrate, e nemmeno, in senso
stretto, dei suoi tradimenti; Frederick ha fallito perch laddove
altri riescono a sostenere, a credere in ci che passano
una vita intera a costruire, lui non riesce a restare a lungo
sullo stesso obiettivo. Non ha mai trovato il modo di far
coincidere ci che ha dentro con quello che esiste fuori da
lui.
La mano che impugna la pistola  sudata; Frederick si
rende conto di essersi coricato su un letto d'erba appassita,
intento a guardare le stelle attraverso quel che resta del fogliame.
Insetti, alberi, animali, persone, tutti vanno avanti con
lo stesso, inspiegabile imperativo: vivere, vivere, vivere. Pipistrelli,
foglie, erba, un uomo che grida da Ingersoll. Tutto
continuer senza di lui. Katharine. Katharine. Le mie ragazze.
No.
Frederick ha infranto molte promesse e ora ne infranger
un'altra. Tenendosi basso supera l'angolo sul retro del
cottage, il lato che si affaccia sul declivio coperto di rovi
della collina, alla base della quale i fari delle auto seguono
il tracciato di Pleasant Street. Afferra la pistola per l'impugnatura
e contravviene alla sua promessa, lanciando l'arma
in mezzo alla macchia scura e impenetrabile.

7.
Quando si presenta alla porta come un qualsiasi vicino in
visita di cortesia, viene fatto entrare dai ragazzi della Crew
Crew i quali, sbigottiti dalla sua fuga, lo avvertono che
potrebbero rendergli la vita un inferno. Per ridurre i tempi
dei loro vuoti rimproveri, Frederick si sforza di non sorridere.
Temendo che le chiavi possano tradire la loro presenza
con un tintinnio, le stringe nella tasca. Tornato in camera
le fa dondolare davanti agli occhi di Schultz come un
sedicenne che intende proporre a un amico un giro su
un'auto rubata.
Nel timore che la voce giunga alle orecchie della Crew
Crew, Frederick e Schultz convengono sull'impossibilit di
salutare gli altri come vorrebbero. Si limitano a ringraziare
Marvin (Addio risponde lui, in tono malinconico e conclusivo),
raccolgono alcuni effetti personali e aspettano che
la Crew Crew concluda il giro finale di controlli. Alle sei
del mattino gli inservienti fanno ritorno ai loro uffici per
completare le scartoffie prima dell'arrivo del turno del mattino.
Concentrati sulle schede, non vedono Frederick e
Schultz avanzare silenziosi verso la porta chiusa. Frederick
estrae di tasca le chiavi e prova a inserirle una dopo l'altra
finch, verso la fine del mazzo, trova quella giusta.

8.
Le gallerie. Alcune coperte da resti polverosi, altre adibite a
deposito dei tentativi falliti di controllare la follia. Forse
alcuni di quegli oggetti non sono pi ridicoli dei moderni
concetti freudiani di Canon, ma con il distacco fornito
dalla storia apparirebbero comici, se non fossero cos orribili.
Il legno marcio delle vasche di acqua fredda. I ceppi
arrugginiti di vecchi letti di contenzione. Schiere di vasi di
vetro contenenti i resti polverizzati di quelle che un tempo
erano sanguisughe. Una considerevole collezione di elisir a
base di laudano. Una profusione di irrigatori vaginali in
decomposizione. In una stanza, direttamente sotto l'ufficio
di Canon, Frederick e Schultz passano davanti a uno sgabuzzino
dove la fioca luce dell'alba proveniente da un'alta
finestra seminascosta fa intravedere decine di scaffali coperti
di teschi umani. I passaggi di pietra curvano e s'immettono
nel buio di altri passaggi o in vicoli ciechi, laddove
forse gli architetti pensavano che un giorno sarebbero sorti
altri edifici. Frederick e Schultz li percorrono cercando di
orientarsi, sulla base delle rispettive e turbinanti bussole
interne, per trovare la via d'uscita.
Prima di tornare a Ingersoll, Frederick aveva considerato,
per un breve istante, l'idea di fuggire da solo. Era preoccupato
dall'evidente stato di delirio del suo compagno di
stanza e da ci che avrebbe potuto fare una volta libero. Pur
non tradendo alcuna traccia di scetticismo di fronte a
Schultz, dubitava che la storia del figlio fosse vera. Ma poi
si era ripetuto che quel luogo aveva tradito Schultz tanto
quanto aveva tradito lui. Forse era addirittura un gesto eroico
liberare Schultz dalla Mayflower, dove le sue ossessioni
sembravano soltanto peggiorare. Ma laggi, nel labirintico
Es della Mayflower,  Schultz a prendere il comando.
Frederick non ha la lucidit necessaria per chiedersi come
faccia il professore a percorrere quelle gallerie con la beata
certezza di chi segue una visione e non di chi  in preda
all'ansia per un'agognata riunione di famiglia. In quei passaggi
contorti e bui, in quello spaventoso luna park di
curiosit vittoriane, Frederick  grato al professore per la
sicurezza con cui li sta guidando.
Ed ecco che alla fine di un altro corridoio si staglia la
lama di luce di un'uscita. A volte un momento arriva cos,
con il caso che si presenta come una pura metafora. Dietro
Frederick c' un intrico di passaggi oscuri, un oltretomba
sotterraneo, ammuffito e moribondo, ignorato dai pi ma
ancora esistente. E l, ora, quel buio  penetrato dai primi
raggi del sole. E come quando Frederick ha lasciato la
White Paper Company dopo la mancata promozione, come
le tre o quattro volte in cui ha abbandonato i suoi tentativi
di scrittura, concedendosi il sollievo di lasciar perdere
un progetto impossibile. Ora ci sar un altro progetto.
Andr da Katharine e la convincer. E poi, insieme, convinceranno
chiunque altro dovranno persuadere. Con quella
nuova lucidit ce la far.
In quello stesso momento, Schultz prova qualcosa di molto
diverso dal piacere di Frederick, la soddisfazione incomparabilmente
pi complessa di chi ottiene un successo. Ha
portato a compimento i suoi decenni di lavoro, e ora  l'unico
responsabile di ci che ha ottenuto. Dalla sua posizione
sull'orizzonte a oriente, il sole si mostra alla citt di Boston,
improvvisamente luminosa.

9.
La sensazione trionfale di libert dura poco. Mentre arrancano
gi dalla collina verso Belmont, Schultz e Frederick
sono perseguitati soltanto dall'idea di essere inseguiti e,
guardandosi intorno alla ricerca di possibili segugi fra gli
alberi spogli e i massi di granito, rischiano pi volte di inciampare
e cadere.
Si tranquillizzano un po' una volta raggiunto il marciapiede
opposto a Madhouse Hill. Prima dell'arrivo di Canon,
a volte gli uomini di Ingersoll venivano accompagnati
a Belmont dalle vecchie inservienti per un film o un gelato,
come i bambini delle elementari in gita. E in quei casi i
pazienti si lasciavano condurre come bambini, affidandosi
alla guida delle autorit e badando soltanto a loro stessi e
alle occhiate degli abitanti della cittadina.
Ora, senza scambiarsi una parola, Frederick e Schultz
s'incamminano in una direzione scelta a caso, decisi soltanto
a incrementare la distanza dalla Mayflower. L'apparizione
della pensilina di una fermata dell'autobus su Trapelo
Road sembra quasi un miraggio, troppo bella per essere
vera.
Si siedono sulla panca e provano, con tutta la forzata
noncuranza che possono sfoggiare due evasi da un manicomio,
ad attendere come fa qualsiasi altro pedone. Con
grande sollievo vedono arrivare un autobus e salgono.
Nel silenzio mattutino, sul retro del veicolo, Schultz si
rivolge a Frederick. Verrai con me, s? Mio figlio ti aiuter
ad arrivare dove devi andare.
In seguito, Frederick rimpianger di non aver riflettuto
meglio sull'offerta di Schultz. Ma in quel momento, ancora
stordito dal successo della fuga, dimentica di non aver
mai avuto nemmeno la semplice parvenza di un piano.
Qualsiasi programma gli va bene, anche quello di uno schizofrenico.
Dov'?
In centro. Conosco il palazzo.
Frederick annuisce.
Ti aiuter, vedrai.
Sono diretti a est sulla Interstatale 90, e una volta raggiunta
la sommit di un altopiano si trovano davanti un
altro ampio panorama di Boston.
 laggi annuncia Schultz. Mio figlio  in quella
torre.
Non del tutto in s, Frederick pensa semplicemente di
capire ora il motivo, in precedenza inspiegabile, dell'attrazione
del suo compagno di stanza per il nuovo, colossale
grattacielo bostoniano.
Ne era cos certo, cercher di convincersi in seguito.
Schultz era cos sicuro sul da farsi che avrebbe trovato la
strada da solo. Per Frederick non potr negare di essere
stato lui, e non l'estatico Schultz, a decidere la serie di
cambi che li avrebbe condotti alla fermata alla base del grattacielo.

10. Sbucano dalla metropolitana e si trovano al cospetto di
una visione imponente. Per Frederick e Schultz, come per
tutti gli abitanti del New England, abituati alle modeste
altitudini, alle case di arenaria e alle rimesse per le carrozze,
quel monolito di vetro e acciaio  veramente sbalorditivo.
Se Schultz nutriva l'ombra di un dubbio, ci che gli si
innalza davanti agli occhi la dissolve. La scena urbana 
quasi assordante per le sue strane capacit di percezione: le
auto sfrecciano con un gareeej, ciascuno degli uomini e
delle donne che gli passano accanto gli comunica il proprio
nome esclusivo, mentre le riviste che stringono in
mano fanno fiffifif e le sigarette che fumano kiiii. L
davanti a loro si erge la torre che canta come una prima
donna, la cui voce squarcia i mormorii della sala ancor
prima che si levi il sipario. Ci sono volute migliaia di anni,
l'umanit ha rischiato ripetutamente di autoestinguersi,
ma alla fine ci  riuscita di nuovo.  una creazione dell'uomo,
ma ha lo stesso nome dell'universo nella sua totalit.
Om.
Temendo ancora di essere inseguito, Frederick si aspetta
che l'atrio del grattacielo sia popolato di guardie dall'aria
scettica e severa. Entrando incontrano invece soltanto pochi
passanti, ammutoliti dalla scintillante magniloquenza
di quello spazio: i lucidi pavimenti di marmo, gli immacolati
ascensori d'acciaio, i vetri scintillanti, tutto talmente
moderno da sembrare anacronistico, come se quello non
fosse un luogo del presente ma uno spazio in cui verr
ambientata una scena del futuro. Schultz si stacca da Frederick
con passo deciso.
Non vuoi controllare l'elenco degli uffici? chiede Frederick,
ma il professore non risponde, limitandosi ad avvicinarsi
agli ascensori.
Frederick riesce a malapena a infilarsi nella cabina prima
che le porte si richiudano, ma Schultz non se ne accorge.
Studia il pannello dei tasti e preme quello con il numero
pi alto, cinquantadue.
Davvero? chiede Frederick.  all'ultimo piano?
Schultz non risponde. Non pu udirlo; in questo palazzo
il nome di ci che l'uomo  finalmente riuscito a conquistare
di nuovo risuona troppo forte. Ogni perfetta lastra
di marmo, ogni trave di acciaio, ogni vetrata, tutto si fonde
a formare un Om in perfetta armonia con il cosmo. E ora
nulla di ci che riescono a immaginare di fare sar loro vietato.
Il figlio di Schultz non  l, Frederick lo sa. Ma a questo
punto cosa pu fare? I borbotti sempre pi percepibili del
professore stanno gi attirando le occhiate perplesse degli
altri due occupanti dell'ascensore. Frederick intuisce che, se
cercasse di sviare Schultz dalla sua missione, la sua reazione
sarebbe incontenibile. Basterebbe poco (una ricetrasmittente,
una telefonata, una coppia di poliziotti) per riportarli
alla Mayflower. Quando le porte si aprono al trentacinquesimo
piano e gli altri due scendono, sta quasi per costringere
Schultz a fare altrettanto, ma poi cambia idea. Decide
invece di permettergli di cercare ci che  venuto a cercare
all'ultimo piano, dove tenter di convincerlo con le buone
a rientrare nell'ascensore. E poi? Forse si limiter a dargli
qualche biglietto da venti del bottino di Marvin e proseguir
da solo per la stazione dei pullman e il New Hampshire.
Il campanello dell'ascensore segnala l'arrivo al cinquantaduesimo
piano.

11.
La scena che si svolge a questo punto sar presto sulle prime
pagine dei giornali di Boston, diventer presto la notizia
di punta del fine settimana. Un venerd mattina, due
evasi dalla Mayflower Home arrivano all'ultimo piano del
pi recente grattacielo cittadino, accanto all'ingresso del
Top of the World, il nuovo ristorante nel cielo di Boston
nel quale uomini e donne dai nomi illustri (i Winthrop, i
Kennedy, perfino i Lowell) fanno colazione dominando la
loro citt.
Schultz si allontana immediatamente dall'ascensore con
uno scatto di cui Frederick, alla sua et, non l'avrebbe mai
creduto capace. Sembra sapere esattamente dove si trovano
le scale di emergenza, in fondo a un piccolo corridoio a sinistra
del ristorante. Lui e Frederick superano senza fermarsi
i tintinnii e il chiacchiericcio della colazione, ma
molti tra gli avventori in seguito affermeranno, mentendo,
di aver notato le loro espressioni folli.
Merda impreca Frederick. Merda.
Schultz  gi sulle scale. Per non destare ulteriori sospetti,
Frederick lo segue, cercando di contenere la velocit.
Apre la porta delle scale antincendio e si protende sulla
ringhiera. Guarda in basso, ma scorge soltanto la surreale
serenit del bagliore arancione che illumina le scale, che in
fondo sembrano convergere in un punto lontano. Di
Schultz non c' traccia, e la prima sensazione di Frederick
 il panico, un'ondata di calore selvaggio. All'improvviso
tutti i suoi movimenti sono dettati dall'istinto. Pensa che
Schultz sia precipitato nell'abisso arancione e si lancia gi
per le scale verso... cosa? Scendere di corsa cinquantadue
piani per annullare una caduta di cinquantadue piani nel
vuoto? Non  una decisione molto razionale.  gi arrivato
al quarantanovesimo piano quando si ferma e trae un
respiro dal naso. Gli odori di vernice fresca e di intonaco si
mescolano ai suoi acri, intensi effluvi.
Salendo due, tre gradini alla volta, Frederick torna al
cinquantaduesimo piano e procede, superando la rampa
supplementare con una rapidit che sfiora il volo. In cima
alle scale c' una porta aperta, un'immagine che ricorda un
quadro surrealista: lo spazio squallido e industriale della
rampa si apre sul puro vuoto, sull'infinito azzurro e bianco
del cielo. Frederick supera la soglia e si ritrova a calpestare
la membrana di gomma che copre la superficie del tetto.
Non controlla se la porta abbia una maniglia esterna, n
bada a bloccarla per evitare che la serratura si richiuda, cosa
che puntualmente accade. Ma non ha importanza, presto
verranno a prenderlo.
Supera l'angolo e, non appena l'uscita delle scale cessa di
ostruirgli la vista, scorge Schultz.  sul lato pi lontano del
tetto, a poche decine di centimetri dall'infinito.
Schultz non dice nulla, non si sente obbligato a rispondere
alle preghiere di Frederick, che lo implora di scendere,
pi di quanto potrebbe sentire di esserlo nei riguardi
del vento che gli scompiglia i capelli o dei gabbiani che
vorticano l vicino.
Dal canto suo, Frederick si sente stranamente calmo.
Non cerca di forzare Schultz gridando o intervenendo fisicamente.
Dal momento dell'evasione, fino a questo momento,
 stato pervaso da una frenesia incontrollata, dal
timore che i suoi piani fossero vaghi, gli obiettivi improbabili.
Per ora l, con i suoni attenuati dal vento, con l'intera
Boston davanti a s, prova un rasserenante senso di compiutezza.
L, ora, sembra che quella vista possa essere il solo
motivo per cui sono fuggiti, come se vicino a quell'infinito
potesse esserci una qualche rivelazione. Forse Frederick non
ha semplicemente seguito Schultz in un'impresa folle, in
assenza di un piano migliore. Forse si tratta invece dell'antica
domanda che ci si pone sui pazzi e sui profeti:  follia
o visione?
Nulla, disse Dio, sar loro vietato.
L'OM di questa torre, come l'Om dell'universo,  una
pagina bianca su cui Schultz potrebbe scrivere qualsiasi futuro
nella lingua risorta.
L'intenzione originaria di Schultz era quella di pronunciare
altre parole. Il mondo, ferito, si stende davanti a lui.
Con Frederick come testimone, avrebbe parlato la sua vera
lingua e cos avrebbe cominciato a guarirlo. Sa che qualsiasi
cosa dir sar in grado di farlo. Ma non pu evitarlo:
prima deve parlare per guarire se stesso.
Irit comincia in yiddish. Isaiah.
Ookalay.
Ogni lettera esprime i suoi diversi aspetti, completandone
l'immagine davanti ai suoi occhi.
Belooka.
Una sillaba per il volto del suo bambino perduto, poi le
braccia, quindi la mano tesa.
Schultz non pensa agli anni di lavoro, alla raccolta dei
nomi, al suo vasto progetto di traslitterazione, a ci che ha
ottenuto, a cosa potrebbe significare. Riesce a pensare soltanto
alla moglie e al figlio assassinato e mai nato, che ha
appena visto per la prima volta.
Ookalay. Belooka. Loro sono presenti, e non solo come
apparenze o ricordi. Ora sono presenti allo stesso modo in
cui lo  ogni bullone, ogni trave di acciaio, ogni vetrata sotto
di lui.
Ookalay. Belooka. E tuttavia si ritraggono ancora. Perch?
Irit non permette al loro bambino di correre da lui, lo
trattiene per il polso. Sta l nello spazio infinito, dicendo
qualcosa che Schultz non riesce a sentire. Nella vera lingua
l'espressione non capisco non ha un nome, cos Schultz la
pronuncia in yiddish. Irit sta parlando, ma lui non riesce a
sentirla, cos le dice in yiddish: Non ti sento. Le dice in
ebraico: Alza la voce!
Ookalay; Belooka. Pi forte dice. Per Irit!
Sa di dover andare da lei. E necessario fare quel salto nel
buio. Lei l'ha sempre fatto, ma l'analitico Schultz non se l'
mai consentito. Lei credeva, ma lui restava scettico. Con la
fede lei compiva il salto: non sempre per D-o, ma per amore,
per la sua famiglia, per le vite dei suoi cari, mentre
Schultz restava a Boston, rifugiandosi dietro le proprie visioni.
Era stata lei a baciarlo per prima.
Ookalay. Belooka. Schultz sa che manca ancora una parola.
C' una parola che ancora non conosce. Sa che  quella
parola, l'ultima parola che Irit gli sta dicendo. Il suo stesso
vero nome. Ma per udirlo dovr andare da lei, dovr compiere
quel salto. Non  una prova, non esattamente. E semplicemente
la verit. Per udire il nome che lo crea deve abbandonare
la fisica, la ragione e ci che credeva di voler
ottenere, e andare da lei.
Ookalay. Belooka. Schultz chiude gli occhi e la vede ancora
l, su entrambi i lati delle palpebre. E salta.
Irit lascia andare il polso di suo figlio e la mano di Isaiah
gli afferra il braccio. Irit si avvicina e gli accosta la bocca
all'orecchio. E finalmente Schultz la pu udire.
Sopra di lui volano i gabbiani; sotto gli aiuto camerieri
sparecchiano i tavoli, le signore dell'alta societ baciano
guance note, i lavoratori si dedicano alle loro attivit, la
scolaresca in gita sull'autobus si ferma davanti al grattacielo,
a una chiazza rossa lasciata da Schultz su un cornicione
sporgente trenta, quaranta piani pi in basso. E molto,
molto pi gi, ci che era Schultz  ora nascosto dalla folla
che gli si assembra intorno.
Mio nonno  fermo sul bordo del tetto. La distanza  enorme,
incalcolabile, e sembra aumentare ancora.


CAPITOLO XV.
IL PESO DI TUTTO.

1.
Il telefono squilla in cucina.
Da una settimana mia nonna si permette di usarlo soltanto
per chiamare; ha detto a mia madre e alle sue sorelle
di fare altrettanto, ignorando tutti gli squilli.
Sono quei prepotenti dei creditori ha spiegato. Non
fanno che telefonare, non ne posso pi.
Le sue figlie sono ancora giovani, ma perfino loro sembrano
sospettare altre ragioni.
Il telefono, mamma! Sta squillando! grida Rebecca dalla
sua stanza al primo piano.
Non rispondere! Ti ho detto di non rispondere!
Ma mammaaa,  assurdooo!
Non voglio parlare con quella gente. Dammi retta, ti ho
detto di non rispondere!
Ma mammaaa, se  Jeremy?
Lo richiamerai pi tardi. Non rispondere!
Mamma!
Fortunatamente l'apparecchio smette di squillare.
Che palle! grida Rebecca.
 cos e basta, pensa Katharine.
Sa di non potersi permettere di parlare di nuovo con Lars.
Forse lui rispetter l'impegno di non chiamarla prima della
sera in cui hanno stabilito di vedersi, ma  probabile che non
lo far. Manca una settimana esatta all'incontro e Katharine
ha rispettato il programma di non parlare con lui prima della
data fissata, per poter capire da sola cosa intende fare. Vuole
che la decisione sia sua e soltanto sua, ma riesce ad avvertire
le esigenze di lui perfino negli squilli di un telefono. In certi
momenti  sicura che lo vedr, si arrender, gli dar tutto ci
che vuole da lei; altre volte  certa che non accadr.
Un'ora dopo il postino infila la corrispondenza nella fessura
della porta d'ingresso. Passandola in rassegna (terzi o
quarti solleciti di pagamento e qualche pubblicit di automobili,
come se qualcuno volesse fare lo spiritoso o infierire),
in un primo momento Katharine non intuisce l'importanza
della gonfia busta marroncina, anche dopo aver letto
l'indirizzo della Mayflower Home sull'angolo superiore sinistro.
E passata soltanto una settimana da quando suo
padre l'ha chiamata per informarla di aver interrotto i pagamenti
settimanali alla clinica, e la notizia echeggia ancora
in tutti i suoi pensieri. Come andranno le cose dopo che
suo marito verr lobotomizzato? O magari la cessazione dei
pagamenti spinger il dottor Canon a dimetterlo? La Mayflower
ha svolto un ruolo cos importante nella sua vita che
sulle prime non le sembra strano che qualcosa che proviene
da l spunti fuori dalla posta. D'altra parte, riflette, si tratta
della prima busta che riceve dalla Mayflower nei tanti
mesi dal ricovero di Frederick. Prova un moto di eccitazione.
Il conto ora verr spedito a lei, dato che suo padre si rifiuta
di pagare? L'involto per  troppo pesante; forse  la
cartella clinica di Frederick. Magari suo padre ha avvisato
telefonicamente il dottor Canon che non invier pi soldi
e lui, per tutta risposta, ha deciso di spedire a Katharine la
documentazione sui progressi registrati dal marito.
Posa la busta sul tavolo della cucina e ne sfila il contenuto
di pochi centimetri. Non si concede di vedere altro:
sono quaranta, forse cinquanta pagine coperte da una versione
confusa della calligrafia di Frederick.
Katharine si alza, si volta verso il telefono e chiama Lars
Jensen per dirgli che ci ha ripensato e vorrebbe vederlo la
sera stessa.
Durante la loro breve conversazione, che consiste nell'elencazione
da parte di Lars di una serie di consigli mandati
a memoria (l'attenzione che ha riservato a tutti i dettagli
 per lei tanto lusinghiera quanto vagamente scoraggiante),
la busta aperta giace sul tavolo davanti a lei, le lettere di
Frederick che sporgono appena. Katharine non sa bene perch
si rifiuti di leggerle, allo stesso modo in cui non sa di
preciso perch abbia chiamato Lars. Con l'esclusiva compagnia
delle figlie, sono mesi che  sola con i propri pensieri,
prigioniera del loro vortice vertiginoso. Ma ora non si
concede ulteriori analisi.
Lars arriver da Exeter, che si trova a tre ore d'auto di distanza.
Le dice che, se vuole, andr a prenderla a casa, ma
forse sarebbe meglio affidare le bambine a una baby-sitter e
scegliere un altro luogo. Katharine  d'accordo e chiama la
baby-sitter, una liceale sveglia e un po' balbuziente che arriver
alle sei.
Esco a cena con le amiche spiega alle figlie. Rebecca
prevedibilmente ribatte che, a quattordici anni,  abbastanza
grande da poter badare alle sorelle. Ma  un pezzo che
non ci vediamo, potrei fare un po' tardi.
Mentre si trucca per il suo (il suo cosa? Appuntamento
galante?), Katharine si ritrova quasi sul punto di piangere.
Sussurra il nome di suo marito, poi per cerca di pensare ai
fallimenti di Frederick, ma vede soltanto il terrore nei suoi
occhi, il punteruolo da ghiaccio pronto a colpire. Si stringe
nelle braccia. Lui  solo in un ospedale psichiatrico, e in
parte ce l'ha mandato lei. Ma  poi vero che  stata lei? E
come mai tante pagine? Che cosa ha scritto? Katharine non
riesce nemmeno a pensare a quanto pesano.
Si alza. E ora di incontrare Lars.
Potrei fare tardi ripete alle ragazze uscendo.
Mia madre e le sorelle la circondano, implorando che le
loro solite dispute vengano risolte prima che la corte materna
si ritiri per la notte. La baby-sitter la guarda con aria
di scusa e con una scrollata di spalle. Katharine ricompone
le liti con imparzialit, calma e fermezza, come sa di dover
fare. Poi esce.


CAPITOLO XVI.
SILENZIO E SUONI.

1.
 successo di venerd. Gran parte del personale, nel desiderio
di dimenticare la tristezza della settimana lavorativa con
un frivolo weekend a base di alcol, non ha seguito i telegiornali
locali e quindi ha saputo della morte di Schultz soltanto
all'inizio della nuova settimana. Anche Rita  rimasta
all'oscuro fino a luned. Ma allora perch il bellissimo fine
settimana  stato cos carico di angoscia per lei? Un vago
senso di oppressione, come la premonizione di un lutto, ha
annebbiato ogni fotogramma del film che  andata a vedere
venerd sera, ha offuscato lo spazio fra lei e un ragazzo con
cui ha accettato di uscire a cena sabato sera (non avrebbe
mai funzionato, i genuini entusiasmi del ragazzo stridevano
troppo con la sua malinconia). Forse sapeva, a livello istintivo,
che gli eventi delle ultime settimane erano ormai irrimediabilmente
destinati a provocare qualcosa di terribile?
Qualunque siano stati i motivi, quando Rita luned mattina
sente finalmente la notizia fra le scariche statiche della
radio a transistor, ha l'impressione di averla in qualche modo
gi saputa. Tuttavia si veste di gran fretta, sale al volante
dell'auto e, quasi senza pigiare sul freno, arriva alla Mayflower,
dove parcheggia davanti all'ufficio di Canon. Prima
di spegnere il motore esita e si domanda perch si sia precipitata
l in quel modo. Mentre scende dall'auto con ore di
anticipo sull'inizio del suo turno capisce la verit: pur essendo
venuta per disprezzare certi aspetti di lui, pur avendo
deciso (forse non proprio deciso,  stata piuttosto una
consapevolezza improvvisa) che la loro storia  finita, sa di
essere accorsa l per vedere Albert.
Abbassa la maniglia della porta del suo studio, la trova
chiusa a chiave e infila la sua (Sei una delle sole tre persone
ad averla le ha detto lui un giorno, sull'onda dell'esuberanza
sessuale). Appena entrata pensa che la stanza sia vuota,
ma poi, nell'angolo pi lontano, intravede la trama opaca
della sua giacca di tweed.
Albert  seduto sul divano, le mani a coprire il volto. Alza
gli occhi su Rita senza mostrare sorpresa. Sembra aspettarsi
la sua presenza in quello studio con la stessa certezza
con cui ogni sera si aspetta l'ingresso di sua moglie in camera
da letto. Si volta dalla parte opposta, si sostiene il viso
con entrambe le mani e comincia a parlare.
Abbiamo fatto cose incredibili in questo posto. C'erano
ancora le mucche al pascolo, Cristo santo! Non lascer
che un uomo solo distrugga tutto il bene che abbiamo
fatto.
Rita non dice nulla, e dopo un istante Albert abbassa le
mani e la guarda.
Tu sai quante cose buone abbiamo fatto.
Rita annuisce, ma in modo vago. Quella punta di incertezza
nelle sue rassicurazioni  sufficiente a scatenare la rabbia
di Albert. Le parole successive esplodono a raffica, impregnate
di saliva.
Se non pensi che abbiamo fatto delle cose buone, perch
sei rimasta?
Per un surreale momento, Rita considera brevemente l'idea
di spiegarglielo. Poi si limita a dirgli di esserselo chiesto
anche lei.
Il volto di Albert assume un aspetto strano, qualcosa che
Rita non ha mai visto prima, non in quel modo. Le ci vuole
qualche istante per comprendere cosa sta succedendo. Ne 
sicura soltanto quando la prova gli cola sulle guance.
Allunga istintivamente la mano verso di lui, spalmando
le sue lacrime pi che asciugarle. Dalle sue labbra fuoriescono
banalit: perch, si domanda, la vista delle lacrime la
trasforma sempre in un fiume di parole di conforto? So
che hai fatto del tuo meglio conclude.
Albert annuisce, mordicchia il labbro inferiore e pronuncia
una serie di parole sconnesse: Io... questo... come...
ma... sono...
Per calmarlo, Rita posa le proprie labbra sulle sue.
N lei n Albert lo ammettono, almeno non esplicitamente,
ma il rapporto finale che segue tradisce l'esangue
consapevolezza del distacco, come la stretta di mano che i
generali di stato maggiore di due eserciti in guerra devono
darsi per siglare la tregua. Il corpo di lei non  ricettivo,
quello di lui non si concede, e dopo cinque minuti di tentativi
maldestri Albert si ritrae, adducendo come scusa il
mal di stomaco. Non ci riproveranno mai pi.

2.
Quel pomeriggio Canon chiude le imposte delle finestre
del suo studio ed estrae dal cassetto della scrivania il pacchetto
di emergenza di Pali Mail. Se ne accende una, e il
luccichio della brace nella stanza buia  un lieve conforto,
ma anche una triste metafora. Non si permette di riflettere
sulla situazione generale e di enumerare i propri fallimenti,
con Rita o con i pazienti. Pensa invece a ci che Frederick
Merrill ha scritto nel suo diario.
E cos semplice. Mentre i fallimenti montano da ogni parte,
forse Canon, seduto all'ombra nella sua valle di vergogna,
si concede nuove riflessioni. Un uomo potrebbe scalare
quelle mura, arrampicarsi verso la luce lass, dove altri
sembrano vivere in modo tanto semplice, e non arrivarci
mai. Potrebbe passare una vita impegnato in quella vacillante
ascensione, pensa Canon, oppure limitarsi ad aprire la
porta spaventosa che si trova in fondo alla valle. Ma entrambe
le cose richiederebbero un grande coraggio: il coraggio
risoluto e costante dell'arrampicata o l'audacia drastica
e improvvisa che consentirebbe di aprire quella porta.
Canon pensa al professor Schultz.

3.
E mio nonno? Eccolo l, dove sapeva che sarebbe finito se
l'avessero ripreso: in isolamento.
Ormai  quasi spiegato il vuoto nella storia della mia
famiglia, quell'assenza che va dall'impresa nudistica di Frederick
sulla Route 109 alle pagine ricevute da mia nonna,
le pagine che per anni avrebbe tenuto in soffitta finch,
all'et di sette anni, l'avrei sorpresa davanti al fuoco, intenta
a contemplare la loro distruzione.
La lacuna  quasi colmata, ma non del tutto.
Per ora mio nonno percorre avanti e indietro la piccola
cella d'isolamento, picchiando spesso alla porta e chiedendo
di poter parlare con Canon o almeno di andare in
bagno.
Frederick  al terzo giorno di isolamento, ma non ha
ancora ricevuto le fatidiche carte e matite. In questo momento
nell'angusta stanza non ci sono lettere e parole,
soltanto l'orrore inesprimibile scatenato dalla morte di
Schultz. Nelle rare occasioni in cui gli viene concesso di
andare in bagno, Frederick cerca di parlare con gli inservienti,
chiunque siano.
Non ne avevo idea. Mi aveva detto che l c'era suo figlio.
Come potevo saperlo? Non ci sar mai niente di pi
orribile. Come potevo sapere?
Dopo un pomeriggio e una serata di irritanti, frenetiche
implorazioni, che non possono ignorare allo stesso modo
in cui non potrebbero trascurare il pianto incalzante di un
neonato, i ragazzi della Crew Crew gli gridano di stare
zitto, finch lui obbedisce.
E cos mio nonno  abbandonato al silenzio.
O meglio non proprio al silenzio, ma alle grida echeggianti
degli altri uomini e donne del reparto, ai suoni attutiti
degli altri pazienti e a un lieve tintinnio nella sua stanza,
che potrebbe essere causato dalla nuda lampadina ingabbiata
sul soffitto, o forse no.

4.
 in condizioni troppo fragili. Potrebbe essere molto pericoloso
per gli altri pazienti, nonch una grave distrazione.
Il pomeriggio del giorno dopo, Canon cerca di spiegare
le proprie ragioni ai due investigatori assoldati dal consiglio
di amministrazione della Mayflower (nel linguaggio
eufemistico delle istituzioni il consiglio definisce consulenti
quei due uomini stempiati e barbuti di cui Canon
conosce bene la reputazione, riportata nella letteratura accademica).
I due uomini si guardano, poi quello con il neo
domanda quanto dovranno attendere per poter parlare con
Frederick. Quando Canon ripete che Frederick vive uno
stato di profondo turbamento, e che in quel momento
rivivere l'incidente potrebbe rivelarsi catastrofico, i due si
scambiano un'altra occhiata.
Canon risponde meglio che pu, citando piccoli errori
professionali, l'imprevedibile sistema di fuga dei due pazienti,
il dato statistico in base al quale non esiste ospedale
psichiatrico in cui non si verifichino suicidi. Sostiene
che, nonostante tutti i programmi e l'ordine del mondo,
certe cose sono semplicemente incontrollabili.
Incontrollabili: la parola aleggia putrida nell'aria anche
dopo che i consulenti se ne sono andati. Per quanto ancora
riuscir a impedire l'incontro fra Merrill e gli investigatori
del consiglio? Oppure dovrebbe semplicemente lasciare
che parli? Per Merrill cercherebbe sicuramente di incolpare
lui e i suoi metodi, tentando di stabilire un collegamento
fra il suicidio di Schultz e ci che era accaduto il
giorno prima durante la terapia di gruppo. Ma cos'ha da
nascondere? si chiede Canon. Tutti gli studi empirici, le
sue approfondite ricerche sui fallimenti negli ospedali psichiatrici
mostrano...
Higgins bussa alla porta dello studio ed entra per comunicargli
un altro attacco alla sua autorit. Quella mattina,
riferisce a Canon, Lowell si  svegliato insieme agli altri, si
 vestito, ha atteso il giro di controllo mattutino dell'inserviente
e gli ha annunciato che oggi se ne sarebbe andato.
Glielo porto qui dice Higgins. Prima che se ne vada.
Canon scrolla le spalle. Fa una fatica enorme anche soltanto
a rispondere, ma si accorge che il suo subalterno 
confuso fin quasi ad avere le vertigini, perci si sforza di
dire: Se vuole rovinare tutto ci che ha ottenuto finora, lo
lasci fare. Dobbiamo concentrarci su quello che possiamo
controllare.
Sul serio? domanda Higgins.
Canon vedr Lowell per l'ultima volta mentre il grande
poeta star per salire sul taxi che lo riporter in citt. Il direttore
seguir la scena dal suo studio, pensando che lui
non possa vederlo dietro i riflessi luminosi del sole sulla finestra.
Un attimo prima di abbassarsi per salire in macchina,
Lowell si volter verso l'edificio e gli rivolger quello
che sulle prime sembrer un cenno di saluto. Poi per Canon
si render conto che ha alzato soltanto il dito medio.

5.
Il mattino dopo, Rita e un ragazzo della Crew Crew di nome
Pete danno il cambio al turno di notte e svolgono il giro
di controlli. Quando si rivedono nell'ufficio, Pete comincia
a parlare dell'unico argomento di conversazione della settimana:
il suicidio di Schultz e le sue conseguenze. E cos che
Rita viene a sapere dove Canon ha trasferito Frederick.
Pensa di parlare con Albert, ma sa che non le conviene
cercare di discutere la sua decisione. Lui non si lascerebbe
mai persuadere dalle sue opinioni sulla gestione dei pazienti,
nemmeno ora. Cos Rita escogita un piano.
Al termine del proprio turno, sfidando intrepida le ire di
Canon, si reca decisa alla stanza 108 del reparto d'isolamento,
dove attraverso la finestrella pu vedere Frederick,
per met disteso sul sottile materasso singolo e per l'altra
met sul pavimento. Quando Rita apre la porta, lui solleva
a malapena la testa per salutarla; una lunga striscia di saliva
gli percorre il mento a partire dall'angolo della bocca.
Frederick dice Rita.
Lui non risponde. Allora Rita entra nella stanza, gli si accuccia
davanti e depone a terra le sue offerte, un po' di carta
e una matita a carboncino morbida (ha paura di ci che
potrebbe fare con una penna). Frederick rivolge un'occhiata
stranita agli oggetti, come se cercasse di decifrarne lo scopo,
poi si gira, chiude gli occhi e si ritrae nell'angolo e nel
Miltown.
Quando Rita gli tocca dolcemente la nuca, torna a voltarsi
verso di lei e i suoi occhi spiegano tutto.
Scriva gli dice Rita.
Scriva? ripete lui, come se quella non fosse una parola
inglese.
A sua moglie continua lei. Le racconti cosa  successo.
Cosa  successo? pensa Frederick.
Il reparto d'isolamento prevede un inserviente ogni due
pazienti e nemmeno Rita, pur essendo di fatto la numero
due della Mayflower, pu offrire la compagnia, il contatto
fisico, la conversazione che potrebbero restituire a Frederick
una qualche sembianza di realt. Tuttavia, modificando
furtivamente i dosaggi, lei riesce a ridurre il Miltown a
livelli inferiori a quelli che Frederick assumeva a Ingersoll.
Riesce anche, due volte al giorno, a sostituire le matite che
lui spezza o frantuma contro il muro, la carta che strappa
e accartoccia. Questo le fa venire in mente i cinegiornali
sui ricercatori che somministrano una nuova medicina, su
cui ripongono le loro migliori speranze, ai primati chiusi
nelle gabbie dei laboratori. Per due giorni passa speranzosa
davanti alla finestrella della sua porta. Per due giorni lui
sembra semplicemente appartenere al luogo in cui si trova.
Poi, mercoled sera, lo vede seduto sul materasso, ingobbito
verso il pavimento, intento a far scorrere la matita sulla
pagina. Quando entra, lui le dice che avr bisogno di altra
carta.
Quella notte Frederick non dorme, e nemmeno la successiva.
Rita ha l'impressione che in quegli ultimi giorni abbia
fatto rifornimento di sonno per essere pronto ad affrontare
quella maratona.
Soltanto in un'occasione, quando lui le chiede lumi sui
suoni che sente nella stanza silenziosa, le sorge qualche
dubbio sulla propria iniziativa.
Venerd sera, quando Rita va a visitare Frederick nella
sua stanza, lo trova addormentato sul materasso. Dei fogli
non c' traccia. Rita fa scattare la serratura ed entra.
Frederick balza su a sedere sgranando gli occhi, come se
fosse pronto ad affrontare un predatore.
Mi perdoni dice Rita. L'ho svegliata. Volevo sapere...
I fogli dice Frederick.
S.
Temevo che qualcuno me li prendesse spiega, infilando
la mano sotto il materasso e tirandone fuori un discreto
cumulo.
Li leggeresti prima tu? le chiede.
Ma sono per lei.
Non so se sono coerenti. Ci ho provato, ma non riesco
pi a capirlo. Se lo sono, spediscili. Altrimenti gettali via.
Sono sicura che...
Per favore.
Rita non dice pi nulla e Frederick la ringrazia.
Quella sera, mentre il crepuscolo cede il passo alla sera,
Rita si siede su una panchina sul crinale della Depressione
e legge sotto la luce arancione diffusa dai lampioni vittoriani.

6.
Quando ha finito di leggere risale il versante opposto della
Depressione, entra a Upshire, infila nella serratura dello
studio di Canon la chiave che soltanto tre persone possiedono
e ricopia l'indirizzo di casa di Frederick, riportato nella
sua cartella, su una busta affrancata e destinata a Katharine
Merrill. Poi rimette a posto le tabelle e le relazioni
mediche di Frederick, raggiunge a piedi la propria auto e si
reca in citt. L infila la busta nella prima buca delle lettere
che incontra.
La poesia, pensa Rita, non  il risultato di una divina follia,
di una consapevolezza donata dagli dei. La poesia  ci
che fa momentaneamente scomparire la follia. Amore, linguaggio:
momentaneamente, un luogo altrove.


CAPITOLO XVII.
VASTA COME IL TUTTO.

1.
Svoltando per arrivare nel luogo dell'appuntamento con
Lars, il parcheggio buio della Graveton High School, Katharine
vede che lui  gi arrivato e l'aspetta appoggiato alla
sua auto. Indossa un giubbotto di pelle; i capelli radi sono
coperti di brillantina, il volto  rasato di fresco. A quarantanni
passati, sembra una sciatta imitazione di ci che
era stato in giovent. Come un mazzo di rose di seta dozzinali,
pensa Katharine. Se l'avesse incrociato al supermercato,
probabilmente non l'avrebbe riconosciuto. La sua faccia
l'avrebbe forse colpita come una triste conferma del tempo
che passa, simile com' a un'invecchiatissima versione del
volto del ragazzo che un tempo conosceva.
Katharine dice lui, pi a se stesso che a lei, come per
assaporare la parola.
Lars risponde lei, tendendo meccanicamente il braccio
nello spazio carico di elettricit che li separa. Che piacere
rivederti.
Lars la scruta in volto e non scorge intenzioni n apprensioni
particolari, soltanto le sue forme placide e indecifrabili.
Ma lei  sempre stata imperscrutabile, giusto? E si 
comunque presentata all'appuntamento, no? Questo non
indica forse una precisa volont?
Andiamo da qualche parte le dice. Vieni.
Katharine annuisce e sale sull'Oldsmobile di Lars, con le
tracce dei figli (patatine fritte fossilizzate, giocattoli di alluminio
sfondati) sparse nel sedile posteriore.
Il volto segnato di Lars, i rifiuti lasciati dai suoi bambini.
Eccomi qui, pensa Katharine, una donna sposata e con
quattro figlie a bordo dell'auto di un uomo di mezza et con
due figli, uniti soltanto da una storia d'amore adolescenziale
ormai appartenente a un'altra vita. Che cosa sto facendo?
Osserva gli alberi che si ergono nei fasci dei fari e subito
scompaiono e si impone di non pensare. Lo scopo di tutto
questo, di questa serata,  proprio non pensare, n a Frederick
e alle pagine che l'attendono sul tavolo della cucina,
n alle sue figlie e a quello che esigono da lei. Procedendo
in quarta, a velocit di crociera, Lars le posa una mano sulla
gamba e lei non la scosta.
Katharine non vuole pensare, vuole (per un solo momento,
per una sola volta) trascendere le proprie perenni,
cicliche considerazioni e riconsiderazioni, ma sa anche che
non  molto difficile farlo. Basta una semplice capitolazione.
Giunta a questo punto, dovrebbe soltanto consentirsi
un piccolo cedimento. Suo padre ha gi spianato la strada
a Lars ( possibile che sia anche responsabile della sua sospetta,
tempestiva ricomparsa?). Se soltanto lei accettasse le
sue mani, la sua bocca, il suo corpo, Lars e suo padre si
prenderebbero cura del resto. Lei potrebbe trovare un posto
fisso nel roseo mondo alla Norman Rockwell di Lars. E
Frederick verrebbe spedito dove vuole suo padre, nel manicomio
di stato con la sua parsimoniosa predilezione per la
lobotomia. Lei potr anche sentirsi sola e grata di poter passare
una serata con quell'uomo nervoso e affettuoso, ma il
destino di Frederick sta tutto nello spazio fra la sua mano e
quella di Lars.
Le gomme dell'Oldsmobile ronzano sulle strade di campagna,
dirette verso nord. A una cinquantina di chilometri
dal centro abitato giungono allo Squaw Lake Diner, e Lars
svolta nel parcheggio.
Ricordi questo posto? domanda, ma le sue parole sono
leggermente prive di sentimento, come se provenissero da
un copione studiato a tavolino. Venimmo qui per il nostro
primo appuntamento, tanti anni fa. Non credo che sar
mai pi felice di quando mi prendesti la mano quella sera.
Vieni, ordineremo le stesse cose. Panini con burro di arachidi
e bacon, ricordi?
Che cosa sto facendo? si domanda Katharine. Credo davvero
che il lontano amore di Lars, trasformatosi in una sua
mitologia privata, sia in grado di persuadermi?
Non lo so dice.
Lars ha immaginato talmente spesso quella serata che
 preparato a reagire a qualsiasi tipo di manifestazione: incertezza,
ambivalenza, passione. Ma quando recita il pezzo
che ha preparato per la riluttanza, non gli viene esattamente
come nelle prove. Le parole si riversano fuori tutte insieme,
ostacolandosi a vicenda, e a met strada il discorso si
riduce a un lento stillicidio che riesce a malapena a uscire
dall'ottuso orifizio al centro della sua faccia. Arrivato alla
fine del monologo, quando farfuglia: Possiamo... trovare...
il coraggio... l'uno... nell'altra, Katharine  rossa in
viso.
Lei non vuole i suoi discorsi e i suoi programmi. Ci che
vuole da questa serata, da Lars,  l'opposto di un programma.
Ha cercato di agire d'impulso, accettando l'appuntamento
proprio perch  un'imprudenza. Vuole, per una
volta, quello che Frederick si  concesso cos spesso: una
spensierata uscita nella notte; una disinvolta sfida al caso; la
possibilit di essere, almeno per una sera, estranea a se stessa
e ai propri impegni. Ma ecco che  gi diventata qualcos'altro,
 gi stata trasformata in un personaggio della storia
di Lars, quella in cui lui rinnover la sua vita. In seguito
Katharine si chieder se, quand'era pi giovane, sarebbe
riuscita a credere alle visioni di Lars. L'amore, dopotutto,
un tempo le era parso proprio questo: allora un bacio sembrava
offrire un futuro completamente diverso.
Non far parte di una tua fantasia. Sei un uomo sposato.
Io sono una donna sposata. Tutto questo  ridicolo.
Mentre osserva l'espressione di Lars che si ricalibra su
questa sua nuova decisione, Katharine non si pente di ci
che ha detto e non prova alcun rammarico per lui. Si abbandona
invece a un sentimento di amicizia, a un'assoluta
empatia. Il tremore di lui, l'audacia compensatoria dell'indignazione
nel suo sguardo:  un dolore antico, quello che
ora lei gli sta infliggendo, lo stesso che Frederick le ha arrecato
cos spesso. Lars probabilmente protester, denuncer
i suoi ragionamenti fallaci e le sue intenzioni mal interpretate.
Ma la vera tristezza che Katharine prova, e che vorrebbe
tanto sapergli descrivere,  che nessuno ha commesso alcun
torto. Sarebbe cos semplice se uno fosse nel giusto e
l'altro no. Ma Katharine, come Lars, ha semplicemente
fatto quello che al momento le sembrava giusto, e ora trasmette
a Lars un fuoco che Frederick ha cos spesso acceso
in lei, cos come altre hanno fatto con lui. Una fiamma
antica, una torcia pi potente di quella olimpica, con una
fiaccola che viene passata avanti e indietro dai tempi in cui
qualcuno vestito con la toga invent le sofferenze del cuore
e accese quel fuoco eterno.
Lars, se non altro,  confortato dal fatto di avere una
replica anche per questo, il pi cupo fra tutti gli esiti possibili.
Ridicolo? Te lo dico io cos' ridicolo. Negare ci che
siamo veramente. Il modo in cui viviamo, ecco cos' ridicolo.
Parli come un sedicenne.
Be', forse una parte di me  rimasta ferma all'et in cui
ti amavo.
E possibile che parli sul serio? In un certo senso s, riflette
Katharine. S, almeno in questo preciso istante. Anche lei
ha conosciuto momenti simili, nei quali il tempo si  condensato
in una semplice storia d'amore frustrato. Ci che
lui deve aver provato chiedendo alla moglie di sposarlo non
conta; l'amore per i suoi figli non conta. E non contano
nemmeno le altre donne che potrebbe aver amato. In quel
momento, in quella Oldsmobile, Katharine per Lars riempie
il tutto. Se soltanto le cose fossero cos semplici, pensa
Katharine. Se soltanto potessimo restare cos aperti, capaci di
dare ci che in questi momenti cos densi sembriamo offrirci a
vicenda.
Temo di non avere fame dice Katharine.
Pietose, arrendevoli, le parole che fuoriescono dalle labbra
di Lars, quando i due fanno ritorno al parcheggio della
scuola, sono finalmente spontanee.
Non c' proprio modo di convincerti?
Perdonami. So che forse ti ho illuso. Ma  meno semplice
di quanto tu creda.
Lars cerca di abbozzare qualche altro discorso, un piano
di emergenza che deve aver preparato ma che ora gli sfugge.
Ma la verit, capisce,  che sono entrambi soltanto ci
che sono: due tristi genitori di mezza et, in preda alla falsa
speranza che la fantasia che si erano inventati all'inizio della
rispettiva et adulta potesse chiss come rianimarli anche
adesso.
 la tristezza di questa consapevolezza, quella che Katharine
vede sul volto di Lars? O  soltanto la propria disperazione?
Affonda le dita in ci che resta dei capelli di Lars,
e poco dopo si stanno baciando.
No, non  disperazione. Curiosit, piuttosto. Ma la bocca
di Lars sulla sua  soltanto una qualunque bocca sulla
sua. Katharine si ritrae e se ne va.

2.
Quando arriva a casa, Jillian e Louise sono scatenate. La
salutano a malapena mentre corrono come matte da una
stanza all'altra, strillando in una combinazione di rabbia e
gioia. Katharine raggiunge il tavolo della cucina, dove le pagine
di suo marito sono rimaste nel punto in cui le ha lasciate.
Si siede.
S, forse il Frederick che ama esiste soltanto in certi momenti;
forse  un'illusione, un essere falso che per in certi
momenti l'ha avvolta completamente. Mia nonna estrae le
pagine dalla busta e legge.


CAPITOLO XVIII.
LE PAROLE.

1.
Nel suolo di una foresta del New Hampshire, un giorno
d'estate del 2007, le parole non sono pi parole, soltanto
particelle di cenere. In una fabbrica di matite del Massachusetts,
un pomeriggio di primavera del 1959, le parole
non sono ancora parole, soltanto qualche centimetro di carboncino
in una mina. In fondo a una cassetta del latte in
una soffitta stipata, una mattina d'inverno del 1976, le
parole sbiadiscono lentamente sui fogli ingialliti. Nella fornace
di una stufa Franklin, un giorno di luglio del 1989, le
parole si arricciano l'una nell'altra, si abbracciano con le
appendici inclinate, trasformandosi in cenere. Risalendo la
cappa del camino di Echo Cottage in un pennacchio bianco,
potrebbero essere state qualsiasi cosa.

2.
Una sera di novembre del 1962, in una stanza del reparto
d'isolamento della Mayflower Home, mio nonno guarda
la carta bianca su cui non sa cosa scrivere. Per mesi ha cercato
di ricavare dai suoi taccuini un'argomentazione complessa
e inconfutabile, un appello, un po' di poesia. Ma
ora ha aperto gli occhi su una realt diversa. Capisce che
si trovava nel luogo sbagliato, in un finto territorio di parole
e ragioni, di cause ed effetti.
Ora invece conosce la morte. Le cose che ha visto. Forse
non ha niente da spartire con questo posto. Forse  soltanto
la paura di Canon a tenerlo qui. Ma Frederick sa
anche di appartenere o meno a quel luogo tanto quanto
appartiene ai vivi o ai morti. Tutto questo  semplicemente
ci che  accaduto. Perci ora non ha alcun appello da rivolgere a Katharine. Non sa pi se  colpevole o
innocente.
Ha cercato di capire quello che gli  accaduto, di capire
se stesso. Ha cercato di stabilire se le bizzarrie cariche
di elettricit che superano i limiti dell'eccitazione siano
vere o se la verit stia solo nei suoni comuni, nei toni sommessi.
Ha cercato di scoprire se queste pareti ronzino per
l'energia che le attraversa o se abbia ragione Rita a dire
che c' soltanto silenzio. Ha provato a conseguire quello
che gli ospiti dell'ospedale dovrebbero conseguire. E di
nuovo, come con Katharine, come con le sue figlie, ha fallito.
Il bianco della stanza e della carta. Cos'altro c' da dire?
E cos che il tempo trascorre, ormai. Il bianco, i suoni
degli altri pazienti, il ronzio di qualcosa di elettrico nei
muri. Le innumerevoli ore che passano, interrotte periodicamente
dai pasti e da svuotamenti di vescica e intestino.
E sebbene lui non sappia cosa scrivere a Katharine,
che altro c'? Per un momento, ora, con lui nella stanza ci
sono alcune parole.

3.
Cinque giorni dopo le parole sono nelle mani di mia nonna.
Si articolano in lei, una dopo l'altra, per la prima volta.
Nei decenni che le resteranno da vivere, Katharine sar in
grado di ripercorrere con la memoria quelle pagine, con la
stessa sicurezza con cui attraversa la sua camera da letto al
buio. Ma per ora si limita a leggerle.
Katharine ha cercato di convincersi di essere semplicemente
una donna sana di mente sposata con un uomo malato.
Ha provato pi volte a persuadersi, ma non  mai stata
capace di crederci, non del tutto, non per pi di un istante.
Il caos delle alternative ha sempre avuto la meglio su di
lei.
E adesso, nelle sue mani, ce n' un'altra ancora.
Mia nonna cerca di rammentarsi quanto ha sofferto e
cosa ha imparato. Ma in questo momento, di fronte alle
strane, belle e disperate parole di suo marito, non pu fare
nulla.

4.
Le parole, nell'estate del 2007, sono diventate carbone nel
suolo fuori da Echo Cottage, poco pi in l di dove siedo
sulla veranda al primo piano, dove ho sistemato un tavolino
pieghevole e una traballante sedia di legno. Il lago  nel
suo momento migliore, quando il sole sta per tramontare.
I miei genitori sono al pianterreno e sorseggiano sangria
chiacchierando con il parentado. Al di l delle zanzariere
alle finestre il lago si presenta a un'angolazione apparentemente
impossibile, in qualche modo inclinato verso di me
come il pavimento di uno studio di danza in un dipinto di
Degas. E il secondo giorno di quelli che, nonostante l'allusione
carceraria, la mia famiglia si ostina a chiamare tre
giorni d'aria, settantadue ore di vento incessante con le onde
crestate di bianco che formano tracciati regolari e montano
la superficie del lago disegnando un folle corsivo,
come se da un momento all'altro potessero trasformarsi in
frasi leggibili. Sul tavolino davanti a me c' una pagina
bianca.
Sopra uno scaffale, a Echo Cottage, c' una foto di mio
nonno, scattata quando aveva pi o meno la mia et, vestito
nella sua uniforme navale e pronto a partire per la guerra.
In diverse occasioni, quest'estate, mi sono guardato allo
specchio reggendo la foto accanto al viso e valutando le
somiglianze. Nel periodo pi lontano dell'esistenza di mia
madre, molto prima di questa estate di sole con la sua famiglia,
c' qualcosa di oscuro e nascosto con cui ho un'evidente
somiglianza superficiale ma anche - ormai, all'et di
venticinque anni, l'ho capito - pi profonda. Una notte di
oltre sessant'anni fa, sul ponte di una nave nel Pacifico del
Sud, Frederick sent scattare qualcosa dentro di s e non
riusc pi a toccare cibo. Una notte di quattro anni fa, nel
mio cadente alloggio universitario, anch'io ho sentito scattare
qualcosa in me e per quattro giorni di fila non sono pi
riuscito a chiudere occhio. Quando ho parlato di questa
strana e immotivata insonnia con una specialista, la sua diagnosi
preliminare mi ha lasciato interdetto, come se avesse
appena nominato un parente che non poteva conoscere.
Disturbo bipolare ha detto. Sindrome maniaco-depressiva.
La presunta malattia di mio nonno.
Io e Frederick siamo molto lontani, ma abbiamo anche
una profonda intimit, su versanti opposti grazie alle caparbie
decisioni e a tutti gli sforzi di mia madre. Frederick
le ha posto il problema, e lei ha cercato di offrirmene la
soluzione.
Mia madre mi ha raccontato che una notte, quando aveva
tredici anni, prese una decisione, una delle tante nella
sua vita. E io so che la sua risolutezza non va sottovalutata.
A pi di cinquant'anni, ha ancora il formidabile dono di
prendere decisioni e rispettarle. Tre anni fa, per esempio, ha
stabilito di eliminare il glutine dalla propria alimentazione,
e da allora quella sostanza non ha pi varcato la soglia della
sua bocca. Quando avevo nove anni decise che avrebbe potuto
fornirmi un'educazione migliore della scuola che frequentavo,
troppo grande ed eccessivamente basata su quiz
e questionari, e pass i cinque anni successivi a farmi studiare
in casa. E decenni or sono, durante il ricovero in ospedale
di suo padre, lei decise che, se mai avesse avuto una
famiglia propria, sarebbe stata diversa, libera dalle confusioni
dei suoi genitori. E come sempre ha rispettato i suoi
propositi; lei e mio padre ci hanno cresciuti lontani dai luoghi
del suo passato, in una luminosa casa del Texas in cui
saremmo sempre stati visibili gli uni agli altri.
Ma forse programmi e proponimenti non possono sempre
proteggerci dall'imprevedibilit degna degli eventi meteorologici
con cui il caos e la storia assalgono il presente.
Ho anche pensato che, con ponderata volont e attente
riflessioni, sarei riuscito a ridare ordine a quella storia discordante.
Che, se mi fossi sforzato a sufficienza, avrei finalmente
potuto scrivere la storia della nostra famiglia, quella
di cui avevo sempre sentito solo echi attenuati. Ho parlato
con i conoscenti di Frederick sopravvissuti; ho letto tutto
ci che sono riuscito a trovare riguardo a mio nonno, al suo
ospedale e al disturbo che potrei o non potrei condividere
con lui, una nebulosa condizione di cui lui stesso potrebbe
o non potrebbe aver sofferto. Ancora non so se quello che
in noi divampa e si spegne sia una malattia o semplicemente
ci che siamo.
Scarabocchio i nomi Frederick e Katharine e li sottolineo
entrambi due volte. La mia eredit? A volte sembra che sia
soltanto questa, solo i poveri, effimeri eventi accaduti; solo
due persone, Frederick e Katharine, che hanno conosciuto
successi e fallimenti, hanno trovato l'amore e l'hanno perduto,
si sono svegliati e hanno dormito, hanno vissuto le
loro vite. Al di l dei contenuti di qualche libro e di qualche
conversazione, non posso sapere cos'abbia sofferto mio
nonno in quell'ospedale, cos'abbia sopportato mia nonna
mentre lo aspettava, cosa potrebbero spiegare le loro storie
riguardo alla mia famiglia o a me stesso. Posso conoscere
soltanto la delusione provocata da alcuni fatti gravi e le
grossolane, vaghe teorie che elaboriamo per attenuare la
successiva caduta. Lo stesso vale per l'altra parte della mia
famiglia: i Block provengono da uno shtetl ebraico chiamato
Bolbirosok, raso al suolo dai nazisti. Nulla e nessuno pu
cancellare le fiamme dalla nostra storia.
Guardo la pagina per alcuni istanti, poi alzo gli occhi
sulla riva del lago al di l di Echo Cottage.
Ho trascorso venticinque estati in questo posto, e ne ho
reso magico ogni centimetro. Nel serbatoio dell'acqua dietro
la casa dimora una strega della quale, se ascolti bene e
hai meno di dieci anni, puoi sentire i bisbigli con cui ti invita
a entrare; un punto sopra le scale risuona quando lo
colpisci, il che pu significare soltanto che oltre il soffitto
c' un tesoro di gioielli nascosto dai bisnonni; la stanza a
forma di L in cui mia madre a tre anni si ammal di poliomielite,
e da allora si ritiene infestata da uno spirito maligno.
Echo Cottage  qualcosa di ordinario, una modesta
casetta su una baia lacustre con una fitta foresta alle spalle.
Ma  anche una specie di biblioteca vivente, piena di oggetti
comuni che contengono altri luoghi che sappiamo non
essere del tutto veri ma che, in alcuni momenti, sembrano
pi reali della grigia e silenziosa stanza che li ospita.
Echo Cottage  questo, una casa scricchiolante e ammuffita
dove sono scomodamente seduto davanti a un tavolino
al limitare di una foresta protetta, abitata da animali
in gran parte etichettati e catalogati. Ma  anche un altro
luogo, un'altra casa in una regione inesplorata.
Il sole scivola dietro una delle nubi che corrono in cielo.
La veranda, che aveva appena cominciato a tingersi della
tipica luce arancione del tardo pomeriggio, assume a un
tratto l'azzurro pallido dell'alba. Dal letto alle mie spalle
prendo una delle coperte inventate da mio nonno, realizzate
con i sottoprodotti della carta, rigida e abrasiva, e me la
drappeggio sulla spalla.
Forse, a volte, quando i miei cuginetti corrono lungo il
sentiero, le particelle di quelle che un tempo furono le parole
di mio nonno si sollevano nell'aria, e io le respiro. Un
tempo le sue parole facevano parte del suolo che aveva generato
gli alberi, poi abbattuti e inceneriti per creare il carbone
con cui lui avrebbe scritto. E al suolo sono tornate.
Eppure... Bruciate e scomparse, le parole possono diventare
quello che noi abbiamo bisogno che siano: un altrove,
non del tutto reale, fuori o dentro ci che  accaduto.
Un altrove in cui possiamo stare insieme, tutti presenti
e pronti a darci spiegazioni a vicenda, come in altri luoghi
non riusciamo a fare.
Ci sono le parole che mio nonno scrive, le parole che
mia nonna legge. Alla fine non saranno sufficienti, ma per
un attimo s.


CAPITOLO XIX.
UN LUOGO COMPLETAMENTE DIVERSO.

1.
Una mattina di fine novembre del 1962, Katharine consulta
l'orologio. Sono solo le dieci. Le bambine rientreranno
da scuola soltanto dopo sei ore.
Apre la porta del garage e prende posto sul sedile della
station wagon.  cos sicura che impiega diversi chilometri
a rendersi conto di come le capiti raramente di provare simili
certezze.
Forse potrebbe essere pi felice in molti altri modi. Potrebbe
essere pi felice di chiunque fra quelli che incrocia
sulle loro Ford, Chrysler e Chevrolet; potrebbe vivere in
una di quelle austere fattorie, abitate da famiglie sazie di
latte. Invece il caso e le sue decisioni l'hanno legata a questo
destino: una donna che in un ventoso mattino d'inverno
si avventura verso un ospedale psichiatrico, dove pretender
la dimissione di suo marito. Katharine percorre le
colline ai piedi di Mount Washington.
Passano minuti, poi ore; il nevischio cede il passo alla
pioggia, quindi a nuvole tranquille e infine al sole. Katharine
si raccomanda di restare concentrata e ferma sulle sue
decisioni, a dispetto del tragitto soporifero. Ma scopre di
non aver bisogno di imporsi alcuna disciplina: pensando al
marito e alle pagine che ha letto, la risolutezza le sorge dal
profondo, irrefrenabile come un conato. Quando la sonnacchiosa
semplicit della Spaulding Turnpike si attorciglia
nelle folli visioni autostradali di Boston, Katharine si impone
di non lasciarsi prendere dal panico.
Non l'ha mai vista, non di persona. E adesso eccola l,
molto simile a come se l'era immaginata, perfino un po' pi
idilliaca. La Mayflower Home for the Mentally 111, appollaiata
in cima alla collina, con la sua paradossale, grandiosa
bellezza.
La station wagon si ferma sferragliando nel parcheggio
dietro Ingersoll. Katharine si fa forza; gli anni con Frederick
le hanno insegnato con quale facilit la sua determinazione
possa dissolversi in propositi pi malleabili. Fino a quel
momento non ha badato al proprio aspetto, ma ora riflette
sull'importanza di esprimere le sue argomentazioni senza
che un ciuffo ribelle o uno sbaffo di trucco compromettano
la sua sicurezza e la sua lucidit. Ruota lo specchietto
retrovisore e cerca di mettere a fuoco le parti della propria
faccia che potrebbero aver bisogno di un ritocco, ma riesce
a vedere soltanto gli occhi. Il suo ragionamento  valido; la
sua collera  motivata; le sue certezze, una volta tanto, sono
intatte. Raccoglie dal sedile del passeggero la busta con le
lettere di Frederick e apre la portiera.
Arriva su un prato dove il terreno digrada a formare un
ampio anfiteatro naturale al centro della propriet. Sul
bordo di quella depressione vede l'ampio panorama della
citt, con le sue geometrie urbane leggermente annebbiate
dallo smog. Non si concede di soffermarsi sulla malinconia
che la visione della citt della sua giovinezza le suscita.
In fondo al prato si erge l'edificio pi imponente dell'intero
complesso, un palazzo georgiano. La costruzione
ricca di ornamenti sembra chiaramente ospitare gli uffici
amministrativi. Katharine cerca di capire se sia meglio rivolgersi
l oppure cercare il reparto in cui vengono accolti i
visitatori. Ma la decisione viene presa da altri, poich sul
prato si avvicina di corsa un membro della sicurezza, un
corpulento ragazzo dall'aria grave e i capelli a spazzola.
Signora? Mi scusi, signora?
Katharine non sa bene perch, ma in un primo momento
ignora il ragazzo, limitandosi a proseguire verso il palazzo.
Ma subito lui la raggiunge e l'affianca, risalendo il declivio.
Signora? Ha il permesso di girare liberamente?
Chiedo scusa?
La riaccompagno in camera dice il ragazzo, afferrandola
per la parte superiore del braccio. South Webster?
Oh, no, no dice lei. Sa che dovrebbe ridere dell'equivoco,
che la manifestazione del senso dell'umorismo garantirebbe
sulla sua sanit mentale, ma non riesce a farlo.
Sono qui per mio marito.
Suo marito?
 un paziente. Frederick Merrill.
Ascolti, se  qui in visita dovrebbe aver dato il suo nome
alla reception dice il ragazzo, guidandola con una mano
sulla spalla e le dita leggermente premute. Katharine
intuisce che reagendo, dicendo una parola fuori luogo, potrebbe
finire in uno di questi reparti con la facilit con cui
c' finito Frederick.
Il ragazzo la conduce attraverso le tre serie di porte del
palazzo fino a una sciatta receptionist, alla quale Katharine
comincia a spiegare di essere venuta a trovare il marito. La
donna rivolge un'occhiata dubbiosa al ragazzo, il quale
annuisce, come a confermare che Katharine  sana di mente;
poi interrompe il discorso (Ho il diritto di parlare con
mio marito, e pretendo...) premendo il tasto dell'interfono
e ripetendo la sua richiesta in tono piatto a chiunque
abbia risposto all'altro capo del filo.
Di l a qualche istante, ecco arrivare il dottor Albert
Canon. Katharine  un po' perplessa; l'uomo che si trova
davanti non sembra avere alcuna relazione con la presenza
incombente che abitava i suoi pensieri. E soltanto un uomo
di et avanzata le cui sembianze, dal ventre flaccido al volto
cadente, sembrano pi soggette di quelle di altri alla forza
di gravit. Sembra che faccia addirittura fatica ad alzare gli
occhi e a incrociare il suo sguardo.
I suicidi seguiti alla morte di Schultz si sono verificati rapidamente
e senza apparenti motivi, gesti finali e irrimediabili
compiuti da pazienti che Canon non aveva mai
lontanamente associato a tendenze suicide. Compiendo ogni
singolo passo con cura, un ragazzo di North Webster ha avuto
successo laddove il suo compagno di reparto aveva fallito.
Si  allontanato senza dare nell'occhio durante il tragitto
verso la colazione ed  stato trovato, pochi minuti dopo,
impiccato a uno dei magnifici olmi di Olmsted, le gambe
ancora contratte dagli ultimi spasmi del sistema nervoso.
Due giorni dopo una donna di South House ha tirato
fuori la propria scorta di Miltown accumulata per mesi.
Forse era sempre stato quello il suo programma, forse no.
In ogni caso le azioni altrui le avevano improvvisamente
presentato una possibilit, e lei possedeva gi tutte le pillole
necessarie.
Ma il pi orribile dei suicidi  stato quello di Stanley, che
ha utilizzato tre cinture per imprigionare la testa nel water.
In ginocchio, ha stretto al massimo le cinture e si  affogato
nell'acqua della tazza.
Mrs Merrill la saluta Canon.
Katharine si era preparata allo scontro, a mantenere la
propria determinazione di fronte alle argomentazioni del
dottore, ma non era pronta a questo: a provare inspiegabilmente
piet per quell'uomo.
Canon  esausto. Nel corso della riunione di emergenza
del consiglio di amministrazione della sera prima non  riuscito
a ribattere con le sue argomentazioni e la sua tipica,
enfatica sicurezza alle accuse di quegli otto severi personaggi,
che gli si sono rivoltati contro mostrando i denti e facendosi
scudo con la tipica ipocrisia del New England. Sono
state dette molte cose e se, sulle prime, Canon ha cercato di
rispondere, alla fine ha ceduto il campo.
Stiamo cercando un sostituto ha concluso Albert Winthrop.
Un sostituto? ha ripetuto Canon. Per un istante ha
provato l'istinto di controbattere con un furioso elenco dei
propri successi. Ma poi ha desistito.
Canon ha cercato di creare qualcosa di nuovo sulla base
di anni di approfondite ricerche, regole studiate per mantenere
i pazienti in una condizione in cui gli sarebbe stato
possibile imporre la realt sui loro deliri e, cos facendo, salvarli
tutti. Ma ci sono stati dei morti, Rita l'ha lasciato, i
suoi pari gli si sono rivoltati contro. In questi ultimi giorni
ha cominciato a fantasticare su un ritorno nel suo minuscolo
studio privo di finestre a Harvard, una stanza in cui
poter riempire pagine e libri con le proprie idee, dove il
caos altrui non possa tradire le sue conclusioni.
Sono venuta a trovare mio marito gli dice Mrs Merrill.
Mrs Merrill...
Ho il diritto di vederlo. Ho letto quello che ha scritto
aggiunge, sollevando la busta davanti agli occhi di Canon.
Questo posto non lo sta aiutando.
Quello che ha scritto. Rita, pensa Canon. Ma al punto a
cui si  giunti, che importanza pu avere quell'ultimo tradimento?
Che gli diano il suo ufficio e le sue ricerche e per
il resto facciano quello che vogliono.
E va bene si arrende. Va bene.
In seguito, tornato a Harvard, Canon presenter una ricerca
in cui riassumer la propria esperienza alla Mayflower,
nel tentativo quasi riuscito di recuperare almeno in parte il
proprio prestigio accademico. E fondamentale, scriver, che
i professionisti della psichiatria non dimentichino che i pazienti,
per quanto possano apparirci in preda a deliri, sono
molto affezionati alle loro idiosincrasie. Anche nel caso di pazienti
chiaramente paranoici o deliranti, e importantissimo
non turbare troppo o troppo rapidamente la loro visione del
mondo. Poich, una volta privati delle difese offerte dai loro
deliri, si ritrovano in una realt profondamente sconcertante.
Mentre attraversa con l'inserviente il complesso verso il
reparto d'isolamento, Katharine sente la propria chiarezza
d'intenti travolta da qualcosa di pi pesante, qualcosa di
profondo che si impadronisce di lei. Sente il cuore premerle
sullo sterno e pensa si tratti di paura.
Raggiungono la porta d'ingresso, poi altre porte, quindi
i corridoi fluorescenti del reparto d'isolamento. No, non 
paura. Quella prima sera al ballo dell'USO Frederick le si era
premuto contro senza alcun preavviso. Il fragore del primo
tocco; proprio quando Katharine pensava che si fosse finalmente
spento, ecco che trova un nuovo, lontano ostacolo al
silenzio, un nuovo oggetto da cui riecheggiare.
L'inserviente apre un'ultima porta.

2.
Ed ecco Frederick. All'improvviso ridimensionato. A un
tratto ingigantito. Katharine ha pensato a lui in molti modi,
ma questo  il Frederick reale, soltanto un uomo con le
ginocchia piegate contro il petto, i capelli arruffati e lo
sguardo vagante. Per un breve istante sembra non riconoscerla.
Guarda le sue varie parti (le mani, poi i piedi, quindi
i capelli e per finire il volto) come se fosse una frase in
una lingua straniera da analizzare prima di poterla tradurre.
Poi per vede Katharine.  come una porta che viene
chiusa per tener fuori la tempesta: il silenzio improvviso 
vertiginoso. Katharine. Era quasi diventata qualcos'altro,
un'astrazione, soltanto un nome per tutto ci che lui aveva
perduto, per tutto ci che era diventato impossibile. Non
riesce a capacitarsi che adesso sia qualcosa di separato da
lui, una semplice persona che gli sta davanti.
Mio nonno si alza. Mia nonna fa per compiere un passo
verso di lui, poi si ferma.
Ciao gli dice.
Ciao dice lui.
Per un istante restano immobili come due animali
incrociatisi nella foresta che cerchino di valutare la reciproca
pericolosit, attenti al minimo accenno di movimento. E
alla fine si muovono all'unisono.
Pi tardi, tornando a casa dall'ospedale, Frederick e Katharine
non sapranno cosa dirsi. E un giorno non lontano
litigheranno di nuovo. Frederick sentir ancora il richiamo
di un impulso ignoto; Katharine passer anni smarrita nella
sconcertante geografia del proprio passato, di tutte le strade
alternative che avrebbe potuto prendere. E alla fine
scompariranno del tutto alla nostra vista, perdendosi nelle
possibili spiegazioni che possiamo immaginare ma che non
conosceremo mai.
Ma lasciamo che il momento si protragga ancora un poco.
Mio nonno e mia nonna si stanno baciando.


EPILOGO.

Quelle amate strutture - intreccio e rima -
perch non mi servono pi ora
che voglio fare
una cosa immaginata, non di memoria?
Sento il suono della mia stessa voce:
La visione del pittore non e una lente,
trema nel carezzare la luce.
Ma a volte tutto ci che scrivo
con l'arte frusta del mio occhio
sembra un'istantanea,
violenta, rapida, vistosa, raggruppata,
pi viva della vita,
eppure paralizzata dal reale.
Tutto  male assortito.
Eppure perch non dire ci che accadde?
Prega per la grazia della precisione
che Vermeer diede alla luce del sole
che muove come marea sulla carta
verso la giovane resa solida dall'attesa.
Siamo poveri fatti passeggeri,
avvertiti in tal modo di dare
a ogni figura nella fotografia
il suo nome vivo.
Robert Lowell


CAPITOLO I.
CHE COSA ACCADDE.

1.
Nelle settimane successive al ritorno dalla Mayflower Home,
Frederick manifest un grande desiderio di quiete. Di giorno
si isolava nel suo studio, ma a cena si univa alla famiglia
e intratteneva lucide conversazioni, il tono di voce n esuberante
n tetro, come un padre che si informi sulla giornata
delle sue figlie.
Quell'inverno, come ogni anno, la citt di Graveton allest
una pista di pattinaggio nei campi appena oltre casa
Merrill, e i bambini cominciarono a utilizzarla. Come negli
inverni precedenti, Frederick ruot le casse acustiche del
suo impianto stereo verso la pista e inizi a suonare i suoi
dischi per i pattinatori. Normalmente sarebbe stato il primo
a scendere in pista; trasformato in una versione artica
del Pifferaio Magico, avrebbe caricato in spalla una delle
figlie e si sarebbe lanciato a tutta velocit lungo il perimetro
ghiacciato. Oppure, se il suo umore si fosse incupito, vivrebbe
ruotato di nuovo le casse verso l'interno per ascoltare
una triste sonata, sgridando i bambini ogni volta che il
loro fracasso avesse sovrastato la musica. Ma ora, nella fase
successiva alla sua dimissione dall'ospedale, Frederick
suona soltanto dischi leggeri e allegri, canzoni di Broadway
e inni natalizi, seduto alla scrivania e guardando a fasi alterne
il giornale e i bambini sul ghiaccio.
Un tempo cos intollerante nei riguardi dei triti doveri
paterni, ora Frederick pregava mia madre di passare lunghi
pomeriggi a leggere insieme a lui nel chiuso del suo studio.
Quando lei tradiva la tipica irrequietezza dei suoi tredici
anni e chiedeva il permesso di uscire, il velo di lacrime che
calava sugli occhi di suo padre provocava in lei un particolare
miscuglio di piet, risentimento e senso di colpa,
quell'ansia conciliatoria che era un'eredit genetica dovuta a sua
madre. Frederick si era stabilizzato, ma in una fragile configurazione
che le sue figlie non avevano mai visto prima.
Alla fine, spronato da mia madre, Frederick and a pattinare
con le figlie. In passato muoveva con sicurezza il suo
metro e novantotto; in passato le sue dimensioni eccezionali
sembravano l'espressione corporea dell'originalit del
suo carattere. Ora invece il suo corpo lo tradiva. Dopo
qualche timido passo sul ghiaccio, Frederick cominci a
barcollare; poi, come una torre un tempo fiera, resa goffa
dalla sua stessa implosione, croll a terra. Si afferr la caviglia
slogata e quando, finalmente, lasci che mia madre lo
aiutasse a rialzarsi, il suo volto era arrossato e umido di
lacrime.
Senza la scintilla che era anche in grado di incendiare il
suo animo, Frederick si stava spegnendo. Ma mio nonno
era bipolare, perci alla fine giunse anche la violenta inversione
di rotta. Quando finalmente le sue energie cominciarono
a tornare, lui riprese fuoco.
Trov lavoro come consulente freelance per una cartiera
dopo l'altra. Nel giro di poco tempo la famiglia si trasfer
due volte, prima nel Mississippi e poi in Alabama. L'azienda
dell'Alabama offr a Frederick un impiego stabile, ma lui
desiderava di nuovo trasferirsi e Katharine, come sempre, si
adegu. I continui traslochi erano deprimenti per mia madre
e le sorelle, costantemente costrette a lasciare le amiche,
i ragazzi e qualsiasi idea di stabilit e di casa. Ma sia Katharine
che le ragazze sapevano che l'insaziabile Frederick
aveva periodicamente bisogno di liberarsi delle restrizioni;
in quel modo, se non altro, non si liberava di loro.
Nel 1967, quell'esausta famiglia errante accett di buon
grado un'offerta di lavoro a Singapore. Nella sua estraneit,
Singapore sembrava proprio ci di cui avevano bisogno. E
per un certo periodo accadde qualcosa di molto raro: la vita
in quella citt corrispose pi o meno alle loro aspettative. A
detta di tutti fu un periodo felice: mia madre e le sue sorelle
alla scuola americana, le condizioni agiate per gli standard
di Singapore, la casa sulla collina protetta da un cancello,
circondata da un canale di scolo in vista dei monsoni,
che sembrava il fossato di un castello.
Tuttavia presto mia madre torn in America per gli studi
universitari, il lavoro di Frederick divenne monotono e lui
ricominci a bere troppo. Le sue vecchie pulsioni ricomparvero:
le donne, il bourbon, i programmi stravaganti. Notte
dopo notte, Frederick non rientr pi prima dell'alba.

2.
La notte di Halloween del 1968, Rebecca studiava in Florida
e mia madre era appena tornata in America per frequentare
il primo anno di universit a Boston. Delle mie zie
soltanto Jillian e Louise rammentano quella notte, e i loro
ricordi sono molto simili al resto di ci che la nostra famiglia
sa di Frederick: frammenti che abbozzano una figura assente.
Ricordano che furono svegliate dallo squillo del telefono
e si resero immediatamente conto che, data l'ora, doveva
essere successo qualcosa. Louise e Jillian si recarono in
salotto e insieme alla madre trovarono la polizia.
La mamma piangeva racconta Louise. Mi spieg cos'era
accaduto.
La cosa pi prossima a un resoconto preciso di ci che
accadde quella notte e di cosa lo provoc  il ricordo di
seconda mano di mia madre del racconto di mia nonna.
Frederick si era presentato al cancello di casa nel bel
mezzo della notte. Aveva cercato la chiave in tasca, ma non
l'aveva trovata. Cos si era messo a gridare, alle due del mattino,
per farsi aprire da Katharine. Per qualche minuto lei
era rimasta distesa a letto, non esattamente con l'idea di
punirlo, avrebbe spiegato in seguito, ma per lasciare che si
calmasse.
Frederick era rimasto davanti al cancello alto tre metri,
scuotendolo e chiamando Katharine, la quale aveva pensato:
Che aspetti. Anni prima si sarebbe vergognata di lui
e di se stessa, preoccupata che i vicini li udissero. Anni prima
avrebbe cercato di proteggere le figlie dalle esclamazioni
rabbiose del padre. Ma in quel momento sembrava
che tutte le maschere fossero finalmente cadute.
Avevano riprovato a essere felici. Era sembrato di nuovo
cos semplice. E di nuovo lui le aveva tradite. Che sentano
tutti.
Il fracasso si era gradualmente spento. Una volta sicura
che Frederick avesse finito di dare in escandescenze, Katharine
si era alzata, aveva indossato la vestaglia ed era scesa.
Aperta la porta d'ingresso, la fosforescenza nebbiosa e
color lime della notte di Singapore rendeva illeggibile la
scena. Poi, quando la vista si era abituata, i vari elementi
erano diventati riconoscibili: il vialetto, il cancello, la strada,
ma nessuna traccia di suo marito. Katharine aveva controllato
di avere le chiavi in tasca, si era chiusa la porta alle
spalle ed era scesa verso il cancello.
Pensa a quale shock deve aver subito mi ha ripetuto
pi volte mia madre. Riesci a immaginarlo? Io non c'ero,
ma continuo ugualmente a rivedere la scena.
In quel momento sono soltanto pochi passi, quelli che
mia nonna compie nella notte. Pochi passi lungo un vialetto
in discesa, un momento che passa come passano tutti i
momenti. Eppure per me, che sarei nato soltanto quattordici
anni dopo, la scena  mitica, e ogni singolo passo echeggia
attraverso i decenni.
Mia nonna percorre il vialetto.  arrivata al cancello, e a
labbra serrate fa scattare la serratura. Prosegue fino in strada:
l'asfalto verde pallido  deserto in entrambe le direzioni.
Torna a voltarsi verso la casa, ma quando fa per riavvicinarsi
al cancello si blocca. L, nel canale sulla destra del
vialetto, ha visto qualcosa di strano e terribile: le gambe di
suo marito che sbucano dal fossato di scolo. Le gambe di
Frederick, immobili, rigide, perfettamente dritte, come se il
suo corpo fosse trattenuto nel fossato da una forza contraria
a quella di gravit.
La visione doveva esserle parsa troppo assurda per essere
credibile. Si era forse chiesta se si trattava di uno scherzo?
Era scoppiata a ridere? O si era aspettata di vederlo bal-
zar fuori dal canale, pronto a rimproverarla? Le era sembrato
che fosse impazzito del tutto?
Mia nonna chiama il marito per nome, aspettando che
muova le gambe. Ma mio nonno resta rigido, capovolto,
immobile. Katharine lo chiama con insistenza, ma Frederick
non si muove. Cos lei si avvicina al canale e allunga
una mano verso la sua caviglia. Tira la calza, ma non appena
la lascia andare la gamba scatta di nuovo in posizione
verticale, come fosse il ramo di un albero. Lei non pu sapere
cosa gli sia accaduto, ma sa che il suo corpo  diventato
qualcosa di diverso, che non  pi esattamente suo. Il
nome di ci che  accaduto le si accende dentro e la pervade
come un fuoco; nella fiammata delle sue emozioni, Katharine
impiega molto tempo a riconoscere lo stoppino, la
parola morte.
Mia nonna si volta e risale di corsa la strada, passando da
una casa all'altra e chiedendo ai vicini di poter usare il loro
telefono, la prima cosa che l'istinto le detta per proteggere
le figlie da quell'orrore, da quella parola.
Lanciai un grido. Un verso profondo, animalesco mi
ha raccontato mia madre. Quando mia nonna le comunic
la notizia al telefono, aveva appena finito il primo trimestre
da matricola.
Un infarto le disse Katharine.
La maggior parte della famiglia e degli amici accett la
spiegazione, annuendo con triste consapevolezza nell'udire
il nome attribuito da Katharine alla causa della morte.
Odio i segreti, mi ha scritto mia madre un anno fa in una
mail. Mamma alludeva sempre a qualche segreto, ma in realt
non ci diceva mai nulla. Come per la storia dell'infarto di
pap.
Una sera, venticinque anni dopo la morte di mio nonno,
eravamo seduti con la nonna sulla veranda di Echo Cottage.
La settimana prima lei era scivolata su una pietra ed
era caduta, procurandosi una microfrattura all'osso sacro.
In seguito a una tale manifestazione di fragilit, quell'estate
la salute era diventata uno dei principali argomenti di
conversazione. Mentre guardavamo il cielo che si arrossava
sopra il lago, mia madre interruppe un lungo silenzio comunicando
la sua decisione di fare un elettrocardiogramma
per assicurarsi di non avere lo stesso difetto cardiaco
del padre.
Oh, Susie disse mia nonna. Non dovresti preoccuparti
tanto.
Ma non ti sembra ragionevole? Pap  morto a quarantasei
anni, pochi pi di quanti ne ho io.
Il tuo cuore  sano.
Ma non sembrava sano anche il suo?
Non hai niente di cui preoccuparti.
A me sembra vero il contrario.
Susie disse la nonna ruotando in avanti sull'osso sacro
fratturato, per posare enfaticamente una mano sulla gamba
della figlia. Credimi, non hai niente di cui preoccuparti.
Un'ammissione che la morte di Frederick non era stata
causata da un infarto?
Dopo la scomparsa di Frederick, la compagnia di assicurazione
si rifiut di pagare il premio della sua polizza sulla
vita, adducendo come giustificazione un'insufficiente chiarezza
riguardo ai suoi problemi mentali. La sua storia psichiatrica
sarebbe stata rilevante se la morte fosse stata causata
da un semplice attacco di cuore? C' poi la posizione
in cui lo trov mia nonna in quel fossato, rigido ben prima
che potesse sopraggiungere il rigor mortis, elementi che,
secondo quanto mi ha suggerito un medico, potrebbero indicare
un trauma cranico.
Poco dopo la morte di mio nonno, senza alcuna autopsia,
la nonna fece cremare il corpo. Quando le autorit la
interpellarono in merito alla consegna delle ceneri, lei diede
istruzioni di recapitarle alla madre di Frederick nel New
England. Il dolore carico di rabbia di Katharine aveva ovviamente
abbondanti giustificazioni, ma se Frederick fosse
morto d'infarto, se il suo decesso fosse stato del tutto naturale,
avrebbe rifiutato lo stesso le sue ceneri? Aveva forse un
motivo pi specifico per essere furiosa? O per sentirsi in
colpa? Forse le grida di suo marito erano richieste di soccorso?
Forse l'aveva fatto cos spesso, le aveva disperatamente
chiesto aiuto con tale frequenza che quella volta le era sfuggita
l'urgenza della sua preghiera? Oppure il suo grido era
stato semplicemente l'ultimo ululato rivolto a una vita che
aveva finalmente deciso di non poter pi sopportare?
Dopo che Katharine fu riuscita a sfuggire ai feroci assalti
dei creditori che si susseguirono alla morte di Frederick,
dopo che ebbe preso le figlie e le poche cose che aveva per
far ritorno nel New Hampshire, un giorno la madre di Frederick
buss alla sua porta con le ceneri del figlio. La mia
bisnonna chiese alla nuora di aiutarla a spargere le ceneri di
Frederick nell'oceano, suggerendo che forse una cerimonia
sobria e riservata avrebbe potuto offrire a Katharine e alle
sue figlie la possibilit di chiudere i conti con lui. Mia nonna
rifiut, dicendo alla suocera che delle ceneri del figlio
poteva fare quello che voleva.
Come fece mia nonna, da sempre fin troppo generosa e
accomodante, a compiere un gesto cos apparentemente insensibile?
Fu una sorta di vendetta per qualche altra insensibilit
che ci aveva tenuto nascosta? Era possibile che mio
nonno si fosse concesso quella profonda crudelt, quell'ultimo
atto di egoismo?

3.
Un giorno, quando avevo dieci anni, quasi stesi mia nonna
con un placcaggio.
Era una mattina di febbraio del 1993, ed eravamo nella
nostra casa piena di finestre alla periferia di Dallas, dove la
nonna era venuta a trascorrere l'inverno. Quel giorno mi
ero alzato presto e mia madre mi aveva avvertito che, mentre
la nonna dormiva, avrebbe fatto un salto al supermercato.
Il rumore della porta del garage che si chiudeva aveva
per svegliato la nonna, che di l a poco scese le scale in
preda al panico. Quando le dissi che mia madre era uscita
per una commissione, dichiar che doveva andare assolutamente
a cercarla.
Non penso sia una buona idea dissi.
La nonna mi ignor. Scalza e in camicia da notte di flanella,
part decisa verso la porta.
Star via solo un minuto. Torner presto.
Non credo.
Lo so per certo ribattei.
Fino ad allora Katharine era stata l'archetipo vivente della
Nonna Amorevole, ma quella mattina mi mand al diavolo
e apr la porta.
Soltanto pochi mesi prima mia madre non avrebbe avuto
alcun problema ad affidarmi la nonna se doveva uscire
per qualche commissione. Ma l'Alzheimer di Katharine
stava rapidamente peggiorando, e in quel caso dovetti trattenerla
a forza con le braccia, rischiando di far cadere entrambi,
prima che si arrendesse.
Sebbene avesse ancora dei momenti di lucidit, la nonna
non sembrava pi in grado di vivere da sola. Per il successivo
anno e mezzo le sue figlie, insieme a una giovane badante
assunta nella cittadina del New Hampshire in cui Katharine
viveva, si occuparono di lei a turno. Katharine trascorse
Testate del 1995 a Echo Cottage, come quasi ogni altra
estate della sua vita. A fine stagione and a stare con la
famiglia di zia Jillian, a una mezz'ora a nord del lago.
Un giorno di inizio settembre mia madre le telefon a
casa di Jillian. Katharine era in ansia, ma non trovava le parole
per spiegarne il motivo. C' qualcosa che non va. L
c', non so, c' qualcosa. E mi preoccupa, capisci?
Perfino nelle giornate peggiori, quando non rammentava
il nome di suo marito, Katharine parlava in termini
oscuri e generici di traumi e perdite. Tuttavia, nei quasi tre
decenni seguiti alla morte di Frederick, non si era risposata
n aveva avuto altre relazioni.
Un anno prima era ricomparso Lars Jensen, telefonando
a casa della nonna mentre zia Louise stava da lei. Katharine
non aveva voluto parlargli. Era ancora in lutto, ma non
voleva alcun conforto per quell'assenza che spesso non riusciva
nemmeno a nominare. Ma quel 4 settembre del 1995
a mia madre parve che la sua ansia fosse diversa dalla solita
tristezza.
C' un suono. Dal seminterrato della casa di Jillian, alle
quattro del mattino del 5 settembre, il rumore di qualcosa
che cade.
Il suono sveglia mio cugino di sei anni, che a sua volta
sveglia mia zia Jillian.
Mamma?  caduto qualcosa dalle scale. Forse  Indy.
Indy, il labrador di famiglia,  steso per sul versante
opposto del letto di Jillian, da dove inclina la testa perplesso.
E cos Jillian si alza e percorre il corridoio. Anche
questa scena diventer mitica, ma per ora  un semplice
momento. Jillian avanza in vestaglia allo stesso modo in
cui lo fece sua madre a Singapore, ma anche come ha gi
fatto centinaia di volte per indagare su qualche rumore
misterioso.
Forse qualcosa  caduto da uno scaffale? Forse  entrato
in casa un procione? Potrebbe trattarsi di un ladro, l in
mezzo ai boschi del New Hampshire? La porta del seminterrato
 aperta. Le scale che scendono sono immerse nel
buio.
Dal profondo di quel buio, dai gradini in basso, proviene
il suono di un respiro affannoso. Mia zia preme l'interruttore,
illumina la scena e rivela la realt dell'accaduto.
In un primo momento spera di poterla cancellare, di poter
spegnere la luce, riaccenderla e non vedere nulla. Di poter
tornare a letto accanto al marito e dirgli che dev'essere stato
il vento. Ma quando scende le scale, la scena non scompare.
Jillian cerca disperatamente di scacciarla con la forza del
pensiero. Okay, andr tutto bene dice.
Sta gi immaginando la guarigione di sua madre, la tragedia
sfiorata, il fatto che d'ora in poi dovranno stare tutti
pi attenti, ma nient'altro. Andr tutto bene dice alla madre.
Poi grida al marito di chiamare un'ambulanza.
Quattro ore dopo aprii gli occhi e vidi mia madre in lacrime,
seduta su un angolo del mio letto. Mi disse che la
nonna aveva avuto una vita lunga e bella.
Probabilmente, mi spieg, era inciampata su qualcosa,
aveva sbattuto contro la porta dello scantinato ed era
caduta nel vuoto. O forse aveva aperto la porta da sola, al
buio e nella fase intermedia dell'Alzheimer, e aveva fatto
un passo deciso in quello che credeva il bagno per poi scoprire
che il pavimento non c'era, che invece delle fredde
piastrelle sotto i piedi c'era il nulla. Soltanto il vuoto cieco
e la caduta.
Un incidente, un terribile incidente dicemmo tutti al
funerale. Avevamo preso il primo volo per il New Hampshire.
Era la prima volta che vedevo Echo Cottage in autunno,
con le gelide raffiche di vento che cancellavano con
ampie pennellate la magia dell'estate.
Se non altro, cos la sua mente  stata risparmiata. Se
non altro  morta mentre era ancora in s.
Una mattina, tre o quattro mesi dopo il funerale della
nonna, sedevo di fronte a mia madre al tavolo della cucina
in Texas, mangiando la colazione che ci aveva preparato.
Lei guardava fuori dalla finestra, mentre le sue uova al tegame
si stavano coagulando sul piatto. Le chiesi a cosa stesse
pensando. Si volt verso di me, gli occhi vitrei e socchiusi,
e mi confid che a volte si domandava ancora come avesse
fatto sua madre a cadere dalle scale quella notte. Non avrebbe
mai dichiarato che la caduta fosse stata volontaria, e
non possiamo credere che lo fosse stata. Eppure avvertiva
che la madre, nonostante la confusione mentale, aveva
compreso la propria situazione e i problemi che un peggioramento
avrebbe creato alla sua famiglia. Dopotutto conosceva
meglio di chiunque altro il fardello rappresentato dall'ospedalizzazione
del marito. Forse l'ansiosa e decisa Katharine
si era concessa, o aveva addirittura cercato, un gesto
imprudente.
Quello che odiava pi di ogni altra cosa disse mia madre
era essere un peso.

4.
Un passo falso. O una fitta al cuore. O un'imprudenza. O
una decisione. Il gesto inconoscibile, poi la forza di gravit.
I miei nonni ridotti a corpi, le loro esistenze ridotte per
sempre alle nostre storie. La verit completa su come vissero
e morirono squarciata e dissanguata.
Ecco mio nonno, con il cervello che condivide il cranio
con l'asfalto. Ecco mia nonna, a bordo di un elicottero di
emergenza, che sorvola la terra in cui  nata,  cresciuta e
ha trascorso gran parte della sua vita. Entrambi sono precipitati
in uno spazio diverso.
Quello spazio che va oltre la nostra comprensione, come
i mesi passati dal nonno nel suo ospedale psichiatrico, o la
verit di ci che la nonna sopport in silenzio, o le parole
perdute scritte da lui: un vuoto squarciato che attira ancora
le nostre insufficienti compensazioni. Quello spazio, come
tutto ci che Frederick distrusse e Katharine nascose, 
uno svuotamento della nostra storia che possiamo soltanto
cercare di riempire con qualcosa di diverso e di nuovo.


CAPITOLO II.
EPPURE PER QUALCHE ISTANTE.

Un giorno di luglio del 1989, mia nonna guarda il fuoco
che ha appena acceso.
Questa volta brucia tutte le pagine. Niente di pi semplice.
La carta brucia; le sue parole bruciano. Perch dovrebbe
aspettarsi qualcosa di diverso? Non  proprio questo
il punto? S. Il punto  che sono soltanto parole. Una
sera, molti anni prima, lei aveva letto quelle pagine e si era
permessa di credere che fossero qualcosa di pi.
Invece naturalmente non sono bastate. Lui non  bastato.
Non  bastato a proteggere lei o la nostra famiglia dall'insensatezza
di ci che  accaduto.
Katharine pensa a quando aveva visto cadere un passero
da uno dei rami pi alti di un albero davanti a Echo
Cottage. Era precipitato come un frutto troppo maturo,
e lei non aveva nemmeno udito l'urto del suo minuscolo cranio contro il sasso. Aveva avuto un ultimo spasmo,
poi non si era pi mosso. Il momento arriva e poi passa.
Niente di pi semplice. Le creature viventi muoiono.
La carta brucia. Ci che sembrava senza tempo finisce. Lui
se n' andato, e ora le pagine che ha scritto stanno bruciando.
Eppure... Com' che, nonostante tutto, l'idea di un'altra
vita continua a resistere? Com' che dopo tutti i modi
in cui lui l'ha delusa, dopo tutti gli sforzi che lei ha fatto
per isolarsi da quella storia, il sussulto del cuore per il primo
tocco di quarantacinque anni prima riesce ancora a riecheggiare?
Un'altra vita, una vita in cui il loro amore sarebbe stato
sufficiente, in cui le loro parole non li avrebbero traditi.
Forse  vero che a volte, e solo per alcuni momenti,
quest'altra vita  stata la loro.
Mia nonna chiude il portello della stufa Franklin e le
braci si infiammano. Di l a pochi istanti delle pagine di
mio nonno non resta pi nulla, proprio nulla.
Fuori, galleggiando nell'acqua tiepida del lago insieme a
mia madre e a mio fratello, noto che il comignolo di casa
ha ripreso a fumare. Mi domando a cosa sia dovuto quel
fuoco, cos'abbia bruciato mia nonna e perch.


NOTA DELL'AUTORE.

Questo libro  un'opera di finzione ispirata alla vera storia
dei miei nonni. Il romanzo non descrive le loro reali esistenze,
ma incorpora alcune loro lettere e fotografie, alcuni
ricordi miei e di coloro che li conoscevano e dettagli storici
tratti da una serie di libri e articoli. Uso questa storia
documentata come punto di partenza per la storia che immagino.
Per la loro pazienza, generosit e sincerit nelle interviste,
e anche per avermi concesso la libert di diffrangere
le loro storie attraverso il prisma di me stesso, ringrazio
Roberta Gatehouse, Melissa Waldie, Lyn Waldie, Betty
Hall, Betty Campbell, Sydney Hall Jr., Joanie Singer e Carol
Avery.
Nel tentativo di comprendere come potesse essere stata
la vita di mio nonno in un istituto psichiatrico negli anni
Sessanta, le seguenti opere sono state particolarmente utili
e illuminanti: Gracefully Insane: Life and Death Inside Ame-
rica's Premier Mental Hospital di Alex Beam; Under Observation:
Life Inside the McLean Psychiatric Hospital di Lisa
Berger e Alexander Vuckovic, M.D.; La ragazza interrotta
di Susanna Kaysen; Life Studies di Robert Lowell (Studi dal
vero, in Poesie 1940-1970, Guanda 2001); Lost Puritan: A
Life of Robert Lowell di Paul Mariani; Anne Sexton: A Biography
di Diane Wood Middlebrook; Il genio dei numeri.
Storia di John Nash, matematico e folle di Sylvia Nasar; La
campana di vetro di Sylvia Plath; e The Mental Hospital di
Alfred Stanton e Morris Schwartz.
La Mayflower Home for the Mentally 111  la mia versione
personale del McLean Hospital, il vero istituto in cui
fu ricoverato mio nonno. Oggi il McLean Hospital  uno
degli ospedali psichiatrici pi importanti d'America, e la
sua inestimabile opera ha aiutato molte persone e salvato
molte vite. Le mie descrizioni dei trattamenti riservati negli
anni Sessanta ai pazienti della Mayflower Home non corrispondono
alle attuali condizioni vigenti al McLean. Il poeta
Robert Lowell  stato un paziente del McLean Hospital,
ma il Robert Lowell di questo romanzo  un personaggio di
fantasia e - a eccezione delle poesie riportate in queste pagine
- le azioni, i pensieri e le parole che gli attribuisco sono
frutto della mia immaginazione. Gli altri pazienti e il personale
medico e amministrativo della Mayflower Home sono
totalmente inventati e non rappresentano individui realmente
vissuti.
Ho scritto parte di questo libro presso l'idilliaca Santa
Maddalena Foundation; un grazie alla generosit e al sostegno
della meravigliosa Beatrice Monti della Corte von Rezzori.
Bill Clegg, David Ebershoff e Lee Blackstone: ancora
una volta il vostro perspicace, creativo e diligente lavoro ha
allietato ogni pagina. Se non fosse stato per la vostra passione,
la vostra gentilezza e i vostri consigli, questo libro
non sarebbe mai esistito. Grazie.
Per avermi fatto uscire da un isolamento autoimposto,
grazie, grazie, grazie ai miei fantastici amici, lettori, maestri
ed editori.
Mamma, pap e Aaron: dire quanto vi devo richiederebbe
un intero nuovo vocabolario.
...
FINE.